Solo chi vuole, vive e muore da solo (Terrore dallo spazio profondo)

Ho sentito spesso quest’affermazione: “Perchè, che ci piaccia o no, viviamo e moriamo soli”.
Ma da dove è partita ‘sta stronzata, mi chiedo?
Io non difendo la religione cattolica, negazione totale del culto cristiano per il quale nutro un certo rispetto; ma questa cosa del nascere e morire da soli è l’opposto della filosofia cristiana e socialista (come dire la stessa cosa) che sono alla base dell’organizzazione sociale delle comunità più stabili e “felici”, indipendentemente dal culto religioso.
Probabilmente c’è di mezzo la solitudine dell’uomo moderno, la paura della libertà, Freud, Fromm, Marx, e compagnia cantante.

Ma voglio dire una cosa: solo chi vuole (e vuole per nuocere inconsapevolmente a se stesso e scientemente agli altri) vive e muore da solo, c’è anche chi vuole vivere e morire con gli altri.
Siamo tutti interlacciati, dire che siamo soli o che da soli dobbiamo “farcela”, è una cazzata. Dire che dobbiamo “pensare a noi stessi” è una cazzata. Dovremmo pensare un po’ agli altri, altro che storie!
Dire che dobbiamo sgomitare, anche in famiglia, per ottenere anche delle piccole conquiste, è non solo una cazzata, ma una pietosa cazzata, ed è orribile.

No, non me, non mi prenderete, maledetti, io resisterò!

12 pensieri su “Solo chi vuole, vive e muore da solo (Terrore dallo spazio profondo)

  1. Cara Lidia, mi e’ piaciuto molto cio’ che hai scritto, anche se non in toto condivisibile.Avrebbe bisogno di un’analisi un po’ piu’ approfondita, che oggi una piccola ” lenza di sole”, una lauta colazione, il mio Bach,e poi un bel libro, mi rende particolarmente sereno con il mio io trascendentale.Credo,nello yurassik, di aver letto un libro, non ricordo l’autore ne mi interessa oggi, intitolato : ognuno e’ solo a questo mondo, ed un verso di una poesia, e questo si mi ricordo l’autore, che, la poca memoria non mi inganni, recitava, ognuno e’ solo sulla terra trafitto da un raggio di sole ed e’ subito sera!. Cambia l’epoca, anche l’epoca del branco, a cui tutti noi ci aggrappavamo, ora se non la paura, il timore, ma non del passaggio, ma dell’attuale. A me una cosa fa paura, il cretino, e menomale che ci sono delle belle persone come te.

  2. Ciao Paolo, che bello, una risposta. Ormai si mette il “mi piace” e si è risolta la cosa. Il blog sono al termine, che altro dovremo inventarci per tentare di comunicare con gli altri e donargli le nostre esperienze?

    Certo, la mia era una minima autoaffermazione di volontà e di pensiero, non una analisi di…di…di…eh, già, ma di cosa?

    Io non ho Bach, nè intimità, e neanche un bel libro (“No sprawl”, che sto leggendo ora è tecnico e lentissimo), in più la bella giornata, che mi ha fatto spostare i semenzali in una posizione più aperta, si è trasformata in una promessa di un pomeriggio grigio. Forse andrò al cinema.

    Ma credo in quel che dico: siamo tazze di tè che vengono dalla stessa teiera. Sì, forse siamo da soli nel cuor della terra, e magari ci sono anche persone a cui è negata la trafittura del raggio di sole, ma senza parlar per metafore, io non volevo dire solo che dovremmo essere più solidali.
    Io volevo dire che se non diventeremo più solidali, moriremo.
    E ciò non riguarda solo il prossimo, ma noi stessi. Io sento, letteralmente sentoil proverbiale cinese di Pechino che mi pensa in testa, e tutti gli altri miliardi di persone, mi fluiscono dentro, mi lascio attraversare.
    E’ un’immenso guadagnare, tra l’altro.
    E’ sbagliato credere che siamo soli, delle unità e che per tali dobbiamo agire, sia che questo comporti un vantaggio o uno svantaggio per gli altri. Siamo realmente, biologicamente correlati, tutti noi. Non possiamo ignorare questa verità fisica. Il farlo ci danneggia in maniera profonda.

