Seconda giornata Internazionale del Fascino delle Piante

SPOSTAMENTO DATA
IL PARCO NARRATO, passeggiata d’autore a Villa Olmo con Parolario e Ortofloricola.

l’incontro previsto per sabato 18 maggio è stato spostato al
7 settembre alle 16 nell’ambito di Parolario
il programma rimane invariato


Parolario
Parolario

Sabato 18 maggio Seconda giornata Internazionale del Fascino delle Piante

Ore 10 – Villa OLMO : Il parco narrato
Parolario e Ortofloricola Comense
invitano a una visita guidata al parco di Villa Olmo (Como), a cura di Emilio Trabella.

Ispirandosi al libro per bambini Un lago di Storie (Carthusia edizioni) , un gruppo di alunni del laboratorio della classe Quinta B della Scuola elementare F. Corridoni di Como, accompagnati dalla maestra Mira Bianchi, presenteranno, alla base di 7 alberi del parco da loro scelti, i racconti poetici raccolti nel libretto ‘SfogliAMOilparco’ e metteranno a dimora i relativi cartellini con il nome di ciascuna pianta.

Ritrovo all’ingresso principale del parco
Contributo di partecipazione € 5 per gli adulti

Si ringraziano per la collaborazione Camera di Commercio di Como e GEV Comune di Como

In caso di maltempo la visita sarà rinviata a data da definirsi
Prenotazione obbligatoria a info@parolario.it tel +39.031.301037

Alcune ragioni per spendere di più

Ricevo e pubblico:

il 5 Settembre scorso, presso la sede dell’Associazione Florovivaisti Bresciani, ha avuto luogo un incontro promosso dal Consiglio Direttivo tra le aziende associate sul tema dell’illegalità nel settore florovivaistico.

Le aziende florovivaistiche lamentano un notevole disagio per quanto riguarda l’abusivismo e il lavoro nero.
Oltre alla crisi economica che sta letteralmente stroncando un settore che, soprattutto in Lombardia, ha vissuto anni di forte crescita, si aggiunge anche l’aumento di manodopera improvvisata (spesso anche ben organizzata) e soprattutto abusiva a tariffe di gran lunga inferiori alla norma. I cittadini e le aziende devono sapere che nel rivolgersi ad un lavoratore abusivo, condannano le imprese che lavorano legalmente rispettando norme e regole, e di conseguenza le famiglie dei collaboratori alle proprie dipendenze,creando ulteriore altra disoccupazione.

E’ stato ribadito che il committente deve sapere che il lavoro delle aziende che operano nella legalità è certificato da corsi di formazione sulla sicurezza, da qualifiche che dimostrano le competenze professionali, ma soprattutto in regola con la contribuzione agli enti preposti. Sia l’imprenditore agricolo che l’artigiano del verde sono figure riconosciute nel mercato del lavoro con precise responsabilità, adempimenti nei riguardi degli obblighi di legge e competenze in termini di materiali, mezzi d’opera e, non da ultimo, professionalità ed esperienza.

Affidarsi pertanto a novelli “prestigiatori” del settore (ad esempio pensionati effervescenti o jardiniers riciclati da altri comparti economici), non solo può riservare sorprese negative sulla qualità del lavoro eseguito ma può addirittura causare veri e propri danni biologici al verde, privato o pubblico, che possono essere sanzionati mediante un’apposita perizia agronomica e riconosciuti in tribunale.

Indipendentemente dalla tipologia di intervento che si vuole realizzare in giardino, sia esso di costruzione oppure di manutenzione, il committente – privato o pubblico – deve sempre ricordare che di questo risulta responsabile davanti alla legge.
Il codice civile e penale indicano chiaramente che il committente, nel caso di accadimenti negativi nella sua proprietà, è corresponsabile per l’azione e le conseguenze di coloro che ha chiamato ad operare. Un semplice esempio: vi mettereste al volante di una autovettura priva di assicurazione?

Il singolo cittadino deve sapere che affidare un lavoro a persone “non in regola”, non solo mette in gioco la sopravvivenza delle imprese, ma lo pone nella condizione di danneggiare se stesso. In caso di infortunio, di danno a terzi a persone e/o cose il diretto responsabile è colui che ha commissionato il lavoro.

