6 agosto 2012, ore 07:31

Una notte insonne ad inseguire i movimenti di Curiosity. Mi ero ripromessa di dormirci su, ma non ce l’ho fatta.
Si è capito che tutto andava bene quando al JPL hanno iniziato ad applaudire. Curiosity è ammartata circa alle sette e un quarto, ma noi abbiamo avuto la conferma solo alle sette e trentuno. La gioia allora è esplosa in maniera incontenibile.

In attesa, tutti molto intenti alle loro operazioni, tazze di caffè ovunque


La sala di controllo missione al JPL


Seguendo la telemetria


L’esultanza immediatamente successiva alla prima conferma dell’ammartaggio


La gioia di un lavoro fatto a regola d’arte


Un viaggio incredibile per un robottino, un salto enorme per l’umanità

Curiosity è scivolata a poche centinaia di metri dal punto previsto, è in perfetto assetto orizzontale: lo dimostrano le prime due foto inviate dalla telecamera a bassa risoluzione

Ben fatto, Curiosity!

Curiosity, sei vivo?

Stamane verso le sette e mezza Curiosity dovrebbe atterrare su Marte. A dire il vero non è una notizia molto importante per la gente comune, che di rado sa che Marte sbrilluccica arancione nel cielo, esattamente come le stelle. Dopo i successi di Opportunity e il miglioramento della animazione al computer, c’è un aumento di interesse per queste sonde. Ma chissà quanti avranno sofferto quanto me, pensando che poco più su, sopra la mia testa, nel 2006 c’era un robottino che tentava disperatamente di disincagliarsi dal suo paracadute.
Questo post è programmato per essere pubblicato alle 7:31. Non sono una maniaca voyeurista, saprò se sei atterrato o ti sei schiantato solo dal telegiornale di mezzogiorno.
Il mio cuore batte per te, Curiosity.


Ecco la traduzione del video (tratto da Zeus News QUI) di Paolo Attivissimo:

Adam Steltzner (ingegnere dell’EDL): Quando la gente lo guarda, sembra una pazzia. È molto naturale. A volte sembra una pazzia anche quando lo guardiamo noi.

[Didascalie 6 configurazioni del veicolo – 76 dispositivi pirotecnici]

È il risultato di un pensiero d’ingegneria ragionata. Ma sembra comunque una pazzia.

[Didascalie 500.000 righe di codice – Zero margine d’errore]

Dalla parte più alta dell’atmosfera fino alla superficie ci mettiamo sette minuti. Ci vogliono circa quattordici minuti perché il segnale dal veicolo spaziale arrivi sulla Terra. Questo vi dà un’idea di quanto sia lontano Marte. Quindi quando ci arriva l’avviso che abbiamo raggiunto la parte più alta dell’atmosfera, il veicolo è già morto o vivo sulla superficie da almeno sette minuti.

[Didascalia 7 minuti]

Tom Rivellini (ingegnere dell’EDL) Il rientro, la discesa e l’atterraggio, noti anche come EDL [da Entry, Descent and Landing, N.d.T.], noi li chiamiamo “i sette minuti di terrore”, perché abbiamo letteralmente sette minuti per passare dalla zona più alta dell’atmosfera alla superficie di Marte, passando da 21.000 km/h a zero, in sequenza perfetta, con coreografia perfetta, con tempismo perfetto, e il computer deve fare tutto da solo, senza aiuto da terra. Se anche una sola cosa non funziona in modo perfetto, è game over.

Steltzner Urtiamo l’atmosfera e generiamo così tanta resistenza aerodinamica che il nostro scudo termico si scalda e diventa incandescente come la superficie del Sole. Milleseicento gradi [non si sa se °C o °F; probabilmente °C].

Miguel San Martin (ingegnere dell’EDL) Durante il rientro, il veicolo non solo rallenta violentemente attraversando l’atmosfera, ma viene manovrato, come un aereo, per poter atterrare in uno spazio molto ristretto e ben delimitato. Questa è una delle sfide più grandi che dobbiamo affrontare, ed è una sfida che non abbiamo mai tentato prima su Marte.

[Didascalia L’atmosfera di Marte è 100 volte più tenue di quella terrestre]

Rivellini Marte è in effetti difficile per il rallentamento, perché ha appena abbastanza atmosfera da doverla gestire, altrimenti ti distruggerà il veicolo, ma non ne abbastanza da poter completare il lavoro [di frenata, N.d.T.]. Andiamo ancora a circa 1600 km/h, e così a quel punto usiamo un paracadute.

