Rana (acquerello e matita)

ranetta in uno stagnetto (acquerello e matita di Lidia Zitara) Licenza Creative Commons 3.0 condividi allo stesso modo

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14 pensieri su “Rana (acquerello e matita)

  1. Peccato che l’editoria italiana sia quella che sia (tipo: Bompiani ha tolto da catalogo le Lettere di Tolkien), perché in questo periodo non sarebbe male realizzare una nuova serie di illustrazioni per “Lo Hobbit”…

    • Bompiani ha tolto dal catalogo le “lettere”, cioè “la realtà in trasparenza” o “Lettere a Babbo natale”? ma Bompiani ha mai pubblicato “la realtà in trasparenza”? Non so, io ho i vecchi rusconi, se avessi soldi li avrei ricomprati tutti, ma solo per feticismo. Invece è bello quello sulle immagini, sempre Bompiani, col cofanetto. Mooolto carino, e non è un doppione del vecchio. Certo, sarebbe bello avere altri illustratori di Tolkien, ma diciamoci la verità, a parte lee, anche i grandi come nasmith e Smith a volte “l’hanno cacata” (scusate il francese), dove lo trovi un bravo illustratore di Tolkien? visto che pena quelli della Società Tolkieniana Italiana?

  2. scusatemi, mi intrometto nella discussione da ignorante, ma affascinata dalla bellezze delle illustrazioni. Ho sbirciato le illustrazioni del link qui sopra, in particolare quelle della giovane Catlin.
    E mi sono un po’ arrabbiata.
    Perchè quando si fanno illustrazioni “per bambini” si vedono disegni mal fatti, grossolani e con colori spenti? E’ vero sono poetici, volutamente fatti in questo modo, ma chi lo dice che piacciono ai bambini?
    Ai miei no di sicuro, fin da piccoli hanno amato disegni colorati, ben proporzionati e ricchi di dettagli,hanno scartato libri anche belli e divertenti ma con illustrazioni non gradite.
    Per dirla tutta ai bambini piaccioni i disegni come quelli di Tony Wolf o anche quelli di Richard Scarry, meno esteticamente rifiniti, ma giocosi e ironici.
    scusate se sono andata fuori tema.

    • A me le illustrazioni della catlin non sembrano malaccio, c’è di peggio in giro. Credo sia un tentativo di modernizzare il modo di illustrare un libro che è sempre stato disegnato in maniera molto adulta. Insomma, robbba de bisinìss.
      Certo non me lo andrei a comprare.
      Per quello che riguarda me dirò che non c’è un autore che abbia saputo cogliere lo spirito dello Hobbit, neanche Lee. A tratti Nasmith, a tratti John Howe, che sono artisti tuttosommato mediocri, hanno saputo fare molto meglio di un autentico genio come Lee.
      E’ vero, verissimo, da incorniciare e affiggere ai muri, ciò che dici, Milli. I bambini non sono attratti da illustrazioni semplici e banali, forse quelle vanno bene per i bambini molto, molto piccoli che non sanno nè leggere nè scrivere (qui sto andando a naso, grazie a dio sono una ragazza scapola), ma i ragazzini quelli un po’ più grandicelli, che riescono a leggere venti pagine di un libro scritto a corpo 12, vogliono qualcosa di più. Wolf e Scarry sono un perfetto esempio. I bambini si perdono in quel diluvio di personaggi e ricostruicono (o construiscono) storie, personaggi, racconti, fili logici. E ditemi se non serve a questo l’illustrazione per l’infanzia.
      Io non amavo scarry da picola, mi piacevano i barbapapà, i Ronfi, qualche volta che il corriere dei picocli pubblicava una vera puntata dei Puffi la leggevo, ma non sono mai stata un’ammiratrice dei Tooth Blue (ma di Peyo sì!)
      Mi piaceva Asterix, ovviamnete, mafalda, Mordillo, sansone, e la pagina di barzellette che compariva su Topolino.
      Scarry lo trovavo infantile, mal disegnato (ho un bracere di cenere sopra la testa). Mentre mi piacevano i libri illustrati di viaggi, tipo quella collana che uscì sui grandi navigatori, in cui invariabilmente c’era lo spaccato della nave. era lo stesso metodo di Scarry (e di Bruegel!), ma più aduilto, scientifico. Cercavi la santabarbara, le stive, cercavi di decifrare cosa stava in certo barile, e poi c’era sempre l’omino sul water. Ci avete mai fatto caso?

  3. Scarry era mal disegnato, però c’era un gran senso dell’umorismo, la sorpresina che andava cercata, tipo il bruco sull’apetta motorizzata, poi nella pagina dopo sulla barchetta e poi in quella dopo sull’aeroplanino e scemenze simili da scovare in tutto il libro, cose che piacciono ai piccoli e insegna loro ad essere attenti ai particolari. Wolf riesce a farti entrare nelle scene e a renderle credibili e vive, anche se si tratta del villaggio degli gnomi.( ah ho scoperto adesso che in realtà è un disegnatore italiano, mica lo sapevo.)
    Francamente le illustrazioni scarne, stile infantile non mi sono mai piaciute, e neanche ai bambini, perché appena le vedi non c’è più nulla su cui soffermarsi. Gli editori dovrebbero fare uno sforzo in più in questo senso e fare qualche test sui diretti utilizzatori prima di dire che sono disegni per bambini.
    Con questo non dico che gli illustratori che usano questo stile non siano capaci, probabilmente è molto difficile disegnare così, e lo dico senza ironia.
    Quelli che hai citato tu della tua (nostra) infanzia , se non sbaglio erano più fumettisti, qualcosa che si legge e si guarda un attimo e via. L’illustrazione di un libro è bello osservarla a lungo, in cerca di ciò tutto che l’autore ha descritto a parole, che magari noi leggendo in fretta non abbiamo capito perfettamente. Non a caso Luca qui sopra ha scritto di illustratori che *studiano* il testo.

    • A volte mi viene il perfidosospetto che molti illustratori di libri per bambini e ragazzi facciano questo lavoro perché non sanno fare più di così, e “tanto ai bambini va bene tutto”. Falsissimo, i bambini non sono per niente ingenui e capiscono quando li si prende in giro…

      • Sono più che d’accordo. Non so molto del mondo dell’illustrazione, però frequento spesso il settore per bambini perchè ogni tanto faccio dei regalini alle mie nipoti. Ho notato che i libri hanno formati grandi e illustrazioni altrettanto grandi, che riempiono la pagina di colori ma non di “segni”. Un esempio è un libro sulle piante che mi sarebbe piaciuto regalare, con un volto di bambina in copertina. ma che delusione una volta aperto! Cercherò di farci caso la prossima volta che vado in libreria per poter dire il titolo.

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