Le amministrazioni pubbliche devono essere consapevoli che offerte al massimo ribasso, non possono che celare qualche incongruenza nella risposta all’appalto, da qui lavori non fatti a regola d’arte, o forniture non rispondenti alle richieste, quando non adempienti alle norme prescritte

In occasione dell’incontro si è più volte ribadito che un prezzo basso non è sinonimo di un guadagno basso, bensì di qualche carenza lungo la “filiera” di lavorazione e/o produzione.
Emerge la necessità di far acquistare prodotti locali, sostenendo la produzione regionale piuttosto che quella proveniente dai paesi del nord Europa, cosa che avvantaggerebbe le aziende incentivandole a produrre.

La richiesta dell’assemblea è stata quella di interessare l’opinione pubblica riguardo la problematica, e quella di invitare le istituzioni, ad agire dal punto di vista legislativo, rendendosi disponibili al dialogo con gli imprenditori e produttori del verde, alleggerendo il peso fiscale, sburocratizzando le aziende in maniera concreta, per poter permettere alle nostre aziende di rendere accessibili a tutti, le nostre prestazioni, i nostri lavori e i nostri prodotti, e quindi ridurre l’evasione fiscale.

E’ bene ricordare che il florovivaismo della nostra regione e soprattutto della nostra provincia, vanta oltre 1200 addetti che fanno di questo settore una vera eccellenza italiana, con importanti aziende cresciute negli anni che oggi esportano prodotti in tutta Europa.

L’obiettivo dell’Associazione Florovivaisti Bresciani è quindi quello di lavorare per creare un’inversione di tendenza, sensibilizzando il più possibile cittadini e amministrazioni pubbliche, per far capire quanto è alto il grado di responsabilità di ognuno nel sostegno della legalità.

Andrea Mazza
Ufficio stampa
Ass. Florovivaisti Bresciani
http://www.florovivaistibs.it
Mob +39 339 1351913
Mail stampa@florovivaistibs.it

Associazione Florovivaisti Bresciani
http://www.florovivaistibs.it
http://www.facebook.com/eventiverdibresciani
Tel +39 030 3534008

Il mio blog è cancerogeno

Attenzione visitatori di Giardinaggio Irregolare! Sappiate che questo blog è cancerogeno! Se leggete questo blog danneggiate in modo permanente la natura, l’ecosistema, la falda acquifera e probabilmente contribuite all’estinzione di una quantità imprecisata di specie animali e vegetali ogni tot secondi.
Potete anzi correre il rischio di ammalarvi voi stessi di cancro a causa delle emissioni di questo blog, perciò vi raccomandiamo caldamente di piantare almeno tre o quattro alberi intorno a voi solo per proteggervi dall’immensa quantità di radiazioni e inquinamento prodotte da Giardinaggio Irregolare.
In particolar modo piantate degli alberi di cornetti rossi, di gesti dell’ombrello, di toccatine agli zebedei, palpatine di gobba, corna assortite e ogni albero apotropaico che conosciate.

Dovete infatti sapere che questo blog inquina nel seguente, statisticamente calcolato, scientificamente esatto, assolutamente incontrovertibile, immondo modo:

Quanta CO2 produce il mio blog?
Secondo il Dr. Alexander Wissner-Gross, attivista ambientale e fisico di Harvard, un sito web produce una media di circa 0,02 g di CO2 per ogni visita. Assumendo 15.000 pagine visite al mese, questo si traduce in 3,6 kg di CO2 l’anno. Questa produzione è legata soprattutto al funzionamento dei server.
Quanta CO2 viene assorbita da un albero?
Dipende da diversi fattori, ma la Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) calcola che un albero assorba ogni anno in media circa 10kg di CO2. Noi consideriamo prudentemente 5kg l’anno per ogni albero.

E’ da parecchio tempo che circola, soprattutto tra i blog “verdi” (una delle parole da mettere al bando per i prossimi decenni) questa assurda moda di piazzarsi l’iconcina “il mio blog è a impatto zero”. Per un albero piantato, il tuo blog è a impatto zero. Impatto emotivo, ideale, forse, non certo ambientale.

