Trote in fuga

Questa vi farà morire dal ridere.
Da Calabria Ora del 20 dicembre 2007

Trote in fuga
***Fuggono le trote da un allevamento di Londra per andare a trovare la libertà in un ruscello. La curiosa notizia fa il giro del mondo e fa venire alla mente memorabili scene di film d’azione come “La grande fuga”. L’allevatore si era da tempo accorto che il numero di trote diminuiva di giorno in giorno, ma non riusciva a trovare una spiegazione al fenomeno, finché una trota non fu vista saltare al di là della rete di protezione con un poderoso balzo, ed infilarsi dritta dritta come un fuso dentro una tubatura. Con precisione millimetrica le trote saltavano la rete e imboccavano una conduttura larga appena una ventina di cm. Nuotando controcorrente nella tubatura per circa dieci metri, le trote infine arrivavano a gettarsi, libere, nel vicino fiume Itchen, dove magari sarebbero state mangiate da un altro predatore. Ma sembra di sentirle dire: “Meglio così, una morte naturale, che non finire in padella”. I ricercatori di tutto il mondo ridimensionano la stranezza del fenomeno, riportando la nostra fantasia ad altezze più modeste: risalire la corrente è per loro un istinto naturale, essendo parenti dei salmoni, e probabilmente hanno solo sentito che qualcosa non andava nell’acqua.
Eppure sembra la trama di un film.***

Queste trote sembrano avere visto i due film di Peter Lord e Nick Park Galline in fuga e Giù per il tubo.

Ancora Gilles Clément

Gilles (gli do del tu) va molto di moda. L’establishment culturale giardinicolo va assolutamente pazzo per lui, lo trovano “divino”. Ne parlano, lo citano, lo accarezzano, lo blandiscono, ma non lo comprendono.

Neanche il servizio di Rosanova, seppur bellissimo (di gran lunga l’analisi più sensata del suo pensiero mai fatta nella nostra italietta giardinicola) riesce a far emergere le conseguenze  della enorme portata di quello che Clément ha scritto.

Dopo Clément il giardino  è come un personaggio di Italo Svevo o Pirandello: completamente dissolto, smaterializzato, annientato.

Cosa rimane? E’ anche la domanda che si fa Giubbini.

Rimangono la campagna e i giardini degli altri. La campagna (la foresta, gli incolti, i prati, ecc.) come “giardino planetario”; i giardini degli altri come “giardino sociale”.

Ma attenzione, Clément lascia ben viva un’altra opportunità, che non riesco a capire come non sia stata individuata:  se il minimo artificio è comunque fasullo, e l’assenza di artificio esiste solo in Natura, il massimo artificio (nel rispetto della biodinamicità e della biodiversità), non è toccato dalle tesi di Clément. La grande rappresentazione scenica rimane. L’aspetto ludico, di illusione cosciente, è più che ben desto.

Mangio sano, ma nessuno mi vieta di prendere un po’ di mescalina, ogni tanto. Una mescalina che guarda caso, non fa neanche male.

Il sabato della campagna

La campagna va ad invecchiare.
Me ne accorgo portando i miei due cani a spasso, verso Siderno Superiore, un poco dopo il bivio per Oliveto e San Leo, a Capofilico.
Non ci sono solo i prati rosa di gittaione e gli anemoni selvatici sparpagliati qua e là. Iniziano a mostrarsi altre piante, come gli asfodeli, la sulla, i lupini blu, e tante altre covano o iniziano a mettere le foglie.
E i margheritoni si allungano ogni giorno di più. I margheritoni che sono segno dell’estate, della lunga, cocente ed arida estate che ci aspetta.
Questi margheritoni che insieme ai cardi saranno i colori dell’estate, mi fanno sempre più paura.
Ostruiscono i passaggi sulle piste, occultano le altre piante.

I mandorli stanno mettendo le foglie, quelle foglie lucide e verdi come baccelli di piselli dolci bagnati.
L’albero ha fatto cadere i fiori, ha perso la sua verginità, si trasforma in una giovane donna bella e sensuale, con le labbra rosse e il corpo tiepido, i lunghi capelli neri sudati sparsi sul cuscino.

La primavera (prima-vera) è fuori dalla primavera astronomica, e cade in inverno. Di sabato.

Il Mostro di Loch Ness non esiste

Era l’episodio Il Club dell’Orrore, di Dylan Dog, in cui i membri del Club si riunivano in una casa sulle sponde del lago per raccontare storie di paura sul mostro che lo abita.
Quando il presidente del Club viene invitato da Dylan Dog a raccontare la sua storia dell’orrore, lui semplicemente dice :”Il mostro di Loch Ness non esiste” ed è questo l’orrore più grande.

La verità su Gilles Clément
Senza farla troppo lunga, Gilles Clément è uno che si è un po’ rotto le palle del solito andazzo giardinicolo. Ci ha scritto sopra qualcosa, ma scrivendo quel che ha scritto, in pratica ha detto “il giardino non può più esistere, se volete il verde, dovete andare in campagna o accontentarvi di guardare i giardini degli altri”.
Bene, sono d’accordo.
Ora: sta di fatto che però che chi ama i giardini non può fare a meno di pensarli, farli e sognarli, e -soprattutto- che lui di lavoro fa proprio il progettista, e questo gli causa un piccolo conflitto di interessi con il suo se stesso scrittore.
Ma i turisti sono affamati di queste cose, gli dai in pasto un giardino di Gilles Clément e quelli se lo divorano. E lui lo sa.
Insomma, fermo restando che la totale coerenza è solo dei Santi, un po’ “ce fa”. Diciamocelo.

