Libster Award da “(forse).si.può(ri)fare!”

Non mi aspettavo mai l’inclusione di Giardinaggio Irregolare in una classifica di “Liebster Awards”. Continua a leggere “Libster Award da “(forse).si.può(ri)fare!””

Gli Ornitorinchi di Ippolito Pizzetti

Gli Ornitorinchi di Ippolito Pizzetti. Come una collana editoriale è stata capce di divulgare la conoscenza e l'amore per la natura. Illustrazione di copertina di yana Drumeva http://pepit.weebly.com/
Gli Ornitorinchi di Ippolito Pizzetti. Come una collana editoriale è stata capce di divulgare la conoscenza e l’amore per la natura. Illustrazione di copertina di Yana Drumeva http://pepit.weebly.com/
Se come me amate Ippolito Pizzetti, questo è un cameo editoriale da spiccare come una bacca ben matura.
Il volumetto edito dalla Pendragon, concepito e voluto dall’editore Antonio Bagnoli, raccoglie i testi delle bandelle dei 43 volumi pubblicati nella collana “L’Ornitorinco” diretta da Ippolito Pizzetti per la Rizzoli.
Sebbene il volume riporti che l’autore delle bandelle non è dichiaratamente Ippolito Pizzetti, personalmente non ho paura di sbilanciarmi e di dire che sono certamente sue. In queste bandelle c’è un Pizzetti concentrato all’ennesima potenza. Pizzetti era come ogni grande, grandissimo scrittore: maggiori difficoltà, maggiore onore. Nello spazio ristretto e scomodo della bandella, testo che deve spiegare, riassumere, ma anche allettare, incuriosire, Pizzetti diede dei risultati che sono tra i massimi della sua produzione.
E il fatto di ritrovarli tutti riuniti qui, in un unico volume, è un’opera di ricorstruzione bibliografica inestimabile, nonché un dono per gli amanti del grande patriarca del giardino italiano.

Le bandelle degli “ornitorinchi” non sono certo come quelle andanti per la maggiore oggi, piene di falsità, di svenevolezze, di marketing e di sciocchezzuole da editor fresco di diploma.
Sono autentici, piccoli capolavori. Sincere, prima d’ogni cosa. E poi acute, romantiche, sognanti.

Sul prestigioso inserto domenicale del Sole24Ore è uscita una recensione scritta dallo stesso editore della Pendragon, che spiega tutta la vicenda editoriale della collana e di come si è arrivata a ricomporla. Vi metto un’immagine in formato jpg ad alta risoluzione se volte leggerla.

Recensione inserto domenicale Sole24Ore 7 luglio 2013
Recensione inserto domenicale Sole24Ore 7 luglio 2013

Del libro devo dire un’altra cosa: ho avuto l’onore di scrivere un pezzo introduttivo sulla figura di Ippolito Pizzetti.
L’emozione con cui ho redatto questo breve testo è stata immensa ed è inutile che mi perda in chiacchiere.

saggio su Ippolito Pizzetti
saggio su Ippolito Pizzetti

Il libro non è esente da imperfezioni, di natura squisitamente tipografica. Le scansioni delle copertine sono spesso rese malamente -un tratto negativo già rilevato in altre pubblicazioni Pendragon- inoltre sono molto piccole. Meglio e più giusto sarebbe stato pubblicarle in un inserto centrale su carta lucida. Anche se questo avesse fatto lievitare i costi di cinque euro, poiché ogni amatore di Pizzetti avrebbe speso di più per avere un prodotto migliore.

Qui potete scaricare il pdf della recensione ornitorinchi lidia zitara pendragon ippolito pizzetti1
Mentre l’ornitorinco che si aggirava tra gli scaffali qui potete scarire un file doc con la recensione dell’editore, e qui verde eccentrico il testo che è stato scritto sulla mia introduzione.

Vi lascio con una immagine che il giornale ha pubblicato riunendo alcune copertine degli “ornitorinchi” e un link al sito Aboutgarden in cui Simonetta (preziosa donatrice di sciroppi fragranti), parla un po’ di vecchi libri.
collana rizzoli ornitorinco  5

vecchi libri su Aboutgarden

Le immagini sono pesanti poichè ad alta definizione

California dreaming

Eschscholzia, o papavero della California

Se c’è una pianta per cui ho una sconfinata ammirazione per la sua potenza estetica, questa è l’Eschscholzia. Nei libri di fotografie di paesaggi la si vede, in macchie variabili di colore, dipingere di arancio e oro i pendii assolati della California, che altrimenti sarebbero color marrone bruciato. Lì è fiore sacro a San Pasquale, e si dice che il manto giallo del santo copra le colline di quella terra che gli spagnoli chiamarono “il dorato west”, per via delle masse di escolzie che la ricoprono.
Uno dei miei sogni è avere un giardino abbastanza grande da farci una collinetta colonizzata di Eschscholzia, con un sentierino ai piedi, ricavato in mezzo ai fiori, dove poter passeggiare con le mani dietro la schiena, godendomi la montagnola di fiori gialli, non pensando a nulla, e per una volta, senza neanche i cani.

