“Forse se ci* iniziassiamo a prendere cura dell’inanimato, per esempio le piante” – questa la frase di Daniela Amenta, botanica(?), su Fahrenheit del 23 scorso

*(sic)
Minuto 10:50

Riascoltando il podcast di Fahernheit Radio3 del 23 luglio 2015, è vero quanto sostenuto da Lipperini nei commenti al post precedente: non è lei ad aver detto che le piante sono inanimate, ma Daniela Amenta, ospite della trasmissione, botanica e autrice del libro La ladra di piante (Baldini&Castoldi).
Lipperini, probabilmente presa da altri pensieri o dalla formulazione della domanda successiva (o colta da un attimo di rigor mortis) non l’ha neanche sentita. E su questo le credo.
Ma dire che le piante sono inanimate è una cosa così enorme, che anche un bambino sarebbe potuto intervenire. Non è assolutamente vero che non si contraddicono gli intervistati, forse Lipperini non lo fa, ma non è una giustificazione.

Sapere che questa frase proviene da una persona che ha studiato botanica mi lascia ancora più incredula, poiché non più frutto di disinformazione, ma della mancata comprensione dell’oggetto dei propri studi.

Roba da brividi.

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