Sondaggio per il premio del pubblico “Autunno nelle regioni mediterranee”

Salve a tutti, il concorso fotografico “Autunno nelle regioni mediterranee” è scaduto. La partecipazione è stata eccellente rispetto alle aspettative, seppure la qualità delle foto non è pienamente convincente.
Di seguito sono impaginate tutte le foto che sono pervenute, complete delle loro descrizioni. Ricordo che il premio è una copia del volume Diario di un viaggio a piedi di Edward Lear, Laruffa editore.

Le foto rimarranno in votazione fino a fine anno, dato che in questo periodo molti hanno altro da fare e non si collegano. Questo post viene quindi messo in evidenza.

Non ho dubbi nell’affermare  che per un siciliano l’autunno è la stagione di  inizio della “Campagna degli agrumi”. Dunque, foto n. 1:  /‘A lapa/ dei tarocchi  di Paternò;
'a lapa dei tarocchi a Paternò

A parte gli  agrumi, c’è un altro indizio climatico, valido, però,  solo in  quanto “catanese”. L’Etna e la prima neve. Una leggera spolverata in cima  rinfresca le notti e fa cadere le foglie perché, appunto, siamo in autunno.  (Foto n 2:  E’autunno, c’è neve sull’Etna);
E' autunno, c'è neve sull'Etna
Può capitare poi, che durante una magnifica giornata  di sole che mi vede  esplorare “le Forre laviche del fiume Simeto” ed il Ponte Saraceno ad esse  vicino, guardando in fondo, dentro il mio obiettivo distingua colori che mi  facciano dire: Perbacco! Ma allora siamo proprio in autunno! (Foto n.3: Sicilia,  … in fondo, siamo in autunno).Detto questo, per dire chi sono vi rimando alla Presentazione  (http://verdeinsiemeweb.blogspot.com/p/presentazione.html del mio blog “  verdeinsiemeweb” che per ”caso o ventura” scrivo da un po’di tempo, dalla  lontana Sicilia.
Sicilia, in fondo..siamo in autunno
Cortaderia coi ciuffi al vento
Non allego il mio cv e non ritengo questa una vera candidatura. Seguo Giardinaggio Irregolare per cui mi piace dare un contributo fedeltà...tutto qui!   Giusy Aloe, 36 anni. Mi occupo di marketing e comunicazione. Da un anno circa ho un blog, un i-phone e un orto che condivido con Serena.  Il blog Orto47 è nato per caso e su suggerimento, lanciato nei social da amici (molto social) è successo che sono diventata “contadina metropolitana web 2.0”. Ad essere sincera a parte balconi e davanzali, frigorifero e pentola, non ho mai avuto a che fare con gli ortaggi. Non sono cresciuta a contatto con la campagna, ma la flora mi affascina. Orto e blog sono nati per caso. Più ci penso però, più scopro che l’Orto47 è un progetto di relazione perché nasce dalla volontà di coltivare l’amicizia tra me e Serena che condivide con me questa esperienza. Quello relazionale è il punto di partenza della mia esperienza ravvicinata con l'orto, ho trovato così un modo per condividere e trasmettere l’entusiasmo per le cose semplici. Il blog coniuga la volontà di raccontare da una parte e dall’altra lo sperimentare le modalità di comunicazione a nostra disposizione. Raccontarmi in rete si è rivelato un’esperienza affascinante, democratica, divertente, fonte di molte informazioni utili e perfetta per coltivare ed esplorare le relazioni. Interessanti personaggi gravitano attorno al verde urbano, la sostenibilità sta diventando una ragione di vita! Qui parlo del nostro viaggio a Formentera. La ragazza bruna è Serena: http://orto47.wordpress.com/2011/10/28/la-splendida-formentera/
Carpobrotus
