Baciami ancora Sam!

d4ed8ea559583559fdc62353ec7887dbbb860f14a2b12b58575b1dd8405524e4_largeQuantum Leap, o per meglio dire “Sam”, era un telefilm di cui avevo un tenero ricordo. Da quando la tv dei decoder è diventata la tv delle repliche mi sono sempre chiesta perché non riproponessero questo telefilm, che all’epoca ebbe un discreto successo.
Niente paura, se cerchi una replica, Paramount Channel te le manda a vagoni!
Inultile dire che anche stavolta ho perso il pilot (mai che riesca a vederlo!) e che ero sublimemente contenta di accingermi a rincontrare personaggi tanto amati.
E vedi una puntata, e vedine due, e vedine tre, ti accorgi che lui, Sam, bacia tutte le donne della serie. Esattamente come si diceva del dottor Brewster in Tootsie.
“Bacia tutte le donne della serie” sembra un’esagerazione… Maddai, vuoi che baci tutte le donne della serie? È impossibile!
No, in effetti no, non le bacia proprio tutte tutte: le bambine, le grasse, le vecchie non vengono baciate mai. Mentre le donne dalla pelle scura, che siamo mix di Spagna-qualcosa, PortoRico-qualcosa, Africa-qualcosa, vengono baciate solo se sono delle vere sventole. Insomma se sono un vero schianto di donna, con le cosce lunghe tre metri e due air-bag frontali che ti viene voglia di fare una catatrofe automobilistica.
E lui, Sam, il dottor Beckett, con quindici lauree e otto Nobel, la sua aria da cucciolone “tienimi tanto vicino” e l’immancabile “oh mamma!” alla fine di ogni episodio, trova sempre qualcuna su cui mettere le mani e poi le labbra (tutto il resto all’immaginazione).
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Di solito è una vera cretina. Dire che è una vera cretina è poco. Le donne di questo telefilm sono tutte lo stereotipo dell’Oca Assoluta, della Grande Madre Oca, della Santa Patrona di Paperopolandia.
Perciò la missione di Sam è difenderle tutte, da qualsiasi cosa, soprattutto da se stesse. Perché, diciamocelo, le donne non sono in grado di capire ciò che vogliono, nell’89 o nel ’50, non fa differenza.
Bush padre era appena subentrato a Reagan ed era ora di rimpolpare al mito degli USA grandi, belli, felici e buoni, fedeli alla patria, a Dio, al padre e alla madre, carichi di spirito oblativo, di muscoli e di testosterone. E con la scusa del viaggio nel tempo e una falsa critica sociale, Sam dimostra come l’America ce l’abbia duro, salvando veterani del Vietnam e baciando femmine bianche, magre, giovani, bellocce e stupide.

Eppure quell’anno andava in onda il primo episodio dei Simpson. Certo, apriva anche il primo McDonald in Russia.

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12 pensieri su “Baciami ancora Sam!

  1. Se ti può consolare tra pochi giorni, non mi ricordo su quale canale, sarà trasmesso “soldato Jane” un film che racconta tutte le torture e le umiliazioni che un’eroica donna ha sopportato per conquistare il diritto di poter diventare carne da macello in un combattimento. Come i suoi eroici colleghi uomini.

  2. Più il tempo passa, meno rimpiango la televisione del passato. Negli ultimi dieci anni, tanto le storie che i formati in cui vengono proposte hanno fatto salti da gigante. Serie animate per ragazzini come “Steven Universe” o “Adventure Time” hanno personaggi più complessi di qualunque serie adulta anni ’80 e ’90, facendo magari un’eccezione per Star Trek – Next Generation. Se ti interessano battute fulminanti ti consiglio “30 Rock”, e se non ti spiace la fantascenza western la troppo breve “Firefly”. Tutto in inglese.

    • Ciao Ricciocorno! un grande piacere rileggerti! sì, lui passa anche attraverso numerose donne. Una ragazza incinta alla quale deve far far pace col padre, perché lei era incapace di farlo, e meno male che si è infilato lui nel corpo di lei, perché altrimenti la vita di lein sarebbe andata a rotoli. Una segretaria elegante e bella, in cerca di un matrimonio con qualcuno dei suoi ricchi superiori (a scelta, perché le donne siamo superficiali e venali), che salva dal suicidio la sua amica che credeva che il suo capo avrebbe lasciato la moglie per sposarla. Essì, noi siam sempre pronte alla morte quando ci il nostro amante ci mette le corna con la legittima moglie. Una signora con prole, affaticata e stremata dalla vita, che salva suo figlio da un rapimento e rischiando uno stupro, ma meno male che c’è ancora lui nel corpo di lei, e quindi cazzotti non mancano, ma anche le capicie e reggiseni strappati. Un trio di cantanti, forse lui/lei è l’unica bianca tra due afroamericane, e booooh, non me lo ricordo neanche più.
      Insomma, pare che la cosa più fantascientifica di “Quantum Leap” sia il fatto che il dottor Beckett, nei suoi salti, inanella una serie di incontri con le donne più oche della storia americana dagli anni Cinquanta fino al Duemila.

