…ma sarà ‘La Reine Victoria’?(no, non lo è)

Qualche giorno fa sono andata a Gerace per la Fiera del Libro, e con l’occasione mi sono portata dietro la fotocamera. Per una maggiore comodità avevo montato l’obiettivo corto, perchè volevo fotografare edifici e panorami. Ma non vi dico: quando ho visto questa bellissima rosa affacciarsi dalla balaustra delicatamente come una Giulietta innamorata, mi sono auto-lanciata qualche maledizione.
E’ il massimo ingrandimento che sono riuscita ad ottenere con il 18-55. A me sembra una Bourbon, sarà ‘La Reine Victoria’?
Tra di voi c’è sicuramente chi mi può aiutare.
Confesso di esserne rimasta affascinata.

Sidernesi Superpippo

Avete presente Superpippo? Non si sa mai se è troppo stupido o troppo intelligente.

Certo, sarebbe troppo facile, immediato, scontato, perfino banale, piantare una Rosa banksiae var. Lutea accanto a un glicine (o a un Solanum, magari). Deve essere per questo che nessuno a Siderno e nella Locride ci ha pensato.

O per lo meno, ci avranno pur pensato, ma io credo abbiano poi concluso qualcosa di simile: “bah, che accostamento scontato e dozzinale, meglio i gerani rossi e rosa!”.

E poi, certo, potata come la potano, la banksiae, uno non si immagina davvero che possa competere con un glicine. In effetti, ora che ci penso, mi sorge il dubbio che i Sidernesi siano al corrente che quella pianta dai fiori giallo uovo strapazzato sia una rosa.
Forse perchè non è rosa, forse perchè non ha spine, forse perchè ha i fiori piccoli e arruffati, che non profumano di rosa, anzi, non profumano proprio. Magari pensano che è un tipo di Kerria, che ne so. E d’altra parte la prima banksie fu portata in occidente da William Kerr, che non c’entra niente con l’attrice Deborah, che pure sui giardini ci ha fatto un bel film Il giardino indiano.

Insomma, sia per come sia, niente bankisae gialle vicino a glicini blu.
Mistero superpippico supersidernese.

Niente mimose in via delle Mimose. Un altro mistero superpippico supersidernese. Ci vuole Giacobbo un'altra volta.

Mal di Kansas

Moraea sisyrinchium e altro

Questa strana primavera mi ha messo in agitazione per le moree. In un paesino della costa, di cui non faccio il nome per prudenza, c’è una zona che un tempo era protetta per la fauna e la flora insolite. In quel punto c’è una vera prateria di Moraea sisyrinchium, che ha un numero di sinonimi enne elevato a infinito.
Sono delle bulbose minute, slanciate, che portano piccolissimi fiori simili ad iris azzurri in miniatura, hanno l’aspetto di un gioiello fatato. Si schiudono solo nei giorni di vero caldo, e nell’orario di massima temperatura. Fotografarle con la luce cruda delle due di pomeriggio è dura.
Beccarle non è stato facile, ma volevo proprio fotografarle da vicino con l’obiettivo micro.
Quest’anno ci sono andata due volte, la prima quasi a vuoto.
Purtroppo ho notato che in quella zona vengono portate le greggi al pascolo, e dunque non credo che le moree avranno vita lunghissima. Eppure un tempo la zona era dichiarata protetta. Si vede che ora non interessa più a nessuno.
Dovrò scrivere un articolo. Anzi, meglio, al comune di XY.

Su Acta Plantarum da cui apprendo che si chiama “Giaggiolo dei poveretti”, forse perchè ampiamente distribuito nelle zone meridionali di Puglia, Basilicata e Calabria. Le considerazioni al lettore. Ne parla molto anche Norman Douglas in Vecchia Calabria (con l’accortezza di ricordare che le Calabrie erano due e molto più estese di oggi).
Oltre alle moree ci sono anche degli asfodeli.

qui giù la slideshow

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Andando verso Contrada Ferraro

Da Siderno verso Pirgo, si passa, volendo anche da qui. La strada è una sfida alle auto normali, le formazioni calcaree hanno un aspetto lunare. Ho idea che non tutte siano naturali.

My own private prairie

Triste come un tronchetto della felicità

Si può immaginare una vita più triste di quella delle dracene? Utilizzate come arredo, annaffiate occasionalmente, se in cattivo stato gettate nei cassonetti, vendute per pochi euro come spam giardinicolo?

Spostala, no, sta meglio là. Lì dà fastidio a chi entra, mettila nell’angolo.

Servette tra le piante da interno solo perchè sopportano ogni sevizie.

tappezzeria

La bellezza della campagna calabrese tra luci e ombre di inizio marzo

Queste sono foto scattate qualche giorno fa, in una mattinata che prometteva poco dal punto di vista fotografico.

