Back to a future: Cheong Gye Cheon, Seul

Mappa del Cheon Gye Cheon

Back to a Future è un progetto presentato nel 2004 alla nona biennale di Architettura di Venezia dalla città di Seul, che si è aggiudicata così il premio speciale “Città d’Acqua” della Regione Veneto.
Il Veneto, con le sue ville sul Brenta, ne sa qualcosa di architettura d’acqua e di “waterfront” (personalmente sfiderei il mio tragicomico mal di mare per visitare tutte le ville del Brenta).
Quello che ha voluto fare la città di Seul -definita l’amministrazione più lungimirante- è stato proprio riqualificare una zona degradata e invivibile ritornando al futuro e recuperando l’antico corso d’acqua, il Cheong Gye Cheon, che divide da est ad ovest la città di Seul, e che per anni ne è stato cuore commerciale.
Seul è una città ricca di corsi d’acqua, di cui il Cheon Gye Cheon è il più grande, e nel quale più o meno versano tutti gli altri. Negli anni Cinquanta la condizione sanitaria della zona si era alquanto deteriorata, e nei ’60 il fiume fu coperto e trasformato in una strada. In seguito vi fu costruita sopra una grande arteria stradale, simile al “Loop” di Chicago (vi ricordate i Blues Brothers?).
Il quartiere divenne immediatamente accorsato e popoloso, con un mercato attivo e importante.

La gente passeggia sul corso del fiume


Seul, come e più di New York e la sua High Line, ha avuto il coraggio di realizzare un futuro che fino ad ora in molti si limitano a pensare o a concettualizzare in belle rappresentazioni grafiche o espressioni di questa o quella volontà politica/ecologista/ambientalista.
A dimostrare che passato e futuro possono andare a braccetto, compenetrarsi, divenire l’uno l’altro.

Le due sponde del fiume sono collegate da circa venti ponti, di cui alcuni restaurati per il loro valore storico

La gente ha bisogno di giardini, soprattutto nelle metropoli. Gli abitanti i Seul hanno subito riempito il Cheong Gye Cheon, passeggiandovi e prendendo il sole. Il traffico, deviato sulle due sponde, è diventato necessariamente più convulso, ma la città ne ha guadagnato in salute e anche in bellezza.

L'acqua del Cheong Gye Cheon è pompata artificialmente, cosa che ha fatto discutere gli ambientalisti. L'amministrazione ha previsto l'altezza degli argini per i prossimi duecento anni

Il progetto trascende il semplice aspetto urbanistico e diventa proposta per un futuro progetto di metropoli, reintegra il rapporto della città con i suoi luoghi storici e con la sua memoria collettiva, riavvicinando la gente al giardino. Anche qui, come per la High Line di new York, ci sarà una riqualificazione delle zone adiacenti al canale, tant’è che per la progettazione di un complesso residenziale è stata interpellata la nota architetto Zaha Hadid.

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La High Line di New York

Paesaggio urbano

Invece di abbatterla hanno deciso di farne un viale per passeggiare. Era una vecchia ferrovia, costruita negli anni Trenta per sostituire la soprelevata che correva sopra la Decima Avenue, un viadotto pericolosissimo che fu ribattezzato “Death Avenue”.
Ha funzionato dagli anni Trenta fino agli Ottanta, portando merci, soprattutto carne di tacchino, dalla zona delle grandi pianure. In seguito allo spostamento del mercato delle carni, cadde in disuso e fu lasciata abbandonata a se stessa e in parte demolita.
Come sempre accade in casi in cui edifici e strutture vengono lasciate abbandonate, la natura rimette piede da dove era stata scacciata, e la High Line è stata invasa dalle erbacce.
Anche la storia della High Line è simile a quella dei Guerrilla gardens: un cittadino appassionato di ferrovie, Peter Obletz, muove i primi passi per una campagna in difesa della sopraelevata, finché non si costituisce un comitato spontaneo in difesa del viadotto ormai divenuto una striscia verde, il “Friends of the High Line”, diretto da Joshua David e Robert Hammond, che ha avanzato una proposta di restauro accolta dal sindaco di New York con un concorso internazionale di idee per il ripristino dell’opera dismessa (a cui ha peraltro partecipato, senza vincere, Zaha Hadid).

La presenza di erbacce è stato il catalizzatore progettuale della realizzazione della sopraelevata, di cui si è cercato di mantenere anche i binari. Il restauro è partito dal 2003 e nel 2006 c’è stata l’inaugurazione del primo tratto.
Invece di demolire una parte della storia di una città, è stato deciso di trasformarla in un parco, con una dozzina di accessi, panchine per prendere il sole canali d’acqua, erba verde, fiori,e naturalmente binari.

Panchine sulla High Line

Erba e binari


Passeggiando sulla High Line si possono vedere da sopra le auto che passano, le persone che camminano, piccole e rapide come formiche.

High Line, vista verso il basso


La High line è diventato un landmark della periferia, e uno strumento di riqualificazione urbana e sociale, con un inevitabile incremento dei prezzi degli immobili adiacenti, che dovranno necessariamente adeguare il loro status.
Si parlava di uso (non di valore d’uso, mi si permetta, che è tutt’altra cosa), di fruibilità. Ecco, questo ready made urbano, trasformato in un sinuoso percorso di cinema all’aperto, di spiagge, piscine sospese, specchi d’acqua, gallerie di cristallo, ne è una perfetta rappresentazione.
Gli americani hanno dato anche un nome a questa cosa “agritecture”.