Forse le parole più adatte per descrivere le camelie sono quelle usate da Lavinia Taverna nel suo celebre libro Un giardino mediterraneo, riedito da Pendragon nel 2011:
«Alle Camelie lasceremo sempre un posto speciale nel nostro giardino e nella nostra considerazione. La gamma delle loro meraviglie non ha limiti, ad ognuno la gioia di scegliere secondo il proprio piacere. Ho anche visto brutte camelie, dai fiori incerti, sia nella forma che nel colore, ma sono brutte perché ne esistono di più belle. Prese a sé, se non ce ne fossero altre, anche quelle che giudichiamo brutte non lo sarebbero affatto. Un solo fiore di camelia con due foglie in un piccolo vaso di vetro posato sul nostro scrittoio è, un mondo di bellezza che abbiamo la fortuna di tenerci vicino».
Categoria: Piante, fiori, giardini e giardinaggio
Rose al Borgo, 4-5 febbraio – Roma
Forza crochi!
Rose rosse per teee…
Petrea volubilis
Questa pianta prende il nome da Lord Petre (questo Lord Petre: ce ne sono tantissimi), il quale era un giovane giardiniere entuasiasta e dotato. In pochi anni, grazie all’amico Collinson, riuscì ad avere la più grande collezione di alberi del Nord-America, spediti da John Bartram. Allora questa roba arrivava in piccoli pacchetti, sotto forma di sementi che impiegavano decenni a crescere, non con il corriere Bartolini. Chi vuole -oggi- raccontare al mondo di essere un “cacciatore di piante” vada a imbonire i cervelli degli stupidi.
A Lord Petre è legato un aneddoto riguardante una camelia -mi pare. Si dice che il suo giardiniere avesse portato a morte una pianta rarissima e che lui ne morì di dolore. In realtà il povero Petre morì di vaiolo, ancora giovane. La sua enorme tenuta fu lottizzata e per sostenere la moglie, ormai priva di ogni bene, con sciacalla pietà, gli amici giardinieri acquistarono le sue piante, già ben cresciute, a prezzi di fallimento.
In fondo poteva andargli peggio: gli poteva capitare la calceolaria.
Ricordo d’estate
Ricordo di primavera
La donna che vendeva appuntamenti
Ho pensato per anni a quale mestiere stravagante avrei potuto inventare, e finalmente l’ho trovato, anche se non so se riuscirei a farci uno stipendio, come i personaggi di Chesterton.
Venderei appuntamenti a chi vuol riempire le agende.
Vi sarete accorti di come le agende siano una chiave di lettura dei più profondi abissi dell’animo umano e di quanto avere l’agenda giusta, l’agenda tagliata su misura, sia assolutamente fondamentale per tutti, dalla mamma di famiglia al ricco imprenditore, dal giornalista disoccupato al fruttivendolo, dal bambino che ha appena iniziato a padroneggiare l’uso della penna fino al ricercatore associato, passando per i diari scolastici, le ragazze svaporate, i ragazzi mai cresciuti, gli universitari con il moccio al naso.
Mi calerei perfettamente nella categoria “ragazze svaporate” perché le agende per ragazze svaporate sono sottili dato devono stare in borsette piccole in mezzo a cento cose. Se non fosse che quelle orizzontali, “planner weekly”, come si dice ora, sono diventate rare. Ci sono solo quelle verticali che non servono a niente.
Ecco, anche io desidero la mia bella agenda, quella giusta su misura per me, con carta ecobio, di tessuto ecobio, cruelty free e fair trade.
Sarei disposta a spenderci anche una piccola cifra, ma poi? Essendo -appunto- una giornalista con guadagni prossimi allo zero assoluto, che cosa ci scriverei?
Ora, non essendo carente di fantasia, gli appuntamenti li potrei anche inventare, che ci vuole. Si parte da un classico: martedì dentista, fino ai generici: giovedì pom. intervista sindaco, oppure mercoledì ore 17:40 tel. ass. reg. ambiente (seguito da numero di cellulare falso).
