Se fino a un paio di giorni fa avevamo un sole che mi sembrava di dover correre per non perdere la fioritura delle moree, in questi giorni ha fatto un tempo infernale. Un paio di notti fa tuoni e lampi e vento come se volessero sollevare la casa. I cani terrorizzati.
Oggi c’è un’uggia, fuori, da far venire la depressione al più allegro dei bambini.
Devo essere la sola a ricordarlo, perchè in tutte le recensioni che ho letto di In time, non c’è nessuno che ne parla.
Credo fossero gli anni Ottanta, i mitici. Non so se “Costume e società” andasse in onda già da allora, ma è in quella rubrica che l’ho visto. Intervistavano le ricche signore impellicciate sulla Fifth Avenue, che compravano oro, diamanti, auto, solo per il piacere di spendere soldi. Erano gli anni in cui iniziava lo shopping compulsivo.
A una signora, la ricordo come fosse ora, con una pellicciona e degli occhialoni da sole (che non c’era), chiesero: “Per cosa vale veramente la pena spendere tantissimi soldi?”.
La signora impellicciata inclinò la testa da un lato e disse sorridendo: “Time!”.
I produttori di Hollywood dovrebbero darle un sacco di diritti d’autore.
Il tempo. Uno dei soggetti prediletti del cinema e della narrativa, e anche dei giardini.
C’era un bellissimo episodio di Twilight Zone in cui una signora riceveva un amuleto in grado di fermare il tempo.
Chicca ha scritto un racconto ambientato in giardino Il tempo per far tutto.
Anche Doraemon tirava fuori dalla sua tasca una sveglia che immagazzinava tempo, con effetti sconvolgenti sulla vita quotidiana.
Chi non vorrebbe poter fermare il tempo, controllarlo, ritornare indietro, avvertire se stesso (non fare quella cosa, non farla, non farla!), oppure immagazzinare il tempo che si passa dormendo in una sorta di circuito per poterlo utilizzare da svegli?
Quante volte siete andati al supermercato a fare la spesa pensando che una divinità malevola vi stesse rubando il vostro tempo?
Quante volte pensate che la vostra famiglia, i figli, i mariti, gli amici, i parenti, vi stiano letteralmente succhiando il tempo dalle vene?
E il tempo passato in treno, in aereo, in coda alla posta, in mezzo al traffico? Tempo perso.
Perduto, ffff, non ritorna più. Sei stato quattro ore alla posta? Quattro ore che nessuno ti ridarà mai.
In questo caso il tempo perduto è molto materiale e per nulla mnemonico o narrativo. Niente Proust, solo frustrazione.
Pagheresti, come la signora impellicciata sulla Fifth Avenue, per avere tempo in più. Lo ruberesti, anche, se ci fosse la possibilità. La vida es sueño, il tempo è denaro. Perciò era lecito aspettarsi qualcosa di più da In time, che mette in scena un futuro che è una metafora del presente, in cui i beni materiali si pagano con ore, minuti, giorni.
Il tempo non è un’ossessione, come al giorno d’oggi, ma solo merce di scambio. Sembra che non importi poi molto, ai personaggi di questo film, quanto tempo debbano spendere per questo o quello. Ci sono solo accenni raminghi gettati qua e là nel corso del film, come i guanti indossati dalle signore-bene per non far vedere il proprio “orologio-borsellino”, sporadiche corsette per risparmiare, ma tutto troppo “parlato”, troppo descritto dagli stessi personaggi (“ti ho visto correre”), non lasciato all’intuizione dello spettatore. Male. Malissimo.
E per l’appunto di ciò si tratta: non è l’età che si nasconde (come si fa ora), ma il danaro (che invece si mette in mostra) . Il regista non riesce a separare i due elementi, e il tempo-moneta non è più una metafora del tempo, della vita, dell’immane sforzo compiuto su se stessi per sopportare le costrizioni sociali che rubano tempo, ma del danaro. Si finisce il danaro: sei morto. Invece non è così! Il danaro può finire, ma il tempo continua. Unire tempo e moneta è stato troppo per la mente dello sceneggiatore, che s’è confuso e non c’è proprio riuscito.
Aprire il borsellino e far vedere che è vuoto, o che ci sono solo monetine nel reparto spiccioli è diverso dal ritmo veloce, costante, perenne, che regola le nostre vite. Tutti raggiungiamo il futuro a ritmo di sessanta secondi al minuto.
Misure arbitrarie, fissate (nel corso del tempo) sul movimento di rotazione e di rivoluzione terrestre.
