Una tomba per le lucciole

luccioleIeri abbiamo visto una lucciola.
La vediamo per pochi giorni l’anno, uno, due, a volte tre.
Sin da quando le lucciole sono sparite dalle città e dalle campagne, questa è rimasta nel nostro giardino. Non so se sia sempre la stessa, ma penso di sì. E ho idea che sia un signore, un signore di mezz’età (quale sarà mai la mezza età per una lucciola?) , con una valigetta e un completo grigio un po’ impolverato, troppo grande e sformato.
Probabilmente viene in quei pochi giorni, guarda tu, vicini alla festa di San Giovanni, per qualche affare con le Fate. Nella valigetta ci sarà qualcosa destinato a loro, oppure a Gnomi, Folletti, Picchiettanti.

Le Fate hanno un vasto giro di amicizie.

Spero che il Signor Lucciola torni ogni anno per molti anni ancora.
Si acquatta nella zona più umida del giardino, dove il tubo ha una perdita e l’acqua spruzza intorno, bagnando tutto. In quel punto ho seminato aquilegie, nicotiane e violette.

Le lucciole erano “fuori dal giro” già quando io ero piccola, negli Ottanta. Il loro habitat massacrato dai diserbanti, dagli incendi, dalla cementificazione, dalla copertura dei torrentelli e dei corsi d’acqua, loro stesse falcidiate dagli insetticidi chimici per l’agricoltura e il giardinaggio, e per ultima piaga, la siccità.

Ne ricordo un gruppo, fluttuante come pulviscolo in una lama di luce, in un grosso incavo di un vecchio ulivo. E poi un ricordo anteriore, sbiadito, che non so più collocare né disegnare nella mia mente.
Posso mettere insieme un paio di immagini ferme, ma non riesco a farle girare come un film: una discesa erbosa in un giorno caldo, ombreggiata da alte querce, con una fontana di pietra e un asino legato a qualcosa, un albero, un palo. Una camera rosa. Un campo di rape. Una stufa, una cassapanca.
E questo è tutto. Ho dimenticato tra quale e quale fotogramma fossero le lucciole, se tra la camera rosa e le querce, o il campo di rape e la stufa.

Sembro l’unica a rimpiangerle: certo, non sono sparite ovunque, e dove vivono numerose ci si sente fortunati, in quanto considerate “insetti indicatori della qualità dell’aria”. Chissà cosa ne penserebbe il Signor Lucciola.
Non c’è nessuno che si preoccupi più delle lucciole, le garden-archi-star ci tengono a farci sapere che le panchine sono state messe in un certo modo per poter garantire la visuale di questo o quel punto focale, o che gli onopordi se ne vadano a spasso a metter radici dove più gli aggrada, o che i muri possano avere tutte le sfumature del verde.

Ma niente lucciole. Nessuno progetta dei giardini per le lucciole, o anche per le lucciole.
Eppure mi chiedo se esiste un insetto più incline alla magia e alla poesia, di cui il giardino dovrebbe essere permeato. Le lucciole esistono solo nelle fiabe e nei racconti per bambini.

Seita e Setsuko ne sono letteralmente circondati nel loro rifugio nelle campagne attorno a Kobe, incendiata dagli americani. Il campi, il riso, l’umeboshi aspro e salato, la pianura aperta e sventrata da bombe e incendi. Riparati in una grotta per sfuggire alla distruzione, l’uno sostegno dell’altra, vivranno per mesi accanto ad un rivo d’acqua, coltivando angurie, rubando cavoli ai contadini, e patendo la fame. Moriranno uno dopo l’altra, avvolti dalle lucciole. Dopo la guerra e l’incendio, Kobe torna ad essere splendida e lussureggiante come prima; delle ragazze eleganti, tutte trilli e gridolini, esclameranno “Non è cambiato niente!”. Forse non si sono accorte che le lucciole iniziavano a sparire già da allora.

Grey diceva: “Il mare era blu? Non ci credo”. E James Cole: “Mi piace il vostro secolo, avete le rane”.

Chi racconterà delle lucciole? Nessuna profezia sulle lucciole, come per le api. Alle lucciole occorre solo una tomba.

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13 pensieri su “Una tomba per le lucciole

  1. LA GIOIA ANZI LA FELICITA’ DI ASPETTARE LA SERA PERCHE’ APPARISSERO E QUANDO FINALMENTE LE PICCOLE LUCI VOLANTI ARRIVAVANO SI CORREVA LORO DIETRO PER CATTURARLE CERCANDO DI CHIUDERLE FRA LE MANI LI IN QUEL PRECISO MOMENTO PENSAVI DI AVERE IL MONDO