Nei giorni successivi al lancio del concorso indetto da Lidia, sono andata a fare un viaggio naturale con 2 amiche, Serena e Stefania, le quali rispettivamente nella mia vita rappresentano orto e yoga. L'isola è stupenda ed era ancora estate...19 ottobre!  Non allego il mio cv e non ritengo questa una vera candidatura. Seguo Giardinaggio Irregolare per cui mi piace dare un contributo fedeltà...tutto qui!   Giusy Aloe, 36 anni. Mi occupo di marketing e comunicazione. Da un anno circa ho un blog, un i-phone e un orto che condivido con Serena.  Il blog Orto47 è nato per caso e su suggerimento, lanciato nei social da amici (molto social) è successo che sono diventata “contadina metropolitana web 2.0”. Ad essere sincera a parte balconi e davanzali, frigorifero e pentola, non ho mai avuto a che fare con gli ortaggi. Non sono cresciuta a contatto con la campagna, ma la flora mi affascina. Orto e blog sono nati per caso. Più ci penso però, più scopro che l’Orto47 è un progetto di relazione perché nasce dalla volontà di coltivare l’amicizia tra me e Serena che condivide con me questa esperienza. Quello relazionale è il punto di partenza della mia esperienza ravvicinata con l'orto, ho trovato così un modo per condividere e trasmettere l’entusiasmo per le cose semplici. Il blog coniuga la volontà di raccontare da una parte e dall’altra lo sperimentare le modalità di comunicazione a nostra disposizione. Raccontarmi in rete si è rivelato un’esperienza affascinante, democratica, divertente, fonte di molte informazioni utili e perfetta per coltivare ed esplorare le relazioni. Interessanti personaggi gravitano attorno al verde urbano, la sostenibilità sta diventando una ragione di vita! Qui parlo del nostro viaggio a Formentera. La ragazza bruna è Serena: http://orto47.wordpress.com/2011/10/28/la-splendida-formentera/
Il Lucky è uno splendido chiosco sulla Platja des Migjorn, a sud di Formentera.
le ho allegate...andrà bene?  be' mi vergogno, la fotografia non è proprio cosa mia, ma sti cavoli !!!  nella  prima l'autunno si vede dai vetri sporchi delle prime piogge, il  mediterraneo si vede dal fatto che col cavolo che apro le finestre ai primi  pseudo freddi( e' quella che non e' piaciuta manco al gatto , ma a me e' l'unica  che piace delle montagne che ne ho fatte!) nella seconda l'autunno si vede dagli allium tuberosum che spenzolano pieni di  semi e il mediterraneo dall'agave attenuata nella terza autunno settembrini mediterraneo plumerie  il fatto e' che sarei dovuta andare in vacanza a casa dei miei nel cilento ,  c'avrei avuto foto piu' giuste.  Vabbe', provo a spedire che so' pippa  se non va questo e' il link all'album su picasa e le foto sono le prime tre. https://picasaweb.google.com/ritafino/Concorso?authuser=0&feat=directlink  Talofa!
Settembrini e plumerie
Gatto con Allium tuberosum
le ho allegate...andrà bene?  be' mi vergogno, la fotografia non è proprio cosa mia, ma sti cavoli !!!  nella  prima l'autunno si vede dai vetri sporchi delle prime piogge, il  mediterraneo si vede dal fatto che col cavolo che apro le finestre ai primi  pseudo freddi( e' quella che non e' piaciuta manco al gatto , ma a me e' l'unica  che piace delle montagne che ne ho fatte!) nella seconda l'autunno si vede dagli allium tuberosum che spenzolano pieni di  semi e il mediterraneo dall'agave attenuata nella terza autunno settembrini mediterraneo plumerie  il fatto e' che sarei dovuta andare in vacanza a casa dei miei nel cilento ,  c'avrei avuto foto piu' giuste.  Vabbe', provo a spedire che so' pippa  se non va questo e' il link all'album su picasa e le foto sono le prime tre. https://picasaweb.google.com/ritafino/Concorso?authuser=0&feat=directlink  Talofa!
Vetri sporcati dalle prime piogge
Invio le tre foto richieste per partecipare al concorso "autunno nelle regioni mediterranee". Di  Luce d'autunno invio anche il link della foto su Flickr > http://www.flickr.com/photos/45997315@N03/5161361015/in/photostream  grazia zitara
Canne in autunno
Invio le tre foto richieste per partecipare al concorso "autunno nelle regioni mediterranee". Di  Luce d'autunno invio anche il link della foto su Flickr > http://www.flickr.com/photos/45997315@N03/5161361015/in/photostream  grazia zitara
Foglie d'autunno
Invio le tre foto richieste per partecipare al concorso "autunno nelle regioni mediterranee". Di  Luce d'autunno invio anche il link della foto su Flickr > http://www.flickr.com/photos/45997315@N03/5161361015/in/photostream  grazia zitara
Luce d'autunno

