I piselli odorosi, dalla campagna al giardino (Su Houzz)


Non si sa bene di dove siano originari i piselli odorosi (Lathyrus odoratus), sebbene ormai siano diffusi allo stato selvatico praticamente in tutto il globo. Di certo si sa che un monaco siciliano, Francesco Cupani, ne inviò dei semi in Inghilterra nel 1695. Da quel momento la storia del pisello odoroso è tutta in crescita poiché divenne amatissimo, specie in epoca edoardiana, quando nessun pranzo, tè o sposalizio poteva dirsi completo senza un mazzo di piselli odorosi. In Italia sono stati dimenticati a lungo, fino a ritornare di moda qualche anno fa, in particolar modo come fiore da taglio per i bouquet nuziali.

Gli ibridi sono così tanti che non si contano neanche più e le varietà di colore sono straordinariamente ampie, soprattutto per quel che riguarda i rosa e i malva. Difficilmente si troverà un giallo puro (più diffuso nelle specie selvatiche) o un arancio caldo, come anche un albicocca deciso. Più facile immergersi nelle tonalità di rosa freddi, fucsia e di azzurri violacei. Non manca il bianco, apprezzatissimo dalle spose.

Il Lathyrus può essere coltivato a cespuglio o come fiore da taglio. Per questa seconda opzione conviene coltivarlo nell’orto, non in giardino, e legare ogni fusto ad un bastone o una canna, eliminando i cirri e i rami che portano meno di quattro fiori.

I piselli odorosi, specie i grandi ibridi da giardino, non amano terreno secco e clima arso, dove fioriscono profusamente a maggio e si spengono subito. Meglio una leggera altura o un clima con primavere non troppo calde. In zone fredde la semina può essere ritardata a marzo, ma è preferibile farla in settembre, eventualmente riparando le giovani piante in cassone freddo in inverno.

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