Tulbaghia violacea m’hai annoiata a morte


Lo so, dire male della Tulbaghia è come sparare sulla Croce Rossa. Poverella, anche in estati torride con un po’ d’acqua qualche fiorellino te lo fa. Non muore, e questo è già tanto. Se proprio non vede una goccia che sia una da maggio a settembre, bene o male con le piogge autunnali si riprende. I fiori sono stellati, il colore è pure bello, che potremmo chiedere di più?
Intanto mannaggia quanto puzzi, signora mia. Non ti si può toccare che sembra di aver messo la testa dentro una bagnacauda.
E poi sei sempre uguale, te possino.
È pur vero che stai lì da vent’anni, ma ho paura di metterti in terra ché qua diventa un campo di aglio.
Una volta per riprenderti a momenti dovevo chiamare un trattore: le piante che ci stanno a Siderno sono tutte figlie tue: e che sei, una coniglia?
Datti pace, trovati un hobby che ti distragga! Fai vela, prendi la patente, vestiti, esci un po’. C’hai ‘ste cose morte addosso, ‘ste infiorescenze, ma così screnche che manco Oudolf le vorrebbe.
Ragazza, qui bisogna che te do ‘na mossa, eh.