Nella “Garzantina”, Ippolito Pizzetti sostiene che l’Eschscholzia potrebbe tranquillamente conquistarsi il premio del fiore con il nome più brutto. Di certo impronunciabile. L’Eschscholzia prende il suo nome da Johann Friedrich Elsholz che aveva partecipato alla spedizione del capitano estone Otto von Kotzebue insiema ai naturalisti Adelbert von Chamisso e Ludwig Choris. La spedizione “Rurik” era sotto gli auspici russi, finanziata dal duca Romanzov. Furono proprio i russi a a storpiare il nome di Elsholz in Eschscholtz. Shirley Hibberd disse a tal proposito: “Pace alle sue ceneri, e possa d’ora in poi il suo nome essere pronunciato correttamente”.
La spedizione della “Rurik” aveva avuto anche il merito di riscoprire, per la seconda volta l’Eschoscholzia, che era già arrivata in Europa nel 1792 con Archibald Menzies e che si sa essere stata coltivata da seme ai Kew Gardens, ma che dopo si perse inspiegabilmente. Chamisso per fortuna la scoprì di nuovo e da quel momento in poi l’Eschscholzia non ha più lasciato l’Europa.

La pronuncia ad ogni modo dovrebbe essere “esciolzia”, con la “i” fatta poco o nulla sentire.

Il giardino come ornamento

09/20/08
Il giardino come ornamento
Filed under: Giardinaggio e natura, Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 1:59 pm

Da Robinson in città di Ippolito Pizzetti, ed Archinto 2006:
“Andando sempre più avanti negli anni, sono riluttante, anzi non mi riesce più di pensare al giardino come ornamento. Bene, benissimo un giardino ricco di fiori e di colori; ma per me il giardino da una parte non è più, come spesso era considerato, il vestibolo dell’abitazione, l’introibo, ma il luogo dell’incontro col mondo vegetale e animale su cui si fonda il nostro rapporto con questi due mondi”.

Non aggiungo parola.

4 Responses to “Il giardino come ornamento”
1. Maria Acquaria Says:
September 20th, 2008 at 6:20 pm e
E’ una sensazione che avverto anch’io. Il fatto è che non riesco a decifrarla, a comprenderla come vorrei. Sento che c’è qualcosa che va oltre la semplice questione estetica, eppure non trovo mai non solo le parole giuste per spiegarlo, ma neanche il linguaggio attraverso il quale dirle, quelle parole. Forse non devono essere dette, però. Solo vibrate.
2. Lidia Says:
September 21st, 2008 at 12:30 pm e Molto probabilmente è vero quel che saggiamente dici, ma io ho sempre voluto, nel mio cervello, capire ogni dettaglio ed ogni perché dei miei pensieri e delle mie azioni. A livello maniacale.
3. Alessandro Says:
September 22nd, 2008 at 3:25 pm e
Avvertivo anch’io questa sensazione. Finché non mi è bastata, non ne ero più sicuro. Perché altrimenti non si spiega il mio bisogno di acquistare e possedere piante, come attività prettamente consumistica. E allora ho iniziato a chiedermi dove poter trovare altre spiegazioni. Io nei fatti mi fermo con il mio giardino, ma le mie domande sono cadute nel labirinto dell’espressione artistica. L’arte è una definizione e un prodotto umano, quindi il giardino è una manipolazione e allora ho il sospetto che ci sia anche della finzione nel voler confrontarsi con il mondo vegetale/animale in giardino. Leggendo
Ontologia e Teleologia del Giardino di Rosario Assunto si arriva alla teoria di Giardino come ornamento, il giardino come rappresentazione artistica del paesaggio, rappresentazione di bellezza e, in quanto tale, fonte di benessere per l’uomo. Assunto afferma dunque che il giardino è ornamento, luogo per cui l’uomo è spinto alla contemplazione, al ragionamento, successivamente alle attività che a piacere di fare in un luogo, che lo ben dispone. Tra cui cogliere la possibilità di rapportarsi con la natura, ora che è resa a propria misura. In un luogo naturale, ma inospitale, probabilmente non scaturiscono questi bisogni. Ecco, allora non rifiuterei il giardino come ornamento. Sarebbe un vero peccato.
4. Lidia Says:
September 24th, 2008 at 1:01 pm e
Già, ma perché fermarsi lì? C’è molto ancora, dopo.