Antonia piange Mafalda

La prima cosa che faccio di mattina appena alzata è controllare i cani. Qualche giorno fa mi trovo davanti un enorme Pappiralfi ricoperto dalla testa ai piedi di fango secco e grigiastro. Non capivo cosa potesse essere successo, sembrava che si fosse tuffato in una pozzanghera fangosa. Temevo potesse essere fuggito, ma da dove? Lui è così grosso che non passa dai comuni buchi dai quali “scanaiolano” gli altri tre.
Ho provato ad attaccare il tubo al lavello della cucina, ma mi sono dimenticata come si monta l’adattatore, un affaretto di plastica che credo di aver inserito a rovescio, e alla fine mi sono decisa di lavarlo nella vasca.
Mi sono spezzata le gambe in due, abbiamo dovuto disinfettare con l’amuchina, ma alla fine Pappi sembrava uscito da un centro Maurice Messegué, pettinato, profumato e cotonato.

Solo alcuni giorni più tardi abbiamo capito cosa era successo. Pappi ha scavato tutto intorno alla grande agave che sta al centro del giardino, infilandoci sotto col muso e graffiandola con le zampe. Sebbene l’agave sia un esemplare notevole è riuscito a distruggerne la parte inferiore. Appena abbiamo visto il danno mamma ha esclamato con contrizione: cercava Mafalda!

E in effetti oggi è venuta alla luce la verità. Mafalda è stata trovata deceduta, attorcigliata ad una ramaglia, ferita in più punti. Credo non sia morta subito, ma che Pappi le abbia rovinato la tana sotto l’agave e che lei non abbia saputo dove andare, e sia stata attaccata ieri sera da tutti e quattro.

Oggi mamma piange Mafalda, la sua amica, colei con cui parlava e si confidava. La nostra speranza è che Mafalda ci abbia lasciato in eredità dei mafaldini, anzi, delle mafaldine, e che l’amicizia decennale tra noi e la famiglia di bisce che vive nel pozzo non sia finita con una scorribanda notturna dei cani.

Antonia lotta contro Mafalda

Abbiamo una biscia in giardino. L’abbiamo sempre avuta, da che mi ricordo io. L’estate si fa vedere qualche volta e noi saltiamo su e ci spaventiamo, ma poi diciamo sempre: “Ma che vuoi che sia, una biscetta d’acqua, mangia i topi e le zanzare” e poi concludiamo con la proverbiale frase: “Ha più paura lei di noi che noi di lei”.
Con il caldo il giardino è quotidianamente frequentato da mio padre e dai fisioterapisti, che ce lo portano per irrobustirlo. La signora ha visto la biscia e si è spaventata: ha un’idea di giardino diversa dalla nostra.
Mia madre, colpita nel vivo di buona padrona di casa, si è sentita in dovere di eliminare la biscia, o perlomeno di limitarne la libertà. Ha perciò deciso di radere al suolo le erbacce, i rimasugli dei nasturzi, le foglie secche dell’agave, di abbattere i malvoni, gli acanti, i cardacci e gli altri fogliami, di rastrellare le arance e le more cadute, le foglie secche per l’arsura.
Io la lascio fare, tanto so che l’anno prossimo ci sarà nuova vegetazione, e se Gilles Clément volesse vedere un giardino in vero movimento, che venisse a casa mia: basterebbe solo mia madre per fargli venire un giramento di testa.

Mia madre parla della biscia chiamandola “Mafalda”.
“Mafalda ha fatto i piccolini”, “Mafalda si è ingrassata: ha mangiato un topo intero”, “Ma lo sai che Mafalda è anche il nome della moglie di Giulio…ah, no, la moglie di Giulio si chiama Adelaide”.
Mafalda qua, Mafalda là.
Mafalda è un argomento di conversazione a casa mia.
A dire il vero non so se la Mafalda dei miei tempi è la stessa Mafalda di adesso: non so quanto campi un serpente.
Mafalda. Ma che razza di nome.