La povertà è un privilegio?

Il frigo è troppo fresco

Il frigo è troppo fresco, non c’è niente sul mio desco. I ripiani tutti vuoti, peggio che gli Zopiloti. Con il gatto tutto rotto, filo via col fagotto. Non ci torno a casa mia, e mi perdo per la via.

I commenti a questo messaggio mi hanno letteralmente stupita: un vero e proprio regolamento di conti tra classi sociali. Come scrisse Pierre Bourdieu nel suo mai tanto celebrato La distinzione, critica sociale del gusto, non c’è nulla che divida le persone come il loro stile di vita.
A parte la deriva linguistica che in molti -con un fremito di perbenismo- troveranno inaccettabile (dovuta peraltro unicamente all’intrusione di Andrea che voleva solo regolare un suo conto personale) e che per sè è del tutto ininfluente se non per collocare una persona in un determinato ceto socio-culturale, ciò che rimane del discorso è l’inconscio rifiuto da parte della classe media dell’accettazione della povertà altrui come funzionale al proprio benessere, e il rifiuto dei ceti sociali con basso potere d’acquisto ma alto capitale culturale a lasciarsi diseredare da tutte le funzioni sociali e politiche, tra cui la produzione d’arte (o di politica).
Dinamica dei campi pura e semplice, condita da qualche colorita metafora, giustificata o se non altro giustificabile, dato il clima natalizio incombente.

Ciò che volevo mettere sul tappeto, e che solo Trem ha capito, e anche forse solo in parte, è che per molti versi non poter consumare è un privilegio, ma per molti altri no (e li ho anche spiegati: non poter viaggiare, confrontarsi, vedere posti, opere d’arte ecc). Difatti c’è un bel punto interrogativo nel titolo, cosa di cui nessuno sembra essersi accorto.
Ciò di cui mi sarebbe piaciuto discutere sarebbe stato quando, come e perchè ciò che apparentemente è una privazione a volte diventa un privilegio, cioè quando ci si riconosce in qualcuno o qualcosa, che possiamo fare nostro, diventandone contemporaneamente parte. E questo sia da un punto di vista sociale, umano, che estetico, giardinesco. Ed è il riconoscimento nell’altro da sè che genera bellezza. Nient’altro che questo.
La povertà è un privilegio anche quando nella ristrettezza più totale, è maggiorato il piacere del dono. Ma possibile, signori, che nessuno abbia letto “Se questo è un uomo” o “Il diario di Anna Frank”?
La libertà della mente non coincide certo con quella fisica, altrimenti Steven Hawking penserebbe solo a come ingoiare, non al quinto postulato di Euclide.
Purtroppo -come capita sempre a me- è finita a tric e trac e castagnole.
Pazienza, la fortuna non è mai dalla mia.