Intervista al direttore artistico di Horti Aperti, Gaetano Zoccali

PERCHÉ AVETE SCELTO IL TEMA “L’ARTE E LA MANIERA. IL GIARDINO INTELLIGENTE,
PENSATO CON PASSIONE E COLTIVATO CON CURA”?

«Perché piante e giardini sono prima di tutto belli e ci attirano grazie alla loro bellezza. Se ci
pensiamo bene, il giardino è a tutti gli effetti il risultato di una produzione artistica e questo
processo che chiamiamo giardinaggio o garden design tiene insieme tante competenze e
attitudini. La creatività è ciò che ci rende umani: siamo fatti per inventare, per immaginare
quello che non c’è, per creare, e questo modo di esprimerci fa parte della nostra realizzazione
personale. Così, la parola “arte” rimanda subito a un concetto di bellezza che sa catturare la
nostra attenzione e che sa attivare la nostra creatività. L’amore per il giardinaggio tiene
insieme l’aspetto più legato all’inventiva, il nostro bisogno innato di sentirci vicini agli altri
esseri viventi, le conoscenze sulle piante e sulle loro esigenze, le tecniche di coltivazione, la
sensibilità ambientale. Nel dna di Horti Aperti – che nasce come festival culturale – ci sono tutti
questi elementi… La “maniera” ci racconta il modo in cui ogni cosa può essere fatta bene solo
attraverso il filtro dell’esperienza, che in questo caso è quella condivisa dai protagonisti della
manifestazione, i vivaisti e i produttori in mostra. In un momento storico in cui le certezze
vacillano e quindi non ci sono regole preconfezionate che reggano, Horti Aperti non vuole dare
istruzioni ma attivare ragionamenti, per questo parliamo di giardino intelligente. “L’arte e la
maniera” incarnano i due filoni attraverso i quali Horti Aperti ha scelto di produrre conoscenza
e di veicolare i contenuti, sin dalla prima edizione del festival, ideato da Carlo Gariboldi e
Valentina De Tomasi nel 2021: il sapere e il saper fare».


CHE COS’È IL GIARDINO INTELLIGENTE?
«Lo slogan “Il giardino intelligente, pensato con passione e coltivato con cura” fa riferimento a
una concezione del giardino attuale, calato nei tempi moderni. Un verde che non copia
soltanto modelli tramandati, ma che sa cogliere le istanze del momento storico e i veri bisogni
delle persone e della natura oggi. Il giardino intelligente non ha paura di sconvolgere regole
secolarizzate per adattarsi a città sempre più soffocanti e a un’etica più rispettosa della
natura, dove fare meno spesso significa fare meglio. Ma è anche un giardino senza ansie, che
ciascuno di noi si può cucire addosso e che ci lascia liberi di sperimentare in maniera
soggettiva la nostra formula senza paura di sbagliare. Come in tutti gli ambiti della vita,
accettiamo che gli errori, quando capitano, possono essere un territorio di esplorazione e un
percorso di apprendimento. I tempi dei nuovi mezzi di comunicazione spesso premiano gli
slogan veloci, il “si può fare” o “non si può fare”, e annullano il ragionamento. Così, vedo
tantissima ansia in chi si approccia alle piante per la prima volta oggi, c’è una terribile paura
di sbagliare. Bisogna anche fidarsi di sé stessi, osservare e farsi guidare. Al contrario, il
giardinaggio deve essere un’esperienza piacevole dove mettersi in gioco, che ci riconcilia con
la natura ma anche con noi stessi».

UN ESEMPIO DI GIARDINAGGIO INTELLIGENTE?
«Piantare gli arbusti e le piante perenni in autunno. La scelta del terzo weekend di settembre
per ospitare ogni anno la manifestazione non è casuale. Tradizionalmente, Horti Aperti si tiene
nel weekend che segna il passaggio verso l’equinozio d’autunno, la stagione che secondo gli
esperti, oggi, è quella più propensa per piantare e per avviare un progetto verde, riducendo il
lavoro e ottimizzando i risultati. Gli autunni sono miti e lunghi e gli inverni non sono freddissimi
e permettono alle piante di affrancarsi e diventare indipendenti entro la primavera. Al
contrario, per una pianta acquistata a fine primavera, è una vera sfida affrontare le estati di
questi anni se non le si garantiscono cure davvero assidue. Un altro esempio: partire da piante
giovani coltivate all’aria e non in serra, che attecchiscono molto meglio, si adattano facilmente
al luogo e costano anche di meno».


QUAL È IL PUBBLICO CHE SI AVVICINA AL GIARDINAGGIO OGGI?
«I risultati di un sondaggio GfK Sinottica diffuso nel settembre scorso rivelano che il 64% degli
italiani si dedica alla cura del verde, anche in balcone, e si tratta di un pubblico
intergenerazionale. C’è un grande ritorno del “fare manuale” come esercizio di benessere e c’è
una voglia di disconnessione dagli schermi che avvicina i nuovi green-lover alle piante. Non è
una questione di hobby – cioè non serve un modo per intrattenersi – è questione di soddisfare
il nostro bisogno di contatto con la natura. I giardini, i balconi e i parchi, nell’epoca in cui il 70%
dell’umanità abita in città, sono diventati il nostro luogo di incontro con la natura. Ma sono
anche un rifugio per la natura stessa.
Il giardinaggio è uno stile di vita e si rispecchia in ogni aspetto del nostro vivere, perché è un
esercizio di relazioni, di pazienza, di creatività e di empatia. Per i ragazzi più giovani, il
giardinaggio è anche una forma di attivismo, vissuto come atto di resistenza e come supporto
concreto alla natura. Chi viene a Horti Aperti, viene per scoprire l’ultimo geranio resistente alle
malattie così come per ascoltare le conferenze del professor Stefano Mancuso».