Blogger “verdi” di tutto il mondo, ribellatevi! Ma non capite che vi stanno infinocchiando per bene? Che questa deriva dell’impatto zero è solo una trovata a scopi pubblicitari per finanziare produzione commerciale, e quindi l’immissione sul mercato di oggetti (spesso inutili) che generano materialmente dei rifiuti solidi, direttamente e indirettamente con il trasporto e gli imballaggi?

Altro che impatto zero! Il sito da cui proviene questa iniziativa, che non cito per un senso di disgustata pietà, è uno dei tanti contenitori che raccolgono pubblicità e offerte di discount e catene commerciali.Un sito che ha come sottotitolo “volantini”. Azz, la carta è ciò che dovremmo risparmiare di più, il materiale in assoluto più ingombrante nelle discariche.
L’avranno piantato il loro albero per abbattere le loro emissioni di carbonio?

E le attività commerciali presentate e promosse, per “ripagare” l’ambiente di quanto gli hanno tolto, dovrebbero piantare querce da adesso fino al prossimo millennio su una superficie equivalente a tre volte la Luna.
Quindi per favore che stessero zitti e non inviassero mail tediose a chi cerca di lavorare gratis per una seria crescita della cultura dell’ambiente e del giardino italiano.

Quello che dispiace non è tanto questa forma di phishing, ormai diffusissima, ma l’ipocrisia soggiacente a questa iniziativa il cui effettivo valore ambientale è tutto da stabilire. E non solo, è triste vedere come molti blogger “verdi” ci cadano, per mancanza di conoscenze (allora sì che siamo in buone mani!), o solo per essere meglio indicizzati dai motori di ricerca (in questo caso gli auguro di vivere a lungo con la loro falsità, il loro rampantismo e il loro prono conformismo).

In ogni caso immagino che i “blogger verdi” -se parlano di ambiente, avranno un giardino dal quale attingere le proprie esperienze (a parte quei blog che catturano le immagini da internet e ci montano su inutili stupidaggini ben confezionate), perciò è lecito aspettarsi da tali persone che possiedano già degli alberi, e che i loro blog possano considerarsi “assolti” dal marchio d’infamia d’emissione di CO2 già in partenza.

Da ultimo vorrei aggiungere che se i server stanno accesi, non è certo per far un favore a me e a tutti i coglioni che abbiamo un blog, ma per far funzionare il mercato della pubblicità e delle vendite on-line, cioè esattamente ciò che “vende” il sito promotore dell’iniziativa.

E’ ora che qualcuno la vada a fare in culo. Io esco a fare un po’ di foto.

E’ domita

Da noi per dire di una pianta che è la varietà coltivata di una spontanea, si dice :”E’ domita”, è “domata”.
Sugnu asparagi servaggi o ennu domiti? Esti rangia servaggia o esti domita?
L’arancio innestato diventa “domito”, la cicoria coltivata è anche quella “domita”.

Ho idea che l’amministrazione di Siderno, attualmente retta dal Commissario Rosalba Scialla, per una forma di negligenza e incopentenza non scusabili e criminose, abbia intenzione di rendere “domiti” tutti gli alberi del paese.
In realtà le cose partono da qualche anno fa, quando ci fu una forte spinta alla speculazione edilizia dovuta ad una connection di amministratori in odor di mafia, che però a sua volta era stata favorita da un piano regolatore scellerato, questa volta approvato da un’amministrazione di sinistra.

Il risultato fu che nel momento di piena espansione del clan Commisso, Siderno ha vissuto una fase di boom economico che ha alimentato un naturale sbocco della speculazione edilizia e del conseguente forte incremento della cementificazione selvaggia.

Da qualche anno però le cose (anzi, le case) sembravano ferme, anzi, in città si ritrovavano degli scorci ancora gradevoli di bei palazzi antichi con i vecchi balconi in stile Liberty arruffati da piante in vasi accatastati in piccole torri di Babele. Sembrava che le scalve fossero ormai riservate al viale di tigli di corso garibaldi, e che i vecchi platani, i ficus e gli oleandri ne fossero esentati.

