Il collezionista di fiori

08/25/08
Il collezionista di fiori
Filed under: Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 5:00 pm

Sono fortunata: mi piacciono quasi tutti i giardini. E questo perché a me non interessano i giardini di per loro, ma perché guardare un giardino è come entrare dalla porta principale dentro il cuore delle persone, delle cose, delle città.
Può essere la striscia d’erba mezza secca dello spartitraffico, o il prato pisciato dai cani, o il giardino di un vecchio pensionato. Tutto mi piace, purché racconti.
Ce l’ho invece con la bordura all’inglese, spaventoso golem del giardino contemporaneo, che invece non racconta niente, solo conformismo, conformismo, conformismo.
Specie fuori dall’Inghilterra, dove pure ha un senso logico e narrativo.
Questi ciuffoni di fiori perlopiù primaverili ed estivi, mescolati più o meno a casaccio (perché poi è sempre a casaccio, diciamoci la verità), mi hanno davvero rotto le scatole.
Non sono frutto di una scelta estetica ed artistica, ma solo del consumismo sfrenato della nostra società, che una volta che ha finito di consumare le cose, inizia a consumare anche le idee.
Vi riporto, tal quale, un passo tratto dal libro Il sistema dell’arte contemporanea, di Francesco Poli, che parla di collezionismo di quadri:

L’atteggiamento passionale verso l’arte soprattutto nei riguardi della propria collezione spiega, ad esempio, il fatto che quasi tutti i collezionisti si considerino come casi unici e non classificabili. Infatti essi tendono ad identificarsi con le opere in loro possesso, che per loro non rappresentano tanto valori estetici autonomi in se stessi, quanto piuttosto il frutto delle “proprie scelte” la dimostrazione della “propria” sensibilità artistica, e quindi, al limite, direttamente l’espressione del “proprio” valore. E’ chiaro, dunque, che l’amore per le proprie opere d’arte, essendo una forma di autogratificazione, è una passione che “difficilmente gli altri possono comprendere”.

Sostituite “giardinieri” a “collezionisti” e “piante” a “opere d’arte” ed avrete il teatrino completo.
La bordura all’inglese a me sembra l’incarnazione del più sfrenato consumismo delle idee e dell’estetica, e dietro ad ogni planting plan mi sembra si nasconda un gelido e serpeggiante “consiglio per gli acquisti”.

2 Responses to “Il collezionista di fiori”

1. Alessandro Says:
August 26th, 2008 at 9:15 am e
La bordura inglese proprio perché costituita essenzialmente da una miscela di fioriture, illude chi la realizza, perché può apparire una facile via per concretizzare il bisogno di creare il proprio giardino. Permette di raggiungere lo scopo, focalizza la spesa direttamente e quasi unicamente nella materia vegetale e il gioco gli sembra fatto. Si ottiene presto un giardino, riconoscibile ai più e collocabile ad un livello più alto della media dei giardini odierni nelle cittadine italiane. Probabilmente una dimostrazione del proprio status sotto copertura. Penso che lo scopo del consumo è giustificarsi una vita dal ritmo frenetico, zeppa di prove e risultati, che tolgono tempo a se stessi e che si tenta di recuperare col possesso di cose che ci collocano e ci riconoscono.

2. Lidia Says:
August 26th, 2008 at 4:29 pm e
Ciao Alessandro, grazie del tuo commento. “Dimostrazione del proprio status sotto copertura” è davvero una frase che mi piace.

Enogastronomico

08/25/08
“Enogastronomico”
Filed under: Giardinaggio e natura
Posted by: Lidia @ 3:24 pm

“Enogastronomico” è una parola tipicamente italiana, sia per il significato, sia per la costruzione filologica. Eppure il suono sembra quello di una parola della neolingua di George Orwell.

Se prendete -a caso- una guida della vostra regione o del vostro paese, ci troverete senza dubbio una sezione riguardante la cucina tipica, i vari dolcetti, zeppolette, pizzette, tortine, minestre e brodini.
I cuochi sostengono che la cucina sia un’arte, e nessuno sembra faticare a crederci. Siamo anzi tartassati da film che ci rimpinzano il cervello con la “cucina artistica“, mentre il giardinaggio è relegato ad una visione puramente hobbistica.
Ad avvalorare questo vergognoso stato di cose ci sono soprattutto le riviste, anche quelle blasonate (…), come “Gardenia”.
Agricoltura e giardinaggio sono legati, e così dev’essere. E credo sia saggio ed assennato sperare che così continui ad essere in futuro. La culinaria però è tutt’altra cosa. Le riviste di giardinaggio e di arredamento, soprattutto quelle di medio livello, si impadroniscono della culinaria per nobilitare il giardinaggio, come se questo ne avesse bisogno, o non fosse piuttosto il contrario.
In realtà questo succede perché in Italia la panza viene al di sopra di ogni altra cosa, e assicura introiti certi e cospicui. Perciò riviste e guide, manifestazioni, associazioni, fiere, eventi, inseriscono un “tragitto enogastronomico” ovunque possono. Il colmo dell’inanità viene però raggiunto quando questa speculazione, di per sé abbastanza vile, viene coperta dalla maschera della “tradizione”.
Insomma ci prendono per fessi, con la nostra compiacenza.