QUALI SONO LE NOVITÀ NEL PALINSESTO DI CONFERENZE, INCONTRI E LABORATORI DI
HORTI APERTI?

«Con orgoglio posso dire che palinsesto di appuntamenti 2026 è triplicato: c’è il consueto
programma di incontri e conferenze con i grandi nomi della cultura nel campo del verde, della
divulgazione e dell’ambiente; c’è una nuova area Orto da Coltivare, con i workshop pratici su
aromatiche, orto, frutteto e anche balcone e giardino curati da esperti della divulgazione che
sono prima di tutto agricoltori e coltivatori diretti; inoltre, avremo le esperienze pratiche come
i laboratori per adulti e bambini e le visite guidate. Il neurobiologo vegetale Stefano Mancuso,
che “apre” la manifestazione il sabato mattina, fin dalla prima edizione, interverrà sul punto di
incontro tra arte e scienza, attraverso il racconto della sua esperienza di partecipazione a
diverse Biennali d’arte e dei suoi monotipi botanici: opere concepite per generare conoscenza

nei confronti di esseri viventi che siamo abituati a considerare “meno evoluti” proprio
attraverso la bellezza. La domenica mattina, la conduttrice e divulgatrice Licia Colò, che
incarna i valori di Horti Aperti e che ha accettato di esserne la Madrina, parlerà del suo
rapporto con le piante. In quell’occasione, terremo a battesimo la nuova Rosa ‘Licia Colò’,
ottenuta da un’ibridatrice bresciana che coltiva soltanto con metodi naturali. L’architetto
Andreas Kipar parlerà del capitale naturale e del concetto di città Nature Positive, mentre gli
architetti Cristiana Favretto e Antonio Girardi, con il loro intervento PaeSaggio, illustreranno
l’approccio di PNAT Project Nature alla progettazione di giardini indoor e outdoor pensati
come ecosistemi. E ancora, lo scrittore Tiziano Fratus, presentando l’ultimo suo libro, Il
Passero Buddhista. Meditazioni selvatiche, aprirà al pubblico la riflessione su un approccio
laico alla spiritualità, guidato dallo stare nella Natura. Monica Pais, medico veterinario,
fondatrice di Effetto Palla Onlus, con Le piante “sì”, le piante “no” e altre storie parlerà di giardini
accoglienti per cani e gatti, nel rispetto della biodiversità selvatica. E ancora, nell’area Orto da
Coltivare, parleremo di difesa naturale dell’orto, del frutteto, del suolo e delle aromatiche con
Beatrice Bisaglia, Matteo Cereda, Pietro Isolan, Gian Marco Mapelli, Francesca della
Giovampaola, Filippo Bellantoni, Maura Rizzo. Sono confermati anche i Question Time, gli
incontri con i vivaisti che rispondono alle domande del pubblico. Tra le novità, l’esperienza di
Ecotuning condotta dalla facilitatrice Roberta Spoleto, un laboratorio di ecopsicologia per
riconnettersi con la Natura».


NELL’ERA IN CUI OGNI INFORMAZIONE È ACCESSIBILE DA CASA E LE PIANTE VENGONO
RECAPITATE CON UN CLIC, PERCHÉ VALE LA PENA DI VISITARE UNA MOSTRA-MERCATO
DI FIORI?

«Prenderci del tempo per fare una cosa bella e interessante, ci fa stare bene e – diciamolo –
spendere bene il nostro tempo è anche etico. Non è al 100% vero che ogni informazione sia
davvero accessibile, perché i mezzi e i tempi moderni non incoraggiano l’approfondimento, si
tende a rimanere in superficie: il sapere è sì più accessibile, ma di fatto non lo raggiungiamo.
Inoltre, i cinque sensi progettati dall’evoluzione per farci scoprire il mondo possono regalarci
una esperienza immersiva soltanto dal vivo. E poi c’è il piacere della scoperta: vedere la pianta
nella sua interezza e nelle sue proporzioni, in un contesto reale, non è come sceglierla
basandosi soltanto su una foto. Una mostra di piante e fiori come la nostra è l’interpretazione
più contemporanea e democratica delle wunderkammer del Rinascimento e del Barocco: una
galleria di meraviglie sorprendenti per appassionati e non. Questo spettacolo della
conoscenza genera stupore e curiosità, con il vantaggio che le meraviglie in mostra possono
essere acquistate a un prezzo equo. Gli espositori di Horti Aperti sono tutti coltivatori diretti,
non rivenditori».


A HORTI APERTI ARRIVANO VIVAISTI SPECIALIZZATI DA TUTTA ITALIA?

«Arrivano prevalentemente dal Nord Italia, con un bagaglio di storie incredibili. La
manifestazione tiene insieme un mondo di “eroi” che con il loro sapere custodiscono la
biodiversità orticola e le conoscenze più approfondite. Horti Aperti ha costruito una comunità
di persone e idee, portandola in una città dalla lunghissima storia, dove è stato fondato il
primo Orto Botanico della Lombardia, nel Collegio di merito più antico. Supportare questa
comunità di produttori significa permettere alle persone di acquistare piante sane coltivate
nel nostro clima senza lunghi trasporti e senza i “doping” che rendono i fiori più appariscenti
ma anche più fragili. Chi ci conosce già lo sa. Agli altri, dico che siamo un piccolo ecosistema
sensoriale e culturale dove prendersi il tempo per ascoltare, scoprire, annusare, toccare,
imparare. E anche per fare tante domande, perché i nostri espositori sono enciclopedie
viventi!».

