Collettivo di Resistenti
Ricevo e pubblico con molto piacere un comunicato di uno scambio semi coordinato e supportato da ANCESCAO e 34R di Ferrara:
Di mano in mano
Libero scambio di sementi e materiale da riproduzione..
..ma non solo! sabato 3 marzo 2012, presso il cps *La Resistenza*, via della Resistenza 34, Ferrara
*ore 17-> scambio
*ore 18-> “Semi locali, semi legali” chiacchiere sui semi con Annalisa Malerba
*ore 19-> aperitivo condiviso (100% vegetale)*
Le mani che hanno lavorato la Terra si sfiorano, a far passare dall’uno
all’altro il futuro della Terra stessa: i semi. Vita in potenza, evoluzione
continua, cibo e fonte del cibo al tempo stesso.
Portiamo:
* sementi, acquistate o preferibilmente autoprodotte, meglio se di vecchie varietà
* talee
* bulbi
ma anche:
* strumenti da lavoro
* libri, riviste, materiale multimediale a tema agricoltura e autoproduzioni
* fermenti e lieviti: pasta madre, kefir, kombucha
Nell’area dedicata ai libri sarà possibile portare testi
* da lasciare in regalo
* da prestare
* da lasciare in consultazione
REGOLAMENTO
Attenzione! Necessaria tessera ANCESCAO, valida un anno, costo 6 euro, per accedere.
Chiediamo ai partecipanti allo scambio, anche già tesserati, di registrarsi con nome, cognome e indirizzo mail nel foglio predisposto all’ingresso.
Lo scambio viene svolto in assoluta gratuità
Vi invitiamo a portare il materiale confezionato in bustine (scatenate la fantasia!) con nome e riferimenti vostri, e nome del genere, specie e varietà..cerchiamo di essere il più precisi possibile! In alternativa, portiamo
materiale con cui confezionare sul posto.
Chi dona e chi riceve materiale da propagazione, fermenti inclusi, è invitato a segnare lo scambio sul registro che trovate predisposto. Così ognuno di noi diventa ‘custode’ di quanto ha ricevuto e magari un domani sarà lui stesso a renderlo nuovamente al donatore..
Chi lascia libri in consultazione troverà un foglio su cui annotare la bibliografia, il materiale verrà poi girato via mail ai partecipanti.
Da Giulia, una antropologa giardiniera, un bellissimo sito sul giardino e sulle cose che attorno ad esso ruotano attratte da una gravità eidetica, del sentimento senza sentimentalismo.
Aggiunto al blogroll
Segnalo questo bellissimo sito creato e custodito da Soira Bazzo, Saul Marcadent e Filippo Santarossa.
Il progetto Limno è molto ampio, numerosi i professionisti che vi hanno collaborato.
Riporto una parte della pagina d’apertura:
Limno è un progetto che indaga i temi della natura – e delle nature – attraverso l’incontro, il ripensamento di luoghi, il video.
Nel 2010 ha posto l’attenzione sull’acqua, mettendo in comunicazione ambiti disciplinari in apparenza lontani – biologia, filosofia, architettura del paesaggio, arte contemporanea – tentando di mostrare la vicinanza e l’organicità tra sapere scientifico e ricerca artistica.
Nel 2011 sono stati approfonditi i temi del giardino, del paesaggio e della natura in contesto urbano, con una serie di incontri in un appartamento privato. La scelta di inserirsi in spazi in cui la funzione viene ribaltata è un aspetto centrale di Limno che, attraverso interventi minimi, a volte solo spostamenti di sguardo, cerca di adeguare sedimenti e usi primari dei luoghi a nuove necessità.
Quando che il caro dottor D’Alema ci ha privatizzato le Ferrovie, dopo un iniziale momento di tranquillità, si è veleggiato nella direzione di spezzare coscientemente l’italia in due tronconi: il troncone sud, fino a Roma, e il troncone nord, da Roma in su. Roma caput mundi non lo so, ma delle ferrovie italiane certamente sì.
