Segnalo ASINC, critica del doppiaggio

La rete è ancora un posto bello se ci sono siti così.
Home page in italiano, ma c’è anche in inglese.
Aggiunto al blogroll.

Rustica progenie semper villana fuit (rustico e delicato)

Ogni tanto mi capita di scrivere dei pezzi più tecnici e devo confessare che non mi fa piacere.
Non perchè non mi senta gratificata nel descrivere le tecniche orticolturali, anzi, su quelle finisco per essere fin troppo prolissa tanto non mi par vero di poterne raccontare.
Ma sugli argomenti tecnici ci sono persone molto più preparate di me, anche se magari per mille motivi non scrivono. C’è poi una manciata di persone che fa entrambe le cose e non mi sembra che attualmente in Italia manchino i manuali di giardinaggio, alcuni scritti persino bene.

Il dispiacere che ho è quello di dover sottolineare spesso, troppo spesso, elementi che dovrebbero essere dati per scontati nel bagaglio di conoscenze di ogni giardiniere, ma che puntualmente vediamo sconfessati.
Da ciò si deduce una conoscenza tutta superficiale, appresa da sbocconcellamenti di conversazioni con chi ne sa di più, da letture smozzicate, da programmi televisivi un pochetto arruffoni, dalla pratica auto-appresa per mancanza di possibilità o di volontà.

C’è ancora una gran confusione in Italia per quello che riguarda il significato di “rustico e “delicato”.
Questo è senz’altro dovuto alla penuria nominis della lingua italiana per quello che riguarda il giardinaggio.
Le altre lingue importanti d’Europa hanno scelto il termine “resistente” o “robusto”, che dà molto più l’idea della tolleranza al freddo da parte delle piante.

Sebbene anche il francese abbia un intoppo di analoga natura con la parole “vivace” che signifca perenne ma è anche sinonimo di allegro, vivo.

Chi non ha mai sentito i peli del braccio sollevarsi sentendo dire: “Sì, è una bella pianta, ma a me non piace perchè mi dà l’idea di campagna: è rustica”.

Esempio tipico: il fico d’india.
Il fico d’india (Opuntia indica, O. ficus-indica) è da secoli utilizzato nelle campagne per delimitare gli appezzamenti di terreno e per parcellizzarlo, per fungere da siepe frangivento, da barriera per il fuoco e anche da recinto per gli animali da pascolo e da aia.
Diciamo che più “di campagna” del fico d’india non ce n’è.
E tutti sappiamo che “campagna” in latino si dice “rus”, donde il termine “rustico”. La rondine si chiama infatti Hirundo rustica, poichè abitatrice delle campagne, mentre il rondinotto dal ventre bianco è la Delichon urbica, cioè abitante dell’urbe.
Non avete dei parenti che vi hanno appioppato l’epiteto di “cugini di campagna”? Qualcuno ce li ha.
E quando si vuol dire di un prato che non è fatto solo di festuca o poa, ma anche di fiorellini e infestanti varie, si dice che è un prato rustico (consiglio a latere: se volete risultare assolutamente irresistibili, dite gazon, così non sarete tacciati di usare anglismi come il miiiiitico meadow! Ma attenzione, gazon, prairie gardens e meadow non sono la stessa cosa).

Allora piante come il Clorophytum comosum, la Bougainvillea, alcune grasse, le agavi, le aloe, gli agrumi e altre ancora, che sono notoriamente poco resistenti al freddo, vengono tacciate di essere figlie di rustica progenie.

Così come piante di una rusticità a tutta prova, come le peonie, gli aceri, le rose rubiginose, gli ellebori, ecc. per il loro aspetto fine ed elegante, o per la relativa difficoltà di coltura, vengono definite “delicate”.

Io spero che la parola “rustica” venga restituita infine alla campagna da cui etimologicamente proviene, e che anche in italiano si usi la parola “resistente”, come alcuni già fanno.

Corrette definizioni orticole:
Rustico: resistente al freddo
Delicato: non resistente al freddo

Le diciture sono genericamente le seguenti: tropicale/molto delicata, abbastanza delicata, delicata, poco rustica, abbastanza rustica, rustica, molto rustica.

E’ semplice, ed è tutto qui.

