L’orto privo di grazia

Ho letto, tempo addietro, da qualche parte su Facebook, che l’orto non ha “grazia”.
Non so dire se questo sia vero o no ma mi ha dato da pensare.
Per stabilirlo bisognerebbe prima definire cos’è la “grazia”. Se ci rifacciamo a Kant e al suo concetto di “grazioso” (una piccola rotondità senza importanza), per molti motivi l’orto non può avere grazia, principalmente perchè è produttivo.
Se invece con “grazia” intendiamo una generica bellezza, un senso di quiete, riposo, pace, serenità, estasi, contemplazione, libertà di pensiero…ecco, forse dovremmo ammettere che l’orto davvero non possiede quella specifica qualità estetica detta “grazia”.
Perchè?
Sarò fatta con lo stampino di latta ma credo che il nostro amico Kant avesse ragione: perchè l’orto -volenti o nolenti-si mangia. E se non si mangia è uno spreco, e lo spreco (al giorno d’oggi)rende brutta qualsiasi cosa.

Ma devo proprio dirlo: i giardini mi hanno annoiata. Soprattutto quelli strabuffanti di rose.
Basta, pietà!

I giardini che ripetono all’infinito questo fiore, trasformandosi in un’orgia di colori e profumi, non possiedono neanche loro grazia, ma solo una gran quantità di vistoso cattivo gusto. E rimaniamo coi piedi per terra e senza usare il termine “pornografia” tanto caro a Umberto Pasti. Non si tratta di un grande muro di vagine, ma semplicemente di scorretta progettazione del giardino.
Le rose, come ogni arbusto prodigo e vistoso, vanno usate con misura.

Nell’orto invece non abbiamo questi problemi. Sceglieremo gli ortaggi in base alla qualità del nostro terreno, e useremo tutte le tecniche e le astuzie che conosciamo per renderle produttive. Un orto ben tenuto, ben curato e molto produttivo sarà sicuramente bello, ma forse non grazioso. Non dovremo impazzire a rincorrere trame di luce, giochi di colori, effetti d’insieme, artifici scenici. Quello che ci occorre è l’acqua, il letame e un buon sarchiello. In effetti è più rilassante non doversi sdilinquire il cervello su risultati formali. Meno interessante, magari. Però gratificante.

Allora lasciatemi dire che a quelle feste di rose su rose preferisco un orto senza grazia. Tanto, ad essere sinceri, non ce l’hanno neanche quei giardini traboccanti di trine e merletti, gonfi di festoni colorati e imbalsamati, ripetitivi, in cui il profumo diventa una puzza di silicone, i colori una violenza schiaffata negli occhi. Giardini tanto vantati dai proprietari e tanto celebrati dalle riviste (un po’ di meno, a dire il vero, fanno meno tendenza, per fortuna, a scapito degli horti deliciarum di vip, vippesse e nobiloni assortiti).

L’orto vuole un uomo morto, si dice da noi. Perchè il lavoro è duro ogni giorno, e non si può mai abbandonare, pena triplicare il tempo di lavoro per recuperare.
Eppure più che un giardino segreto vorrei un orticello, e magari non tanto “ello”. Un bell’orto grande, con la vite sui muri, le vasche per l’acqua piovana, tanti ortaggi diversi, alberi da frutta in varietà e i filari di fiori da taglio: rose, dalie, gladioli, gigli. E qualche stranezza agli angoli, come il rabarbaro per le torte. Mai mangiata una torta al rabarbaro. E dimenticavo: i piccoli frutti, lamponi, mirtilli, non possono mancare non tanto per la loro bontà, ma per i loro colori insoliti, che in un pie o in un crumble danno un tocco da conoscitore.

“Di mano in mano”, libero scambio di semi e strumenti di produzione

Collettivo di Resistenti

Ricevo e pubblico con molto piacere un comunicato di uno scambio semi coordinato e supportato da ANCESCAO e 34R di Ferrara:

Di mano in mano
Libero scambio di sementi e materiale da riproduzione..

..ma non solo!
sabato 3 marzo 2012, presso il cps *La Resistenza*, via della Resistenza 34, Ferrara
*ore 17-> scambio
*ore 18-> “Semi locali, semi legali” chiacchiere sui semi con Annalisa Malerba
*ore 19-> aperitivo condiviso (100% vegetale)*

Le mani che hanno lavorato la Terra si sfiorano, a far passare dall’uno
all’altro il futuro della Terra stessa: i semi. Vita in potenza, evoluzione
continua, cibo e fonte del cibo al tempo stesso.