Ispezioni botaniche sul Monte Limina

In una mattinata luminosa abbiamo deciso di tornare alla Limina per seguire le fioriture spontanee:
La luce cruda della marina si faceva filtrata e tenera sotto i faggi, e si poteva stare anche senza giacca e cappuccio. Si stava proprio bene.
Ci aspettavamo un po’ di più, i ciclamini ad esempio sono ancora molto indietro, ma abbiamo trovato alcuni piccoli tesori.

Le prime ad essere avvistate sono state le pervinche, quelle piccole, le minor, quelle di cui Piz diceva che l’ideale per loro è il giardino all’inglese, sotto i grandi alberi (dio mio, spero non cedri del Libano…).
I fiori sono grandi meno di una moneta da 50 centesimi, ed era grande la tentazione di prenderne un cespo per piantarlo nei recessi più ombrosi del mio giardinaccio, oppure da mettere in un piccolo vaso, fare infoltire, e poi confezionare in primavera, per la Pasqua, in un vassoio fai-da-te-a-costo-zero, che fa tanto lifestyle, homemade whith love, country e tutta quella roba da orticaria. Ma il pensiero del suono stridente delle radici strappate alla terra mi ha distolto.

Pochissimo oltre, e quasi dello stesso colore, abbiamo incontrato, e poi rincontrato, lungo tutta la strada, delle violette color indaco chiaro. Credo siano le calcarata.


Anche le comuni viole odorata ci hanno fatto da compagnia durante tutto il percorso, in dense macchie, in gruppetti o in esemplari isolati. Sempre molto bassi, meno di 10 cm.

C’erano altri tipi di viole, una a fiore giallo che per fotografarla per poco non m’ammazzavo e la foto m’è pure venuta sfocata, ma poteva essere la bertolonii, e un’altra specie, meno diffusa, credo la corsica.


La lettiera di foglie di faggio era molto profonda, e i piedi di affondavano mentre salivamo i leggeri dislivelli in cerca di altri tesori. Foglie di erodium, ciclamini, trifogli, macchiavano il tessuto altrimenti color sabbia dalla superficie.

Come alla prima botanizzazione liminesca abbiamo trovato forse la prima gemma di un bucaneve, oggi ne abbiamo trovato le ultime tracce.

Tra una sosta e l’altra ci sono capitate di frequente la Daphne laureola e l’euforbia delle faggete (E. amygdaloides).

I fiori azzurri sembravano abbondare, questo anemone (blanda, appennina?)…

…ma quello che ci ha fatto più sorprendere è stata la presenza di questa piccola bulbosa, che è stata ribattezzata mille volte. Ora si dovrebbe chiamare Scilla non-scripta, diversa dalle bluebells inglesi, che sono Hyacintoides hispanica o qualcosa del genere. Comunque su questa faccenda ho una gran confusione in testa. Però il fiore è qualcosa che t’allarga il cuore, con questa taglia minuscola e il colore zeffirino.


Abbiamo deviato per San Bartolomeo, dove c’è un’acqua apprezzatissima, e tra lo squallore di una zona ristoro che sembrava un “gallinaro”, abbiamo preso aria e riempito una bottiglia che avevamo in auto. Ci ho riempito un po’ il radiatore (radiatore fortunato!) e anche il serbatoio dell’acqua per i tergicristalli. Mi sono sentita un po’ come se lavassi i diamanti con lo champagne.

A San Bartolomeo (detto “San Bartolo”) c’è anche un monastero. Devo dire che non ha mai esercitato un gran fascino su di me.

Altri incontri sporadici, pratoline dappertutto, molti Helleborus bocconei, e qualche Pulmonaria saccharata ad inizio fioritura.


Dove il terreno era più umido c’erano tanti Ranunculus ficaria .

Al ritorno il tempo s’era già fatto un po’ più grigio, preludio delle piogge preannunciate per la fine settimana dalle onnipresenti previsioni meteo che ci infestano la vita.

Al ritorno ci siamo imbattuti in arbusti di salice (S. viminalis) attorno a cui ronzavano molti insetti. Potevo prendere un paio di rami per farci verghe con cui frustare i miei detrattori…

Un ultimo sguardo dietro di noi, i faggi dritti dritti come fusi che svettano verso l’alto, grigi e giovani faggi. Alberi elfici. Alberi Sindarin.

Cromatismo dei bianchi

Cercando immagini in rete per questo post mi sono accorta quanto poco utilizziamo il cromatismo dei bianchi.
Il cromatismo è la declinazione di una tinta nel maggior numero possibile di sfumature. Era noto sin dal tempo degli Egizi e dei Babilonesi (che conoscevano anche la policromia).

Bianco su bianco
Noi occidentali non utilizziamo -matrimoni a parte- una vera e propria palette del bianco. Il bianco è un colore molto diffuso, sia nell’abbigliamento che nell’arredamento, dove trova le sue massime espressioni nel minimal e nello shabby chic, ma in due o tre tonalità al massimo, di solito abbastanza distanti tra loro in modo che non si confondano. Difficile, e sempre prerogativa del matrimonio, che una stessa sfumatura di bianco venga usata su superfici diverse che ne cambiano l’aspetto.
Inoltre il bianco non viaggia mai da solo, è sempre accompagnato da altri colori.