I mercenari 2

Il cinema mi alza sempre il morale. Se non avessi passato una giornata da schifo forse non ci sarei andata.
“Me ne vado a un cinema”. Cazzo che verità. La dice Sarah Connor nel primo Terminator. Si mette una maglietta rosa slavata, di quelle tipo batik che andavano di moda negli ’80 e dice “Io me ne vado a un cinema”.
E io aggiungerei: faculo a tutto il resto. Nel cinema uno si dimentica della sua merdosa vita, delle merdose persone che ti serpeggiano vicino, delle merdose camicie di forza che ti strangolano.

Santa guadalupe, in certe scene pensavo che sarebbe spuntata fuori una quattro stagioni su un vassoio con la scritta “Planet Hollywood”, ma mi sono sentita come ad una rimpatriata di ex-alunni, a sparare cazzate sulle professoresse e aneddoti sui culi delle compagne.
E che il diavolo mi prenda, avrei voluto essere lì con loro.

Alcune ragioni per spendere di più

Ricevo e pubblico:

il 5 Settembre scorso, presso la sede dell’Associazione Florovivaisti Bresciani, ha avuto luogo un incontro promosso dal Consiglio Direttivo tra le aziende associate sul tema dell’illegalità nel settore florovivaistico.

Le aziende florovivaistiche lamentano un notevole disagio per quanto riguarda l’abusivismo e il lavoro nero.
Oltre alla crisi economica che sta letteralmente stroncando un settore che, soprattutto in Lombardia, ha vissuto anni di forte crescita, si aggiunge anche l’aumento di manodopera improvvisata (spesso anche ben organizzata) e soprattutto abusiva a tariffe di gran lunga inferiori alla norma. I cittadini e le aziende devono sapere che nel rivolgersi ad un lavoratore abusivo, condannano le imprese che lavorano legalmente rispettando norme e regole, e di conseguenza le famiglie dei collaboratori alle proprie dipendenze,creando ulteriore altra disoccupazione.

E’ stato ribadito che il committente deve sapere che il lavoro delle aziende che operano nella legalità è certificato da corsi di formazione sulla sicurezza, da qualifiche che dimostrano le competenze professionali, ma soprattutto in regola con la contribuzione agli enti preposti. Sia l’imprenditore agricolo che l’artigiano del verde sono figure riconosciute nel mercato del lavoro con precise responsabilità, adempimenti nei riguardi degli obblighi di legge e competenze in termini di materiali, mezzi d’opera e, non da ultimo, professionalità ed esperienza.

Affidarsi pertanto a novelli “prestigiatori” del settore (ad esempio pensionati effervescenti o jardiniers riciclati da altri comparti economici), non solo può riservare sorprese negative sulla qualità del lavoro eseguito ma può addirittura causare veri e propri danni biologici al verde, privato o pubblico, che possono essere sanzionati mediante un’apposita perizia agronomica e riconosciuti in tribunale.

Indipendentemente dalla tipologia di intervento che si vuole realizzare in giardino, sia esso di costruzione oppure di manutenzione, il committente – privato o pubblico – deve sempre ricordare che di questo risulta responsabile davanti alla legge.
Il codice civile e penale indicano chiaramente che il committente, nel caso di accadimenti negativi nella sua proprietà, è corresponsabile per l’azione e le conseguenze di coloro che ha chiamato ad operare. Un semplice esempio: vi mettereste al volante di una autovettura priva di assicurazione?

Il singolo cittadino deve sapere che affidare un lavoro a persone “non in regola”, non solo mette in gioco la sopravvivenza delle imprese, ma lo pone nella condizione di danneggiare se stesso. In caso di infortunio, di danno a terzi a persone e/o cose il diretto responsabile è colui che ha commissionato il lavoro.

Le amministrazioni pubbliche devono essere consapevoli che offerte al massimo ribasso, non possono che celare qualche incongruenza nella risposta all’appalto, da qui lavori non fatti a regola d’arte, o forniture non rispondenti alle richieste, quando non adempienti alle norme prescritte

In occasione dell’incontro si è più volte ribadito che un prezzo basso non è sinonimo di un guadagno basso, bensì di qualche carenza lungo la “filiera” di lavorazione e/o produzione.
Emerge la necessità di far acquistare prodotti locali, sostenendo la produzione regionale piuttosto che quella proveniente dai paesi del nord Europa, cosa che avvantaggerebbe le aziende incentivandole a produrre.