La Diga di Siderno

Da diversi anni Siderno -il paese in cui vivo- si è dotato di una diga artificiale che doveva servire come scorta d’acqua per l’irrigazione dei campi durante l’estate. In molti però sostengono che l’acqua della diga sia sporca e puzzi, portando numerosi moscerini e zanzare grosse così.

Nel tempo l’invaso, che è molto grande, è diventato meta domenicale per la cittadinanza che ama il passeggio, specie con i cani, anche se di notte la diga è frequentata dalle coppiette. Niente di male, chi non ha mai “parcheggiato”?Però “amanti” non è necessariamente sinonimo di “zozzone” e si potrebbe avere cura di recuperare profilattici e fazzoletti e di gettarli altrove.
In breve , la diga di Siderno è bella ed accogliente non solo per gli umani, ma anche per gli animali, tanto che i pesi inseriti all’inizio si sono motiplicati e sono arrivati aironi cinerini e cormorani. Anche i fiori selvatici si trovano a proprio agio.
Fiori selvatici alla Diga di Siderno

Le varie amministrazioni hanno usato la Diga come propaganda politica, ed in questo senso nessuna novità. Alcune hanno promesso di regolarizzare i pendii, assestare il terreno, limitare gli smottamenti periodici, addirittura alcuni hanno promosso idee di piste ciclabili, sentieri di trekking, Bed & Breakfast, percorsi naturalistici.
Ovviamente tutte queste cose distruggerebbero in poco tempo la bellezza della Diga, che diventerebbe un’imitazione della campagna.
Diga di Siderno

Fiori selvatici alla Diga di Siderno2
Adesso la novità apparentemente avanzata dalla nostra amministrazione comunale,  vorrebbe che a meno di un chilometro dalla diga si facesse una discarica.
Avete letto bene, una discarica.
Quella di Casignana non basta più, Rossano non ci vuole, facciamone una noi. Posso anche capirlo.
Ma con tutti i territori abbandonati che ci sono, perchè proprio vicino ad un luogo che è diventato un’importante oasi ecologica della Locride?
Diga di Siderno in estate
La diga è bella in ogni stagione, anche quando c’è poca erba e si calcinano i campi di ulivo.
Questa foto è fuori fuoco, ma apprezzatene i colori:
Scabiosa selvatica ed avena - diga di Siderno
Sono fiori semplici, ma ce ne sono prati interi pieni. L’effetto è spettacolare. Qui dei convolvoli con scabiosa:
fiori selvatici -diga di siderno
Qui dei piselli odorosi spontanei:
Lathyrus odoratus selvatico -Siderno diga
la bella e puzzolente Psoralea bituminosa:
Psoralea bituminosa - diga siderno

E sul far della sera, l’acqua placida, appena increspata dal nuotare delle “papere” d’acqua.
Dida di siderno

La scomparsa delle api, di Sylvie Coyaud

08/23/08
La scomparsa delle api
Filed under: Giardinaggio e natura
Posted by: Lidia @ 12:03 am


La scomparsa delle api
di Sylvie Coyaud

Se siete arrivati a questa pagina vuol dire che conoscete il libro oppure vi interessa il problema della catastrofica diminuzione delle api negli Stati Uniti.
Questo libro prende le mosse da una “antica” predizione di Einstein, che diceva che dal giorno della scomparsa dell’ultima ape sulla Terra, l’Uomo avrebbe avuto non più di cinque anni di vita.
E’ già un libro di culto tra tutti gli ecologisti del mondo. Ora, è vero che gli “ismi” sono sempre sfuggenti e un po’ pericolosi, sia pure gli ecologismi. Gli ecologisti a tutti i costi, che mangiano vegan e poi usano le scarpe con la suola di cuoio, non hanno la mia simpatia. Chi si affatica a combattere afidi con sostanze ecocompatibili, e poi prende l’auto per arrivare da qui a là, manca completamente di onestà intellettuale.
Tuttavia è necessario informarsi sul problema, perchè ci riguarda molto da vicino.
Vi lascio un link di una scheda del volume:

http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la_scomparsa_delle_alpi.php

2 Responses to “La scomparsa delle api”
1. ezio Says:
September 20th, 2008 at 4:08 pm e
Non ho capito ” se siete arrivati a questa pagina vuol dire che conoscete il libro” Vuol dire che ho letto tutto trattenendo il respiro e qui ne ho fatto uno profondissimo grazie Lidia

2. Lidia Says:
September 21st, 2008 at 12:27 pm e
Sì, in effetti l’attacco stavolta non mi è riuscito. E’ che mi è stato dato in gestione questo blog, che pensavo sarebbe stato pubblicizzato altrove, mentre invece è toccato a me doverne dare notizia. Pensavo quindi che con una comune ricerca su google, tra i molti risultati, uscisse fuori anche questa pagina.