I migliori libri degli anni scorsi (c’è grande crisi di scrivanie)

libri giardinaggioSono settimane che sto amaramente riflettendo sullo status quaestionis del giardino e del giardinaggio italiani. Un po’ dei miei stanchi lamenti li trovate su CdG in questa discussione .
Il mio buon Carlo mi dice “Lidia si sbaglia”. A volte mi succede di sbagliare, può essere, ma come dice il vecchio adagio “ad esser pessimisti il più delle volte ci si azzecca”.

Allora come si riguadagna uno sguardo differente su un oggetto di riflessione? Semplicemente “salendo sulla scrivania” e guardandolo con altri occhi. Il tutto è scegliere la scrivania buona, quella che ti faccia vedere le cose da una prospettiva davvero diversa, e che sia di legno solido, che non crolli sotto il tuo peso.
Pizzetti purtroppo è morto, perchè era la migliore scrivania su cui sono mai salita.
A volte salgo in groppa a Koki, il mio grande amico a cui non dico mai abbastanza quanto gli sono grata.

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Altrimenti si legge un libro. I libri sono ottime scrivanie, ma anche lì la qualità è ormai industriale: impiallacciato, panforte, agglomerato con colla.

Queste sono le uniche tre scrivanie che mi hanno fatto vedere le cose con occhi diversi. Se consideriamo che il libro di Wulf è del 2008 e il più recente, quello di De Précy è del 2012, c’è veramente poco da stare allegri.

Facendosi i conti in sei anni sono state pubblicate solo tre scrivanie. E tutte dalla stessa ditta di scrivanie.

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A questo punto lancio un’invocazione: “Ponte alle Grazie, dammi un’altra scrivania”!”

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The perfumier and the stinkhorn. Il taccuino del naturalista

TACCUINO NATURALISTA COPERTINAMi chiedo perchè Richard Mabey sia così maltrattato dalla casa editrice che -pur lodevolmente- lo traduce in Italia, Ponte alle Grazie.
I titoli dei suoi libri, stupefacenti, un po’ nonsense, understatement, un po’ referenziali, filosofici e poetici, vengono regolarmente stirati in una versione digeribile per l’italiano dotato di medie conoscenze sull’argomento, dando adito a delle travisazioni non da poco.
The perfumier and the stinkhorn , il profumiere e il satirione, questo è il titolo originale del librettino che Ponte alle Grazie vende, cartonato, alla modesta cifra di 11 euro, con una copertina illustrata da Fabian Negrin.
Per 11 euro avremmo preferito una copertina paperback, più maneggevole su un formato così piccolo, e un’illustrazione più bella, anche se quella di Negrin non è deplorevole, magari con un inserto illustrato all’interno.
Ma per come si sono messe le cose nell’editoria italiana già bisogna ringraziare che questi libri vengano tradotti.

Mabey è un naturalista d’approccio romantico, come lui stesso dichiara, un tipo sensibile, afflitto da una depressione ondivaga e da frequenti attacchi di panico. Un osservatore che ben volentieri si scioglierebbe in una pozza d’acqua sulla terra, solo per il desiderio di abbandonare questa “tropo solida, solida carne” e penetrare il misterioso dialogo tra l’acqua, la terra, le foglie, gli animali, le rocce, le nuvole.
Un sognatore che si perderebbe in tutto questo, a cui la vita umana non basta, che non mette l’uomo al centro della sua visione naturalistica.

Tutto l’opposto di Clément, gigione tra i giardinieri, imbucato della filosofia, egomaniaco allo spasimo.
Le conoscenze naturalistiche di Mabey sono di una caratura e di uno spessore ben superiore a quello dell’ultra-famoso Gilles, grafomane d’oltralpe, che è riuscito a impadronirsi di una fetta di “filosofia del giardinaggio” e non molla la presa sull’aureo filone editoriale trovato (Quodlibet in questi giorni pubblica un altro suo volumetto).

L’inerzia editoriale e l’inconsistenza delle conoscenze naturalistiche da parte del pubblico, conducono inevitabilmente ad emulare e citare il famoso Clément, a scapito di un Mabey che quando scrive inchioda sulla pagina dei sentimenti, non come Clément, volatile come i pappi di un soffione.

La lettura di questo piccolo libro, un cahier di ottanta pagine, è come abbandonare la terra e farsi trascinare da una melodia arcaica. Seguire i percorsi di Mabey è come rivivere l’infanzia, vedere le Fate, rimanere soli sulla Terra.
E’ un’esperienza.
La sua scrittura dolce eppur icastica, i suoi racconti autentici, sinceri, il suo saltar di palo in frasca, tirando dietro di sè un lettore sempre più incuriosito e sempre più ammirato, per me fanno di Mabey il più valido naturalista tradotto in Italia, e i suoi libri delle squisistezze da non perdere.
Se ne vorrebbe ancora ed ancora, perchè Mabey fa vibrare le corde del cuore. Al contempo ci si rende conto che “ancora e ancora” lo trasformerebbe in un melenso fanfarone letterario, e che un libro l’anno, sia pur di ottanta pagine scarse, va bene.
Quelle ottanta pagine portano nel mondo delle meraviglie.

Il taccuino del naturalista_RichardMabey_The perfumier and the stinkhorn