La richiesta dell’assemblea è stata quella di interessare l’opinione pubblica riguardo la problematica, e quella di invitare le istituzioni, ad agire dal punto di vista legislativo, rendendosi disponibili al dialogo con gli imprenditori e produttori del verde, alleggerendo il peso fiscale, sburocratizzando le aziende in maniera concreta, per poter permettere alle nostre aziende di rendere accessibili a tutti, le nostre prestazioni, i nostri lavori e i nostri prodotti, e quindi ridurre l’evasione fiscale.

E’ bene ricordare che il florovivaismo della nostra regione e soprattutto della nostra provincia, vanta oltre 1200 addetti che fanno di questo settore una vera eccellenza italiana, con importanti aziende cresciute negli anni che oggi esportano prodotti in tutta Europa.

L’obiettivo dell’Associazione Florovivaisti Bresciani è quindi quello di lavorare per creare un’inversione di tendenza, sensibilizzando il più possibile cittadini e amministrazioni pubbliche, per far capire quanto è alto il grado di responsabilità di ognuno nel sostegno della legalità.

Andrea Mazza
Ufficio stampa
Ass. Florovivaisti Bresciani
http://www.florovivaistibs.it
Mob +39 339 1351913
Mail stampa@florovivaistibs.it

Associazione Florovivaisti Bresciani
http://www.florovivaistibs.it
http://www.facebook.com/eventiverdibresciani
Tel +39 030 3534008

Una brutta giornata, un bel ricordo

Oggi è venerdì 21, anzi, la notte del 22. Ma pubblico questo pezzo con un po’ di ritardo per lasciare spazio al Festival dei Gufi.
Oggi mi hanno fatto ricordare di un personaggio che ha reso la mia infanzia più movimentata di quanto molti potrebbero pensare.
Da piccoletta guardavo sempre il wrestling in tv. All’epoca lo chiamavamo “catch” e i lottatori erano giapponesi. C’erano Tiger Mask, Antonio Inoki, Tastumi Fujinami.
Era tutt’altra cosa rispetto al wrestling americano fatto di schiaffoni, muscoli lubrificati, omaccioni pettinati con la coda di Barbie e calzemaglie colorate.
Era uno sport serio.

Lo vedevamo con il commentissimo di Tony Fusaro.
Era davvero un pezzo che non ripensavo a Mimi Hagiwara, soprannominata proprio da Fusaro “la Farfallina Bianca” poichè vestiva sempre un semplice body bianco, senza nessuna decorazione. Mimi Hagiwara era un po’ la Chris Evert del catch, era bella, aveva i capelli lunghi e li lasciava liberi. Era un vantaggio per le altre lottatrici, ma lei correva il rischio perchè saliva sul ring e combatteva non solo con lo spirito del lottatore, ma anche con quel senso dell’estetica del combattimento che solo i giapponesi possiedono.

Di lei si diceva “appena alza una gamba l’avversaria è già a terra” . Era delicata e fortissima, agile e tenace.

Grazie Mimi, grazie per le tue gambe, i tuoi capelli, il tuo body bianco, e anche per aver lanciato qualche arbitro fuori dal ring.

23 settembre

Il festival dei gufi

Generalmente faccio qualcosa per festeggiare il 23 settembre. Non perchè sia il mio compleanno, men che meno per onorare santi.
Lo faccio per ricordare il giorno della partenza di Frodo da Hobbiville e quei capitoli del Signore degli Anelli così trascurati e poco amati dai fan di Tolkien che preferiscono le epiche battaglie ai viaggi notturni, le armature metalliche e gli stendardi ai mantelli con cappuccio, le razioni di guerra invece dei funghi.

Ricordo sempre Tolkien il giorno della sua nascita, il 3 gennaio, ma non lo faccio nella data di morte, il 2 scorso.
Preferisco pensare a come tutto iniziò, perciò alle nascite e alle partenze.

Per sua stessa ammissione Tolkien scelse questa data per la sua coincidenza con l’equinozio d’autunno, il momento in cui le giornate si accorciano. I due punti in cui l’eclittica della Terra incrocia quella del Sole, sono momenti cardine dell’anno solare astronomico, e lo furono per millenni nel calendario agricolo. Non a caso festività importantissime, se non sovrapposte, sono collocate in date vicine ai nodi equinoziali o ai punti di massima o minima declinazione (solstizi).