Cottage irlandese (ufficio postale). Fineliner su carta ruvida.

la foto da cui ho tratto questo disegno mi ha sempre affascinata. Era su un vecchissimo «Bell’Europa» degli anni ’90, sull’Irlanda, e raffigura un cottage trasformato in ufficio postale (non so se sia ancora in servizio). Il cottage è molto più grande, io ho compattato le dimensioni, un po’ per errore, un po’ per seguire la mia mano, ormai imprecisa.

È undisegno a fineliner su carta Fabriano ruvida. Ho usato il fineliner (che detesto), perché i miei Rotring sono ormai inservibili. Ora i sakura fineliner si usano anche a livello professionale, e non me ne do una ragione se non la comodità, perché tutti i finliner fanno schifo confronto al pennino o alla penna grafica (Rotring o altre marche, ma Rotring è la migliore).

Lo dico unicamente per la qualità del pigmento inchiostrante, che non è nero di china, ma piuttosto un grigione scuro che col nero ha un pazzo a che fare.

Tuttavia, usando solo i fineliner, l’effetto di nerezza è abbastanza buono.

Statua di gatto con clematis

Questo disegno è importante per me poiché è stato il primo che ho colorato digitalmente, andando un po’ a caso con i pennelli e lasciandomi portare dall’intuito della Photoshoppista (Clip Studio Paint è per mia fortuna molto simile, mi ci sono trovata subito, mentre non ho familiarità con Procreate.

L’originale è fatto a mano libera su cartoncino pesante da acquerello.

Ecco qualche dettaglio, e ancora più in basso l’originale a matita fatto nel 2022 e una versione “seppiata” attraverso Photoshop (ancora non so farlo con Clip Studio Paint).

Originale a destra.

I luoghi dei giardini sono l’amore, la morte, il ricordo

http://dyingofcute.tumblr.com/post/6031908923/william-morris-david-austin-old-english-rose
http://dyingofcute.tumblr.com/post/6031908923/william-morris-david-austin-old-english-rose
Sin da giovane giardiniera ho ravvisato un legame segreto tra il giardino e la morte.
Da sempre, facendo giardinaggio, ho sentito questa idea accompagnarmi lungo un sentiero di rose e peonie. Ero divisa dalla lussuria e dal romanticismo che mi coglievano sfogliando i cataloghi di rose e il senso di morte quando ero in giardino. Potevo fissare per ore un singolo punto di una pagina del catalogo Austin e sognare amori passionali e dannati, magari un po’ teatrali, poi andare in giardino e –tra una vangata e l’altra- sentire la surreale idea di stare scavando la mia fossa.

Poi la morte arriva davvero, non la tua ovviamente, e i pensieri si fanno più logici, meno immateriali, perdono in gentilezza, guadagnano in capacità analitica.

È stata Mara Miller* ad aprirmi gli occhi: i giardini non sono un’articolazione dello spazio, ma piuttosto del tempo. Il fatto che il giardino si sviluppi unidirezionalmente lungo la freccia del tempo, la sua natura ciclica, il suo dialogo incessante col flusso del pensiero, con il nostro movimento, con la percezione fisica del nostro essere, mi convincono sempre più profondamente che il luogo dei giardini non sia solo tangenzialmente lo spazio tridimensionale, ma che la loro vera essenza debba essere collocata nella quarta dimensione.

Lo spazio sarebbe solo casuale, un “posto” a cui ancorare tutto ciò. Ecco perché le definizioni “spazio verde” e “area verde” sono incomplete, poiché vi manca l’indispensabile legame col tempo e con l’umano, che solo il “luogo” possiede.
Il vero giardino raccorda tutti questi elementi: umani, emotivi, logici, eidetici, ed ecco perché alcuni accorsatissimi giardini di grandi landscape artist mi sembrano solo delle attrazioni turistiche buone per far staccare tanti biglietti d’ingresso.

Il tempo, il paesaggio, i biglietti d'ingresso
Il tempo, il paesaggio, i biglietti d’ingresso

Mi torna sempre in mente la storia del Vicario Gibbs, come a martellarmi la testa.

Questo Gibbs visse alla fine del 1800 e partecipò ad un numero inimmaginabile di concorsi per floricoltori. Era un collezionista, un ibridatore e un uomo della sua epoca, aveva ammodernato la tenuta del padre ad Aldenham e vi produceva fiori e frutta da concorso a tutta forza.
Tra lui e il suo giardiniere si portarono a casa più di 100 medaglie della RHS.
Poi Gibbs morì nel ’32. La sua favolosa tenuta fu lottizzata e venduta. Trent’anni dopo non c’era quasi più niente del meraviglioso giardino di Aldenham.
Oggi non so cosa ci sia: una strada, un ufficio postale, una fabbrica di scarpe, dei villini popolari.

Ho sempre pensato di non essere un buon essere umano, di avere qualche avaria, di essere difettosa. Ho sperato però che avrei potuto contribuire “con il mio verso” al “potente spettacolo che continua”, e ho sempre desiderato di lasciare dietro di me se non dei buoni ricordi, almeno un buon giardino.
La storia del Vicario Gibbs ci dice che no, che non è così, che non puoi sopravvivere alla morte neanche tramite ciò che ti sopravvive, come un giardino.