Adesso sembra che manchi qualcosa sulla testa, sembra che ogni giorno manchi un albero, qui o lì, o forse qui e anche lì. Si ha quella sindrome del bipede preistorico che non voleva stare nelle praterie e negli spazi aperti. Che poi aperti non sono, anzi, sono chiusi da palazzi di raccapricciante bruttezza, alcuni eretti a mo’ di tempio greco, con vistosi colonnati sul davanti, e tinti solitamente in rosa albicocca e giallo burro. Ovviamente non c’è spazio per giardini e giardinetti, al massimo per una fascia che per legge deve distanziare gli edifici, e in cui si piantano in genere alberi di taglia notoriamente minuscola, come magnolie e araucarie.

E’ una vertigine, arrivare a quel punto della strada e sentire che manca qualcosa. Lì ieri c’era un albero, ora c’è….c’è….non c’è niente. Ecco. Nulla.

Hanno potato tutte le alberature comunali, in questo periodo (qualche giorno fa avevamo 35°), ovviamente lo fanno adesso perchè la vegetazione ributta e copre lo scempio, e l’albero non sta nudo a lungo. Nulla in contrario a tenere i ficus delle villette in “regime” squadrato, purchè sia fatto bene. Tra l’altro la potatura a squadro, anche se infantile e priva di originalità, dà un gradevole senso di pulizia e di ordine alle nostre cittadine.
Questo invece è uno scempio:

I ficus di via Tasso a Siderno

Via Tasso è una delle strade più interessanti di Siderno: essendo molto antica e costruita quando il paese era costituito da poche case, gli alberi erano già adulti quando furono costruiti i marciapiedi e steso l’asfalto. Per cui gli alberi ora sono “in mezzo alla strada”. Via Tasso è l’accesso “di punta” all’accorsatissimo lungomare, e uno dei luoghi di ritrovo preferiti dell’avifauna cittadina, al tramonto il canto degli uccelli è così forte da essere assordante. Naturalmente i nidi sono stati distrutti e intere nidiate di piccoli uccelli sono finite in mezzo alle ramaglie e portate in discarica.

Stessa fine hanno fatto i ficus di piazza Portosalvo, che ora più che mai potrebbe essere scenario di qualche film di Albanese.

E se qualche lettore attento si chiederà che fine hanno fatto gli oleandri piantati sulla pista ciclabile per direttiva del Commissario Scialla, la risposta è quella che immaginate: sono tutti morti o agonizzanti, tanto che sono stati estirpati e ripiantati. Come per dire: tu muori se io ti butto dal tredicesimo piano di un grattacielo? E io ti ci butto due volte, così magari la seconda ti salvi.

Che fiore di intelligenza ha dimostrato in questo caso il Commissario Scialla, soprattutto dopo che una povera scema come me si era fatta in quattro per spiegarle che quel tipo di albero non va bene lì.

Questo è lo stato degli oleandri piantati in bellissimi vasi di plastica finto-coccio e disposti a distanza regolare sul lungomare, ancora più vicino ai venti salsi del mare:

Come volevasi dimostrare

Vento in faccia e salsedine: ottimo per i brufoli, un po' meno gradito dagli oleandri

I morticini in fila. Poi li butteranno e li ripianteranno. Tu muori?E io ti riammazzo!

Verrebbe da domandarsi se i sidernesi non vogliano che la loro città sia completamente “domita”, o se non siano essi stessi “domiti”.
Invece purtroppo si tratta solo di una cosa, di quella cosa più forte dell’arte, della storia, della bellezza, quella cosa capace di spianare montagne e prosciugare fiumi: l’ignoranza.
Abissale, profonda, inammissibile, imperdonabile, criminale ignoranza.

Malattie delle alberature in ambiente urbano

Ancora una comunicazione dal CNR che vi passo prontamente.

