Ortobello, corto in partecipazione al Via Emilia Doc Fest- Houssy’s Movies

ORTOBELLO. PRIMO CONCORSO DI BELLEZZA PER ORTI.

Orti e giardini condivisi in libreria

Ricevo e pubblico:

Vi segnalo che da oggi sarà in libreria Come fare un orto o un giardino condiviso, una guida con consigli e informazioni per trasformare in giardino un terreno incolto e gestire insieme uno spazio aperto in cui coltivare,
incontrarsi e giocare, per i tipi di Terre di mezzo Editore.
-In libreria dal 7 maggio, Collana: I piccoli

COME FARE UN ORTO O UN GIARDINO CONDIVISO
S. Cioli, L. D’Eusebio, A. Mangoni 48 pagine – 3 euro
Scheda del libro

Vuoi più aree verdi nella tua città o nel tuo paese? Desideri avere a disposizione un luogo all’aperto dove ci si possa incontrare, ma anche dove sia possibile coltivare frutta e verdura?

Se i parchetti di quartiere non bastano, *questo manuale ti insegna a trasformare un terreno incolto in un giardino incantato*. Insegna, infatti, come realizzare, con i propri vicini, uno spazio che renda protagonisti i suoi promotori: come scegliere l’area abbandonata da recuperare, quali caratteristiche deve avere, a chi chiedere i permessi, come organizzarsi
affinché il giardino o l’orto siano sostenibili nel tempo.

A differenza dei giardini pubblici tradizionali, si decide insieme quali attività fare, come disporre le piante, cosa coltivare, quali attrezzature sportive e giochi per i bambini installare. Tutto il gruppo curerà poi l’orto o
il giardino che nasce, facendolo diventare il seme di un nuovo modo di vivere, più verde e più partecipato.

Gli autori, tre architetti urbani specializzati nella progettazione partecipata di spazi pubblici, promuovono la creazione di orti e giardini condivisi con il gruppo Zappata Romana.

Per info:
Elena Acerbi
Responsabile Ufficio Stampa
Terre di mezzo Editore
345/9011715
ufficiostampa@terre.it
Via Calatafimi 10, 20122 Milano
tel. 0289409670 – fax. 0283390251
http://www.terre.it

Comunicato stampa in pdf CS_Orto-giardino_condiviso

Devo postillare questo post perchè uno dei nomi degli Autori, Andrea Mangoni, mi ha tratto in inganno. Non si tratta, come credevo di Andrea Mangoni l’amico degli animali, ma di uno specialista dell’architettura del paesaggio (credo).
Chiedo dunque scusa ad entrambi gli Andrea Mangoni coinvolti, ai lettori, all’editore e a tutti gli interessati

L’orto e il destino del mondo

Gli orti, che fino a qualche anno addietro erano uno degli argomenti di gossip preferiti da vari giornalisti e battitastiere, hanno subito una certa flessione, fino a un paio di giorni fa, quando Michelle Obama ha deciso di farsi l’orticello alla Casa Bianca.
Michelle Obama
Nel suo piccolo Michelle vuole portare avanti una battaglia personale, e cercare di essere stimolo e complemento del marito, che dovrebbe salvarci dal disastro (ma non ci riuscirà).
Ha deciso di fare un orto perchè i cibi coltivati da sè sono saporiti e gustosi, e perchè sono più naturali, economici ed ecosostenibili.
L’orto sarà aperto alla coltivazione di bambini delle scuole elementari (i quali però non si sa come beneficeranno dei frutti del loro lavoro) e avrà un intento didattico, per riavvicinare i giovani alla natura.

Anche il Vaticano ha deciso di fare un orto ai Giardini Vaticani
giardini vaticani
Ma è una storia un po’ diversa.

“Costume e società” la nota rubrica del TG2 li ha accomunati. Niente di più sbagliato, poichè l’orto della Casa Bianca e quello del Vaticano
nascono da due istanze del tutto differenti, convergenti solo casualmente.

L’orto di Michelle viene non solo da un desiderio della moglie del Presidente USA di mostrarsi come un First Lady decisa, innovativa, che batte la strada dell’ecosostenibiltà e della didattica, ma deriva da tutte quelle istanze social-democratiche che hanno fatto degli orticelli comuni un punto di forza della loro politica sociale.
E vuole -soprattutto- essere l’espressione di una autarchia di mantenimento. Che passando per le mani del marito potrebbe voler dire “Addio Cina, non vogliamo le tue cose, da oggi ci manteniamo da soli”.
Insomma la First Lady vuole comunicare questo messaggio: “Amici americani ed elettori, stanno per venire tempi davvero bui, perciò se volete mangiare la verdura dovrete coltivarvela da soli”.
Se l’orto le andrà bene, sono sicura che Michelle il prossimo anno si farà il pollaio, e poi prenderà una capretta.

Per il Vaticano è tutta una cosa diversa.
Anticamente i giardini erano degli orti con piante sempreverdi e da frutto, disposti in maniera elegante ed amena, in modo che ci si potesse sedere all’ombra e farsi avvolgere dai profumi.
Il giardino per i fiori -che a noi sembra che sia da sempre esistito- in realtà è un’invenzione piuttosto recente, e cioè della fine dell’800, periodo in cui i progettisti come William Robinson e Gertrude Jekyll teorizzavano il giardino naturale e la bordura mista.
I giardini Vaticani, ai tempi in cui furono costruiti, erano soprattutto orti (non a caso si chiamano anche Orti Vaticani) dove si coltivavano verdure per la mensa papale.
C’erano anche i “giardini”, difatti il cardinale  Scipione Borghese pagò più un’aiuola di tulipani che il David di Bernini.*
Quindi nel caso del Vaticano c’è più un recupero di una tradizione.

Per Michelle invece l’inaugurazione di qualcosa che si spera ritorni ad essere una tradizione.

*Un grazie a Milli per l’attenzione sui nomi.