[Didascalia paracadute supersonico]

Anita Sengupta (ingegnere dell’EDL) Il paracadute è il più grande paracadute supersonico e il più resistente mai costruito da noi. Deve poter sopportare 30.000 chilogrammi di forza anche se in sé pesa solo circa 45 chili.

Rivellini Si apre talmente in fretta che genera 9 g, roba da spezzarti il collo.

Steve Lee (ingegnere dell’EDL) A quel punto devi togliere lo scudo termico. È come un grande tappo d’obiettivo, che blocca la nostra visuale del terreno per il radar. Il radar deve rilevare proprio le giuste misurazioni di quota e velocità al momento giusto, altrimenti il resto della sequenza d’atterraggio non funzionerà.

Rivellini Quest’enorme paracadute che abbiamo ci rallenta soltanto fino a circa 320 km/h, non abbastanza da poter atterrare. Così non abbiamo scelta: dobbiamo tagliarlo via… e poi scendere usando dei razzi.

Una volta accesi quei razzi, se non facciamo qualcosa ci scontreremo con il paracadute, per cui la prima cosa che facciamo è una manovra di deviazione molto radicale. Voliamo via lateralmente, allontanandoci dal paracadute e riducendo la nostra velocità orizzontale e verticale, facendo in modo che il rover si muova dritto su e giù, in modo che possa guardare la superficie con il suo radar e vedere dove atterreremo. Poi andiamo giù dritti verso il fondo di un cratere, proprio accanto a una montagna alta sei chilometri.

Sengupta Non possiamo permettere che i razzi si avvicinino troppo al suolo, perché se scendessimo fino al suolo usando i motori genereremmo in pratica un’enorme nube di polvere che si depositerebbe sul rover, ne potrebbe danneggiare i meccanismi e potrebbe danneggiarne gli strumenti. Abbiamo risolto questo problema usando la manovra della gru volante.

Rivellini A venti metri dal suolo dobbiamo calare il rover sotto di noi su un cavo lungo sei metri e mezzo e poi depositarlo delicatamente sulle sue ruote sulla superficie.

Lee Quando il rover tocca il suolo, lo stadio di discesa è in rotta di collisione con il rover. Dobbiamo tranciare le briglie immediatamente e far volare lo stadio di discesa fino a una distanza di sicurezza rispetto al rover.

[Didascalie osare cose potenti – Atterraggio di Curiosity 10:31 PM EDT 5 agosto 2012]

C’è anche una versione più lunga, senza commenti, dell’animazione della missione.Emily Lakdawalla, della Planetary Society, ha uno spiegone dettagliato che descrive un aspetto poco evidente nel video: Curiosity effettuerà un rientro in volo planato, con manovre a S, per centrare la zona d’atterraggio. Fantastico.

Ancora 24 ore. Buona fortuna.

extended

E per chi ha fretta

E tanto per chiarire

E tanto per chiarire, non è che non sappiamo a cosa mirino questi esperimenti e perchè ricevano tali inoculazioni di fondi.

Io personalmente non so come si faccia ad onorare, in Italia e altrove, la figura di Enrico Fermi, disgusto dell’umanità preceduto solo da Robert Oppenheimer. Una gran massa di scienziati, Einstein compreso, sapeva bene cosa stavano combinando laggiù a Manhattan, ma hanno tenuto la bocca chiusa. Alcuni hanno fatto finta di espiare, ma come puoi espiare una colpa così grave? Chi può pensare che l’attacco ad una base militare possa equivalere alla distruzione di due intere città indifese?

Credete davvero che mandarono in orbita Gagarin (e chissà quanti altri prima di lui) per fargli vedere quanto sono belle le stelline? O che la Missione Apollo avesse come scopo di portare a casa dei sacchetti di sabbia lunare come souvenir?

Abbiamo non so quanti satelliti spia e satelliti armati sopra le nostre teste, e quando la Guerra Fredda è finita la tecnologia di lancio è servita non certo per migliorare l’Umanità, ma per mandare in orbita satelliti per le telecomunicazioni per farci stare incollati al telefonino e spendere un sacco di soldi.

E ora? Curiosity, un altro rover marziano, è sulla superficie da poco tempo. Credete davvero che cerchi i batteri primordiali del pianeta e non abbia neanche un piccolo, piccolissimo gadgettino che gli serva per scoprire se su Marte c’è qualche bella roccia piena piena di uranio?

Sediamoci intorno al fuoco e raccontiamo storie tristi sulla morte dei re
W. Shakespeare