Fuori tempo, ma accettata ugualmente è un’ultima foto:

o so, lo s... sono fuori tempo massimo ma l'ultima settimana è volata via  trascinandomi da un incombenza all'altra senza neanche lasciarmi un attimo di  respiro e mi sono accorta che il 15 era ieri!!!!  mannaggia...  ti invio ugualmente la mia foto autunnale, o meglio...ciò che x me rappresenta  l'autunno, per raccontarti con un' immagine che anche nel mio bosco-giardino  l'autunno è molto normale, niente fiamme rossastre o romantici quadri  impressionisti.   Solo un'amaca che riposa dopo le fatiche estive coperta da una fitta coltre di  foglie di carpino ( che ho subito raccolto e messo nel compost!!!)
Amaca

Segnalo “Giardinaggio sentimentale”

Da Giulia, una antropologa giardiniera, un bellissimo sito sul giardino e sulle cose che attorno ad esso ruotano attratte da una gravità eidetica, del sentimento senza sentimentalismo.
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Giardinaggio sentimentale blogspot

Giardini poveri, su Limno

Giardini poveri su Limno

Limno

Segnalo questo bellissimo sito creato e custodito da Soira Bazzo, Saul Marcadent e Filippo Santarossa.
Il progetto Limno è molto ampio, numerosi i professionisti che vi hanno collaborato.
Riporto una parte della pagina d’apertura:

Limno è un progetto che indaga i temi della natura – e delle nature – attraverso l’incontro, il ripensamento di luoghi, il video.
Nel 2010 ha posto l’attenzione sull’acqua, mettendo in comunicazione ambiti disciplinari in apparenza lontani – biologia, filosofia, architettura del paesaggio, arte contemporanea – tentando di mostrare la vicinanza e l’organicità tra sapere scientifico e ricerca artistica.
Nel 2011 sono stati approfonditi i temi del giardino, del paesaggio e della natura in contesto urbano, con una serie di incontri in un appartamento privato. La scelta di inserirsi in spazi in cui la funzione viene ribaltata è un aspetto centrale di Limno che, attraverso interventi minimi, a volte solo spostamenti di sguardo, cerca di adeguare sedimenti e usi primari dei luoghi a nuove necessità.

Ecco il sito: Limno home page

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Segnalo “Paesaggio critico”

Paesaggio critico – Francigena Streetview
Paesaggio critico, blog di architettura e e paesaggismo. Sguardo lineare sulla Francigena. Molto interessante, dategli almeno un’occhiata. Metto nel mio blogroll.

Elogio delle erbacce di Richard Mabey

Elogio delle erbacce - Ponte alle Grazie
Questo di Richard Mabey si inserisce nel vasto filone dei libri che descrivono il mondo delle erbacce, dei cosiddetti “reietti vegetali”. Il titolo italiano può risultare ingannevole poichè l’originale è Weeds.How vagabond plants gatecrashed civilization and changed the way to think about nature cioè, pressappoco “Erbacce. Come le erbe vagabonde hanno sfondato la civiltà e cambiato il nostro modo di pensare la natura”.

Nel titolo italiano ritroviamo la parola ormai usuratissima “elogio”, forse per richiamare il più noto Elogio delle vagabonde di Clément. Nel titolo originale troviamo invece la parola “vagabonde”, anche questa mutuata da Clément. Sembra che non si possa parlare delle erbacce senza parlare di Clément. Forse Clément detiene qualche potere invisibile sulle erbacce, probabilmente è il loro re e patriarca, le domina col pensiero e noi non lo sappiamo. Boh.

Peggio ancora -tocca dirlo- il catenaccio di Pia Pera in copertina: “Uno sguardo nuovo sulle erbacce, indomiti guerriglieri vegetali dall’irreprimibile vitalità, da cui dipende la salvezza del pianeta”, da cui traspare un’ignoranza crassa e supina per quello che riguarda il mondo scientifico e della terra in generale, abbinato al termine “guerriglieri” che ricorda i “Guerrilla Gardens” che tanto tirano il mercato del libro “verde” in questi anni.

Motivi sufficienti, uniti ad una copertina insulsa, se paragonata alle bellissime illustrazioni interne di Clare Roberts, per farlo scartare alla prima annusata, o almeno per far scattare il legittimo sospetto.

