…stancamente mi domando

…ma non è che voi Signori dell’Architettura, Potenti Demiurghi, Rampolli di Dio, ci state creando solo bellissimi, studiatissimi, sofisticatissimi, famosissimi, accorsatissimi, centralissimi, issimi nonluoghi?
Ora capisco meglio qualcosa che qualcuno mi disse -non troppo gentilmente per la verità- un po’ di tempo fa.

20 pensieri su “…stancamente mi domando

  1. Cos’è che qualcuno ti disse-non troppo gentilmente- un po’ di tempo fa?
    Così capiamo anche noi.
    Leggendo quello che hai scritto ho pensato ai vari super outlet sparsi per l’Italia. Veri non-luoghi, finti villaggi, finti luoghi d’aggregazione con finte piazze. Ai clienti danno l’impressione di trovarsi in una località dall’aria familiare, paesana, così comprano e spendono ancora più volentieri.
    Che nausea….

    • Posto che è indubbio che sia non solo compito, ma obbligo di una pubblica amministrazione creare buoni giardini per tutti, ho numerose e fondate perplessità circa la “ridicola spesa” asservita a simili realizzazioni, nonché sulla “straordinarietà” degli stessi: potrei citarti decine di esempi uguali identici, standardizzati peggio che nel peggiore dei neo-international style, ma mi limiterò a ricordare realizzazioni analoghe a Lisbona e Parigi. E’ questo che vogliamo, una nuova vague? E’ appena arrivata ed è già vecchia, sa di stantio come le opere di Gehry o della Hadid di cui tutti già si sono stufati dopo pochi lustri. Hanno bruciato se stessi, non possiedono sufficiente “sostanza” per adattarsi ai mutamenti del gusto (Dorfles docet), non sono in grado di confrontarsi col tempo e con l’inevitabile decadenza che ne consegue, pur pretendendo alla “durevolezza” (non oso dire alla pretesa di eternità) dell’icona.

      Il secondo riguarda High Line e Viaduc Daumesnil. Benché simili da un punto di vista tipologico, i due interventi sono formalmente molto distanti.
      Il primo parte da una strutturazione architettonica che tanto deve a quel “minimalismo organico” che (personalmente lo auspico) sempre più piede sta prendendo in Europa e negli USA, “riempita” con un’insieme neo-prairie alla Oudolf maniera.
      Il secondo ha riferimenti formali decisamente tradizionali, con degli accenti quasi Déco, è lineare ma strutturato (con cognizione di causa) come un insieme di “stanze” chiuse in successione, l’insieme dell’allestimento vegetale è anch’esso di stampo tradizionale, nella migliore tradizione del parco pubblico di fine Ottocento-primi Novecento.

      Non voglio dire -né mi interessa stabilire- che l’uno sia migliore dell’altro, ma sottolineare come, ai fini della fruizione, del “valore” a tutto campo, delle due opere, lo “stile” e in generale l’assetto compositivo che le informa, sia del tutto ininfluente.

      E piuttosto sotto l’aspetto di “riqualificazione”, più squisitamente riferibile alle ricadute sociali, di queste opere, ci sarebbe da eccepire.

    • Comunque non mi riferivo ai vari outlet, ma proprio ai grandi teatri di paolo Potroghesi, al Palavela, al Guggenheim di Bilbao, al progetto per il waterfront di Reggio della hadid.
      Insomma, Principi dell’architettura, con le vostre stazioni e i vostri aeroporti bellissimi visti dall’elicottero, non è che ci state semplicemente dando la carota prima che il contadino ci dia la proverbiale bastonata in groppa?

      Mi sono letta Nonluoghi dopo il suggerimento di Marco, e ne sono uscita a dir poco devastata.

  2. i luoghi veri sono difficili da gestire. nei luoghi veri la gente fa quel che vuole ed è quello che vuole,questo fa a pugni con le schedature e l’allineamento dei cervelli. Metti in riga,dividi per gruppi e annota…
    uff mi fa caldo lo schermo!
    ciao Lidia

