Il letame per i vegan

Non vorrei urtare la sensibilità di nessuno, ma -per motivi di lavoro- ho appreso che i vegan non usano il letame per ammendare il terriccio.
So poco dell’alimentazione vegan, ma so che tutto ciò che è prodotto animale viene accuratamente evitato.
Non nascondo di avere delle forti perplessità su questo stile di vita, ma da amante degli animali non posso non apprezzarne il risultato.
Tuttavia questa storia del letame non la capisco proprio. Ad esempio il miele, quello lo capisco: si assoggettano degli animali per trarne un vantaggio alimentare. Così per il latte e per le uova.

Ma il letame è un prodotto di scarto dei mammiferi, non si toglie nulla al mammifero che l’ha prodotto.
Forse ci si riferisce al fatto che gli animali allevati vengono destinati al macello o vengono utilizzati come forza lavoro. Quindi non è il prodotto in sè, ma lo scopo finale che determina quel prodotto.

Ma per gli animali da compagnia, come i cani, gatti, cavalli, e se uno volesse avere delle papere? Le deiezioni di cani e gatti non sono così pulite come quelle dei cavalli e dei maiali, ma con opportuni trattamenti si possono utilizzare.
O addirittura, perchè non quelle umane, opportunamente trattate?
E i piccioni? Non pochi scelgono di avere dei maiali da compagnia.

E se la compagnia degli animali è considerata un tratto negativo, perchè molti vegan hanno cani e gatti?
In poche parole, il non utilizzare il letame non mi sembra affatto logico.

Mi scuso in anticipo se non comprendo questa filosofia di vita e se ho urtato la suscettibilità di qualcuno, ma vorrei sinceramente arrivare a capire il profondo perchè di questa scelta.

Arredare Country

Arredare Country è per me quella tipica cosa che vorrei nella bara quando mi seppelliranno.

Mio padre, un uomo molto anziano,  ieri osservava come la mia generazione, se deve pensare a qualcosa di bucolico e naturale, pensa allo stile country. E’ dannatamente vero.
Però quanto ho sognato su quei cinque volumi. Mi è sempre piaciuto lo stile country, e quando la De Agostini pubblicò queste dispense, mi abbonai.
Ricordo che all’epoca studiavo a Roma, sarà stato il ’91, ’92, e le telefonate non erano come adesso, che ti chiami pure per sapere se c’è il sole o è notte. Un’interurbana alle 10 del mattino costava una scheda da 2.000 lire, e ci parlavi un minuto. Ci si telefonava la sera dopo le 10, sapevamo che mezz’ora costava 6.000 lire. Ci sarebbero state tante cose da dire, ma io chiedevo sempre a mia madre se mi pagava i bollettini e se mi metteva da parte i fascicoli.
Poi quando tornavo era la prima cosa che facevo “a casa”. Dopo baci, abbracci, notizie, doccia, pranzo, mi mettevo in camera di mia sorella e mi sedevo sul pavimento per mettere in ordine tutti i fascicoli arrivati in tre o quattro mesi.
Per un topo di biblioteca come me è uno dei ricordi più belli della mia gioventù.

Se devo sognare un salotto, io solitamente sogno questo:
salotto country

E quando sono allo stremo delle forze e desidero solo essere trasportata via in una dimensione alternativa, questa è la biblioteca in cui sogno di poter leggere al tramonto, col tè, gli scones, e tutti gli ammennicoli essenziali.
sala di lettura

Questo è un bagno in stile edoardiano:

E’ un bagno che non è solo un bagno, è uno stile di vita rilassato, che implica una vita modesta esteriormente, opulenta nella realtà.
Una vita dannatamente comoda e bella per chi la può vivere.


E qui per stare il pomeriggio, a godersi i nipotini che giocano sul prato, prendendo il tè. Ogni tanto ci sia alza per vedere cosa fanno le rose o per dare una sbirciata alla partita di tennis che i cugini giocano sul retro.
Tutto meravigliosamente Ivory-Merchant prima che scoppino le tragedie rituali di quei film.

Arredare Country non è solo una raccolta a fascicoli: è un mondo da sognare con gli occhi aperti, che un po’ è la mia specialità.