Don’t you know that storybook loves always have a happy ending

The Princess Bride (474)La storia fantastica potrebbe essere presa a modello di come un film riesca a portare sullo schermo un libro in parte tradendolo e in parte rispettandone lo spirito. E’ un caso notevole nella cinematografia nata da romanzo, e credo dovrebbe essere seriamente studiato dagli sceneggiatori.
Grande il vantaggio di partire da un’opera di William Goldman, un signor nessuno tra i più premiati di Hollywood, che tra una cosa e l’altra ha scritto “Tutti gli uomini del Presidente” e “Misery”.
Questo Goldman ci ha dato sotto con le invenzioni, quello che racconta, la sua vita, la sua famiglia, il libro di Morgestern, è tutto fasullo. Ha disseminato nel romanzo delle note e delle osservazioni che hanno resa vivida la sua invenzione: il paese di Florin, l’autore Morgestern, il volume fuori catalogo e introvabile di cui avrebbe fatto una riduzione, appassionandoci così non solo alla realtà narrata dalle vicende, ma anche a quella parallela dei suoi ricordi.

Di recensioni del libro ne trovate ovunque. Io voglio dire una sola cosa: non è affatto vero che libro e film sono identici, che non vi rovinerete la sorpresa della lettura, che nessun piacere viene guastato dall’aver vistio prima il film.

The Princess Bride (35)Il film lo sappiamo tutti, è romantico e demenziale al contempo, ma il libro è caustico come l’acido muriatico.
I personaggi vengono ridicolizzati, non solo resi un po’ bislacchi come nel film. Westley e Bottondoro, che nel film sono innamorati, seri, anche un po’ gravi nelle loro dichiarazioni sentimentali, nel romanzo sono sferzati dalla penna di Goldman, che li descrive come un fissato e una zozzona. Westley è bravo a fare ogni cosa, ma è privo di spessore: il suo amore per Bottondoro, così appassionato nel film, diventa solo una sorta di mania nel romanzo. Bottondoro è una lordazza, tutta incatramata di sudiciume. Solo dopo essersi accorta di essere innamorata di Westley decide di scortecciarsi dietro le orecchie. E’ una rimbambita, scervellata, ed è anche antipatica. Le sue decisioni non hanno nè capo nè coda, prive di logica e di senso, come quelle di Westley, d’altra parte. E Goldman ci carica sopra una feroce ironia sui personaggi delle fiabe e dei racconti romantici, senza tregua, dall’inizio alla fine.
E’ proprio questo il senso del romanzo, che il film non rispetta affatto, pur infilandoci momenti comici e disorientanti.

The Princess Bride (361)Il personaggio migliore, poi? Non certo Bottondoro o Westley, e neanche Inigo e Fezzik, ma il principe Humperdink. Fantasioso e creativo nella sua spietatezza.

Per chi fosse interessato, il libro è pubblicato in Italia con il titolo (più vicino all’originale)La principessa sposa, ed è edito da Marcos y Marcos.

io però ho preso la vecchia edizione Bompiani

io però ho preso la vecchia edizione Bompiani

E così si conclude con un po’ d’amaro in bocca un’avventura narrativa di quan’ero ragazzina. Non sono una che si fa seppellire dall’imprinting fanciullesco, ma stavolta lo posso dire: era meglio il film!

6 pensieri su “Don’t you know that storybook loves always have a happy ending

  1. Malgrado il celebrato Shining …Misery è stato a mio parere l’unico libro di King che ha avuto una degna e rispettosa trasposizione al grande schermo… tutte le altre mi hanno lasciato sempre e solo un senso di malestare… per non parlare del recente The Dome… una versione per la tele addirittura vergognosa!!!

  2. la kinghiana di famiglia è mia sorella, io ho letto solo pochi romanzi e qualche racconto. Non sono un’appasisonata di King, per molte ragioni. Shining l’ho letto. Non ci poteva essere film più distante, narrativamente e stilisticamente.
    King, visto il film di Kubrik, rimase così deluso che si autoprodusse un film a episodi di cui stese anche la sceneggiatura. Non so se sia arrivato anche qui. Ora faranno il sequel.
    The Dome non è l’unico sceneggiato televisivo, in fondo anche L’ombra dello scorpione lo era. E anche Haven, e in questi casi mi pare che la sceneggiatura se la sia fatta da sè. Mia sorella mi dice che il più fedele è Il miglio verde, che io non ho letto.
    Goldman ha lavorato parecchio per i film tratti da opere di King, e credo siano amici. Anzi, in “la storia fantastica” dice che la casa editrice gli aveva proposto un sequel (“Buttercup’s baby”, ricorda qualcosa?) ma che poi l’aveva affidato proprio a King.
    Ovviamente è un’altra balla.