Malattie delle alberature in ambiente urbano
Il verde urbano rappresenta una risorsa di inestimabile valore per la collettività, risultando spesso il luogo di incontro tra natura ed arte e preziosa testimonianza di epoche e culture diverse, di innovazioni progettuali, di tecniche di coltivazione, di introduzione ed acclimatazione di nuove specie. La vegetazione arborea in ambiente urbano si è modellata in una relazione funzionale con le richieste della popolazione e con le necessità dette amministrazioni locali. Negli ultimi anni il verde urbano è purtroppo esposto ad un’aggressione sempre più intensa da parte di fattori abiotici e biotici, che spesso superano il potenziale ecologico dell’albero. Oltre alle alberature e parchi cittadini, in Italia riveste un’importanza consistente il patrimonio culturale di parchi, viali e giardini storici, spesso ormai inglobati nel verde urbano, che dimostrano al mondo la storia del territorio, la bellezza, la fantasia compositiva e la grande variabilità vegetazionale. La conservazione, manutenzione e gestione di tali realtà sono molto complesse, onerose e dipendenti da numerosi fattori. Per questo l’Istituto per la Protezione delle Piante (IPP) del C.N.R. ha ritenuto opportuno presentare il volume “Malattie delle Alberature in ambiente urbano”, in modo che la conoscenza delle malattie e dei loro agenti permetta di prendere decisioni e rimedi prima o alla comparsa della malattia stessa per la corretta prevenzione e per la più idonea lotta. Questa pubblicazione è stata resa possibile dal lavoro di ricerca effettuato nell’ambito del Progetto Finalizzato CNR Beni Culturali, Unità Operativa del SP5 “Analisi e protezione della componente vegetale del giardino storico “. II manuale si articola in schede riferite a 54 specie arboree che trovano impiego ornamentale nel tessuto urbano e prende in considerazione aspetti di patologia vegetale legati a funghi, batteri, virus e virus-simili. Ciascuna scheda riporta una sintetica notazione sulla adattabilità alle condizioni pedo-climatiche dell’arborea considerata e delle sue varietà ornamentali di più diffuso impiego. Le schede hanno diversa ampiezza, come testo e annessa documentazione fotografica, in relazione alla casistica fitopatologica espressa dalle singole ornamentali elencate. I destinatari del manuale possono essere docenti e studenti, privati, tecnici delle pubbliche Amministrazioni e delle Ditte private, cioè coloro che operano, a diverso titolo, nel comparto del verde ornamentale e si trovano spesso a confrontarsi con le numerose problematiche fitosanitarie che attengono al settore. Nella elencazione delle problematiche fitosanitarie viene, deliberatamente, riservato ampio spazio ed adeguato risalto iconografico agli agenti di carie legnosa. Con rare eccezioni le arboree passate in rassegna subiscono spesso l’aggressività di molteplici agenti di carie. Peraltro le condizioni di stress in cui sono permanentemente costrette a vivere le piante inurbate esaltano la loro suscettibilità verso i funghi cariogeni. Dai loro sviluppi (così come da quelli di altri agenti di disfacimenti radicali) possono derivare reali pericoli per l’incolumità pubblica. L’insistenza, con cui vengono riportati elementi di morfologia dei carpofori delle Poliporacee e Agaricacee che si candidano ad agenti di carie e con la quale viene proposta la loro immagine fotografica, risponde all’esigenza di agevolare gli arboricoltori pubblici. Nelle singole schede sono trattate separatamente le malattie fungine rilevabili sull’apparato fogliare, quelle a carico degli organi legnosi epigei (rami, branche e fusto), quelle confinate all’apparato radicale e al colletto.

170 x 240 mm, 215 pagine a colori

Il libro edito e venduto direttamente dall’Istituto Protezione Piante del CNR viene offerto ai lettori a prezzo scontato del 50%: 20€ anziché 40€.
Per informazioni sull’acquisto, modalità di pagamento e spedizione contattare Giovanni Torraca IPP-CNR
g.torraca@ipp.cnr.it

Il cipresso, dalla leggenda al futuro

Ricevo questa notifica dal Centro Nazionale Ricerche (CNR) e la pubblico con entusiasmo.

