Piante da ferrovia

Chi non conosce le piante da ferrovia e gli orti ferroviari, i giardinetti delle stazioni? Ognuno di noi ha un suo specifico ricordo legato a un piccolo quadrato di terra a ridosso dei binari, coltivato a pomodori o melanzane, o ai giardinetti delle stazioni che ancora negli Anni Settanta non erano caduti in disuso, in cui magari si poteva trovare, come a Siderno, una vasca coi pesci rossi.
Fu il Fascismo a dare i natali a questa operazione di abbellimento delle stazioni, e l’uso di coltivare fiori e ortaggi lungo le ferrovie d’Italia non è mai cessato anche se da molti anni è venuto a diminuire.

Ma una cosa è una pianta coltivata, un conto è la flora spontanea che vive lungo la strada ferrata. Negli anni ’80 Ernesto Schick pubblicò un libro dal titolo Flora ferroviaria: ovvero la rivincita della natura sull’uomo. In questo mese ne è prevista la riedizione per i tipi Florette (una casa editrice a me francamente sconosciuta), di Chiasso.
Io ho già mandato la mia libraia in missione, consiglio di fare altrettanto.
Sul sito di Chiasso Letteraria trovate molte altre informazioni

Campo di moree a ridosso della ferrovia sulla spiaggia del litorale basso ionico (mai dirò il nome del paese). Zona USDA 9b

9 pensieri su “Piante da ferrovia

  1. Vero, i benzinai i casellanti hanno piante invidiabili per tripudio bellezza e geometrie casuali quanto azzeccate.Forse perchè sono praticamente agli arresti domiciliari? Per lavorare in questi posti ci si muove e ci si assenta pochissimo e tra un pieno e l’altro tra un treno e l’altro c’è spesso un mucchio di tempo da impiegare e non certo dentro casa,quindi di necessità si fa virtù,leva un secco da una parte, tieni d’occhio i marciumi,osserva e proponiti scambi utili o solo estetici in base ad altezze e colori;.ma c’è dell’altro a quanto pare.
    Pizzetti ha scritto da qualche parte forse era solo un articolo forse in un libro, che i bordi delle strade , dove l’aria viene smossa di continuo da automobili ( suppongo pure treni,nelle stazioni eh) hanno una vegetazione favorita, privilegiata. Ci ho fatto caso e in effetti è vero,anche quando il seccume impera i bordi stradali sono vivi alla faccia dei gas di scarico.
    Ma tu parli ( scrivi) di flora spontanea e del fatto che questa si faccia un gran baffo del coltivato,cosa normalissima ovunque con buona pace del signor Ernesto Schick,mi incuriosisce la “ferroviarità “della faccenda, questo si..negli anni ’80 capace che ci fossero treni speciali, non so, sono perplessa assai.

  2. nella foto c’è anche la coronilla glauca,da me cresce solo rosa lilla.mi piacerebbero anche le moree ma non dispero,con il vento arriva di tutto,soffia forte Lidia!

    • le moree mi sembra un po’ difficile da te, Francesca…Che io sappia è una specie endemica del sud, in puglia ce ne sono moltissime, ma non credo gradiscano i freddi torinesi. Lilio Apulo lo saprà certamente.

  3. insieme a Simonetta abbiamo curato la riedizione di Flora ferroviavia, dopo 30 anni dalla prima pubblicazione, per l’edizione Florette. Se siete interessati ad ordinare il libro privatamente o come libreria potete inviarmi una mail
    cordialmente
    Nicoletta De Carli, Chiasso (Svizzera)

  4. Pingback: Flora Ferroviaria: comunicato « Giardinaggio Irregolare

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