Una settimana dopo che è stato soppresso l’intercity da Rosarno a Roma, hanno inaugurato un Frecciarossa Milano-Torino, e mentre i treni locali (di tutta italia) arrancano, i Frecciarossa, Frecciargento e Freccia-che-te-pare, aumentano come conigli, ma sempre sotto la sindrome da “mancato aeroplano”. Dentro congeli se è estate, sudi se è inverno…perchè i passeggeri devono stare comodi! Intanto al telegiornale ci raccomandano sempre di tenere l’aria condizionata e i riscaldamenti a temperature moderate. Passa il carrello con le bibite liofilizzate da tre euro l’una, e sulla tua poltrona trovi sempre un nauseante giornaletto con i programmi del mese e notizie sul jet set della società.
Il povero capotreno napoletano è costretto a dare l’annuncio sia in italiano che in inglese, ogni tot ti ripetono che i bagni sono particolarmente puliti (?) e se hai bisogno di qualcosa chiedi al personale di bordo (tanto non viene mica nessuno: chiedere non implica che otterrai una risposta).
Vinta dalle difficoltà ferroviarie la gente ha preso a volare. Con tutto che ormai ci sono voli da pochi spiccioli, l’aeroporto di Reggio non va tanto bene. Mia zia dice che partirà solo se troverà un volo per meno di dieci euro. Due miei amici per portarsi il gatto in vacanza devono prendere l’aereo perchè in treno è vietato.
Insomma, tutta una serie di regole e difficoltà costruite a bella posta per costringere l’italia, e soprattutto il Sud, a volare.
E’ recente la notizia che ci hanno già soppresso 22 treni notturni. Non c’è più un treno notturno sulla ionica, se uno si vuole suicidare lo deve fare di giorno, o cambiare metodo. A e mi dice anche bene, togliessero pure tutti i treni, così porto i cani sulla pista ciclabile senza paura che me l’investano.
Se va avanti così la ferrovia ionica diventerà in pochi anni un un binario morto, fornendoci l’occasione di trasformarla in una flowered railroad.
Perchè no, in fondo? Basta eliminare un’altra decina di treni e poi potremo dare sfogo a tutta la nostra creatività. Una fantastica, lunghissima Promenade Plantée ibridata con la Hihg Line di New York!
Già la vedo. Turisti da tutto il mondo, lunghissime passeggiate tra alberi esotici, stazioncine che potrebbero essere sfruttate come orti o giardini comuni, da dare in gestione, guerriglieri verdi all’opera su tutta la linea, punti di ristoro, centri benessere, negozi…tutto da raggiungere rigorosamente a piedi o in auto, naturalmente.
In breve anche la Sea Line 106 Jonica sarebbe veicolo di riqualificazione per il territorio circostante, magari qualcuno verrebbe ad abbattere un paio degli ecomostri che ci ritroviamo sulla Locride, e chissà, se i turisti tedeschi decretassero che è assolutamente indispensabile, si potrebbe pensare a ricostruire un’altra ferrovia. Sea Line 106 Jonica
Paesaggio critico – Francigena Streetview
Paesaggio critico, blog di architettura e e paesaggismo. Sguardo lineare sulla Francigena. Molto interessante, dategli almeno un’occhiata. Metto nel mio blogroll.
Elogio delle erbacce - Ponte alle Grazie Questo di Richard Mabey si inserisce nel vasto filone dei libri che descrivono il mondo delle erbacce, dei cosiddetti “reietti vegetali”. Il titolo italiano può risultare ingannevole poichè l’originale è Weeds.How vagabond plants gatecrashed civilization and changed the way to think about nature cioè, pressappoco “Erbacce. Come le erbe vagabonde hanno sfondato la civiltà e cambiato il nostro modo di pensare la natura”.