Ce ne potrebbero essere di più criptici: sabato ore 10:15 Putortì. Senza contare i “fuori orario”: domenica ore 14:15 Jude. Almeno una volta a settimana bisogna inserire o un impegno culturale di rilievo, come presentazioni di libri di autori famosi, concerti, teatro, o un piccolo impegno domestico (idraulico, posta, elettricista, ecc.)o una pizza con amici. Non vogliamo mica fare la figura di chi non si diverte o non bada alla casa e non apprezza la cultura? Eh!
Non tutti i giorni devono essere impegnati, ma alcuni giorni devono avere almeno due impegni e altri quattro, tra mattina e pomeriggio. Alcuni vanno cencellati e spostati, altri cancellati e basta. Non devono mancare frecce e rimandi, matite e penne di diverso colore, sottolineature, riquadri, disegnini, strappi, macchie di caffè.
Allora sì che un’agenda ha un suo senso. Una bella agenda ecobio trova la sua funzione. Ecco una nuova settimana densa di fatti ed eventi, di piccole seccature che diventano immediatamente controllabili se si possono annotare, prevedere, circoscrivere. Una settimana carica di promesse, di movimento, di ritmo. Una settimana per persone impegnate, che si godono la vita, che si spostano, workaoliche ma con misura, persone toniche, solari, cariche di energia.
Ecco, io questa agenda ve la posso inventare, tutti e trecentosessantacinque giorni. Vi vendo gli impegni che non avete, vi vendo desideri e speranze in formato B5.

11 piante che fioriscono in autunno (su Houzz) -però sono più di 11…
L’autunno è una seconda primavera per molte piante o per quelle che fioriscono a ondate durante l’estate e si irrobustiscono dopo le piogge. Altre, come alcune bulbose, sembrano avere un orologio interno. Moltissime fioriscono dalla primavera in poi, o partono in piena estate per poi continuare fino ai primi freddi. Chi gode di inverni miti avrà un autunno più lungo, per contro dovrà impegnarsi molto nell’annaffiatura estiva per avere buoni risultati.
Non dimenticate mai l’importanza dei verdi e delle piante da foglia, e ricordate che in autunno c’è il famoso foliaggio !
Il naso del giardiniere
Forse la sola cosa che mi manca dell’estate è il profumo delle belle di notte poco distanti dalla mia finestra. È un cespuglione sano, fiorifero e bello, della cultivar ‘Broken Colours’, a fiore rosa e bianco in mille combinazioni diverse, dalle lentiggini alle striature.
Tra quelle che ho sono le uniche a godere di acqua in estate, e quindi le uniche a fiorire davvero bene.
Il profumo della bella di notte, detta un tempo “Meraviglia del Perù”, non solo arriva da una certa ora in poi, ma è estremamente difficile da descrivere, almeno per me.
Tempo fa lessi dell’uscita di un libro sui profumi dei vini. Non ho tenuto a mente il titolo, che mi pare fosse qualcosa come “Il naso del non-mi-ricordo” in cui si faceva riferimento all’aneddoto narrato da Cervantes sui due intenditori di vino, che invitati a dare il loro parere, descrivono il vino buono, ma -il primo- con un retrogusto metallico, e il secondo con un retrogusto di cuoio. Vuotata la brocca si scopre che sul fondo c’era una chiave con una striscia di cuoio.
L’autore del libro -per quello che ricordo o immagino di ricordare- si poneva in posizione fortemente antitetica all’uso di descrivere i profumi del vino con espedienti o ricorrendo a odori di altri referenti, dalla frutta al legno, all’erba al lievito.
A lungo mi sono interrogata su come si potesse descrivere il profumo della bella di notte, senza ricorrere a profumi “base”, quello di agrume, di gelsomino, che pur si sentono distintamente in mezzo a molti altri, più amari.
Se devo dar retta all’autore del libro che non ricordo, dovrei dire che la bella di notte profuma di bella di notte, ma non posso fare a meno di pensare che il profumo dell’oleandro sia simile, ma più delicato.
Se invece devo fare come consigliano i sommelier, devo individuare dei gruppi di odori, che per il vino sono questi: fruttato – fiorale- erbaceo – legnoso – chimico- balsamico- animale –speziale – etereo.
Allora fiori d’arancio e gelsomino, sicuramente, ma poi qualcosa di erbaceo, amaro. Mallo di noce, forse. E anche chimico, come un profumo per ambienti. E miele.
Be’, come sia, mi manca.