      • sì fanno esattamente quello che gli chiedono i veri signori. Guarda Milano, la capitale morale è diventata la capitale della speculazione edilizia, il sindaco Moratti, non è più solo interprete di una famiglia di petrolieri ma è sindaco per interpretare il grande piano di speculazione edilizia voluto da potere finanziario edificatrice della Pirelli estate tanto per citare un grande possessore di patrimonio edlizio che non è poi il solo ovviusly. Qua si fa anche presto a tirare le rette che incrociano certi affari (Tronchetti Provera-Pirelli, sponsor dell’Inter dei Moratti, e poi che so guarda tutta quella gran menata della Bicocca Hangar che sta diventano il vero polo dell’arte contemporanea milanese, sorto nell’area che era la fabbrica Pirelli).
        I signori dell’architettura fanno dei bei disegnini ma non mettono parola sui piani regolatori, sulla vendita del sottusuolo milanese diventato un gruviera di box privati (si basta con questa bugia del costruiamo parcheggi, sono tutti box brivati in vendita mica parcheggi a pagamento con tariffa oraria). Si costruisce ottimizzando il massimo profitto, massime altezze, marciapiedi e aiole il più piccolo possibile, tanto poi se un’area diventa a densissimo traffico chissenefrega, si costruirà l’ennesima linea metropolitana con i soldi pubblici per poi regalarla a qualche spa privata, dai la ricetta è semplice e i signori dell’architettura non osano dire niente, fanno solo bei svolazzi con le loro matitine tanto poi ci sono migliaia di studenti in stage pronti a ingegnerizzarli e il cemento dei soldi mistomafiosi a costrurli belli solidi.
        Gli outlet e i centri commerciali sono roba da poveretti, miserabili capannoni con gli stucchi e lucine per buttare fuori dalle città i consumatori a basso potere economico.

  3. La cosa terribile dei nonluoghi, terribile nella sua gentile, impercettibile violenza, è che producono nonpersone. Continuando a citare Augé: “Si è socializzati, identificati e localizzati solo in occasione dell’entrata o dell’uscita (o da un’altra interazione diretta) nel/dal nonluogo, per il resto del tempo si è soli e simili a tutti gli altri utenti/passeggeri/clienti che si ritrovano a recitare una parte che implica il rispetto delle regole. La società che si vuole democratica non pone limiti all’accesso ai nonluoghi, a patto che si rispettino una serie di regole: poche e ricorrenti. Farsi identificare come utenti solvibili (e quindi accettabili), attendere il proprio turno, seguire le istruzioni, fruire del prodotto e pagare”. “Utenti solvibili” e “pagare” sono le parole chiave. I “signori dell’architettura” temo siano, aldilà di certe apparenze, una funzione dell'”architettura dei signori”, ma confesso di non conoscere abbastanza la questione.

  4. ma allora potremmo dire che tutte le grandi città sono nonluoghi dove le persone non si conoscono più e da cittadiani si vanno trasformando via via in consumatori?
    Vorrei ricordare che gli outlet sono un fenomeno in crescita a quanto pare, ne spuntano dappertutto e questi postacci, che lo vogliamo o no, stanno diventando luoghi di aggregazionee Anche i “poveretti” che ci vanno sono persone, anzi la maggioranza delle persone.
    Sono loro che con la loro presenza e le loro spesucce sostengono i grandi progetti ( nel senso che se fossero vuoti a che servirebbero?)

    • non sono mica “poveretti” ma consumatori a più basso potere economico o a più bassa capacità di spesa. Esiste una differenza abbasta ben marcata tra tipo di supermercato o iper o centro commerciale a seconda della posizione, con differenze di prezzi anche sullo stesso prodotto a seconda sempre della posizione rispetto alla città e a un certo tipo di zone commerciali, facci caso è così. la differenziazione è fatta a priori sul possibile consumatore, non siamo noi come individui come persone singole che cerchiamo di differenziarci dagli altri per tipi di consumi ma gli induttori di consumi che scelgono a chi vendere e quindi dove mettersi. se città è un aggregato di recinti, e siamo fuoriluogo quando entriamo in un recinto che non è il nostro.

  5. da Repubblica on line, oggi c’è questa notizia, questa è vera demagogia, e stupidità, talmente palese che Milano è in mano alla speculazione, da non rendersi nemmeno conto che far apparire le vie nel Monopoli è una inconscia dichiarazione che le mani degli speculatori sono veramente sulla città (sì la citazione è da Franco Rosi).
    L’opposizione è così demente e in mano a dei veri dementi che votano con piacere e bipartisanamente per averci le sue belle viette nel Monopoli, o dite che lo hanno fatto apposta? mettere via della Spiga al posto di viale della Vittoria è in un certo senso una denuncia della speculazione forse?