Il cipresso. Dalla leggenda al futuro
Il cipresso è l’albero simbolo della civiltà mediterranea, ha accompagnato nei secoli l’evoluzione dei popoli, racchiudendo in sé l’essenza di queste terre, delle religioni, della storia e dell’arte della gente mediterranea. Rappresenta non solo l’albero del passato ma soprattutto l’albero del futuro per i paesi del Mediterraneo, soggetti a significativi cambiamenti climatici, alla progressione della desertificazione e martoriati da frequenti incendi. Occorre inoltre ricordare le numerose funzioni economiche ed ecologiche del cipresso: produzione di legno di ottima qualità e di oli essenziali, protezione di colture di pregio dall’azione del vento, protezione del suolo dall’erosione e dagli incendi. Il cipresso è anche una specie arborea pioniera, che bene si adatta a terreni sassosi, argillosi, calcarei, esposti a temperature elevate e ad aridità estiva prolungata, autoctona nei paesi orientali del Mediterraneo e naturalizzata in tutto il Mediterraneo occidentale. Il libro riporta le conoscenze finora acquisite dall’Istituto Protezione Piante del Consiglio Nazionale delle Ricerche con un’attività trentennale di ricerca programmata a livello europeo, che ha dato risultati significativi nella tassonomia, nella biologia, crescita e sviluppo, nella scelta del materiale di riproduzione per le varie funzioni del cipresso, soprattutto in relazione alla resistenza al cancro, alle malattie ed al loro controllo, alle infestazioni di insetti, alla produzione di legname ed alla qualità del legno. Nel libro vengono trattati anche aspetti che dimostrano l’inserimento del cipresso nella storia, nella religione e nell’arte. Particolare enfasi è data al cipresso come pianta principe nel paesaggio mediterraneo, al suo ruolo nel giardino storico, al suo impiego nei viali “odorati” e monumentali ed alla sua importanza come piante singola monumentale nel bacino mediterraneo. Una descrizione delle proprietà medicinali e fitoterapeutiche illustra l’importanza del cipresso nella medicina tradizionale e nell’industria della cosmesi. Veramente esaustiva è la trattazione dell’allergia data dal polline di cipresso. Per tutte le motivazioni indicate il libro rappresenta un’opera esclusiva e completa sul cipresso, utile per il ricercatore ed il tecnico del settore, ma anche una lettura piacevole e stimolante per l’utente e per l’amatore.
210x 297 mm, 456 pagine a colori

Il libro edito e venduto direttamente dall’Istituto Protezione Piante del CNR viene offerto ai lettori a prezzo scontato del 50%: 40€ anziché 80€.
Per informazioni sull’acquisto, modalità di pagamento e spedizione contattare Giovanni Torraca IPP-CNR tel. 055-5225661, g.torraca@ipp.cnr.it

Love me tender, Gardenia

Leggo “Gardenia” sempre con grande ritardo, in questo periodo poi ho trascurato tutte le letture perché sto preparando una conferenza a Forlì il 16 di giugno (anche per questo ho lasciato il blog un po’ negletto).
Di solito ammucchio “Gardenia” su un cesto che sta in bagno, e ogni tanto leggo qualcosa. Non trovando il numero corrente ho ripreso quello di maggio, che avevo letto a balzelloni (mi è molto piaciuto l’articolo sul cutting garden) e ci ho trovato una bellissima sorpresa, ma che dico, un gran regalo!
Me lo fa un insospettabile Carlo Contesso, nelle sue pagine di progettazione del giardino.
Si tratta di come realizzare una siepe di melo nanizzato, esattamente come nel sogno giardinicolo che descrivo nel capitolo Storia di un’aiuola: un giardino sul retro del mio libro. Perciò capirete che quando me lo sono visto spiegato e illustrato dalla bella mano di Massimo Demma, mi ha preso un infartino. Ho accuratamente ritagliato le pagine, spillate, segnato la data, e chiuse dentro al mio libro.
Per una volta, grazie “Gardenia”, grazie di avermi fatto vedere il mio sogno con gli occhi aperti.