Be’, ve lo dico subito: questi sono (quasi) tutti i suoi difetti, il libro è buono. Non è bellissimo ma è molto buono. Non ci sono poetismi alla Clèment, ma ragionamenti ecologici e naturalistici, formulati da una persona che conosce l’argomento e che laddove non sa si è premurata di informarsi.
Ci vengono raccontate, in maniera piuttosto anomala, disarticolata ma gradevole, le storie di molte erbacce, che si incrociano con altre storie di altre erbacce e di esseri umani, nel presente e nel passato, di guerre, di omologazione sociale, di manie giardiniere, nobili o popolari.
Mabey scrive ovviamente in difesa delle erbacce, ma a differenza di Clément non lo fa nè per motivi estetici nè ideologici, ma per motivi puramente ecologici. Le erbacce sono sempre esistite (da che esiste la vita vegetale sulla Terra), ed esisteranno anche dopo che l’Uomo, come razza, sarà sparito. In realtà, scrive Mabey, diserbando, noi coltiviamo le erbacce, poichè esse nascono ovunque ci sia un terreno nudo, sono come un “cerotto” che compare dove la Terra ha un taglio. Alle erbacce, in conclusione, non importa poi più di tanto dell’Uomo. E’ solo uno dei tanti problemi e degli accidenti con cui ha avuto a che fare durante i milioni d’anni da cui popola la Terra.
L’ultimo difetto del libro, che a me è piaciuto moltissimo e di cui parlo per dovere di cronaca, è l’uso deplorevole dei nomi comuni invece di quelli botanici. Erbe notissime, come il “Trifoglio del Calvario” non sono che erbacce diffusissime, come la Medicago.
Errore imputabile alla traduzione?
In complesso il libro offre un punto di vista diverso dai soliti paesaggisti che pontificano sul cardo asinino, o sui Guerriglieri verdi di ritorno. Un punto di vista scientifico e storico, e il libro si configura come una vera miniera di informazioni e un classico per il futuro (sull’argomento).

Mentre siamo noi a pensare di controllare le erbacce, esse si riproducono finchè noi non spariremo.

Che venga presto questo giorno (n.d.r.)

Mamma, ho fame!

I'm hungry, mom! by MedoRRa
I’m hungry, mom!, a photo by MedoRRa on Flickr.

Antonimina



Antonimina 2

Inserito originariamente da Lidia Zitara

Omaggio ad un irregolare babelico

In uno scenario urbano, l’artificio è il giardino

Sto leggendo Elogio delle vagabonde del solito Gilles Clément.
Clément mi disturba un po’ con la sua spocchia da grande esploratore, con la sua aura di viaggiatore “estremo” e la sua autoproclamazione di sovrano dei “giardinieri planetari”.
Tra l’altro sembra che la parola “elogio” vada un sacco di moda, oggi: oltre le tradizionali follia e imperfezione, si va dalla pigrizia alla pizza, dai gatti, ai cani, dal calcio al frammento fino al nulla più totale. In IBS troverete 16 pagine con la ricerca “elogio”. Leggasi sedici.

Però ho detto mi disturba solo un po’ , e lo penso. Il caro Gilles è “uno che si sente”, eh, per carità, non è uno che va a vangare la terra dell’Amazzonia e poi non ne scrive sopra un libro, ne fa un e-book, un reportage fotografico, un servizio su un magazine importante. Insomma, è uno di quelli a cui piace stare sotto i riflettori.
Ma nonostante quel sottile senso di orticaria che pervade la lettura, non si può non riconoscere che scrive veramente bene. Una scrittura familiare, ma non domestica, lontanissima dai miserevoli impiastri di san Carletto Pagani, buoni appena per il volantino domenicale della diocesi, e dall’aneddotica romanzata di Paolo Pejrone, veleggiante su un mare di superficialità come una barchetta di carta in una pozzanghera.
E’ uno stile limpido, scorrevole, arguto, informativo, che non lascia margini all’incertezza, che dice quel che vuol dire e lo fa con chiarezza e precisione. Stile da cui noi italiani siamo lontanissimi, e per la verità anche Gilles è un eccezione tra i francesi, che di solito si abbandonano a vagheggiamenti poetici sull’onda di Rousseau. In tal senso credo che Gilles abbia letto molto in inglese e forse anche in tedesco, lingue fortemente concise. Comunque si evince la sua natura letteraria poliglotta.

