Sigarette, topi, gelsi e acido muriatico: la signora omicidi

Ieri sono andata a comprare le sigarette per mia zia. La signora tabaccaia, una ragazzona più giovane di me con prole già pubescente, è cintura nera di attaccabottoneria. Parlando del più e del meno ho raccontato gli eventi occorsi a casa, cioè l’allarmante ritrovamento di escrementi di topo nell’armadio delle lenzuola, con tragicomiche conseguenze domestiche.
“Ah sì? anche a me mi si è dovuto il problema del topo”, mi dice.
Cerco di spiegare che secondo me l’urbanizzazione selvaggia conduce i piccoli roditori a cercare ospitalità nelle nostre case, ma quasi non avevo iniziato a parlare che la signora si produce in una lunga arringa contro i campi abbandonati, gli incolti, le zone franche e i terzi paesaggi.
“I topi vengono di là, dal suo campo, e lui se ne sta beato all’estero. Ma tu me lo devi gestire, o te o chi per te. Non è possibile che tu, picchì non vo’ fa’ nenti ‘dna ma’ llordi a mia. E oi ca forfica, e domani ca runcula. Pigghiai e si iettai nu bidoni ‘i acido muriatico sutta a murara e chiglia si seccau. E igli s’arraggiau puru.
. Marituma appena mi vitti cu l’alcool ‘nte mani pigghiau e chiamau i carabineri mu fannu fari pulizia.

*perchè non vuoi fare niente devi sporcare casa mia. E oggi con la forbice da pota, e domani con la roncola, ho preso e gli ho gettato un bidone di acido muriatico sotto il gelso e l’albero è morto. E quello s’è pure arrabbiato. Mio marito, quando mi ha visto con la bottiglia di alcool in mano, ha dovuto chiamare i carabinieri per far pulire in modo che non dessi fuoco.

C'è grande crisi
C'è grande crisi

Leggete questo Thread su Compagnia del Giardinaggio e confrontate il citato articolo di Severgnini

Il pozzo e il pendolo

Da quando ho smesso di parlare di tecniche orticole all’interno della mia rubrica settimanale sulla Riviera, sono diventata meno popolare. Mi toccherà fare un passo indietro.
La gente apprezza solo i miei pezzi orticolturali e non quelli culturali.
Mi fermano solo per discutere di pratiche più o meno personali e fantasiose sulla coltura delle piante più anonime e comuni.
Dopo un mio articolo sul gelso nero, un tale mi ha sequestrata per più di un quarto d’ora per raccontarmi la sua strategia per farlo crescere (ancora di più di quanto fa normalmente? oibò) e narrarmi le sue peripezie terrazzautiche: tutti i suoi meravigliosi, regali geranei di color rosso semaforo sono stati sostituiti da non ricordo quale albero. Pino, forse.
Per dare l’illusione del bosco in terrazza, mi spiego?
Mi ha anche raccontato di come lui sia stato in grado di misurare la profondità precisa alla quale doveva essere scavato il suo pozzo per l’irrigazione. Probabilmente un calcolo differenziale complicatissimo, roba da Swaami Brachamutanda, il grande matematico indiano. Il suo vicino -racconta- voleva batterlo e andare ancora più giù, per rubargli la vena, ma invece, cos’ha trovato? L’acqua salata del mare, e le piante irrigate sono tutte morte.
La considerazione che ne deriva è che tristemente il giardinaggio, come anche la cultura e mille altre cose, è per molti una forma di prevaricazione sociale nei confronti del prossimo.
Il giardino, il giardinaggio e le attività ad essi connesse sono mezzo per dimostrare il proprio status.
Così mentre il mio interlocutore si sentiva molto furbo, io mi sentivo svenire.