  3. ma il telefilm lo seguo anch’io e francamente le donne non sono affatto tutte oche e cretine, proprio per niente. Sam bacia donne bellocce? embè? anche lui brutto non è. Attori e attrici belli non mancano ed è giusto. Poi certo i protagonisti sono due uomini e ciò fa sì che l’ottica sia maschile ma i personaggi femminili sono tutt’altro che scemi: questo telefilm ha affrontato questioni molto serie come razzismo, sessismo, violenza sulle donne certo con un piglio liberal un po’ all’acqua di rose forse, ma erano gli anni ’90.
    Sì Sam assume anche l’identità di donne (non solo quelle che hai ricordato), diventa anche afro-americano, una volta assume l’identità di un ragazzo down, e in una puntata diventa anche una scimmia che sta per essere usata per esperimenti.

    “e meno male che si è infilato lui nel corpo di lei, perché altrimenti la vita di lein sarebbe andata a rotoli. ”
    mi pare logico dato che lui è una specie di viaggiatore nel tempo/angelo custode che migliora la vita di tutti quelli in cui entra o delle persone attorno

    • … mah, avrei alcune considerazioni di carattere più televisivo che relative al pensiero femminista, per le quali posso dire che “Quantum Leap” è un telefilm scadente, contorto, infarcito di luoghi comuni tra i più stereotipati -dai quali ci sembrava di essere usciti negli anni ’90, senza accorgerci che ci stavamo sporofondando dentro più che mai- mi sento di dire che la critica sociale che il telefilm vende è solo falso moralismo, tinto di filo-cattolicesimo (cosa strana per un telefilm americano), in cui problemi sociali, come quello dei disabili, delle donne, della negritudine, sono totalmente pretestuosi e finalizzati alla dimostrazione del concetto opposto. In ogni caso sono trattati in modo così vago e superficiale da definire uno stile di sceneggiatura tipico della tv americana dell’epoca. Basta fare un raffronto con Star Trek TNG, più o meno coetaneo, che utilizzava tematiche analoghe, in ambientazione extraterrestre, per arrivare infine a proteggere l’assetto culturale e sociale con cui entrava in confitto in maniera solo apparente. Es. “Il diritto di essere” – “I sopravvissuti”.

      • in poche parole, il professor Beckett sarebbe il classico “buonista”…Bè sì il telefilm è un concentrato di buoni sentimenti con una vaga patina moderatamente progressista-clintoniana, ma filo-cattolico non direi e neanche maschilista, di sicuro non vedo maschilismo nel fatto che il bel Sam baci delle belle donne (e non è che il capitano Kirk fosse da meno)

      • e non è neanche razzista anche se nelle puntate in cui si affronta il tema Sam è il classico “white savior” (salvatore bianco) e questo può dare fastidio

            • Sam viene messo nei guai da tutti, finire nei guai e tirarsene fuori aiutando la gente e migliorando le cose è quello che fa.
              Volendo vedere delle magagne a tutti i costi si potrebbe accusare il telefilm di misoginia per via delle evil leaper: Alia e la sua osservatrice Zoey sono le controparti femminili di Sam e Al soltanto che il loro compito è peggiorare le cose, solo che Alia non è davvero malvagia (Sam ovviamente avrà una love story con lei e vorrà aiutarla a liberarsi)

              • Occhei, Sam è buuuono! per carità, Scott Bakula è stato acclamato sex symbol dopo “Quantum Leap” al punto da finire in Star Trek Enterprise e oggi in CSI-qualcosa, alla sua veneranda età.
                Forse per capire cosa si prova a sentirsi una “razza” disprezzata, una “minoranza etnica”, tutti maschi dovrebbero essere tramutati in femmine entro i trent’anni, per almeno 5 anni. Mi chiedo anche se non sia un bene che la pensiamo tanto diversamente, perché come disse Aspesi: “cara mia, se un uomo si proclama femminista alza le mutande e corri a gambe levate”. Mah.

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