I misteri del Giardino di Compton House

08/24/08
I misteri del giardino di Compton House
Filed under: Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 2:37 pm

I misteri del giardino di Compton House è un film che mi ha lasciata molto impressionata. Non so ben spiegare perché. E’ un film molto raffinato, come tutte le cose di Peter Greenway, condotto sul filo di lana dell’estetica magistrale, un film che nasconde qualcosa, ma dissemina degli indizi all’interno di se stesso, proprio come gli indizi sparsi all’interno dei disegni di Mr. Neville.
Se non l’avete visto, vedetelo.

I misteri del Giardino di Compton House
Vorrei riportare una citazione, secondo me il momento culminante di tutto il film:
Mr. Neville, io credo che un uomo davvero intelligente può essere soltanto un mediocre pittore, perché dipingere richiede una certa cecità, un parziale rifiuto di accettare tutte le possibilità. Se è intelligente, l’uomo ne sa di più su quello che disegna di quello che vede, e nello spazio tra il conoscere e il vedere costui diventa “condizionato”, incapace di seguire un’idea con forza, temendo che chi capisce, coloro ai quali egli vuole piacere, lo troveranno in difetto se non ci mette non solo quello che lui sa, ma quello che sanno anche loro”.
In questa frase molto evanescente ed elaborata, sono nascosti molti concetti capitali dell’Arte in generale.
Fare arte è “vedere” con certi occhi, il che preclude il riuscire (o il volere, direi più propriamente) guardare altrove.
L’artista è molto monogamico.
Sull’ essere “condizionati” e il non sapere seguire un’idea con forza non sono d’accordo: questo è dell’artista mediocre.
Tuttavia c’è fortissimamente implicata in ogni forma d’arte contemporanea, e probabilmente nell’Arte in assoluto, un desiderio di essere valutati positivamente dai propri pari.
E’ una condizione sine qua non.

Il conformismo globalizzato

08/23/08
Il conformismo globalizzato
Filed under: Giardinaggio e natura
Posted by: Lidia @ 4:32 pm

Pechino ha scelto le rose rosse per i mazzi di fiori da consegnare agli atleti durante le premiazioni. Insieme sono riuscita a cogliere della Physostegia virginiana, per lo meno mi è parsa tale, avendola vista per un attimo.
E’ una bella pianta, ecco una foto tratta dal sito www.upload.wikimedia.org
Phytostegia virginiana

E’ un bel fiore, vero? Molto adatto ad essere usato nelle composizioni di fiori recisi, specie con le rose a fioritura tardo estiva.
Fiorisce proprio in estate ed arriva ad essere fiorita anche tardi in regioni miti.
A proposito della Physostegia vi allego un link dell’ottimo blog di Paolo Tasini, su cui potrete avere qualche informazione su come coltivarla (è molto facile, basta darle un po’ d’acqua)

Attraversogiardini.it

Peccato che la Cina abbia scelto di accompagnarlo proprio a delle comuni rose rosse vellutate, piuttosto grandi ed aperte, come da noi andavano di moda qualche anno fa. Anche se dicono che a loro il rosso gli porti fortuna credo che si sarebbe potuto scegliere un altro fiore rosso, non necessariamente una dozzinale rosa da taglio.
Tra l’altro la disposizione dei fiori nel mazzo, a fontana, era un po’ ridicola.
E’ una piccola cosa da cui si capisce come ancora i modelli estetici (giardinicoli e non solo) della Cina siano veramente distanti dai nostri, che da maturi sono diventati decadenti. Da loro fiori che non appartengono alla loro cultura, come la rosa rossa a stelo lungo (di cui per altro sono i maggiori produttori in Asia), sono ancora una novità.
La Cina sembra volere a tutti costi uniformarsi al nostro conformismo, eppure ci riesce solo a metà, cogliendo un vecchio conformismo (rosa rossa a stelo lungo), e non percependo i nuovi conformismi (girasoli, fogliame ampio e variegato).