Finalmente tra le mie mani la ‘Aloha’, una rosa che ho sempre desiderato.
Acquistata in vaso, si sta comportando bene. Adesso vedremo dopo la fine della prima fioritura cosa farà.
Il fiore è un filino più grossolano di quanto avessi immaginato, anche se ha quella morbidezza pastosa del colore che a me piace tanto, con pagina inferiore del petalo più scuro, e un morbido arricciarsi del margine.
Si apre da un bocciolo tozzo, diventa un bel fiore turbinato, e poi si scompone in un fiorone aperto e con i petali sovrapposti, il centro ben visibile. Non esattamente quel che si definisce “di squisita fattura”.
E’ gradevole come fiore reciso specie se mescolata alle margherite gialle. Col bianco tende a diventare troppo caramellosa, deve mantenere un’aria rustica. Gradevole profumo.
Per il resto stiamo a vedere cosa combina.
Maro D è artista e curatrice fuori da ogni catalogazione e circuito, trasversale e contraria, naturale ed estrema; elabora processi nei quali una parte determinante è attribuita alla relazione tra chi produce e chi fruisce degli stessi, in una dimensione di condivisione e conoscenza che prevede anche il superamento dei ruoli e delle geografie culturali.
Il suo è “un lessico fatto di contaminazioni profonde e interazioni tra materiali e linguaggi, tra scienza ed esperienze, tra visioni e utopie”, una costante ricerca interdisciplinare tra architettura, design, teatro, musica, poesia, agricoltura, Arti Visive ed Applicate, scrittura, ecologia e Scienze Umane.
Le opere di Maro D si defilano, non necessitano di apparenza, né di storia, sfacciatamente accurate e nude, spesso impalpabili; nate per “sparire” senza lasciare ingombri, piuttosto per innescare pensieri e ulteriori processi.
Nell’ambito delle attività di Torino Musei, con biglietto di ingresso ad un euro, vorrei segnalare che l’8 maggio, alle ore 17, Daniele Mongera presenterà la collana “Scrivere Verde”.
I giardinieri scrivono. L’hanno sempre fatto. Tolgono gli stivali, sfilano i guanti, scrollano il pullover e aprono un diario. Potano appunti e vangano; innestano frasi e annaffiano. È un mestiere pratico, terricolo, ma sfugge come le stagioni; obbliga a un lavoro duro, ma effimero. Dove i bilanci sono affidati al tempo di un fiore, o di un frutto, che solo le parole sanno trattenere. Allora scrivono.
Ancora più in là nella stagione, il 26 giugno, sempre alle ore 17 – Diana pace presenterà la Collana “21/34”
Non meno di 21, non oltre 34. Tra questi due numeri interi, la spirale originata dalla successione di Fibonacci prende effettivamente il largo. Graficamente, la sequenza si esprime in una serie di quadrati che aumentano di dimensioni, restando legati al più piccolo, al quadrato di lato 1, da una regola aurea. Prima che ci si allontani troppo, è opportuno rintracciare l’origine, o lasciare traccia.
Ingresso libero fino a esaurimento posti.
“IntimeRose”.
Dopo il successo avuto nei mesi precedenti, la mostra fotografica di Marò D’Agostino (Maro D) è stata prorogata al mese di maggio, periodo della fioritura delle rose.
Nata da un nucleo di una precedente esposizione fotografica avente come tema l’eros, la mostra “IntimeRose” espone 45 pannelli che invitano ad una visione “altra” attraverso multiformi ritratti del fiore più amato. Non si tratta di fotografie botaniche ma di una ricerca sul tema della intimità e/o di ciò che il nostro sguardo tende a tralasciare nei suoi processi d’osservazione.
L’autrice, cultrice di musica e musicista, ha dato ad ogni quadro fotografico il titolo di un brano musicale.
http://youtu.be/me7P9qqBgwIQuanto sono tediosi i giardinieri! E quanto più sono tediosi se sono filosofi-giardinieri!
Si incaponiscono su una definizione, ti correggono nell’uso di una parola, s’infuriano se si usa scorrettamente un termine gergale.
E allora chiariamoci subito, le foto di Marò d’Agostino non sono foto di rose, sono foto anche di rose.
Non sono concepite per illustrare ricchi cataloghi di vendita per corrispondenza, né per corredare testi di esegesi rodofila. E non sono foto botaniche.
Confondono, dapprima. Perché non mostrare l’intero fiore, ma solo un dettaglio, una frazione di esso, o una composizione in cui linee, luci, ombre e colori si intersecano e si sovrappongono, fino a far perdere la dimensione iper-realistica tipica delle fotografie di fiori?
Nei suoi scatti Marò è andata a cercare proprio questo: il difforme, l’inquieto, il sorprendente, ciò che è infine nascosto all’occhio, e che può essere mostrato solo permettendo allo sguardo di inabissarsi all’interno dello scatto, o meglio, di un frammento rivelatore.
In questo il senso della ricerca estetica di Marò, che il suo sconfinato amore per le rose porta a scattare foto in ogni momento e in ogni condizione d’illuminazione in cui possa essere colta la suggestiva bellezza del fiore. Con un minuzioso lavoro da cesellatrice è poi andata a togliere l’inessenziale, l’ovvio, permettendo all’osservatore di affondare lo sguardo in una dimensione altra, in una gravità fluttuante, in contesti cromatici portati all’eccesso per simboleggiare la natura polivalente delle rose, che solo le rose –tra tutti i fiori- possiedono.
Spine e velluto, morte e vita, sensualità e castità racchiuse in un unico fiore.
Ogni scatto è in fondo un autoritratto dell’autrice, che nel mostrare l’inevidente, il lato oscuro della Luna, nel costruire e decostruire geometrie, catturare luci o movimento, compie un viaggio di analisi su se stessa, sulla parte inesplorata del nostro essere, addentrandosi nel mondo dell’intimità sensuale (cioè colta attraverso i sensi, estetica) e sensuale in quanto erotica.
Sorprendenti e a volte surreali i risultati di tale ricerca, che ci rivelano ciò che normalmente l’occhio interpreta come “rumore di fondo” di un’immagine. In particolare le zone “liminali”, cioè che delimitano una forma dall’altra, attraggono l’occhio indagatore di Marò. Nell’operazione della frammentazione e dell’accentuazione di alcuni dettagli, esse acquistano una totale autonomia compositiva e vengono restituite all’osservatore come una dimensione parallela a quella della visione d’insieme.
"Quando guardiamo il cielo di notte ci soffermiamo ad ammirare le stelle a caso senza seguire uno schema.. lasciamo che la nostra fantasia si perda in questo immenso soffitto brulicante di luci... una stella grande.. qualcuna piccola.. un'altra azzurra ed una rossa! Luci lontane che forse ora non esistono neanche più.. eppure sono lì le guardiamo ogni sera quando le nuvole ce lo permettono.. luci che continuano a brillare .. a vivere.. che continuano a farci sognare! Questo BLOG vuole essere uno spazio semplice, senza pretese, uno spazio dove antichi sorrisi e sguardi continuano a brillare come stelle... semplicemente continuano a vivere nell'immenso cielo della rete." (Domenico Nardozza)