  2. IN CONTROTENDENZA.
    Domenica pomeriggio io e Lucia siamo andati ad un incontro di orticoltori, la compagnia era piacevole abbiamo deciso di fermarci anche a cena. Per tornare abbiamo inforcato le nostre biciclette per percorrere a ritroso i 12 km che separano casa nostra dal luogo dell’incontro.
    Una parte del tragitto l’abbiamo percorsa lungo una stradina che costeggia il canale di collegamento fra il lago Maggiore e il lago di Mergozzo, nel parco di Fondotoce. I salici e le robinie coprivano il cielo sopra di noi e dentro questo tunnel verde sfrecciavamo con le nostre bici in una nuvola di lucciole, in un silenzio irreale, proprio come se fossimo in un film di Star Trek e l’astronave Enterprise fosse stata lanciata a velocità di cuvatura tra le stelle. http://www.akuadulza.net/archives/5316

      • Non ho l’attrezzatura adatta per fotografare una sola lucciola, nell’oscurità. Ci sono foto bellissime di boschi popolati da lucciole, non pretendo di misurarmi con chi ha fatto già così bene. Insomma, io e il Signor Lucciala ci saremmo sentiti poco competitivi con Flick o 800px.
        E poi sto maturando un certo distacco dalla fotografia a tutti i costi. L’hai visto “L’occhio indiscreto” con Joe Pesci? Tendenzialmente sarei il tipo che si fa sparare, per raccogliere un buono scatto. Ma uno degli schifi che ci sono in giro, sono proprio queste foto, a volte pietose, di testimonianze individuali di esperienze comuni. Ognuino ha la sua idea di lucciola, non c’è bisogno che metta io una foto, magari anche fatta male. È anche a questo che mi riferisco con la frase “la fotografia sta sbranando il giardino”. E a dire il vero, sta sbranando tutto. Dal periodo in cui catturavo istanti imperdibili, col telefonino, anche, sono passata ad una sorta di novocaina figurativa, che mi fa preferire l’imprecisioone del ricordo.

  3. Anche io l’altra sera nel mio giardino, in mezzo alla gaura, ho visto una lucciola. Una sola. MI sono quasi commossa. Sono contenta oggi di poterlo dire a qualcuno.

    • Già. Invidio tantissimo che in vita sua ha visto interi prati di lucciole. Sto scrivendo un altro romanzo, che se tutto va bene, potrebbe vedere le stampe anche prima di dieci anni. Ci sono delle lucciole.

      • Nei miei ricordi di bambina ci sono tante lucciole ammirate e inseguite nelle serate profumate dai tigli.Ora nel mio giardino da qualche anno solo una, per una sera soltanto.
        Lidia, per favore, non aspettare dieci anni per darci un altro romanzo. Ho letto “La piccola estate” l’altro giorno, lo sto rileggendo per assaporarlo ancora e meglio. Mi è strapiaciuto.
        Davvero brava.
        anna

  4. Le lucciole le ho viste per la prima volta all’età di 6 anni nelle campagne attorno Firenze e da allora, ogni volta che ne vedo qualcuna (molto raramente) mi ritorna in mente la magia di quelle distese luminose.

  5. Le lucciole sono magiche ed incantevoli, ho la fortuna di avere un giardino campagnolo che in queste sere ne è pieno. Due sere fa, uscendo con il cane intorno a mezzanotte il giardino risplendeva delle loro luci intermittenti, della luce della luna piena e di quella di mille lampi di calore che silenziosamente esplodevano in cielo.
    Che amarezza però pensare a tutti quei bambini che le lucciole non le vedranno mai.

  6. Rene’ Magritte avra’ sicuramente visto le lucciole, forse anche le lanterne, oltre bombetta e pipa.Ma non avra’ mai pensato a ritrarle a modo suo.Tu lo hai fatto magistralmente. Da bimbetto io le vedevo a Fucecchio e la zia che mi ospitava al mio stupore , mi disse che ogni lucciola era un sogno di un bambino.Le ho riviste qualche anno dopo, negli oliveti sopra Chiavari, confondendosi con le stelle ed il luccichio del mare.L’anno scorso, qualche lucciola, forse in viaggio, era a Conca dei marini. Il nipotino al quale le mostravo, sette anni, mi ha dato la spiegazione del luccichio.Non dico che mi sono sentito trapassato, ma surclassato si.

  7. Avevo tra i 9 e gli 11 anni, il prato accanto alla ferrovia era pieno di lucciole, non ricordo più con quale amichetto del momento, andai a caccia di lucciole col mio barattolo di vetro dal tappo forato per raccoglierle e farne una lampada viva.
    All’epoca nessuno era animalista.
    Dopo un ora di urla e schiamazzi e corse nel prato riuscimo a raccoglierne due o tre ciascuno, quello che ricordo bene fu la secchiata d’acqua che arrivò da uno dei balconi della casa accanto e che noi abilmente schiviammo.
    Le lucciole, dopo una notte nel barattolo nel buio della camera furono liberate, la mattina seguente nell’orto. Chissà se quel paio di lucciole che si vedono ancora ad anni alterni nell’orto sono pronipoti di quelle del barattolo?

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