L’orto e il destino del mondo

Gli orti, che fino a qualche anno addietro erano uno degli argomenti di gossip preferiti da vari giornalisti e battitastiere, hanno subito una certa flessione, fino a un paio di giorni fa, quando Michelle Obama ha deciso di farsi l’orticello alla Casa Bianca.
Michelle Obama
Nel suo piccolo Michelle vuole portare avanti una battaglia personale, e cercare di essere stimolo e complemento del marito, che dovrebbe salvarci dal disastro (ma non ci riuscirà).
Ha deciso di fare un orto perchè i cibi coltivati da sè sono saporiti e gustosi, e perchè sono più naturali, economici ed ecosostenibili.
L’orto sarà aperto alla coltivazione di bambini delle scuole elementari (i quali però non si sa come beneficeranno dei frutti del loro lavoro) e avrà un intento didattico, per riavvicinare i giovani alla natura.

Anche il Vaticano ha deciso di fare un orto ai Giardini Vaticani
giardini vaticani
Ma è una storia un po’ diversa.

“Costume e società” la nota rubrica del TG2 li ha accomunati. Niente di più sbagliato, poichè l’orto della Casa Bianca e quello del Vaticano
nascono da due istanze del tutto differenti, convergenti solo casualmente.

L’orto di Michelle viene non solo da un desiderio della moglie del Presidente USA di mostrarsi come un First Lady decisa, innovativa, che batte la strada dell’ecosostenibiltà e della didattica, ma deriva da tutte quelle istanze social-democratiche che hanno fatto degli orticelli comuni un punto di forza della loro politica sociale.
E vuole -soprattutto- essere l’espressione di una autarchia di mantenimento. Che passando per le mani del marito potrebbe voler dire “Addio Cina, non vogliamo le tue cose, da oggi ci manteniamo da soli”.
Insomma la First Lady vuole comunicare questo messaggio: “Amici americani ed elettori, stanno per venire tempi davvero bui, perciò se volete mangiare la verdura dovrete coltivarvela da soli”.
Se l’orto le andrà bene, sono sicura che Michelle il prossimo anno si farà il pollaio, e poi prenderà una capretta.

Per il Vaticano è tutta una cosa diversa.
Anticamente i giardini erano degli orti con piante sempreverdi e da frutto, disposti in maniera elegante ed amena, in modo che ci si potesse sedere all’ombra e farsi avvolgere dai profumi.
Il giardino per i fiori -che a noi sembra che sia da sempre esistito- in realtà è un’invenzione piuttosto recente, e cioè della fine dell’800, periodo in cui i progettisti come William Robinson e Gertrude Jekyll teorizzavano il giardino naturale e la bordura mista.
I giardini Vaticani, ai tempi in cui furono costruiti, erano soprattutto orti (non a caso si chiamano anche Orti Vaticani) dove si coltivavano verdure per la mensa papale.
C’erano anche i “giardini”, difatti il cardinale  Scipione Borghese pagò più un’aiuola di tulipani che il David di Bernini.*
Quindi nel caso del Vaticano c’è più un recupero di una tradizione.

Per Michelle invece l’inaugurazione di qualcosa che si spera ritorni ad essere una tradizione.

*Un grazie a Milli per l’attenzione sui nomi.

6 pensieri su “L’orto e il destino del mondo

  1. Ciao Lidia, io nella amena disputa tra orti con l’O maiuscola tifo sicuro per quello di Michelle… e non è solo perchè sono maschietto 🙂

    P.s. Seriamente, da Obama fan, comunque vada questa faccenda del disastro, voglio dire che apprezzo e stimo il suo/loro essere in cammino per un mondo migliore 🙂

  2. “..difatti il cardinale Borromini pagò più un’aiuola di tulipani che il David di Michelangelo.”
    ma sei sicura? Io conoscevo Borromini architetto, non cardinale ( magari Borromeo?), e pensavo che il David fosse sempre appartenuto alla città di Firenze…
    Illuminami, please.
    Ciao

  3. Andando a memoria mi sono completamente perduta: il cardinale Borromini e Michelangelo devono essermi usciti dal piloro o giù di lì.

    Con fatica ho riacciuffato nel mio colossale disordine un articolo che avevo scritto per Calabria Ora, risalente al 19 aprile 2007, due anni fa, quindi.
    Lo aggiungo integralmente.

    “Scipione Borghese, Bernini e i tulipani

    Il Seicento fu il secolo della “tulipanomania”, la corsa sfrenata all’acquisto di bulbi di tulipano, che divenne la speculazione più redditizia dell’epoca, tanto che i tulipani possono vantarsi di essere stati la pianta non alimentare commercialmente più importante della storia. Fu una passione che accomunò nobili e gente comune, borghesi e operai, che spesso dilapidavano il loro patrimonio e delle volte addirittura arrivavano a togliersi la vita. Sembra anche che la parola “borsa”, derivi dal nome della famiglia Van Bourse, presso la quale ci si riuniva per eseguire le contrattazioni. La passione per i tulipani fu un fenomeno a dimensione europea, ed in Italia fu certamente molto sentita, seppur meno che in Olanda o in Francia. Anche Scipione Borghese, Cardinale in Roma e nipote di Papa Paolo V, ne fu sopraffatto. Seppure sottomesso alla volitiva personalità del Bernini, di cui era un fervido appassionato, al punto da reggergli lo specchio per permettergli di farsi un autoritratto, pare che per la statua del David pagasse al celebre scultore la consistente cifra di 150 scudi, mentre per una partita di bulbi di tulipani provenienti dall’Olanda, ne pagasse ben 250.”

    Questo è lo scritto fresco di informazioni datemi dallo storico dell’Arte dell’Università “La Sapienza”, Gianfrancesco Solferino.

    • Volevo modificare questo commento, ma wordpress non mi consente. Volevo aggiungere che il “dottor” Gianfrancesco Solferino è mio cugino, cosa della quale io non ho colpa alcuna.

  4. beh, se accettano un rimorchio pieno di bulbi in cambio del David del Bernini, mi attrezzo subito…
    ( grazie della spiegazione)

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