  3. Sí purtroppo King è una debolezza che mi porto dietro da quando ero un bambino.. L’inverno passato mi sono letto infatti The Dome e sì… sto aspettando ormai da un paio d’anni il sequel di Shining .. ^^’
    No, su due piedi Buttercup’s baby non mi ricorda niente. Dovrebbe? Credo che il primo capitolo sia stato introdotto alla fine della Storia Fantastica…

    • Io ho acquistato l’edizione Bompiani, usata. Quella Marcos y Marcos non so se abbia aggiunte. “Buttercup’s Baby” dovrebbe ricordare “Rosemary’s baby”, infatti Goldman scrive che la stesura sarebbe stata affidata a King.
      The Dome ha entusiasmato mia sorella, e avrei voluto leggerlo anche io, quando per caso mi hanno rivelato il finale (in un momento di surreale comicità domestica), e perciò ho desistito. Mi hanno detto che è uno dei primi libri scritti da King, quelli che lui chiama “libri dell’armadio”, che li scrivi e li posi, poi li pubblici dopo decine d’anni, quando sei famosissimo.
      Ora mia sorella è alle prese con la saga della Torre nera, ma non mi pare che ne sia soddisfatta. Essì che ho fatto i salti mortali per trovare tutte le edizioni uguali.

      • The Dome è un King classico, di quelli ad ampio respiro con decine di protagonisti, come Cose preziose o The Stand. Non credo sia stata una manovra commerciale, credo piuttosto che quando lo inizió era ancora troppo giovane e inesperto per portare avanti una struttura come quella.
        Sí, della Torre nera ho letto solo il primo, e non mi interessa molto. Io comunque ho una teoria che forse giustifica la sua esagerata produzione (…più di un libro all’anno).
        Per me dietro alla Torre c’è il figlio Joe Hill, che appunto scrive narrativa dark e fantascienza e dietro alcuni libri c’è la moglie Tabitha.. anche lei scrittrice… altrimenti come si potrebbe spiegare un libro come La Storia de Lisey che non ha niente a che vedere con la scrittura di King?¿ Sospetto che ad un certo momento lui prenda in mano alcuni libri “cucinati in casa” e che li condisca un po’… in modo che possano andare diretti dall’editore.
        …e se anche i miei sospetti fossero confermati, continuerei comunque ad apprezzarlo!

        • Anche mia sorella dice la stessa cosa su Tabitha! Lei sostiene che ci sia Tabitha dietro i libri più belli, però, come “Misery” o “Dolores Caiborne”, “Il miglio verde” ecc. Del figlio mi dice che era troppo giovane, perchè il primo della Torre Nera uscì nel ’70equalcosa, quando i figli di King erano piccoli o di là da venire.
          “The Dome” è uno dei preferiti di mia sorella e me ne ha detto grandi cose. Lei dice d’aver letto che è proprio il primo romanzo, di quelli “corali”. Purtroppo mi hanno rivelato il finale (l’infermiera di fiducia, alla quale passiamo tutti i King di casa, disse: “…eh, ché poi erano i figli degli alieni che volevano giocare!”. Avevo fatto tanto perchè non mi rivelasse il finale, e invece, zac!).
          la storia editoriale di King non è esente da episodi di marketing, ma a quanto ho capito “The Dome” non lo è. Mi riferio a quelli che lui stesso chiama “libri da armadio”, che scrivi in maniera disordinata, chiudi in un armadio per anni, poi li rileggi e trovi che non sono da buttare. Gli dai un po’ di fresco e vengono fuori belle cose. Credo che questo sia uno dei casi più eclatanti della sua produzione. ma in pratica la cronologia di pubblicazione non è per nulla identica a quella di scrittura.
          Be’, e comunque è un po’ una droga per tutti. Prima o poi nella vita, un King capita.

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