Nel titolo italiano ritroviamo la parola ormai usuratissima “elogio”, forse per richiamare il più noto Elogio delle vagabonde di Clément. Nel titolo originale troviamo invece la parola “vagabonde”, anche questa mutuata da Clément. Sembra che non si possa parlare delle erbacce senza parlare di Clément. Forse Clément detiene qualche potere invisibile sulle erbacce, probabilmente è il loro re e patriarca, le domina col pensiero e noi non lo sappiamo. Boh.
Peggio ancora -tocca dirlo- il catenaccio di Pia Pera in copertina: “Uno sguardo nuovo sulle erbacce, indomiti guerriglieri vegetali dall’irreprimibile vitalità, da cui dipende la salvezza del pianeta”, da cui traspare un’ignoranza crassa e supina per quello che riguarda il mondo scientifico e della terra in generale, abbinato al termine “guerriglieri” che ricorda i “Guerrilla Gardens” che tanto tirano il mercato del libro “verde” in questi anni.
Motivi sufficienti, uniti ad una copertina insulsa, se paragonata alle bellissime illustrazioni interne di Clare Roberts, per farlo scartare alla prima annusata, o almeno per far scattare il legittimo sospetto.
Be’, ve lo dico subito: questi sono (quasi) tutti i suoi difetti, il libro è buono. Non è bellissimo ma è molto buono. Non ci sono poetismi alla Clèment, ma ragionamenti ecologici e naturalistici, formulati da una persona che conosce l’argomento e che laddove non sa si è premurata di informarsi.
Ci vengono raccontate, in maniera piuttosto anomala, disarticolata ma gradevole, le storie di molte erbacce, che si incrociano con altre storie di altre erbacce e di esseri umani, nel presente e nel passato, di guerre, di omologazione sociale, di manie giardiniere, nobili o popolari.
Mabey scrive ovviamente in difesa delle erbacce, ma a differenza di Clément non lo fa nè per motivi estetici nè ideologici, ma per motivi puramente ecologici. Le erbacce sono sempre esistite (da che esiste la vita vegetale sulla Terra), ed esisteranno anche dopo che l’Uomo, come razza, sarà sparito. In realtà, scrive Mabey, diserbando, noi coltiviamo le erbacce, poichè esse nascono ovunque ci sia un terreno nudo, sono come un “cerotto” che compare dove la Terra ha un taglio. Alle erbacce, in conclusione, non importa poi più di tanto dell’Uomo. E’ solo uno dei tanti problemi e degli accidenti con cui ha avuto a che fare durante i milioni d’anni da cui popola la Terra.
L’ultimo difetto del libro, che a me è piaciuto moltissimo e di cui parlo per dovere di cronaca, è l’uso deplorevole dei nomi comuni invece di quelli botanici. Erbe notissime, come il “Trifoglio del Calvario” non sono che erbacce diffusissime, come la Medicago.
Errore imputabile alla traduzione?
In complesso il libro offre un punto di vista diverso dai soliti paesaggisti che pontificano sul cardo asinino, o sui Guerriglieri verdi di ritorno. Un punto di vista scientifico e storico, e il libro si configura come una vera miniera di informazioni e un classico per il futuro (sull’argomento).
Mentre siamo noi a pensare di controllare le erbacce, esse si riproducono finchè noi non spariremo.
"Quando guardiamo il cielo di notte ci soffermiamo ad ammirare le stelle a caso senza seguire uno schema.. lasciamo che la nostra fantasia si perda in questo immenso soffitto brulicante di luci... una stella grande.. qualcuna piccola.. un'altra azzurra ed una rossa! Luci lontane che forse ora non esistono neanche più.. eppure sono lì le guardiamo ogni sera quando le nuvole ce lo permettono.. luci che continuano a brillare .. a vivere.. che continuano a farci sognare! Questo BLOG vuole essere uno spazio semplice, senza pretese, uno spazio dove antichi sorrisi e sguardi continuano a brillare come stelle... semplicemente continuano a vivere nell'immenso cielo della rete." (Domenico Nardozza)