Piante striscianti e tappezzanti (su Houzz)

Chi ama il giardino selvatico dove la forza della Natura sia costantemente visibile, solitamente preferisce avere un lastricato irregolare, tra le cui piastrelle si possano infilare delle piante. Da questa piccola mania è sorta una vera categoria di piante, cioè quelle “calpestabili”, striscianti o tappezzanti.
Escludendo le graminacee da prato, che sono comunque una buona soluzione che non va scartata a priori e che possono essere usate in combinazione con altre piante, ce ne sono alcune che sono più raccomandabili per il “buon carattere”, l’ampio range di condizioni di coltivazione, i profumi sprigionati se calpestate.
Alcune sono così piccole e “carine” in esemplari isolati, da potersi usare in vasetti singoli come piante da compagnia o per la decorazione di davanzali. Le piante da compagnia sono un uso piuttosto recente in Italia, ma noto fin dall’antichità in Giappone, legato all’arte dei bonsai.
Si tratta di piante di taglia minuscola, destinate ad esaltare e accompagnare il bonsai. Si denominano, a seconda dell’uso kusamono o shitakusa. Naturalmente qui sono state prese in considerazione solo quelle coltivabili in Italia e a portamento strisciante.

Come disse Gertrude Jekyll…

sissinghurst-_white-garden… “perché rovinare un giardino solo per un puntiglio?”.

Vita Sackville West riprese questa frase spiegando il giardino bianco ai suoi lettori dell’Observer.
All’epoca di Jekyll erano di gran moda le fioriture monocolore, che certamente dovevano qualcosa all’estro di Pückler-Muskau e al tardo eclettismo. Spinte in là dal campo da tennis, le complesse aiole si trasformarono in bordi monospecie, in plate-bande estive. La calceolaria gialla è l’epitome narrativa di questo disastro, se si ricorda Il giardino di Elizabeth di von Arnim.
Jekyll, che conosceva a menadito la psicologia della Gestalt, scrisse che un giardino di fiori della stessa tinta, ma con sfumature differenti, poteva anche esser bello, ma non tanto quanto se il colore scelto fosse stato appena esaltato o contrastato. Facendo l’esempio del giardino blu, come quello di Wallis Simpson, spiegava che i blu e gli azzurri non bastano a creare l’idea del blu, ma che occorre qualche delicata luminescenza bianca o di un giallo appena percettibile. Questo l’ avrebbe esaltato e reso il blu più “blu”, foss’anche se -come spesso accade tra i fiori- il colore fosse stato un malva azzurrato, o un blu “sporco”, tendende al viola, al cenere, al bianco, al rosa.
L’importante non è che sia blu, o rosso, ma che sembri blu o rosso.

Se in un disegno ho bisogno di esaltare un azzurro, mi accerto di avere inserito qualche elemento giallastro. Così se mi dicono “rosso” tendo a evitare il colore #FF0000, inserendo un marrone rossiccio, come un Rosso di Marte, o un Terra di Siena Buciata, che hanno comunque una componente giallo-arancio. Questo mi consente di esaltare la componente blu (ottica o pigmentale) pur utilizzando un malva o un azzurro polvere.

E per tornare a Vita e al suo celebre giardino bianco: basta poco, ma bisogna saperlo vedere, per esaltare un colore che tutti oggi ci attendiamo puro e levigato, digitale. Le macchie dorate alla base del petalo dei cisti, il bottoncino dei cosmos, il colore dei lupini, che non è mai bianco, ma sempre con un piede dentro un’impurità grigio-giallina, la delfinia con le punte verde tenero.

In pittura, in disegno, in grafica e in giardino ancor di più, le luci hanno bisogno delle ombre.

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Foto da:
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I piselli odorosi, dalla campagna al giardino (Su Houzz)


Non si sa bene di dove siano originari i piselli odorosi (Lathyrus odoratus), sebbene ormai siano diffusi allo stato selvatico praticamente in tutto il globo. Di certo si sa che un monaco siciliano, Francesco Cupani, ne inviò dei semi in Inghilterra nel 1695. Da quel momento la storia del pisello odoroso è tutta in crescita poiché divenne amatissimo, specie in epoca edoardiana, quando nessun pranzo, tè o sposalizio poteva dirsi completo senza un mazzo di piselli odorosi. In Italia sono stati dimenticati a lungo, fino a ritornare di moda qualche anno fa, in particolar modo come fiore da taglio per i bouquet nuziali.