Rudolf Borchardt** diceva che l’autentica poesia parla di “amore e morte”.
Mi pare che questo valga anche per il giardino: anche il giardino, quello vero, parla questi due linguaggi simultaneamente. Oggi amerai, domani morirai, e gli alberi saranno qui a vegliare sulla tua tomba, di questo sii consapevole mentre vivi, sussurra il giardino. E dunque il giardino assume un valore sacrale perché mette in comunicazione e in diretto contatto il presente (incerto) e il futuro (certo).

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Ma nel mondo moderno possiamo ancora permetterci di concedere valore sacrale al giardino, quando questo è afflitto da tecnicismi insopportabili e da autoreferenzialità e citazionismi anche un po’ ridicoli? Quanta distanza stanno mettendo tra noi e i giardini i rendering degli studi di architettura?

Per me il giardinaggio, come l’arte, è una “ricompensa”, come diceva Montale, “una forma di vita per chi realmente non vive”.

Gibbs è morto, il suo giardino pure, e io non mi sento troppo bene.

http://eugeniomontale.xoom.it/ps_falsetto.html
http://eugeniomontale.xoom.it/ps_falsetto.html

*MARA MILLER The Garden as an Art SUNY Press
**RUDOLF BORCHARDT Il giardiniere appassionato, Adelphi

Gli Ornitorinchi di Ippolito Pizzetti

Gli Ornitorinchi di Ippolito Pizzetti. Come una collana editoriale è stata capce di divulgare la conoscenza e l'amore per la natura. Illustrazione di copertina di yana Drumeva http://pepit.weebly.com/
Gli Ornitorinchi di Ippolito Pizzetti. Come una collana editoriale è stata capce di divulgare la conoscenza e l’amore per la natura. Illustrazione di copertina di Yana Drumeva http://pepit.weebly.com/
Se come me amate Ippolito Pizzetti, questo è un cameo editoriale da spiccare come una bacca ben matura.
Il volumetto edito dalla Pendragon, concepito e voluto dall’editore Antonio Bagnoli, raccoglie i testi delle bandelle dei 43 volumi pubblicati nella collana “L’Ornitorinco” diretta da Ippolito Pizzetti per la Rizzoli.
Sebbene il volume riporti che l’autore delle bandelle non è dichiaratamente Ippolito Pizzetti, personalmente non ho paura di sbilanciarmi e di dire che sono certamente sue. In queste bandelle c’è un Pizzetti concentrato all’ennesima potenza. Pizzetti era come ogni grande, grandissimo scrittore: maggiori difficoltà, maggiore onore. Nello spazio ristretto e scomodo della bandella, testo che deve spiegare, riassumere, ma anche allettare, incuriosire, Pizzetti diede dei risultati che sono tra i massimi della sua produzione.
E il fatto di ritrovarli tutti riuniti qui, in un unico volume, è un’opera di ricorstruzione bibliografica inestimabile, nonché un dono per gli amanti del grande patriarca del giardino italiano.

Le bandelle degli “ornitorinchi” non sono certo come quelle andanti per la maggiore oggi, piene di falsità, di svenevolezze, di marketing e di sciocchezzuole da editor fresco di diploma.
Sono autentici, piccoli capolavori. Sincere, prima d’ogni cosa. E poi acute, romantiche, sognanti.

Sul prestigioso inserto domenicale del Sole24Ore è uscita una recensione scritta dallo stesso editore della Pendragon, che spiega tutta la vicenda editoriale della collana e di come si è arrivata a ricomporla. Vi metto un’immagine in formato jpg ad alta risoluzione se volte leggerla.

Recensione inserto domenicale Sole24Ore 7 luglio 2013
Recensione inserto domenicale Sole24Ore 7 luglio 2013

Del libro devo dire un’altra cosa: ho avuto l’onore di scrivere un pezzo introduttivo sulla figura di Ippolito Pizzetti.
L’emozione con cui ho redatto questo breve testo è stata immensa ed è inutile che mi perda in chiacchiere.

saggio su Ippolito Pizzetti
saggio su Ippolito Pizzetti

Il libro non è esente da imperfezioni, di natura squisitamente tipografica. Le scansioni delle copertine sono spesso rese malamente -un tratto negativo già rilevato in altre pubblicazioni Pendragon- inoltre sono molto piccole. Meglio e più giusto sarebbe stato pubblicarle in un inserto centrale su carta lucida. Anche se questo avesse fatto lievitare i costi di cinque euro, poiché ogni amatore di Pizzetti avrebbe speso di più per avere un prodotto migliore.

Qui potete scaricare il pdf della recensione ornitorinchi lidia zitara pendragon ippolito pizzetti1
Mentre l’ornitorinco che si aggirava tra gli scaffali qui potete scarire un file doc con la recensione dell’editore, e qui verde eccentrico il testo che è stato scritto sulla mia introduzione.

Vi lascio con una immagine che il giornale ha pubblicato riunendo alcune copertine degli “ornitorinchi” e un link al sito Aboutgarden in cui Simonetta (preziosa donatrice di sciroppi fragranti), parla un po’ di vecchi libri.
collana rizzoli ornitorinco  5

vecchi libri su Aboutgarden

Le immagini sono pesanti poichè ad alta definizione

XXIV Premio Carlo Scarpa per il giardino

Giardino di Skrudur
Giardino di Skrudur
La Giuria del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino, promosso e organizzato da Fondazione Benetton Studi Ricerche, ha deciso all’unanimità di dedicare la XXIV edizione all’orto-giardino Skrudur nella regione nord occidentale dell’Islanda.

La campagna culturale che ha avuto inizio pubblico a Milano con la conferenza stampa del 26 marzo 2013 trova il suo apice a Treviso nelle giornate di venerdì 10 e di sabato 11 maggio, in un incontro con la delegazione Islandese, nella pubbli­cazione del volume dedicato al luogo designato, nell’apertura di un’esposizione di materiali documentari che rimarrà aperta fino a giugno, nel seminario di riflessioni e nella cerimonia pubblica di consegna del Premio 2013.