Bene, nel capitolo Cardo asinino ci sono due frasi che hanno attirato la mia attenzione, la prima è questa:

L’onopordo figura tra le piante “ornamentali”[…]. Sospettoso riguardo a tutto ciò che si nasconde dietro all”ornamento” –visto che respingo in una botta sola le specie che si fregiano di tale posizione– non faccio uso di questo vocabolario.

Riguardo a ciò, esattamente come Gilles è sospettoso della parola “ornamento” , io sono sospettosa dei progettisti di giardini che sostengono di non usare il vocabolario delle piante ornamentali.
Sarei curiosa di sapere che aggettivo attribuisce alle piante, che l’amministrazione pubblica di Parigi gli ha fatto pervenire, regolarmente acquistate presso vivai (di piante ornamentali), che ha usato nei giardini della Défense o nel Parc Citroen.
Visto che lui respinge in “una botta sola tutte le piante che si fregiano di tale posizione” forse avrebbe fatto meglio a creare un deserto di sabbia rossa o a comprarsi un nuovo dizionario.
In un mondo in cui i tropicalisti vanno alla ricerca dell’ultimissima novità tra le specie finora sconosciute, in cui anche le rose che non fanno fiori sono considerate “da collezione”, in cui i maniaci della prateria hanno riportato in auge le “erbacce”, in cui gli ecologisti attribuiscono funzione biodiversitale anche alla pianta più raccapricciante, mi spieghi il signor Clément cosa non è oggi ornamentale.
Mi permetto l’azzardo -non poi tanto azzardato- di spiegare questo passaggio. Credo che Gilles volesse dire più propriamente che rifiuta tutte le piante nel momento in cui il loro status ornamentale è dichiarato.
Ciò non cambia però la riflessione riguardo ai suoi giardini e al perchè -data questa premessa- lui preferisca fare giardini (la cui ornamentalità è storicamente nota) e non parcheggi, sul cui lato estetico effettivamente poche parole sono spese.

Insomma, signore e signore, diciamocelo: il caro Gilles sa benone che i giardinieri vogliono essere presi un po’ in giro e amano le frasi d’effetto. E d’altra parte, noi “blogger verdi”, se non ci fosse lui, di cosa parleremmo? Di Pejrone, di Mauro Corona? Meglio il suicidio mediatico.

Seconda frase:

L’onopordo si sposta e si mantiene in quell’area urbana dove trova uno spazio fatto su misura per lui, una compagnia vegetale in accordo con il mondo che esso rappresenta.

Da questa frase si evince prima d’ogni cosa un elemento che sta diventando sempre più caratterizzante delle metropoli moderne e dei giardini delle archi-garden-star: in una città totalmente disumana, artificiale, omogeneamente aliena e alienante, è paradossalmente il giardino, che dovrebbe essere l’elemento naturale, ad essere quello d’artificio. Il nostro elemento naturale sono i muri, i caseggiati, i cancelli, i portoni, gli ascensori, le impalcature, le vetrate. Un giardino diventa esotismo, trascendenza, innaturalità.
Ed è proprio su questa linea che si muovono le garden-archi-star. Gradiscono, anzi, bramano, che il loro giardino sia ficcato tra palazzoni e costruzioni così fitto come una zeppa nel culo. E’ il caso della High-Line a New York e del Millennium Park, tanto per dirne un paio.
Le garden-archi-star si sentono immediatamente gratificate se possono “riqualificare” una zona.

Torniamo all’Onopordum. Clément dice: “[…]uno spazio fatto su misura per lui, una compagnia vegetale in accordo con il mondo che esso rappresenta”.
Già, ma quale mondo rappresenta? L’Onopordum rappresenta un mondo in assoluto, o di volta in volta diverso? Io non l’ho capito e non so spiegarlo.
Questa frase potrebbe voler dire che l’Onopordum rappresenta il mondo naturale, in senso assoluto. Oppure che rappresenta quello delle specie selvatiche e ruderali, in assoluto. Oppure che rappresenta la natura sottratta agli scopi a cui è destinata dall’uomo, in assoluto. Oppure che rappresenta il mondo naturale all’interno della città, in assoluto.

Oppure potrebbe significare che rappresenta una di queste cose di volta in volta a seconda del caso, o che rappresenta quello che Gilles Clément vuole che rappresenti in quel momento.

Infine, signore e signori: occhi aperti e orecchie appizzate.

a little friend

a little friend by MedoRRa
a little friend, a photo by MedoRRa on Flickr.