Il piumaggio di Paperino tende all'azzurro
Quante volte disegnando Paperino avete sottolineato in azzurro le penne, quando sarebbe stato più realistico un color bruno?
Quante volte per disegnare un fiore bianco avete usato l’azzurro, o il malva per rendere le zone in ombra?
Addirittura in questo scellerato tutorial viene usato l’Oltremare Francese. La risulatante, come potete vedere è un lenzuolo aggrovigliato di color blu slavato, senza più niente della carnosità del fiore, ma tutto delle tecnologie informatiche e dei processori grafici che abbinano al bianco il blu.

Il blu diventa un sopra-bianco, un rafforzativo del bianco, un ultra-bianco.Il blu è più bianco del bianco.
Per carità, c’è ancora una gran quantità di pazzi che utilizza il grigio in pittura, per segnare le ombre dei bianchi.
Tuttavia l’asse nero-grigio-bianco, ha rappresentato per molti anni, soprattutto dopo la Riforma, una importante scala dei valori nell’abbigliamento e nell’arredamento.

Maria Tudor. Da garethrusselcidevant.blogspot.com

Il nero è il colore predominante per gli adulti, per i ragazzi è ammesso un sotto-nero, cioè il bruno, per le bambine è sempre valso il rosso, colore tipico della femminilità dal medioevo in poi.

Tant’è che oggi ci troviamo vasti residui della moda protestante, come il tight, il cilindro, le auto scure, gli oggetti tecnologici scuri. Ma il “residuo” più significativo sono senza dubbio i jeans, ma questa è un’altra storia.

Le ombre sui bianchi dipendono dall’atmosfera che c’è intorno, possono essere di colori diversi:

Più o meno malva-grigiastre (si ottengono accostando, e a volte mescolando colori caldi e freddi)

…verdine…


…giallognole…


..o addirittura brune.

Disegno di Linda

Linda (non chiedetemi chi: l’ho beccata in rete), ha deciso di utilizzare delle tinte d’azzurro solo per motivi estetici e non ottici, per dare risalto ai fiori in contrasto col vaso e lo sfondo. In questo caso l’uso dell’azzurro è giustificato.

Guardate questo cielo disegnato da Ted Nasmith e ditemi se non è sereno. E i cieli sereni non dovrebbero essere azzurri?
E’ sempre azzurro il nostro cielo, o lo è nelle foto ritoccate con Photoshop?

La verità è che disegnare il bianco non è affatto facile.

Lo è quando il supporto che utilizziamo ha il fondo bianco, come i libri (il papiro era bruno, la pergamena giallastra, la cartapecora ancora più scura). Solo dopo l’invenzione della stampa e via via fino ai film in bianco e nero, noi viviamo il bianco come contrasto del nero, e viceversa. In realtà nell’antichità il colore che era il vero contrasto del bianco era il rosso.

La triade originaria: bianco (qui sfumato di giallo), il nero e il rosso. Su cui si basano molte fiabe, come Cappuccetto Rosso, Biancaneve, la Volpe e il formaggio...

Non nero e bianco, ma bianco e rosso

Tutto questo per arrivare dove? A una bustina di tè.
E’ arrivato in Italia il tè bianco, portato dalla Twinings. Uno dei tè più rari e pregiati, che nella versione Twinings assomiglia a piscio di gatto. Comunque.
La Twinings festeggia anche un anniversario e ha sostituito la tradizionale etichetta con una banda dorata. Quindi si trattava di: 1) mantenere la banda dorata celebrativa, 2)mantenere il colore nero delle scritte, 3) dare l’idea del cromatismo bianco, cioè inserire un sovrabianco e un sottobianco.
Come scelta opzione la Twinings ha deciso anche di inserire un ridicolo disegno di una foglia di tè.
Ecco la bustina:

Dato che la banda dorata doveva esserci per forza, per ottenere il cromatismo bianco è stato usato il giallo, cioè la scelta più naturale, più antica, otticamente più realistica, essendo il giallo il colore più luminoso dopo il bianco.

A parte la banda dorata, sono tutti toni smorzati, e il liquido è stato disegnato di color giallo chiaro, che sembra ancora più chiaro grazie all’inserimento di una foglia verde color pastello.

Per ottenere un effetto “purezza” si è utilizzato un involucro dalla superficie lucida e riflettente, ma anche di grammatura leggera, in modo da essere trasparente in controluce.
Carattere usato tipo “Papyrus” Letraset che ha rotto l’anima negli anni Novanta.

Il packaging è una cosa simpatica da studiare per capire come funzionano le nostre idee di colori. Qui l’esercizio è stato reso più divertente dalla primordialità del colore, cioè il bianco.