    Palazzo Marino, mozione bipartisan
    “Le vie di Milano nel nuovo Monopoli”
    Il provvedimento urgente del consigliere pdl Fede Pellone è stato firmato anche dall’opposizione

    Palazzo Marino, mozione bipartisan “Le vie di Milano nel nuovo Monopoli”

    Il consiglio comunale di Milano si mobilita con un’iniziativa trasversale agli schieramenti per far sì che la nuova edizione del gioco di società Monopoli ricordi anche il capoluogo lombardo. Alla mozione urgente presentata dal consigliere comunale pdl Alessandro Fede Pellone si sono ben presto aggiunte le firme dei rappresentanti di tutti i partiti politici, che chiedono al sindaco Letizia Moratti e al nuovo assessore al Turismo, Alessandro Morelli, di fare di tutto perché nella nuova plancia di gioco figuri anche il nome di Milano.

    Fino al 28 luglio gli internauti sono chiamati a scegliere i nomi delle 22 città che sostituiranno le vie ormai famose del Monopoli, come Vicolo Stretto e Parco della Vittoria, ma finora il capoluogo lombardo ha conquistato solo lo 0,18 per cento delle preferenze, mentre città come Chieti, Reggio Calabria e Catanzaro hanno già totalizzato oltre il 10 per cento dei voti. “La mancanza della presenza di Milano in un gioco così importante e storico – affermano i firmatari – rappresenterebbe una mancanza di riconoscibilità e quasi una beffa per una città che anche in vista dell’Expo 2015 vuole assumere un carattere internazionale e dove le trasformazioni edilizie di molti quartieri stanno trasformando la città in un grande Monopoli”.

    Per questo la mozione chiede alla giunta non soltanto di sollecitare l’inserimento del nome di Milano nella nuova versione di Monopoli, ma anche di avviare una campagna di informazione per invitare i milanesi a votare su Internet la propria città.

  6. Essì c’è proprio bisogno di una mozione urgente per il Monopoli!
    Trem la parola “poveretti” l’hai usata per primo te, ora non so se l’hai usata nell’accezione romagnola (*) del termine che significa non tanto povero economicamente ma persona meschina ( un’accezione più dispregiativa di poverino o povero); comunque non ci vanno i veri poveri ma la classe media ,quella che crede di distinguersi indossando un capo firmato ma lo vuole pagare meno. I veri poveri non ci arrivano all’outlet.

    Che i prezzi siano gonfiati più o meno a secondo del luogo me ne sono accorta da un po’, basta guardare i prezzi nelle varie località turistiche!!

    Ma allora quali sono i “veri luoghi” rimasti in questa società globalizzata?

    (*)l’ho detto perchè so che ci abiti da un po’

  7. ies usato per intendere di persona meschina, povera di spirito non povera di soldi.
    comunque te sti stai fissando sugli outlet, che un po’ in modo fraiciaisisistico si sono moltiplicati tipo: il Fidenza village, il Muggello village, il Valdichiana village, il Palmanova village evvia così, ma cè una tipologia molto più diffusa e unigambista che è il centrocommerciale: Aquario, Vecchia filanda, Le streghe, Bonola, Montefiore, Le pinete, ecc ecc ecc all’infinito, solitamente si presentano con un’offerta molto simile, un ipermercato spesso Coop o Conad o Carrefour, uno sportivo spesso Decatlon, un profumiere, un Brico, un’occhialaio, uno scarpaio ecc ecc ecc. A seconda del tipo di luogo si determina il tipo di offerta e si autoalimentano di consumatori scelti quasi in modo patologico nel senso che la fruizione del centro commerciale è di tipo psichiarico: il centro commerciale produce psichiatrizzati e patologie da consumo, il circuito si autoalimenta come si autoalimentavano gli ospedali psichiatrici. La terapia è il consumo, un consumo che crea nuova patologia, che produce nuova malattia, curabile con il consumo. Da questo universio concetrazionario di psicoconsumi non è possibile difendersi.

    I “veri luoghi” della societa globalizzata sono i luoghi geografici, l’unica rivoluzione possibile è geografica. Non è un caso che la geografia stia diventando un tabù non è più insegnata a scuola e non sappiamo più percorrere un tragitto se non con l’ausilio di un navigatore GSM.
    La rivoluzione è geografica e consiste nel riconoscere, percorrere, conquistare luoghi geografici come le cime, i valichi, le vallatte alpine, le isole, i porti, le pianure.
    viva la geografia abbasso l’economia!