Il nostro ritmo biologico è diverso. Come misurereste il tempo nello spazio profondo, senza un orologio? Iniziereste a contare? E per quanto riuscireste a contare senza confondervi o addormentarvi? e dopo?
Il concetto di finitudine dello spazio e del tempo è aristotelico, ma siamo proprio sicuri che esistano inizio e fine del tempo? Il tempo esisterebbe lo stesso se non ci fosse nessuno a calcolarlo?E se lo calcolasse in maniera diversa dalla nostra?
Mi chiedo: in In time, anche i cani e i gatti hanno l’orologio verde? Animali non ce ne sono nel film…irrealistico! Non posso credere che le varie sciure riccone che passano nella pellicola non possano spendere qualche centinaio d’anni per Fufi e Cicci. Lo farei anche io se potessi donare il mio tempo agli animali che vivono con me. Saranno già morti tutti gli animali nel futuro? E l’uomo come camperebbe? Mah. Se poi il film è una metafora del presente, eliminare gli animali per avere meno problemi di sceneggiatura…be’, è indice di fretta.
In time, a dirla tutta, è un film fatto di fretta. Poco ragionato, poco studiato, a dispetto di una premessa tanto possente anche se non originalissima. E dire che poteva venire un filmaccio-culto, di quelli che avremmo ricordato per decenni. In fondo, Blade Runner è strutturato sullo stesso elemento, i quattro anni di vita ai Nexus 6.
“Non sapevamo quanto tempo ci restasse, ma chi è che lo sa?”.
E poi, l’errore più clamoroso: chi ha più tempo, come i ricconi di In time, non è vero che va piano, va più veloce di chi ne ha di meno!
Cade il discorso del “ti ho visto correre”, o del “Signora, è meglio che si metta a correre”.
Non funziona così, soprattutto nella new economy. Se hai più tempo fai più cose, specie se il tuo tempo di lavoro è passato a ragionare, e non è lavoro di braccia, come quello dei poverazzi. La tecnologia in questo senso ha una doppia faccia: permette la trasmissione veloce di idee complesse e permette di elaborare più idee nella stessa quantità di tempo.
Chi di mestiere fa il “lavoro di mente”, in realtà non lavora otto ore al giorno, ma tutta la giornata, non lavora solo quando dorme, e talvolta anche nel sonno.
Perciò ci posso pure credere che Mr Coso si giocasse un paio di millenni al tavolo da poker, ma non che salisse le scale lentamente. No. Se si dà come premessa che le ore del giorno non sono cambiate e che il ritmo giorno-notte è uguale al nostro (una premessa diversa avrebbe non solo scombinato la sceneggiatura, ma soprattutto il sistema solare…), Mr Coso sale le scale della banca-tempo, correndo, ve lo dico io. Anche se ha eoni in cassaforte. E non ha poi tanto tempo per le seratine e le festicciole: lavora. Con la ventiquattro ore e il pc, come noi, come gli asini che siamo noi.
Non mi soffermo sugli aspetti tecnici del film, però voglio dire due parole su Cillian Murphy, che insieme a Mr. Coso era l’unico attore bravo. E’ irlandese, ha fatto lo Spaventapasseri in Batman Begins e ho letto che il suo nome non si pronuncia Sillian, ma Killian. E’ irlandese, perciò la “c” è dura. Come Celeborn, Celebrant, Celebrimor, Cet, Cementari, e tante altre parole tolkieniane.
Attenzione visitatori di Giardinaggio Irregolare! Sappiate che questo blog è cancerogeno! Se leggete questo blog danneggiate in modo permanente la natura, l’ecosistema, la falda acquifera e probabilmente contribuite all’estinzione di una quantità imprecisata di specie animali e vegetali ogni tot secondi.
Potete anzi correre il rischio di ammalarvi voi stessi di cancro a causa delle emissioni di questo blog, perciò vi raccomandiamo caldamente di piantare almeno tre o quattro alberi intorno a voi solo per proteggervi dall’immensa quantità di radiazioni e inquinamento prodotte da Giardinaggio Irregolare.
In particolar modo piantate degli alberi di cornetti rossi, di gesti dell’ombrello, di toccatine agli zebedei, palpatine di gobba, corna assortite e ogni albero apotropaico che conosciate.
Dovete infatti sapere che questo blog inquina nel seguente, statisticamente calcolato, scientificamente esatto, assolutamente incontrovertibile, immondo modo:
Quanta CO2 produce il mio blog?