Intanto vengo a scoprire come si chiama questo tipo di piantagione: step over, cioè “scavalcalo”. In effetti a seconda di quanto in basso si piega l’astone, si ottiene un cordone più o meno basso, scavalcabile.
E’ di certo una derivazione della coltura dei fruttiferi a cordone, a palmetta o a spalliera, già in uso ai tempi del Re Sole negli orti di Versailles, ma questo cordone si fa con dei portainnesto nanizzati, altrimenti non esce.
Si comprano astoni giovani, di un anno di età, e poi si curvano durante tutto il periodo di crescita, fino a ottenere un angolo di 90° e infine si legano ad un filo teso tra due paletti.
La pianta tradizionale per lo step-over è il melo, ma Contesso sostiene che si possa usare anche il pero, seppur usando maggiore cautela nel piegarlo perchè è meno elastico. Questo è buono per noi che viviamo in zone calde dove gli inverni sono miti e il melo soffrirebbe. Inoltre il pero in piena fioritura è sempre uno spettacolo.
Non so che altre piante possano essere usate in questo modo, ma credo anche altre. I meli nani si trovano con una certa facilità anche in un buon vivaio locale (ce li ha anche la Bakker, veramente), ma spesso sono impalcati diversamente. Se volete suggerimenti e consigli, l’indirizzo che viene dato a cui rivolgersi è i Vivai Belfiore, a Lastra di Signa (FI), 055-8724166, info@vivaibelfiore.it.
Le piante vanno piantate testa-piede per evitare competizioni radicali, ma se ne piantate a coppie, magari come delimitazione dell’orto, le potete piantare anche specularmente.
Durante la crescita e l’allungamento del cordone, vanno accorciate a 5 cm tutte le ramificazioni laterali, soprattutto quelle che vanno verso il basso. Questa operazione -dice Contesso- va fatta quando il ramo inizia a lignificare, dunque quando ha una lunghezza di 20-30 cm). Si continua ad accorciare le successive crescite fino a 2 cm per tutta la stagione .
Quando il getto orizzontale raggiunge la lunghezza desiderata (circa un metro e mezzo), allora si accorcia ad una gemma laterale, che ramificherà e porterà dei frutti.
In inverno si procederà ad una manutenzione bassissima, sfoltendo i rami troppo vicini.

Ad aprile è così

Come si vede nel progetto, c’è una striscia di prato in cui sono state fatte crescere aromatiche molto basse e decorative, come il prezzemolo riccio e l’erba cipollina, ma anche zafferano. Più in là il prato fiorito con le pratoline. Se il terreno è umido e fresco si può invece piantare della fragola (io però preferisco la prima soluzione).
Inframmezzati al prato dei narcisi del tipo giunghiglia.
Questi sono i fiori di aprile:

1) Erba cipoolina 2)pratolina 3)zafferano 4)Narciso \’Pueblo\’, tipo giunghiglia

Potete anche optare per un prato di camomilla da lasciare andare a fiore. Contesso sceglie quella doppia, ma anche quella comune è estremamente decorativa.
Per continuare l’effetto campagna sono stati seminati dei papaveri rosolacci e dei fiordalisi.

In estate è così

Mentre le mele maturano, fioriscono papaveri e fiordalisi.
Sconsigliata per i giardini abitati da cani maschi, questa combinazione è molto gradita ai bambini, che raccolgono la frutta ad altezza d’occhio.
Noi -dal canto nostro- speriamo anche che questo insieme così fresco, profumato, semplice e campagnolo ci porti anche le visite di insetti e farfalle.
Questi i fiori dell’estate:

1) Centaurea \’Polka Dot\’, nana 2) Chamaemelum nobile \’Flore Pleno\’ 3)Prezzemolo riccio 4)rosolaccio comune