Quest’anno invece di pubblicare uno stralcio del Signore degli anelli, o inventarmi qualche coniglio, sono stata condotta all’ispirazione sull’ala di un gufo.
Il 22 e il 23 settembre si terrà il Festival del Gufo, dedicato non solo al Bubo bubo, ma a tutti i rapaci notturni.
Amo gli strigiformi in maniera quasi primordiale, e non posso fare a meno di pensare alla bellissima poiana codarossa di Ladyhawke, al barbagianni di Labyrinth, al gufo coperto di ragnatele di Brisby e il segreto di Nimh.
Animali affascinanti, leggiadri, prediletti dai culti antichi e dal folklore soprattutto nord-europeo.
Che io ricordi non ci sono strigiformi nel Signore degli anelli, piuttosto corvi, e ovviamente, le aquile. Perciò spero che il Professore mi perdonerà se lo ricordo con un animale poco hobbitico, ma che sicuramente egli stesso amava.
Disse di un albero abbattuto che lo avrebbero rimpianto solo lui e un vecchio gufo che vi abitava.

Gufi e altri rapaci, notturni e diurni sono in grande diminuzione in Italia. Il Festival del Gufo si propone di evidenziarne le cause e proporre delle soluzione per l’aumento della popolazione.
Inoltre mi fa molto piacere segnalare che il 22 mattina si terrà una conferenza sui rapaci della Calabria.
Il Festival del Gufo è promosso dall’Associazione Noctua.

Di seguito qualche informazione raccolta dal sito e dal comunicato stampa.

La Noctua è lieta di presentare il più grande evento al mondo dedicato ai rapaci notturni:

Sabato 22 e Domenica 23 settembre 2012
Parco del Castello di Grazzano Visconti (Piacenza)
3° FESTIVAL DEI GUFI
Il mondo dei Gufi a 360°

Si dice che il gufo rappresenti la saggezza.
Invocarlo significa agire con visione interiore e può essere chiamato anche nel momento in cui si ha bisogno di vedere chiaro nelle tenebre…

Il Festival dei gufi è una manifestazione dedicata ai rapaci notturni, della durata di due giorni, che avrà luogo nel Parco del Castello di Grazzano Visconti in provincia di Piacenza, www.castellodigrazzanovisconti.it.
Il Festival sarà un momento unico e irripetibile per un pubblico di collezionisti, appassionati di natura, di arte, cultura e divertimento.
Svariate le aree tematiche del festival: pittura, scultura, fotografia, musica, artigianato italiano, libri, gufolandia, convegni e tavole rotonde, tutto rigorosamente a tema Gufo.


L’obiettivo del festival è quello di far conoscere e divulgare la salvaguardia della natura selvatica di queste specie protette, che devono vivere libere nel loro habitat.

Il Festival dei Gufi è la prima manifestazione pubblica realizzata in questo giardino meraviglioso: si tratta di un parco, inserito nel circuito dei Grandi Giardini Italiani, esteso su oltre 15 ettari di boschi e prati con piante rare, fontane, statue, oltre al nuovo nato Butterfly Heaven: un giardino creato per le farfalle e gli insetti utili.

All’interno del Parco si trova il Castello, normalmente chiuso al pubblico e solo in questa occasione saranno disponibili e visibili alcuni ambienti mai aperti prima, oltre allo studio del Duca Giuseppe Visconti di Modrone.
QUI una pagina sul parco del castello, con una bella galleria fotografica di piante e panorami del giardino
Saranno inoltre presenti i Gufi di Parcobaleno, rapaci notturni che sono stati curati e riabilitati dal centro di recupero fauna selvatica di Mantova e che saranno liberati in occasione del festival.

Orari: sabato 22 settembre 10:00/19:00 – domenica 22 settembre 10:00/19:00
Costo del biglietto d’ingresso per persona: 1 giorno: 8 euro, 2 giorni: 12 euro
Bambini: ingresso gratuito fino a 12 anni
Previsti sconti e riduzioni speciali

Per ulteriori ragguagli si possono trovare tutte le informazioni sul sito web www.festivaldeigufi.it che viene aggiornato continuamente

Il Festival dei gufi intende proporre un molteplice orientamento, rivolgendo il proprio invito a tutti, sia esperti che semplici appassionati o collezionisti e curiosi attraverso un’offerta di eventi, iniziative, mostre ed incontri capaci di interessare un pubblico vario e composito.

