Il pozzo e il pendolo

Da quando ho smesso di parlare di tecniche orticole all’interno della mia rubrica settimanale sulla Riviera, sono diventata meno popolare. Mi toccherà fare un passo indietro.
La gente apprezza solo i miei pezzi orticolturali e non quelli culturali.
Mi fermano solo per discutere di pratiche più o meno personali e fantasiose sulla coltura delle piante più anonime e comuni.
Dopo un mio articolo sul gelso nero, un tale mi ha sequestrata per più di un quarto d’ora per raccontarmi la sua strategia per farlo crescere (ancora di più di quanto fa normalmente? oibò) e narrarmi le sue peripezie terrazzautiche: tutti i suoi meravigliosi, regali geranei di color rosso semaforo sono stati sostituiti da non ricordo quale albero. Pino, forse.
Per dare l’illusione del bosco in terrazza, mi spiego?
Mi ha anche raccontato di come lui sia stato in grado di misurare la profondità precisa alla quale doveva essere scavato il suo pozzo per l’irrigazione. Probabilmente un calcolo differenziale complicatissimo, roba da Swaami Brachamutanda, il grande matematico indiano. Il suo vicino -racconta- voleva batterlo e andare ancora più giù, per rubargli la vena, ma invece, cos’ha trovato? L’acqua salata del mare, e le piante irrigate sono tutte morte.
La considerazione che ne deriva è che tristemente il giardinaggio, come anche la cultura e mille altre cose, è per molti una forma di prevaricazione sociale nei confronti del prossimo.
Il giardino, il giardinaggio e le attività ad essi connesse sono mezzo per dimostrare il proprio status.
Così mentre il mio interlocutore si sentiva molto furbo, io mi sentivo svenire.

3 pensieri su “Il pozzo e il pendolo

  1. Però dai, a ben guardare ancora una volta c’è un verità. Il giardino fa e racconta una storia. Quella di oggi è la storia dell’apparire. C’è poco da fare. Vale la pena prenderne coscenza e riconescere a ciascuno il proprio posto, come per quella storia dei borghesi che se ne vanno in giro a far finta di fare i contadini, seminando disgrazie a destra e a manca.

  2. Eppoi Lidia, perché vuoi fare un passo indietro?

    Per quel che mi riguarda ho bisogno dei tuoi scritti come del caffè la mattina. Devo leggerti, ho bisogno di leggerti. La mia verità è che c’è bisogno di te. Ma ce n’è una come te in giro? Non mi pare. Forza, prima o poi se ne accorgeranno. Non può essere che così!

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