Skrudur-muro e cancelloSkrúður, Núpur, Dýrafjörður, Islanda

Motivazione della giuria
 

Skrúður (Skrudur) è un orto riposto sulla riva di uno dei fiordi che solcano la regione nord-occidentale dell’Islanda, a pochi chilometri dal circolo polare artico. Adagiato su un decli­vio che guarda a sud-ovest verso la lingua d’acqua del Dýrafjörður, è circondato alle spalle dalla cortina solenne di montagne dai fianchi mossi dall’erosione gla­ciale e a valle da un terreno brullo che digrada verso la riva del fiordo.

Sigtryggur e il fratello Kristinn
Sigtryggur e il fratello Kristinn
Con la scuola, la chiesa e la fattoria di Núpur compone un luogo nel quale una comunità ha inaugurato all’inizio del xx secolo un progetto che in questa terra e in questo luogo si presenta come sfida a condizioni ambientali estreme e a pressanti istanze di miglioramento sociale: coltivare la terra e aver cura di un processo indirizzato alla conoscenza, al benes­sere, all’educazione, all’elevazione sociale.
Aperto nel 1909, l’orto-giardino nasce dalle mani del reverendo Sigtryggur Guðlaugsson, che pochi anni prima, insieme al fratello Kristinn, qui aveva avviato un programma di educazione volto al riscatto da condizioni agricole arretrate, ispirato alle idee del pastore danese Nikolai Frederik Severin Grundtvig (1783-1872) diffuse anche in Islanda. È infatti nel solco dell’intensa attività di questa figura di pedagogo già incontrata a Kongenshus Mindepark, luogo danese al quale è dedicato il Premio Carlo Scarpa 2004, che si radica, soprattutto nel mondo contadino, una coscienza del paesaggio ispirata all’elevazione sociale e al sentimento nazionale.

02_LL-FBSR_Skrudur_il muroLe modalità con le quali si costruisce e vive quest’orto sono quelle consuete all’operare in condizioni di particolare asperità climatica: tracciare un perimetro, dissodare il suolo ed ele­vare un recinto di protezione, educare e convogliare in questo piccolo mondo elementi utili (terra, acqua, piante) che al di là di questo fragile confine verrebbero travolti dalle forze della natura. Gli strumenti sono quelli di un esperimento coraggioso, che rinnova ostinata­mente i suoi gesti e si spinge in un mondo avverso con la forza di un progetto educativo che parte dalla coltivazione, di piante e di giovani contadini.

La figura semplice di questo recinto esprime in forma limpida un gesto di civiltà che, con la misura astratta della sua figura, ci segnala la presenza di un mondo, l’Islanda, nel quale la natura assume una forza assoluta: nello spazio dove si manifesta con forme di straordinaria potenza, nel tempo attraverso il quale le stesse forme cambiano incessantemente.

In una terra dell’estremo nord, forgiata da rivolgimenti tumultuosi e da vaste manifesta­zioni della natura, imbattersi in un recinto esile, introvabile, sopravvissuto a più di un secolo di storia, può sembrare il gesto di affezione di chi, partito per un paese lontano, cerca ancora di riconoscersi, nonostante tutto, nell’immagine familiare di un giardino che richiama la propria storia, le proprie coordinate di partenza.

03_MM-FBSR_Skrudur-il perimetro

Il recinto di Skrudur, infatti, presenta in forme rudimentali e incerte, molti richiami a un ordine che appartiene al giardino tradizionale. Ma il principio in virtù del quale esso s’in­sedia è assai più forte dei modesti mezzi espressivi con i quali si manifesta al suo interno.

Skrudur è in sé un presidio e un crogiuolo: il suo recinto descrive una condizione che cerca un punto di contatto tra due mondi, quello della confidenza e della fiducia nel colti­vare la terra, e quello dello sguardo cosciente sulla vastità di luoghi che accompagnano la stessa esperienza umana.

01_LL-FBSR_Skrudur_orto-giardino-acquaLa figura netta dell’orto di Skrudur appare e si perde in un ambiente e in una cultura che sviluppa forme dell’abitare oscillanti tra il radicamento nella terra, con le tradizionali co­struzioni di torba e pietra, e un’architettura che evolve all’insegna di una condizione incerta dovuta alla scarsità di materiali. Come il legno, ricavato dai tronchi che approdano sulle rive, portati da correnti marine che da oriente vanno verso occidente lungo il circolo polare articolo. Le forme adottate sono soggette a una costante provvisorietà, a pratiche di inse­diamento che si misurano con la natura di una terra in costante cambiamento. La terra, il fuoco, l’acqua nel corso delle continue eruzioni sconvolgono il volto del territorio, ne ridi­segnano i confini e perfino gli orizzonti, quando il cielo ne trasporta lontano la massa delle scorie.

09_MM-FBSR_Skrudur

La geologia è la chiave di lettura di questa terra e del suo paesaggio. Essa racconta il rap­porto tra natura e cultura, sta alla base di una presenza umana che oscilla tra la fascia co­stiera, dove i radi insediamenti umani si sviluppano tra il mare e i pascoli, e l’ambiente più avverso dei vulcani, dei ghiacciai, dei deserti e del mondo sotterraneo.