Secondo il Dr. Alexander Wissner-Gross, attivista ambientale e fisico di Harvard, un sito web produce una media di circa 0,02 g di CO2 per ogni visita. Assumendo 15.000 pagine visite al mese, questo si traduce in 3,6 kg di CO2 l’anno. Questa produzione è legata soprattutto al funzionamento dei server.
Quanta CO2 viene assorbita da un albero?
Dipende da diversi fattori, ma la Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) calcola che un albero assorba ogni anno in media circa 10kg di CO2. Noi consideriamo prudentemente 5kg l’anno per ogni albero.
E’ da parecchio tempo che circola, soprattutto tra i blog “verdi” (una delle parole da mettere al bando per i prossimi decenni) questa assurda moda di piazzarsi l’iconcina “il mio blog è a impatto zero”. Per un albero piantato, il tuo blog è a impatto zero. Impatto emotivo, ideale, forse, non certo ambientale.
Blogger “verdi” di tutto il mondo, ribellatevi! Ma non capite che vi stanno infinocchiando per bene? Che questa deriva dell’impatto zero è solo una trovata a scopi pubblicitari per finanziare produzione commerciale, e quindi l’immissione sul mercato di oggetti (spesso inutili) che generano materialmente dei rifiuti solidi, direttamente e indirettamente con il trasporto e gli imballaggi?
Altro che impatto zero! Il sito da cui proviene questa iniziativa, che non cito per un senso di disgustata pietà, è uno dei tanti contenitori che raccolgono pubblicità e offerte di discount e catene commerciali.Un sito che ha come sottotitolo “volantini”. Azz, la carta è ciò che dovremmo risparmiare di più, il materiale in assoluto più ingombrante nelle discariche.
L’avranno piantato il loro albero per abbattere le loro emissioni di carbonio?
E le attività commerciali presentate e promosse, per “ripagare” l’ambiente di quanto gli hanno tolto, dovrebbero piantare querce da adesso fino al prossimo millennio su una superficie equivalente a tre volte la Luna.
Quindi per favore che stessero zitti e non inviassero mail tediose a chi cerca di lavorare gratis per una seria crescita della cultura dell’ambiente e del giardino italiano.
Quello che dispiace non è tanto questa forma di phishing, ormai diffusissima, ma l’ipocrisia soggiacente a questa iniziativa il cui effettivo valore ambientale è tutto da stabilire. E non solo, è triste vedere come molti blogger “verdi” ci cadano, per mancanza di conoscenze (allora sì che siamo in buone mani!), o solo per essere meglio indicizzati dai motori di ricerca (in questo caso gli auguro di vivere a lungo con la loro falsità, il loro rampantismo e il loro prono conformismo).
In ogni caso immagino che i “blogger verdi” -se parlano di ambiente, avranno un giardino dal quale attingere le proprie esperienze (a parte quei blog che catturano le immagini da internet e ci montano su inutili stupidaggini ben confezionate), perciò è lecito aspettarsi da tali persone che possiedano già degli alberi, e che i loro blog possano considerarsi “assolti” dal marchio d’infamia d’emissione di CO2 già in partenza.
Da ultimo vorrei aggiungere che se i server stanno accesi, non è certo per far un favore a me e a tutti i coglioni che abbiamo un blog, ma per far funzionare il mercato della pubblicità e delle vendite on-line, cioè esattamente ciò che “vende” il sito promotore dell’iniziativa.
E’ ora che qualcuno la vada a fare in culo. Io esco a fare un po’ di foto.
E’ proprio in questi giorni che molte delle mie riflessioni sono andate al sito di Thinkingardens e ad Anne Wareham.
Senonchè, immersa in un nugolo di pensieri, ieri ho ricevuto l’ aggiornamento periodico della newsletter, in cui si annunciava una brusca interruzione dei rapporti con la RHS, che ha sostenuto il progetto Thinkingaredens dal 2005 (se non ho capito male), fino ad oggi.
Non è dato capirne il motivo, Wareham non lo spiega anche se è palese che il rapporto non è stato cessato da lei, e tra le righe si legge che anche per lei è un qualcosa di non chiarito e non spiegato.
La RHS dava a Wareham 1800 sterline l’anno per il sito Thinkingaredens e non mi sembra davvero una cifra altissima da non poter essere sostenuta da un’associazione inglese.
Ovviamente Anne Wareham ha deciso di tenersi il suo sito e continuare il suo lavoro da sola. Forse le mancherà l’appoggio di molti membri importanti della RHS che l’hanno sostenuta finora, o forse si moltiplicherà per converso.