Gli ibridi sono così tanti che non si contano neanche più e le varietà di colore sono straordinariamente ampie, soprattutto per quel che riguarda i rosa e i malva. Difficilmente si troverà un giallo puro (più diffuso nelle specie selvatiche) o un arancio caldo, come anche un albicocca deciso. Più facile immergersi nelle tonalità di rosa freddi, fucsia e di azzurri violacei. Non manca il bianco, apprezzatissimo dalle spose.

Il Lathyrus può essere coltivato a cespuglio o come fiore da taglio. Per questa seconda opzione conviene coltivarlo nell’orto, non in giardino, e legare ogni fusto ad un bastone o una canna, eliminando i cirri e i rami che portano meno di quattro fiori.

I piselli odorosi, specie i grandi ibridi da giardino, non amano terreno secco e clima arso, dove fioriscono profusamente a maggio e si spengono subito. Meglio una leggera altura o un clima con primavere non troppo calde. In zone fredde la semina può essere ritardata a marzo, ma è preferibile farla in settembre, eventualmente riparando le giovani piante in cassone freddo in inverno.

“Filler effect”, l’effetto trasparenza con nuvole di fiori (su Houzz)



È una delle “magie” del giardinaggio che si acquisiscono con più difficoltà e lentezza, non diversamente dalla pittura: è la trasparenza ottenuta attraverso piante dal portamento verticale e aperto, non compatto, con fogliame fine e fiori (se ci sono) piccoli e radi.
Non sempre è possibile ottenere l’“effetto nebbia”, perché sia veramente riuscito occorrono spazi ampi e prospettive lunghe e aperte. La stessa pianta, infatti, collocata singolarmente dona un certo effetto, ma quando è piantata in lunghe pennellate produce questa sorta di nuvola che però lascia passare lo sguardo oltre.

La coperta è gelata e l’estate è finita

Sembrava impossibile che questo agosto si chiudesse, finisse, morisse. Kaputttttt!
Ma neanche agosto, il mese più malvagio dell’anno, può durare più di trentuno giorni. Trentuno giorni che ti fanno desiderare il gelo artico. Trentuno giorni in cui il sole ti terrorizza come Nosferatu. Trentuno giorni da girone infernale.
Per chi come me aspetta l’autunno come i druidi aspettavano il sorgere delle Pleiadi, i segnali si riconoscono. La temperatura notturna si abbassa, fuori fa fresco: tanto che ti verrebbe da dormire su un materasso buttato nel giardino. Ma per i veri insofferenti dell’estate la discriminante non sono le minime notturne, ma le massime diurne. Il termometro dell’auto parla chiaro. Si può uscire prima per fare la spesa, perché la luce cattiva (cattiva la luce), va via prima… Sssì, sssì, mio tesssoro, la luce che ci ferisce gli occhi!
Ma prima di andarsene piega la chioma dorata come l’Estate di D’Annunzio, accarezzando il paesaggio, rendendo bella qualsiasi barbarie: la spazzatura, le scalve comunali, i casermoni di provincia, le strade con le buche, le altre auto, il semaforo.

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Il nemico allenta la presa, ti senti già con un piede fuori dalla fossa.

Settembre arriva, con il suo nome lungo, la desinenza -embre dei mesi invernali, i colori del Cotswold e le promesse della parte più bella dell’anno. Le piante si rigenerano, forse si strappa qualche altro bagno a mare.
La coperta è ancora lontana, l’estate non è finita, ma la luce ha parlato: la morsa di fuoco ha ceduto.

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Cos’è l’overplanting e perché non ti uccide (se lo conosci) – su Houzz


Cos’è l’overplanting?
Come il nome stesso suggerisce, si tratta di un modo di collocare le piante, a distanza ravvicinata e in gruppi numerosi, per ottenere ricchi cromatismi e fioriture traboccanti. Si evince chiaramente che è una tecnica praticabile da chi può dedicarsi al giardino ogni giorno o quasi, poiché questo necessita di acqua, concimazioni e attenzioni costanti, non c’è spazio per piante non in perfetta salute o con qualche difetto, che salterebbero subito all’occhio.

Vi spaventa? Per provare, un consiglio che toglie subito la paura: ritagliate un metro quadro in un’aiola o procuratevi una grossa ciotola e iniziate in spazi ridotti. Una volta presa la mano non riuscirete più a fermarvi.
Siete avvisati: l’overplanting può creare dipendenza!