Adesso aggiungo dei suggerimenti miei che ripesco dal mio libro.
Io non mi farei mancare dei gagofani, sia del tipo semplice che pieni come il ‘Cranmere Pool’, l’importante è che siano dei Pinks, cioè garofani da bordura, non Dianthus caryophyllus, che sarebbe troppo alto e andrebbe sostenuto.
In una fila un po’ più arretrata ci vedrei bene della lavanda, magari la stoechas o un’altra qualunque a portamento basso, e della santolina, ma la cultivar a fiore giallo crema, la S. pinnata susp. neapolitana ‘Sulphurea’. Se il clima non è arido anche delle Phlox paniculata nelle zone più arretrate, e tra le tappezzanti il Tanacetum parthenium ‘Golden Moss’.
Invece del comune rosolaccio, scegliete la serie Shirley o il miscuglio ‘Angel Choir’. Già questi da soli basterebbero, ma se riuscite a seminarci dentro qualche fiordaliso, tanto di guadagnato.
Ovviamente non bisogna affollare troppo l’insieme, che più semplice è meglio sta. Sarebbe particolarmente bello il prato lasciato libero e falciato dopo la sfioritura delle annuali (in modo che possano liberare i semi), come intermezzo tra il cordone step-over e un muro (che può esser quello dell’orto o di casa), su cui far crescere delle rose rampicanti e arbusti profumati, oltre che piselli odorosi e Lathyrus latifolius. Un altro utilizzo splendido è usarlo per riquadrare il cutting garden, o semplicemente come siepe per “annunciare” una coltivazione intensiva di piselli odorosi in filari.

E’ un dolce sogno per me, e queste tre pagine di “Gardenia” mi fanno un effetto lenitivo, io le uso per farmi le coccole prima di andare a nanna.

Un’altra cosa che aggiungo per ultima ma alla quale dedico molta partecipazione: questo tipo di piantagione può essere ottimamente usata nei giardini per le sedie a rotelle. Si possono raccogliere i frutti semplicemente allungando una mano, da seduti, ed anche praticare le comuni manutenzioni non sarà difficile, tenendo in grembo le cesoie e un sacchetto per i residui di potatura.
Unico problema: per potersi avvicinare a sufficienza sarà opportuno ridurre al minimo la piattabanda di prato e aromatiche, in modo che non ci si debba sporgere troppo dalla sedia. In secondo luogo è importante che la superficie sia liscia abbastanza da permettere una comoda andatura delle ruote, ma non troppo scivolosa. Terzo, è essenziale che sul bordo della pavimentazione ci sia un cordolo sottile e sufficientemente alto per evitare che una ruota scivoli nella terra, provocando cadute accidentali.Il cordolo può essere anche un mattone messo di taglio, o un asse di legno, magari sagomato.
Attenzione agli interstizi, se volete evitarli, meglio una colata in comune calcestruzzo ben lisciato.

Tre cose comuni-non comuni

In questo periodo c’è molto in giro da vedere e da annusare. C’è un mondo di fiori in esplosione, ma le cose che mi colpiscono dritte dritte al cuore sono tre: il verde scintillante delle nuove foglie di tiglio, il piccolo profumo del nasturzio e quello del legno di cipresso bruciato.

Il tiglio viene regolarmente capitozzato, ma i capitozzatori si spingono raramente nelle periferie del paesone che è Siderno, per cui alcuni esemplari stanno gettando adesso, mentre altri hanno già una chioma ben formata. Quel verde è uno stato di grazia: è un verde verde, allegro, giovane, come poteva essere il verde creato da Yavanna Kementàri alle origini di Arda.

Tropaeolum 'Milkmaid'
Il profumo del nasturzio non è noto quanto dovrebbe. Sa di miele con quel tanto di pepato che non lo rende svenevole e intossicante. E’ bello in giardino, dove però si perde un po’, ma è soprattutto bello in casa, vicino al telefono. Così, mentre si deve chiacchierare di cose inutili con i parenti, si annusa un po’ di nasturzio, e ci si sente trasportare via in un mondo di api, coccinelle, forfecchie e altri insetti.

Il terzo, il legno di cipresso bruciato. Nessuno brucia più i detriti, li gettano vicino alla spazzatura oppure i più civili chiamano il potatore e il camioncino, pagando lo smaltimento in discarica.
Altri li bruciano in giardino. Ho raramente qualcosa in contrario: è una pratica contadina rispettabile che garantisce l’eliminazione dei rifiuti quando non è possibile fare altrimenti. Se non viene bruciata gomma, e se non c’è vento e il fumo non si disperde nelle vicinanze, spesso si sentono buoni profumi di legna bruciata.
I nostri vicini bruciano le potature dei cipressi e nell’aria si spande un meraviglioso profumo d’incenso. Ci si sente rinascere e si aprono i polmoni. Allora non ti stupisci più di come questi aromi venissero usati come disinfettanti durante le pestilenze.