08_LL-FBSR_Skrudur_dal cancello secondarioIn questa terra in sé mutevole e mobile, collocata com’è sulla linea di congiunzione di due placche terrestri, la civiltà islandese nel corso della sua storia ha saputo dare un nome a ogni segno che compone la forma e la vita dei luoghi, siano essi ghiacciai o vulcani, manifesta­zioni della geotermia o cascate di ogni dimensione, rilievi orografici o faglie geologiche, e in questo modo è riuscita a conoscere il proprio paesaggio senza pretendere che fossero gli artifici dell’uomo a scandirne i punti significativi.
Þingvellir, il luogo dell’assemblea parla­mentare più antica del mondo (930-1798), con la sua natura geologica e la sua storia è l’espressione più eloquente di questa condizione di conoscenza e cultura politica, di ade­sione tra un luogo e la coscienza collettiva.
03_LL-FBSR_Skrudur_orto e alberi

04_LL-FBSR_Skrudur_parte alta

Nel panorama dei molti interrogativi che qui si rinnovano sul rapporto tra uomo e natura, tutti centrati sulla misura e la forza di fenomeni (mari sterminati, forze geotermiche, potenza delle acque) che oscillano tra una cultura del paesaggio sedimentata e l’attitudine alla ra­pina, Skrudur è un presidio che ci ricorda una delle possibili forme di convivenza tra queste due condizioni opposte, ricorrenti nel mondo contemporaneo. Non certo per il fragile e mo­desto componimento di forme che lo disegnano, ma per la lezione aperta di civiltà che qui, raccolta in un semplice recinto, si condensa.

Nella terra delle “pietre che parlano”, Skrudur è un diverso modo di dare un nome a un luogo, e comunque proiettare nel futuro il valore dell’educare, passo imprescindibile di ogni processo che sviluppa una confidenza tra l’uomo e il suo luogo di vita.

07_HB-FBSR_Skrudur-asse centraleSkrudur è dunque il nucleo denso intorno al quale gravita un insieme di modi pratici e di significati simbolici universali del dialogo con la natura, un luogo di apprendimento e spe­rimentazione che nei suoi primi quarant’anni di vita (1909-1949) trascorsi accanto alla scuola, grazie allo sguardo costante di Sigtryggur Guðlaugsson e di sua moglie Hjaltlina di­venta un giardino. E continua, oggi, a rinnovarsi, grazie alle cure di un gruppo di uomini e donne che in anni più recenti se n’è fatto carico, lo ha sottratto all’abbandono per restituirlo nel 1996 alle visite e alla coltivazione.

A queste donne e a questi uomini la Giuria del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino si rivolge con un sentimento di profonda riconoscenza per l’alto valore maieutico della loro esperienza, e consegna il sigillo dell’impegno e del riconoscimento al loro coordi­natore, Brynjólfur Jónsson, presidente della Framkvæmdasjóður Skrúðs.

05_Skrudur_Sigtryggur e la moglie nei pressi della serra

06_LL-FBSR_Skrudur_asse con fontana

Riferimenti:
Pagina del Premio Carlo Scarpa per il Giardino
Home della Fondazione Benetton

Fondazione Benetton Studi Ricerche
via Cornarotta 7-9, 31100 Treviso
tel. 0422.5121, fax 0422.579483

per richieste e informazioni:
segreteria
fbsr@fbsr.it

centro documentazione
biblioteca@fbsr.it

spazi espositivi, auditorium, sala seminari
spazibomben@fbsr.it

edizioni della Fondazione
pubblicazioni@fbsr.it

iniziativa Luoghi di valore
luoghidivalore@fbsr.it

iniziative e progetti per la scuola
perlascuola@fbsr.it

02_PB-FBSR_Skrudur-orto

Download:
Referenze immagini, per gentile concessione del Premio Carlo Scarpa

4_testo di AÔÇôalsteinn Eir-¦ksson

2_calendario edizione 2013

7_luoghi designati 1990-2013

Sigtryggur e la moglie Hjaltlina
Sigtryggur e la moglie Hjaltlina

02_Skrudur_disegno dal diario di Sigtryggur

01_Skrudur_mappa del giardino

06_Skrudur_copertina Sigtryggur

Festival del gioco nel giardino e nel paesaggio

giardini storici

Ricevo e pubblico:

Incontro 1.0_locandina_bFestival DEL GIOCO NEL GIARDINO E NEL PAESAGGIO


INCONTRI 

1.0 “GIOCO GIARDINO PAESAGGIO. Dal labirinto al QR Code”  Salone delle Feste, Villa Visconti Borromeo Litta, Lainate – Milano –  7 marzo 2013

 2.0 “GIOCO GIARDINO PAESAGGIO: Immaginazione, nuovi spazi, nuove socialità” Arena Civica “Gianni Brera”, Milano – autunno 2013

 

 

GIOCO, GIOSTRE E LOISIR NEL GIARDINO

 Eventi in giardino nei giardini storici di REGIS,  da marzo a dicembre 2013

 Il Festival del Gioco nel Giardino e nel Paesaggio, organizzato da Regis (Rete dei giardini storici italiani) e AIAPP– Sezione Lombardia (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio) vuole coinvolgere e sensibilizzare un pubblico vasto ed eterogeneo attraverso esperienze ludiche, momenti di riflessione, confronto e dialogo sul tema del gioco per bambini, ragazzi e adulti, nel giardino, nel parco e nel paesaggio.

La manifestazione inizierà il 7 marzo a Lainate (Villa Visconti Borromeo Litta) con un importante incontro e proseguirà durante l’arco dell’anno con iniziative ed eventi che si terranno nei giardini storici aderenti a Regis

Naturalità e artificio, creatività e immaginazione, forme e simboli sono gli elementi che hanno caratterizzato, per secoli, la progettazione degli spazi per il gioco nei parchi e nei giardini storici.