    • Certo che è una condanna. Gli animali di questa correlazione probabilmente non se ne rendono conto, gli uomini che potrebbero non lo credono. Dove come e quando potremmo esserne consapevoli?

      • qualcuno ne è già consapevole. Ma questi “consapevoli” in genere la prendono nel didietro, perchè il loro (nostro) ardore filantropico viene confuso per coglioneria. E forse è vero che “siamo coglioni”, che non ci sappiamo fare, perchè altrimenti l’empatia ci spingerebbe a ottenere vantaggi non solo per gli altri, am anche per noi. (questa è la regola della stupidità di Carlo M. Cipolla). Non so, se, come e quando? Una nuova religione, un salto genetico, un evento esterno di profondo impatto, o solo l’inesorabile scorrere del tempo.

  3. Io al limone con muffin o scones, e stasera felicita’.Il re inizia ad essere nudo, ammaccato poareto in ospedale, il mondo e tutta la sfera planetaria e’ contro di lui, e anche se pieno di olgettine nipotine varie, servi, alla fine morira’, da solo.Chissa’ se gli metteranno in bocca come monetina per il viaggio nell’Ade, l’estratto conto del suo patrimonio.

    • per mettergli in bocca il suo estratto conto dovranno rimpirlo di carta oppure scrivere molto piccolo.
      ma poverino, hai visto? Uno va dal medico per una banale congiuntivite e scopre di avere problemi cardiaci…

      Ma parliamo di cose serie: tu gli scones li sai fare o li compri, e in questo caso, dove?

      • Sono pasticcione, mi diverto in cucina, ma,scones e muffin me li faccio regalare, da qualche generosa amica mossa a pietà’, purtroppo le deliziose amiche non sempre sono disponibili. La settimana scorsa, a Modena per una mostra, li ho acquistati da Tamara, oriunda pasticcera, di Bolzano, con pasticceria vicina piazza grande.A Roma un locale, fortunatamente sconosciuto ai caciaroni orfani, affiancò Trinità dei monti. È il colesterolo,… Me ne fottoooooo!

        • Io ho il sospetto che ti riferisca agli scone “falsi”, cioè gli scone all’italiana, che sono gonfi e croccanti. Il vero scone non è così, è un triangolo poco lievitato che si ricopre di panna acida e fette di cetriolo tagliate a velo. In effetti io non l’ho mai mangiato.
          Se poi mi parli di un locale vicino a Trinità dei Monti…Diciamo che sei di fronte alla Barcaccia e guardi a sinistra, è un edificio d’angolo? Se è quello, ci ho bevuto un eccellente Assam con la mia cara amica Maria, ma gli scone che chiedemmo ce li portarono con panna montata e marmellata di fragole. Per un inglese sarebbe stata una violenza.
          Maria, poi, prese un Jasmine, il che già per me l’ha collocata nella categoria degli amanti delle tisane.
          Marì, io te vojo bene, lo sai, ma come tè nun ce stamo proprio…

          • Si ,proprio quello, Babington, retro’ e ottimo per una sosta. Gli scones li ho trovati eguali a Londra.Panna acida orrore.Cetrioli, ok, con speck o pancetta affumicata, cose ottime se contadine, del sudtirol, su pane di segala imburrato.E per compagnia, una birretta, possibilmente artigianale. Soffro di allucinazioni gastronomiche oggi.A proposito, una tisana ai frutti di bosco, rilassante, quasi da meditazione, quando ne ho voglia, ogni tanto mi attira. Micro piaceri.

  4. Babington, ecco il nome. Ci sono andata una sola volta con Maria, la mia amica “tisaniera”.
    Il mondo si divide in due grandi categorie: quelli che amano il tè e quelli che no. Il tè, è ovvio, è di un solo colore: nero. Chi ci mette limone, profumi, lo affumica, lo rovina. Pewrsino l’Earl Grey è una disgrazia.
    Le tisane sono tisane, vanno bene di pomeriggio, di sera, coi frutti di bosco, orrore. Al massimo erbe officinali, limone, bergamotto.

    Io gli scone li ho mangiati diversissimi, ma era la Scozia, a Londra non sono mai andata. Se andassi a Londra vorrei vedere il posto dove hanno suicidato Calvi, vicino ai Frati Neri.

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