Sarà strutturato su sezioni parallele che utilizzeranno strumenti comunicativi di vario tipo (ludico, scientifico, folkloristico, letterario, etc.) per dare una lettura moderna della conoscenza degli Strigiformi. Tutto il Festival tiene conto delle aspettative di un pubblico non specializzato, ma anche degli appassionati e dei conoscitori. Ci saranno eventi ricreativi adatti a tutti che avranno come comune denominatore il Gufo.
Pagina sulle aree tematiche

Abitualmente sono in programma delle mostre fisse:
Mostre d’arte e fotografiche – Mercatino per collezionisti – workshop gufosi – laboratori didattici per bambini – liberazione di gufi e civette in natura – visite guidate notturne per vedere i rapaci notturni dal vivo – spettacoli di teatro danza- musica – convegni dibattiti scientifici – partecipazioni di artisti ed esperti stranieri – art tattoo – gufolandia per i gufogiochi… e tanto altro.

Giardini d’autore mette un cagnino in home page

Piace agli animalisti la homepage di Giardini d’autore che posiziona tra le sue foto di testata quella di un cagnino con una scritta ben visibile: io posso entrare!
Gradito l’invito ai “possessori” di cani, che spesso si sentono in imbarazzo se “gioia di mamma” rovescia qualche vaso (chissà perchè gli strillanti bimbi in passeggino godono di tutti gli accessi possibili e immaginabili).

Io posso entrare!

Se è vero che agli animali domestici non è vietato l’ingresso alle mostre florovivaistiche, l’invito non era mai stato tanto esplicito e reso gradevole.

Il programma, come al solito offre una buona qualità delle attività e voglio segnalare con piacere il primo incontro “Parlare verde” proposto dall’ Associazione Maestri di Giardino.
La prossima volta, per favore, un titolo meno scontato, e togliamoci dai piedi questa parola: “verde”, che ci accomuna a blogger arruffoni, scalvatori comunali, geometri delle piazzette di provincia, progettisti Laqualunque e rivenditori di orchidee made in Olanda.

Il programma:

Sabato 22 settembre
-ore 11:30 Parlare Verde. Incontro tra vivaisti e progettisti su piante e giardino. A cura dell’Associazione Maestri di Giardino. Stand n° 68 “Incontri in Giardino”.

-ore 16:00 Piante a Colori. Laboratorio dedicato alle piante tessili e tintorie a cura del Vivaio Fratelli Gramaglia in collaborazione con Mani in Gioco di Erica Angelini.
Durante il laboratorio si sperimenteranno tecniche di tintura naturale

-ore 17:00 Laboratorio di composizione floreale a cura di Anna Conti.

Domenica 23 settembre
-ore 10:00 Piante a Colori. Laboratorio dedicato alle piante tessili e tintorie a cura del Vivaio Fratelli Gramaglia in collaborazione con Mani in Gioco di Erica Angelini.
Durante il laboratorio si sperimenteranno tecniche di tintura naturale.

-ore 11:00 Laboratorio di composizione floreale a cura di Anna Conti. ore 15:30 Laboratorio Bombe di Semi!!! A cura di Ofelia Tuttotorna

Durante le due giornate
-L’arte dell’intreccio presso lo stand “Stampi e sculture d’erba” Dino Davanzo sarà possibile conoscere antiche tecniche di intreccio e lavorazione del giunco.

-Bombe di Semi!!! “Ofelia Tuttotorna” presenta Piera la giardiniera che vi mostrerà come realizzare polpette di terra e semi per far esplodere fiori e piante nella nostra città.
Il laboratorio è realizzato in collaborazione con l’associazione Paradiso Ritrovato e con Ortiurbani

-La distillazione della Lavanda Laboratorio a cura degli studenti dell’Istituto Tecnico Luigi Einaudi di Novafeltria coordinati dalla professoressa Luciana Sartini. Durante le due giornate sarà possibile assistere al processo di distillazione della lavanda.