    • poi scusa, ci ho l’auto con targa FC ma non ci abito in Romagna, però ci passo spesso.
      la Romagna è il centro del mondo, bisogna passare di lì per andare quasi dappertutto

  8. ah, scusa pensavo ci abitassi pure, un occasione mancata. ( hi hi)
    Sì, hai ragione, mi sono focalizzata un po’ troppo su outlet e centri commerciali, che sono tutti uguali come hai ben detto, ma in fondo questi sono pseudo-luoghi di aggregazione , ora ci parcheggiano pure gli anziani quando fa caldo, SOB!
    Di sicuro nei centri più piccoli si respira un’aria ancora familiare ( anche se soffocante per alcuni). Io abito in un piccolo abitato e non mi dispiace salutare la gente quando esco!

  9. Ma tu guarda…mi spacco il gufo per scrivere in due mesi un pezzo sui prairie gardens e ottengo un commento solo (antipatico pure), mentre butto là un pensiero e ne ottengo 15.
    Pazzesco.
    COMUNQUE! boh, io non sono poi tanto d’accordo che vivere un luogo sia la conquista geografica. Vivere un luogo è vivere la gente che lo abita. Leggete “Prateria”. Questo tizio in 10 anni ha scritto 400 pagine su uno scaracchio di terra, ne ha colto l’anima. La Chase County rischiava di diventare un non-luogo, ebbene, Least Heat-Moon gli ha dato un’anima. Conquistare l’Everest, a quanto dicono famosi alpinisti, è abbastanza semplice, con gli sherpa che ti tiran su con le corde anche se sei sfiancato e tosto di freddo. Anche queste cose sono diventate merce, anche la conquista. ma insomma, lo sapete che a me piace Star Trek, ma quel coglione di Roddenberry s’è fatto seppellire in orbita. ha un senso questa conquista? E’ una conquista? a me non pare.
    ecco, proprio vorrei capirla meglio ‘sta cosa che uno conquista un luogo. Cioè, se io mi butto in bici e faccio a la via Popilia da Cosenza al Friuli ho fatto una conquista? Ho vissuto un luogo?

    Quello che volevo dire, in poche parole è che l’architettura moderna si volge alla creazione di miti, star, principi dell’arte, e che gli mette in mano risorse, strumenti, persone, tempo, lavoro, soldi per produrre ciò che è più nocivo ad una città, cioè nonluoghi di classe, nonluoghi inaccessibili ai poveretti (di soldi). Forse non saranno nonluoghi secondo l’accezione di Augè, ma comunque aumentano la distanza tra le masse e le élite. La massa deve rimanere la massa, la poltrona a loro.

  10. Quindi, cerco di interpretare il tuo pensiero, un “luogo” potrebbe essere la riqualificazione di un quartiere, come le case popolari ( mi pare inglesi) costruite in maniera intelligente e belle , con lo scopo di farle rivalutare in futuro? Oppure il restauro di un antico borgo?
    Mi sto avvicinando?

    • occavolo, mi ero persa gli ultimi due commenti! Un luogo, secondo la mia personale interpretazione, è un posto dove si depositano memorie, individuali e collettive. Come diceva montale del suo giardino: orto non era, ma reliquiario…vedi come si trasforma questo lembo di terra solitario in un crogiuolo.
      Ecco perchè noi siamo fortemente attratti dai cosiddetti “luoghi di culto” , anche chi non crede va a visitare le chiese, e il senso di potente sperdutezza che vi si vive dentro non si ritrova da nessun’ altra parte non solo per la sua grandiosità, ma anche per il senso di “storia” che si portano dietro.

  11. Una delle cose che percepisco di più come “prossime” a una filosofia del non-luogo (d’élite) nell’architettura contemporanea è la vetrata sul verde. Non c’è servizio su “case nel verde” ma anche spazi pubblici di moderna progettazione che non proponga ampie vetrate sull’esterno, tali da fare entrare molta luce naturale e far godere scampoli più o meno selvaggi di natura. Che però resta “fuori”, si ammira e non si tocca: diventa, anche se reale, virtuale, una sorta di cartolina vivente. Con tutto quel che c’è di logico nel loro uso, resta il fatto che sostanzialmente spersonalizzano il rapporto con l’ambiente, tranciano -con l’inesistenza della “cornice” che invece contestualizzava il tipo di rapporto, lo sguardo- la relazione. Pensi di essere in un luogo e invece ne sei fuori (cioè in realtà sei dentro): costruiscono illusioni. E dove c’è illusione di una relazione, c’è non-luogo.

    • Molto interessante Jude, veramente interessante. Ma questi autori, come Neutra o Wright, invece volevano avvicinare l’uomo alla natura, creando un confine immateriale, trasparente.
      pensi che non siano riusciti nel loro intento o che ci sia qualcosa di sbagliato al fondo della cosa?

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