Nel tempo questi principi hanno assunto un ruolo di secondo piano e si sono perse caratteristiche di valore quali: la specificità di ciascun luogo, le relazioni con l’ambiente, con il territorio e con le persone.

Aree gioco standardizzate, ‘globalizzate’, occupano oggi la maggior parte degli spazi ‘vuoti’ adibite all’attività ludica, spazi che si possono occupare con istallazioni pressoché  simili.

Se il gioco coniuga gli aspetti creativi e cognitivi della formazione completa della persona, l’inserimento dei giochi e del gioco nei giardini, nei parchi e nel paesaggio, storici o contemporanei, si fonda sugli stessi presupposti: la creatività e la conoscenza dei luoghi, intesi come spazi fisici e sociali.

E’ nella ricerca della bellezza, dell’identità, dell’anima dei luoghi, che si possono reinventare giochi e scenografie in grado di favorire lo sviluppo delle capacità creative, cognitive, percettive, sensoriali, motorie di adulti e bambini, anziani e ragazzi.

Le finalità del festival si possono così riassumere:

Informare e educare al gioco negli spazi aperti un pubblico vasto ed eterogeneo.

Informare, sensibilizzare le amministrazioni pubbliche verso la qualità e la varietà dell’esperienza ludica migliorando nel contempo l’utilizzo delle risorse economiche e ricorrendo a competenze specifiche.

Definire delle linee guida per una buona progettazione e contestualizzazione dei giochi nelle diverse aree, storiche o contemporanee.

Promuovere la cultura del giardino e del paesaggio come luogo di diletto e di memoria.

Coinvolgere e sensibilizzare un pubblico vasto ed eterogeneo alla conoscenza di un patrimonio paesaggistico non sufficientemente noto, ma dal grande potenziale attrattivo e turistico.

INCONTRI

1.0  “GIOCO GIARDINO PAESAGGIO. Dal labirinto al QR Code” Villa Visconti Borromeo Litta, Lainate – Milano –  7 marzo 2013

2.0 “GIOCO GIARDINO PAESAGGIO: Immaginazione, nuovi spazi, nuove socialità” Arena Civica “Gianni Brera”, Milano – autunno 2013

L’incontro “Gioco giardino paesaggio. Dal labirinto al QR Code” propone molti approfondimenti per aprire temi di confronto e dialogo sul tema del gioco per bambini, ragazzi e adulti, nel giardino, nel parco e nel paesaggio. Riflessioni, esperienze ed esempi selezionati tra quelli più innovativi e significativi a livello internazionale illustreranno e proporranno una nuova qualità dello spazio per il gioco, dal giardino storico agli spazi della contemporaneitá, fino al paesaggio in senso lato. Le esperienze e le soluzioni proposte sono state selezionate tra quelle che manifestano innovazione, una profonda attenzione al carattere dei luoghi e alle esigenze della contemporaneità.

Il primo incontro si svolge nel Salone delle Feste di Villa Visconti Borromeo Litta a Lainate (MI).

L’evento è rivolto a quanti hanno a cuore il futuro degli spazi ludici urbani e no,   ai professionisti del settore, al mondo della ricerca, a studenti. Con una serie di eventi correlati sarà coinvolto il grande pubblico.

Prenotazione obbligatoria:

segreteria@retegiardinistorici.com;

giocogiardinopaesaggio@aiapp.net

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GLI EVENTI IN GIARDINO

 

Gioco, GiOSTRE E LOISIR NEL GIARDINO

Complessi Residenziali e Paesaggistici REGIS,  da marzo a dicembre 2013

 

Apertura dei Giardini e Parchi della ReGiS con visite guidate gratuite – 8-10 marzo 2013:
Venerdì 8 marzo: Cinisello Balsamo, Parco di Vila Ghirlanda Silva – ore 16.00 – 18.00 – Ritrovo davanti alla Villa con la dott.sa Laura Sabrina Pelissetti, Presidente ReGiS
Sabato 9 marzo: Desio, Parco di Vila Cusani Traversi Tittoni – ore 15.00 – 16.00 – Ritrovo davanti alla Villa con Silvia Angeli, Segreteria ReGiS

Domenica 10 marzo: Cesano Maderno, Parco di Villa Borremeo Arese – ore 10 – 11 – 15 e 16 – Ritrovo presso il bookshop di palazzo Arese Borromeo con i volontari di Villa Borromeo Arese.

Partecipazione gratuita, previa prenotazione presso ReGiS:

info@retegiardinistorici.com;

Su Facebook: ReGisReteDeiGiardiniStorici

 

Laboratori ludico-didattici Il Giardino e il Gioco –aprile-maggio 2013

Musiche e suoni in giardino – giugno 2013

Teatro visite guidate teatralizzate nei Giardini della ReGiS  – giugno-agosto 2013

Proiezioni cinematografiche Estratti di celebri film sul tema del giardino e del paesaggio – settembre 2013

Giostre e loisir nei Giardini della Villa Reale di Monza –ottobre – dicembre 2013

PROMOTORI: 

REGIS – Rete dei Giardini Storici

REGIS è una Rete d’informazione, confronto, scambio di esperienze e collaborazione tra soggetti pubblici che condividono situazioni simili di proprietà o gestione di giardini e parchi storici aperti al pubblico, del territorio del Nord-Milano e Brianza. I contatti e le sinergie nel Settore sono attivati anche con Reti e sistemi culturali di rilevanza nazionale ed europea.

Sono Soci Regis:

– Comuni di Cinisello Balsamo (con il ruolo di capofila), Cesano Maderno, Desio, Lainate, Monza e Sesto San Giovanni.

– Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Milano.

– Consorzio Reggia di Monza.

– Politecnico di Milano – Ricerca e Documentazione Internazionale per il Paesaggio – PariD.

– Scuole specialistiche per giardinieri – Fondazione Minoprio e  Scuola Agraria del Parco di Monza.

AIAPP – Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio – Sezione Lombardia.

AIAPP rappresenta, dal 1950, i professionisti attivi nel campo del Paesaggio, è membro di IFLA (International Federation of Landscape Architects) e di EFLA (European Federation of Landscape Architecture), raggruppa piú di 500 soci impegnati a tutelare, conservare e migliorare la qualità paesaggistica del nostro Paese. L’Associazione comprende un Consiglio nazionale e nove Sezioni regionali, tra cui la Sezione Lombardia, attive, tra l’altro, nella formazione, nell’aggiornamento di specialisti del settore e nella promozione e organizzazione di attività culturali sui temi del Giardino e del Paesaggio in accordo con i principi e gli obiettivi della Convenzione Europea del Paesaggio del 2001, recepita in Italia con la Legge n.°14 del 09/01/06, che ritiene che il paesaggio sia un bene di tutti.

Aiapp, a conferma del forte impegno dimostrato a partire dalla sua fondazione nel 1950 con Pietro Porcinai (tra i soci fondatori di IFLA, 1948) e più recentemente con iniziative e convegni legati al tema del Paesaggio ed EXPO, lo scorso settembre ha vinto la candidatura a ospitare il 53° Congresso Mondiale IFLA che si svolgerà a Torino nel 2016. Tremila paesaggisti, provenienti da tutto il Mondo, si incontreranno per parlare di paesaggi e di giardini intorno al tema “Nutrirsi di Paesaggio – Tasting the Landscape”.

Informazioni:

segreteria@retegiardinistorici.com;

giocogiardinopaesaggio@aiapp.net

ReGiS

Rete dei Giardini Storici

Villa Ghirlanda Silva

Tel. +39 02 66023524

http://www.retegiardinistorici.com

AIAPP

Associazione Italiana di Architettura

del Paesaggio Sezione Lombardia

Tel. +39 02 40095042

http://www.aiapp.net

“Di mano in mano”, libero scambio di semi e strumenti di produzione

Collettivo di Resistenti

Ricevo e pubblico con molto piacere un comunicato di uno scambio semi coordinato e supportato da ANCESCAO e 34R di Ferrara:

Di mano in mano
Libero scambio di sementi e materiale da riproduzione..

..ma non solo!
sabato 3 marzo 2012, presso il cps *La Resistenza*, via della Resistenza 34, Ferrara
*ore 17-> scambio
*ore 18-> “Semi locali, semi legali” chiacchiere sui semi con Annalisa Malerba
*ore 19-> aperitivo condiviso (100% vegetale)*

Le mani che hanno lavorato la Terra si sfiorano, a far passare dall’uno
all’altro il futuro della Terra stessa: i semi. Vita in potenza, evoluzione
continua, cibo e fonte del cibo al tempo stesso.

Portiamo:
* sementi, acquistate o preferibilmente autoprodotte, meglio se di vecchie varietà
* talee
* bulbi
ma anche:

* strumenti da lavoro
* libri, riviste, materiale multimediale a tema agricoltura e autoproduzioni
* fermenti e lieviti: pasta madre, kefir, kombucha

Nell’area dedicata ai libri sarà possibile portare testi
* da lasciare in regalo
* da prestare
* da lasciare in consultazione

REGOLAMENTO
Attenzione! Necessaria tessera ANCESCAO, valida un anno, costo 6 euro, per accedere.
Chiediamo ai partecipanti allo scambio, anche già tesserati, di registrarsi con nome, cognome e indirizzo mail nel foglio predisposto all’ingresso.

Lo scambio viene svolto in assoluta gratuità

Vi invitiamo a portare il materiale confezionato in bustine (scatenate la fantasia!) con nome e riferimenti vostri, e nome del genere, specie e varietà..cerchiamo di essere il più precisi possibile! In alternativa, portiamo
materiale con cui confezionare sul posto.

Chi dona e chi riceve materiale da propagazione, fermenti inclusi, è invitato a segnare lo scambio sul registro che trovate predisposto. Così ognuno di noi diventa ‘custode’ di quanto ha ricevuto e magari un domani sarà lui stesso a renderlo nuovamente al donatore..

Chi lascia libri in consultazione troverà un foglio su cui annotare la bibliografia, il materiale verrà poi girato via mail ai partecipanti.

Buono scambio!

Collettivo Ecoresistenti!

Visitabile anche la pagina su Faceboook: https://www.facebook.com/events/182076855228447/

Come attirare i pipistrelli in giardino (da The Garden)

Come attirare i pipistrelli in giardino

Dice il saggio…(dialogo filosofico di Lidia Zitara in un solo attimo)

Dramatis personae:

Poco Confusio, maestro e alto dignitario della filosofia orientale
Molto Confusio, discepolo un po’ disattento e poco portato al ragionamento

la scena si svolge all’aperto, di giorno, in un bel paesaggio o in un giardino. Poco Confusio è sdraiato sotto un albero, Molto Confusio gli è vicino, seduto sull’erba con le gambe incrociate

Molto Confusio: Maestro, un giardino serve per piantarci fiori?
Poco Confusio: no
Molto Confusio: a cosa serve allora?
Poco Confusio: a niente
Molto Confusio: e quindi?
Poco Confusio: e quindi niente, goditi la giornata