Per info: Giardini d’autore

Prometheus di Ridley Scott e una riflessione sulla contemporaneità

SPOILER: il testo che segue contiene informazioni sulla trama e il finale del film Prometheus.

Che sensazione strana andare al cinema per vedere un film di fantascienza e uscirne scoprendo di aver visto il prequel di Alien.
Neanche nei miei sogni più sfrenati ho mai immaginato che di Alien si potesse fare un prequel, eppure pare che il progetto fosse nell’aria da tempo: si vede che sono proprio fuori da certe dinamiche di pensiero.
Sono perplessa: ci sono un paio di cose che non tornano. No, perchè dovete sapere che io Alien e Aliens li ho mandati a memoria, altro che Pignatti.

Considerando le scarse informazioni date in Alien era difficile sbagliare, non far combaciare le cose, eppure ci sono riusciti.
Certo, se di un filmone così mostruosamente pubblicizzato e sceneggiato di fretta, si può dire che “ci sono appena un paio di cosette che non vanno”, già non è poco.
A quali livelli di logica immaginativa si devono librare le nostre menti per far combaciare pezzi apparentemente buttati a caso in serie televisive, saghe di film, personaggi morti e resuscitati? Una telenovela anni ’80 avrebbe avuto maggiore consequenzialità di certe puntate di Dr. Who o di Star Trek, per non parlare di Lost.

In ordine cronologico, perplessità numero uno: il satellite su cui atterra la Prometheus è l’LV223, non l’LV426. Durante l’arco del film ho pensato che l’ “astronave abbandonata, il veicolo alieno”, nonostante lo scontro con la Prometheus, riuscisse comunque a prendere velocità di fuga, uscire dall’atmosfera e compiere un piccolo tratto prima di abbattersi su un altro satellite del gigante gassoso. Un satellite più esterno che sarebbe potuto essere l’LV426.
Invece l’astronave aliena cade quasi nel punto di decollo.
ORA: filmicamente, se il satellite-meta fosse stato indicato con la sigla LV426 i più attenti avrebbero capito sin da subito di essere di fronte al prequel (o al reboot, come è stato definito) di Alien.
D’altra parte è possibilissimo che nel futuro (cioè nel segmento di tempo compreso tra Prometheus e Alien), attorno al gigante gassoso siano stati individuati altri corpi e quello che era stato nominato LV223, diventi LV426. Succede nella nomenclatura botanica, succede anche in quella astronomica.

Seconda, e più grave, perplessità. Come ha fatto l’Ingegnere supersitite, attaccato e ucciso dall’alieno nel modulo di salvataggio di Vickers, a raggiungere -da morto- la postazione dove è stato trovato in Alien, cioè al posto di pilotaggio, con la pancia spaccata?
Diciamo che è una bella incongruenza per la quale ci sarebbe stata una soluzione facile, teatrale e citazionista (per non tradire lo stile autoreferenziale del film): sarebbe stato sufficiente che l’Ingegnere, dopo aver fatto lo shampoo di schiaffi agli umani, decapitato David-Ash-Bishop-Hal 9000-Lawrence d’Arabia-Peter O’Toole, venisse attaccatto da ‘sta benedetta piovra (mai vista prima) mentre era già seduto al posto di pilotaggio. La morte dell’Ingegnere sopravvisuto alla criostasi si sarebbe potuta vedere negli occhi glaciali di David, come la morte di Brett in quella del gatto Jones (l’unico vero superstite della Nostromo). Il tempo di incubazione avrebbe lasciato la possibilità a Cosa-lì-come-si-chiama (la finta Ripley) di prendere i resti immortali dell’organismo cibernetico e portarseli a zonzo per l’universo.

Terza perplessità: Cosa-lì-come-si-chiama torna sulla nave aliena DOPO che questa è stata colpita dalla Prometheus, tra mille schianti, botte e capitomboli sulla superficie. Ora, dico io…ehm, ma i personaggi che erano nella sala controllo non dovevano essere rotolati tutti via, essendo morti? Uno di qua, uno di là? E David-Ash-Bishop-Hal 9000-Lawrence d’Arabia-Peter O’Toole, essendo per giunta diviso in due e non potendosi aggrappare ad un accidente di niente se non con la lingua, come ha fatto a rimanere nella stessa identica posizione al centro della sala comando, esattamente dove la Salomè degli alieni l’ha decollato?