Facili le supposizioni e gossippismi: la Wareham dava troppo fastidio con Thinkingardens e la RHS le ha dato il benservito. Può essere: non ne so abbastanza di garden-society inglese per dirlo. Certo è che Thinkingardens non mi sembra davvero un sito eterodosso, anzi, calato fino al ginocchio nella mota dell’ortodossia britiscia della brodura mista, con tutti gli stivaloni. Se “dava fastidio” con quello, allora la RHS cos’è? una setta militarista para-cardassiana?
Come per il Professore dei nanetti, mi tengo e vi lascio il beneficio di ogni dubbio possibile.
Migliora invece il fronte previsioni: questo divorzio non potrà che far bene a Thinkingardens, che potrebbe assumere posizioni più “estreme” rispetto a quelle dogmatiche della RHS, sicchè forse da quel sito vedremo finalmente spuntare un paio di conigli dal cilindro della Wareham. Per quanto ci è dato sapere, la RHS non ha emesso nessun comunicato a riguardo e non credo che questo scuoterà le sue salde fondamenta. Perciò su quel fronte non credo ci saranno cambiamenti. Viene fuori qualche facile battuta: già cambiare il template del sito sarà stata una decisione epocale…Ma non si può non sottolineare come all’interno del forum RHS ci sia un’intera cartella intitolata “A che serve un giardino?”, domanda, che se fatta in Italia, trova spesso risposte che sono una summa di mediocrità di pensiero e di propositi.
Collettivo di Resistenti
Ricevo e pubblico con molto piacere un comunicato di uno scambio semi coordinato e supportato da ANCESCAO e 34R di Ferrara:
Di mano in mano
Libero scambio di sementi e materiale da riproduzione..
..ma non solo! sabato 3 marzo 2012, presso il cps *La Resistenza*, via della Resistenza 34, Ferrara
*ore 17-> scambio
*ore 18-> “Semi locali, semi legali” chiacchiere sui semi con Annalisa Malerba
*ore 19-> aperitivo condiviso (100% vegetale)*
Le mani che hanno lavorato la Terra si sfiorano, a far passare dall’uno
all’altro il futuro della Terra stessa: i semi. Vita in potenza, evoluzione
continua, cibo e fonte del cibo al tempo stesso.
Portiamo:
* sementi, acquistate o preferibilmente autoprodotte, meglio se di vecchie varietà
* talee
* bulbi
ma anche:
* strumenti da lavoro
* libri, riviste, materiale multimediale a tema agricoltura e autoproduzioni
* fermenti e lieviti: pasta madre, kefir, kombucha
Nell’area dedicata ai libri sarà possibile portare testi
* da lasciare in regalo
* da prestare
* da lasciare in consultazione
REGOLAMENTO
Attenzione! Necessaria tessera ANCESCAO, valida un anno, costo 6 euro, per accedere.
Chiediamo ai partecipanti allo scambio, anche già tesserati, di registrarsi con nome, cognome e indirizzo mail nel foglio predisposto all’ingresso.
Lo scambio viene svolto in assoluta gratuità
Vi invitiamo a portare il materiale confezionato in bustine (scatenate la fantasia!) con nome e riferimenti vostri, e nome del genere, specie e varietà..cerchiamo di essere il più precisi possibile! In alternativa, portiamo
materiale con cui confezionare sul posto.
Chi dona e chi riceve materiale da propagazione, fermenti inclusi, è invitato a segnare lo scambio sul registro che trovate predisposto. Così ognuno di noi diventa ‘custode’ di quanto ha ricevuto e magari un domani sarà lui stesso a renderlo nuovamente al donatore..
Chi lascia libri in consultazione troverà un foglio su cui annotare la bibliografia, il materiale verrà poi girato via mail ai partecipanti.
"Quando guardiamo il cielo di notte ci soffermiamo ad ammirare le stelle a caso senza seguire uno schema.. lasciamo che la nostra fantasia si perda in questo immenso soffitto brulicante di luci... una stella grande.. qualcuna piccola.. un'altra azzurra ed una rossa! Luci lontane che forse ora non esistono neanche più.. eppure sono lì le guardiamo ogni sera quando le nuvole ce lo permettono.. luci che continuano a brillare .. a vivere.. che continuano a farci sognare! Questo BLOG vuole essere uno spazio semplice, senza pretese, uno spazio dove antichi sorrisi e sguardi continuano a brillare come stelle... semplicemente continuano a vivere nell'immenso cielo della rete." (Domenico Nardozza)