Rilassarsi nella casa delle proprie fobie

Non so datare con esattezza la mia fobia per i vetri. Non l’avevo da piccola nè l’ho mai avuto da ragazza. Mi è venuta in tarda età. Ho paura anche delle lame, ma molto di meno. Diciamo che non sono nè un tipo da scartavetro nè da sega elettrica. Ho anche paura del mio tagliasiepi elettrico. Sapete, come in Brivido, quando il coltello elettrico si accanisce contro il piede della cameriera?

Quando mio padre stette male fu riorganizzata la stanza da letto, il matrimoniale fu tolto e fu messo un letto singolo sotto la finestra. Noi abbiamo delle finestre di quasi tre metri. Se ero stesa sul lettino e l’anta era aperta, immaginavo che il vetro, per motivi inspiegabili, si spezzasse a metà e mi cadesse addosso, tagliandomi in due tronconi.
La ghigliottina è una cosa, ma morire vedendo le proprie budella alluvionare un letto mi fa dar di stomaco.
Insomma, per farla breve, io non ci dormo più in quel letto lì.

Ho paura anche dei pesanti vetri da acquario che avevo utilizzato per farmi i cassoni vetrati. Ne ho tanta paura che non oso toccarli per buttarli, ma impazzisco all’idea che i cani possano andarci a dare delle testate, suicidandosi con la testa fracassata in un mare di sangue.

Ho paura delle bomboniere di vetro o di cristallo, per non parlare dei mobili. Tavoli con la superficie in vetro, mensole di vetro, scaffali di vetro. Certamente si romperanno e mi aggrediranno, come il coltello di Brivido, e io finirei in salsa rosa, come l’arancia dei documentari sui terremoti e le esplosioni nucleari.

Un incubo.

Ho una stima pressocché infinita per Kengo Kuma, ma lui ha dato corpo al mio incubo peggiore (be’, oltre quello di finire in una vasca di lucertole): ha costruito una casa di vetro.

Forse il suo marchio di fabbrica, la famosa Glass House. QUI trovate un articolo esauriente.

La Glass House è certamente suggestiva, soprattutto di notte (di giorno, a dirla tutta, non è poi un granché…) e se uno non ha la fobia del vetro l’annullamento del confine tra l’edificio e l’acqua (e di notte, la luce), è qualcosa di surreale, di magico, di ineguagliabile.

Bellissimo, magnifico, eccezionale!Dov'è l'uscita?

Pare che il pavimento sia fatto di uno speciale vetro lamellare. Lamellare? ma siamo pazzi? Io ho paura del vetro e questo ci aggiunge anche le lamelle? Mi immagino sprofondare nel pavimento con tutte quelle lamelle di vetro che si conficcano dentro le mie carni grasse e mollicce, roteando impazzite come dischi di seghe circolari.
Ma voi pensate che una persona pesante si possa sedere su una di quelle sedie? Dico, e va bene che ci hanno fatto un albergo, e non so quanto costi a notte, ma io uscirei da lì con i capelli bianchi. Dovrebbero pagarmi loro.

Preferisco stare in acqua

Dico, non è meglio stare fuori, nell’acqua? magari è pure riscaldata. A proposito, come avranno fatto per il riscaldamento? e d’estate, questa casa non diventa una serra? Io faccio un salutino da fuori, col costume da bagno, eh?

Ma poi non è possibile, ma veramente, tutto di vetro, pure il bagno!

Lavabo in vetro, ripiani in vetro, dico, il water non si vede, ma magari è di vetro pure quello. E poi la gente che ti guarda da fuori mentre sei concentrato sulle parole crociate e il sudoku? Un po’ di discrezione, insomma.
Magari c’è uno che dal salone o dalla “zona relax” (eeeeh, che relax!) ti vede attraverso le vetrate mentre ti fai la doccia. Ed è un albergo! C’è gente che paga per farsi vedere con le brache calate e il sudoku sulle ginocchia!

E’ un miracolo che non abbia messo anche le poltrone di vetro.

Molto, molto suggestiva, e a parte gli scherzi originale, innovativa, così elegantemente inserita nel luogo dove sta che sembra esserci nata dentro.
La sospensione sull’acqua, poi, è uno dei miei elementi preferiti dell’architettura contemporanea (un elemento che ci hanno portato sempre loro, i giapponesi). Una lezione di stile, di preziosità delle forme. Ci suderei freddo, probabilmente avrei un attacco isterico, non riuscirei a muovermi, ma a Cesare quel che è di Cesare.

Purtroppo però è di vetro. E nessuno racconta cosa successe davvero a Cenerentola quando andò al ballo con le scarpette di cristallo. C’è un’intera puntata di E.R. sui problemi che ebbe Cenerentola quella sera.

Io per questa volta passo, grazie.

4 pensieri su “Rilassarsi nella casa delle proprie fobie

  1. Che strana cosa che racconti. Strana per me perchè non ci avevo mai più pensato. Una specie di fobia dimenticata. Da piccolissima effettivamente ho subito un pioggia di vetri per una finestra spaccata, ma nessuna conseguenza, e un ricordo un po’ da cartone animato. Poi un giorno sono andata al Musée de l’Homme a Parigi e lì ricordo con terrore di una sala con il pavimento di vetro e le pareti di vetro (l’Amazzonia, mi pare). Vetro dappertutto, registrazioni di uccelli del paradiso e cose così. Immagino che l’effetto dovesse essere piacevole, ma io un senso di spaesamento così grande, poche altre volte.

  2. Pensare che io ADORO vetri e specchi! Potessi vivrei in un grande acquario! E da piccolo con una testata ho scardinato una finestra che mi è precipitata addosso proprio come il tuo incubo, ma sono ancora qui vivo (sarà colpa di quel vetro che a volte sono un po’ svitato?)

  3. Pingback: Tutte le mie fobie « Giardinaggio Irregolare

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