La Mandevilla, detta anche “dipladenia”, è una pianta carogna? (su Houzz)


Si guadagna la fama di pianta carogna perché è molto sensibile alla mancanza di cure colturali. Se pensate che starà sempre bene, fiorita e in buona salute in vasi piccoli, con terraccia da sacchetto, senza concime e con poca acqua, potrete darle il bacio dell’addio: la Mandevilla occuperà spazio e vi punirà smettendo di crescere e fiorire.
Bisogna averne cura perché sia compatta, verde e la fioritura si allunghi fino all’autunno.
E svuotare sempre il sottovaso. Sempre. Il sottovaso è più letale di Hannibal Lecter.

Piante rampicanti (su Houzz)

Il mio articolo sulle piante rampicanti su Houzz – continua a leggere


Hardenbergia violacea

Più un arbusto che una rampicante, è poco conosciuta ma meriterebbe maggiore diffusione.
L’Hardenbergia, dai tipici fiori a grappolo delle leguminose, teme il caldo troppo cocente e l’insolazione diretta, dove il clima è afoso. Meglio una posizione in illuminazione parziale (ma non di mezz’ombra). Non ha bisogno di molte accortezze, se non di un buon terreno di impianto e occasionali nebulizzazioni se l’aria è secca.
È purtroppo soggetta alla cocciniglia.

Simile è la Duranta repens, (famiglia delle Verbenaceae) che ha fiori più azzurrati, e che diventa un arbusto piuttosto alto, con fusti semilegnosi e lassi. Entrambi possono essere addossati ad un muro o a una staccionata.

I rampicanti più belli (su Houzz). Guida alla scelta

Il mio articolo (su Houzz) sui rampicanti

Il carretto passava e quell’uomo gridava “lantanas”!

In estate le gelaterie si risvegliano come i bulbi in primavera. Panchine, tavoli e sedie “sbocciano” come le tenere corolle appena il tempo si fa più dolce. Fioriscono le aiuole rialzate e i vasconi di cemento.
La trafila è sempre quella: non si scappa, potete starne certi. Si parte invariabilmente dal ciclamino, quello grande, gigantizzato, che sembra un lombrico di Chernobyl. Proseguono a ruota petunie, petuniette serie Carillon (quelle pendenti) e Calibrachoa. Poi c’è un breve intermezzo riempito con l’immortale Kalanchoe, e infine arrivano le Lantana.
Eccole qui, nei vasconi di cemento, parcheggiate in attesa di essere disposte sul marciapiedi di fronte all’entrata della gelateria. lantana

lantana
Lantanas, lantanas, sempre lantanas. Con una certa predilezione per la sellowiana a discapito della camara, che è più alta, rigogliosa, spinosa e più difficile da tenere in forma,e che se potata male è solo un groviglio di rami steccosi senza fiori.
Non so che accidenti ci sia a nord di Roma, ma qui non se ne può più. Non che io abbia a questionare con le lantanas, piante dei vecchi giardini e dall’odore penetrante e poco dolce: giusto un odore, non si potrebbe definire profumo: un sentore che sta bene ad una pianta che non è adatta ad essere recisa, che ha un fogliame ruvido, che è buona giusto per fare le siepi comunali o quelle dei benzinai, fin troppo eguale a se stessa, ma che se lasciata crescere disordinata, nell’angolo di qualche vecchio giardino scomposto e mal organizzato, può riservare inattese sorprese (come un sacco di altre piante, ma questa è un’altra storia).
Perchè si sceglie la Lantana? E’ semplice, perchè “al 21 del mese i nostri soldi erano già finiti”.
La Lantana è una pianta di scarsissime esigenze. Se ben abituata non richiede molta acqua (mentre se annaffiata ogni giorno, basta un breve ritardo per farla afflosciare del tutto). Va potata solo a fine stagione (non la sua, quella delle gelaterie, intendo), ha una fioritura iper-lunga, che nei paesi mediterranei arriva ben oltre il periodo in cui si vendono i gelati, non desidera troppo concime, resiste in quella schifezza che è il terriccio commerciale…insomma, un vero mulo da lavoro.
C’è poi il problema che tutte le altre piante fiorite in questo periodo, o richiedono una gran quantità d’acqua per funzionare bene, o non possono stare in vaso perchè troppo grandi ed esuberanti. Qualcuna ha le spine, come la bouganvillea, e l’ultima cosa che una gelateria vorrebbe è una citazione per danni.
A questo punto meglio niente o dei bei sempreverdi, possibilmente non bossi o pittosfori.
A patto di essere regolari con le annaffiature anche un idiota sarebbe in grado di piantare delle ipomee e farle arrampicare su un traliccio. Il problema è che il traliccio si compra, le ipomee bisogna seminarle ad aprile, quando di gelati non se ne parla ancora, e ad agosto non si trovano al mercato. Eppure non ci sarebbe niente di meglio: accontentano anche i più esigenti in fatto di estetica, sono colorate, si prestano all’uso pacchiano o raffinato (american bar o yogurteria), non hanno le spine, sono veloci, coprenti e sempre in fiore.
E perchè non, poi, una bella Ipomoea cairica, con il suo fogliame lobato? ipomoea cairica
Le pasticcerie e i bar che vogliono darsi un tocco di raffinatezza scelgono fucsie e ortensie, che si afflosciano miseramente pochi giorni dopo l’apertura. Ma perchè non i rampicanti a fioritura estiva (Campsis esclusa, per via delle dimensioni) ?
Pandorea, Podranea, Mandevilla, Allamanda, ma che accidenti gli colgano, pure dei comunissimi mirti!
Sto parlando di cose che si trovano in un vivaio comunissimo e periferico, anche da noi in Calafrica.
Il punto è questo: i vasconi di cemento delle gelaterie sono allestiti puntualmente da “vivaisti specializzati” di zona, che in geneere eseguono progetti per rotonde o per giardini rocciosi dei centri commerciali. Questi “vivaisti specializzati” conoscono appena le lantanas, le Cycas, i cactus e i falsi bonsai.
E solo le lantanas si prestano alle gelaterie.