O sono le leggi della fisica e della logica che cessano di esistere tra i fornelli della Sci-fi?

Prendiamone atto e mettiamoci l’anima in pace. Ma certo qualche volta viene proprio la voglia di trasformarsi in Anne e sequestrarli finchè non scrivono qualcosa di buono, azzoppandoli pure se è del caso.
Porcaccia, ma perchè bisogna mandare tutto a puttane?

E abbiate pazienza, ma io queste cose le devo scrivere. Come non digerisco la misteriosa cuffia di Arwen e il dilitio come propellente dell’Enterprise, non digerisco neanche questi errori di continuità che avrebbero trovato facile soluzione con appena un po’ d’attenzione in più.

E con questo chiudo la parte di nerd carognosa, e mi avvio verso una riflessione sociale che mi sembra impossibile evitare.
E’ da anni che nella letteratura, nel cinema, nell’industria dell’intrattenimento televisivo, è pienamente visibile una involuzione non solo stilistica ed estetica, di gusto e di contenuti. Di quella ne hanno discusso persone ben più grandi di me e io ho poco da aggiungere e solo sporadicamente.
Ciò che mi appare grave, una vera e propria ferita nel tessuto della società umana, è l’involuzione della fantasia, il ripiegamento su se stessi.
Letteralmente un’implosione di speranza.
Questo mi addolora, e mi preoccupa, e mi spaventa, molto di più di quanto non possa fare un alieno divoratore di cervelli.

Cosa ci aspettavamo negli anni ’70? Cosa ci mostravano Star Trek e Spazio 1999? Alieni completamente diversi da noi, per conformazione fisica soprattutto. Ne hanno fatte di tutti i colori con i mezzi che avevano all’epoca, mutaforma, rettiloidi, poliponi, meduse, fasce di luce, plasma-energia, alieni senza corpo rivelati solo da suoni, pietre viventi, macchine pensanti.
Ora cosa succede? Cosa ci mostrano le serie Sci-fi più gettonate?
La Terra.
La Terra, la Terra, la Terra. Gli umani, gli umani, gli umani.

Ditemi, dov’è la Terra in Guerre Stellari? Dov’è? Eh? Non c’è. Non c’è proprio. Siamo “in una galassia lontana lontana”.

Ci aspettavamo qualcosa dal futuro, dallo spazio, una rivoluzione scientifica. Ora stiamo facendo i conti con la crisi energetica globale e la crisi economica internazionale. E cosa troviamo sugli altri pianeti, nei tempi futuri e passati? Noi stessi. Siamo diventati l’unico oggetto di una riflessione che ha smesso di ricercare l’altro da sè, che non accetta il diverso, che implode su se stessa in una sorta di circolo chiuso di cui l’uomo è inizio e fine di ogni cosa, in cui si pensa di andare avanti invece si continua a rutore inconsapevoli sullo stesso binario.
E’ l’inizio della fine.
Quando cede la fantasia gli imperi tramontano.

Gli States sono stati il traino della nostra economia e della nostra cultura per oltre cento anni, la “Terra Promessa” cantata da Ramazzotti.
Se crolla la loro fantasia è perchè è già crollata la loro economia. Ora stiamo mangiando gli avanzi ammuffiti del consumismo neo-liberista. E poi?
E poi la fame, i ghetti, la guerra tra poveri.
Non se ne parla più, nei film, perchè se ne ha paura, troppa paura che diventi realtà.
Non c’è mai stata la guerra in America, l’America non ha mai avuto la fase difficile dell’adolescenza che diventa una giovinezza già stanca. L’attacco alle Torri Gemelle l’ha portata alla scabra realtà dell’evoluzione delle nazioni. Solo da allora per il popolo USA si è concretizzata la paura, che prima era un pizzicorino sotto la schiena, ora è un brivido che raggela il sangue.
Film come I figli degli uomini, la Strada, non hanno avuto nè successo nè grande distribuzione, perchè materilizzavano un pericolo troppo imminente perchè potesse essere concepito come prodotto di fantasia.