Portiamo:
* sementi, acquistate o preferibilmente autoprodotte, meglio se di vecchie varietà
* talee
* bulbi
ma anche:

* strumenti da lavoro
* libri, riviste, materiale multimediale a tema agricoltura e autoproduzioni
* fermenti e lieviti: pasta madre, kefir, kombucha

Nell’area dedicata ai libri sarà possibile portare testi
* da lasciare in regalo
* da prestare
* da lasciare in consultazione

REGOLAMENTO
Attenzione! Necessaria tessera ANCESCAO, valida un anno, costo 6 euro, per accedere.
Chiediamo ai partecipanti allo scambio, anche già tesserati, di registrarsi con nome, cognome e indirizzo mail nel foglio predisposto all’ingresso.

Lo scambio viene svolto in assoluta gratuità

Vi invitiamo a portare il materiale confezionato in bustine (scatenate la fantasia!) con nome e riferimenti vostri, e nome del genere, specie e varietà..cerchiamo di essere il più precisi possibile! In alternativa, portiamo
materiale con cui confezionare sul posto.

Chi dona e chi riceve materiale da propagazione, fermenti inclusi, è invitato a segnare lo scambio sul registro che trovate predisposto. Così ognuno di noi diventa ‘custode’ di quanto ha ricevuto e magari un domani sarà lui stesso a renderlo nuovamente al donatore..

Chi lascia libri in consultazione troverà un foglio su cui annotare la bibliografia, il materiale verrà poi girato via mail ai partecipanti.

Buono scambio!

Collettivo Ecoresistenti!

Visitabile anche la pagina su Faceboook: https://www.facebook.com/events/182076855228447/

Segnalo “Un nano di giardino”

Segnalo questo blog wordpress fatto veramente bene, da uno che fa l’orto per mangiarsi i pomodori, non per avere una scusa per cucire borse, mettere foto di vestiti che richiamano i fiori di zucca, cucinare frittate coi fiori o tutte quelle scemenze che vanno tanto di moda adesso.
Guardatelo.
Un nano di giardino

L’orto e il destino del mondo

Gli orti, che fino a qualche anno addietro erano uno degli argomenti di gossip preferiti da vari giornalisti e battitastiere, hanno subito una certa flessione, fino a un paio di giorni fa, quando Michelle Obama ha deciso di farsi l’orticello alla Casa Bianca.
Michelle Obama
Nel suo piccolo Michelle vuole portare avanti una battaglia personale, e cercare di essere stimolo e complemento del marito, che dovrebbe salvarci dal disastro (ma non ci riuscirà).
Ha deciso di fare un orto perchè i cibi coltivati da sè sono saporiti e gustosi, e perchè sono più naturali, economici ed ecosostenibili.
L’orto sarà aperto alla coltivazione di bambini delle scuole elementari (i quali però non si sa come beneficeranno dei frutti del loro lavoro) e avrà un intento didattico, per riavvicinare i giovani alla natura.

Anche il Vaticano ha deciso di fare un orto ai Giardini Vaticani
giardini vaticani
Ma è una storia un po’ diversa.

“Costume e società” la nota rubrica del TG2 li ha accomunati. Niente di più sbagliato, poichè l’orto della Casa Bianca e quello del Vaticano
nascono da due istanze del tutto differenti, convergenti solo casualmente.

L’orto di Michelle viene non solo da un desiderio della moglie del Presidente USA di mostrarsi come un First Lady decisa, innovativa, che batte la strada dell’ecosostenibiltà e della didattica, ma deriva da tutte quelle istanze social-democratiche che hanno fatto degli orticelli comuni un punto di forza della loro politica sociale.
E vuole -soprattutto- essere l’espressione di una autarchia di mantenimento. Che passando per le mani del marito potrebbe voler dire “Addio Cina, non vogliamo le tue cose, da oggi ci manteniamo da soli”.
Insomma la First Lady vuole comunicare questo messaggio: “Amici americani ed elettori, stanno per venire tempi davvero bui, perciò se volete mangiare la verdura dovrete coltivarvela da soli”.
Se l’orto le andrà bene, sono sicura che Michelle il prossimo anno si farà il pollaio, e poi prenderà una capretta.

Per il Vaticano è tutta una cosa diversa.
Anticamente i giardini erano degli orti con piante sempreverdi e da frutto, disposti in maniera elegante ed amena, in modo che ci si potesse sedere all’ombra e farsi avvolgere dai profumi.
Il giardino per i fiori -che a noi sembra che sia da sempre esistito- in realtà è un’invenzione piuttosto recente, e cioè della fine dell’800, periodo in cui i progettisti come William Robinson e Gertrude Jekyll teorizzavano il giardino naturale e la bordura mista.
I giardini Vaticani, ai tempi in cui furono costruiti, erano soprattutto orti (non a caso si chiamano anche Orti Vaticani) dove si coltivavano verdure per la mensa papale.
C’erano anche i “giardini”, difatti il cardinale  Scipione Borghese pagò più un’aiuola di tulipani che il David di Bernini.*
Quindi nel caso del Vaticano c’è più un recupero di una tradizione.

Per Michelle invece l’inaugurazione di qualcosa che si spera ritorni ad essere una tradizione.

*Un grazie a Milli per l’attenzione sui nomi.