Allora meglio tornare sulle cose che conosciamo, che non ci fanno paura, che ci hanno fatto paura (quando eravamo giovani) ma che ora non ci fanno più paura perchè le conosciamo (siamo cresciuti). Prometheus che in greco dovrebbe significare “prevedo, vedo oltre, vado avanti”, rappresenta invece un ritorno indietro, e non solo cinematografico, ma soprattutto sociale. Un epi-film, se vogliamo.

Non c’è più spazio per cercare chi è diverso da noi: chi è diverso potrebbe volerci come cena. La paura si è trasformata in xenofobia. Allora non troveremo alieni sugli altri mondi, ma sempre noi stessi, un po’ diversi, più alti, più bianchi, magari azzurri e dai tratti amerindi (mai nergroidi: la titolarità di qualche ambizione possono avanzarla a mala pena gli oriundi, non gli “importati”), ma sempre umani.
Siamo lontanissimi da Solaris, dalla fantascienza di Urania, da Asimov, persino Marty McFly ha l’Alzheimer.

Guardate Prometheus per quel che è: non il prequel di Alien, non un reboot di un film miliare, non un prodotto dell’industria dell’intrattenimento, ma un altro tassello del mosaico della nostra inevitabile decadenza.

Fiori d’autunno al giardino di Palazzo Madama (tutte le date)

Ricevo e pubblico:

DOMENICHE AL CASTELLO
Fiori d’autunno nel giardino di Palazzo Madama
Piazza Castello – Torino

16 settembre e 21 ottobre 2012, ore 14-18
18 novembre e 16 dicembre ore 11-16

1 euro per il giardino: è questo l’invito che Palazzo Madama fa ai torinesi.

A poco più di un anno dall’inaugurazione, il Giardino del Castello apre le porte al pubblico la terza domenica del mese (da settembre e dicembre) e offre ai visitatori la possibilità di avvicinarsi al giardino e alle piante coltivate
proprio nel cuore della città.

Insieme ai volontari del progetto Senior Civico della Città di Torino il pubblico può acquistare piante aromatiche e ornamentali prodotte nel vivaio del Borgo Medievale, partecipare ad attività pratiche di giardinaggio e conoscere meglio le aiuole tematiche dell’orto con piante medicinali, utili, magiche, alimentari.

Per l’occasione il giardino è accessibile dal cancello di Piazza Castello sul lato di via Roma; l’ingresso costa 1 euro per gli adulti e i fondi raccolti serviranno per la cura e la gestione del giardino.

Il giardino di Palazzo Madama è una ricostruzione del giardino medievale del castello di Torino: le tre zone in cui è articolato – giardino del principe, orto e boschetto – riprendono fedelmente la partizione che aveva il giardino nel XV secolo, a noi nota grazie a preziosi documenti d’archivio che descrivono il cantiere del castello e la realizzazione del giardino (1402-1415).

Calendario degli appuntamenti:

Domenica 16 settembre dalle 14 alle 18
Semina di piante ornamentali perenni a fioritura primaverile

Domenica 21 ottobre dalle 14 alle 18
Piantagione dei bulbi a fioritura primaverile e dello zafferano

Domenica 18 novembre dalle 11 alle 16
Potatura autunnale di rose e arbusti

Domenica 16 dicembre dalle 11 alle 16
Raccolta di bacche, fiori ed elementi naturali per ghirlande e decori natalizi

Per tutte le domeniche esposizione di piante aromatiche e medicinali del Vivaio Gramaglia di Collegno (To) e presenza di guide botaniche ed esperti per la visita al giardino.
Per la partecipazione alle attività di giardinaggio è gradita la prenotazione

→Informazioni e prenotazioni: (dal lunedì al venerdì ore 9-16): tel. 011 4429911
e-mail: madamadidattica@fondazionetorinomusei.it

FONDAZIONE TORINO MUSEI
GAM – Palazzo Madama – Borgo Medievale – MAO Museo d’Arte Orientale – Artissima
Via Magenta, 31 10128 Torino
tel. 011 4429523 fax. 011 4429550
daniela.matteu@fondazionetorinomusei.it
ufficio.stampa@fondazionetorinomusei.it
tanja.gentilini@fondazionetorinomusei.it

IL TUO 5 PER MILLE ALLA FONDAZIONE TORINO MUSEI
http://www.fondazionetorinomusei.it
Indica nei modelli per la dichiarazione dei redditi CUD, 730, UNICO il codice fiscale: 97629700010