Quando passavano i treni

passaggio a livello

Potare le rose: consigli per non sbagliare troppo (su Houzz)

Non mentiremo: le rose sarebbero delle piante a bassissima manutenzione se non fosse per la loro propensione a prendere malattie e per la necessità di potarle. Alcune vanno potate quasi in continuazione (come la Gallica, che fanno sfrondate spesso), altre annualmente, altre ancora due volte l’anno, alcune al contrario solo di rado o il meno possibile (come le botaniche, che in genere non amano le forbici).
Dovete quindi conoscere il nome e la Classe di appartenenza della rosa prima di potarla: di solito tutte le rose che condividono la Classe (Alba, Ibridi di Moschata, Noisette, e così via) hanno le medesime preferenze in fatto di potatura.

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Ellebori stregati (su Houzz)

Sugli ellebori troverete una storia, uno stile e un punto di vista diverso per ogni giardiniere che ve ne parla. Ci sono i collezionisti che si fanno arrivare le cultivar più insolite dai paesi orientali; ci sono i giardinieri di tipo “plantsman”, alla ricerca di raffinate combinazioni di colore e tessiture di fogliame; ci sono i naturalisti, che li fotografano e non li toccano; i giardinieri “boscaioli”, che li piantano nei boschetti a ridosso delle loro case di montagna, senza troppo curarsi di specie e varietà, purché formino densi tappeti di fiori; infine i giardinieri che credono alle fate e agli spiriti della natura: un po’ pagani, un po’ stregoni.
Ciò che è certo è che la specie tradizionalmente coltivata Helleborus niger, fiorirà copiosamente tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio, rendendo il vostro inverno un po’ più magico.

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Consigli di coltivazione della Clematis (su Houzz)

Per anni considerate tipiche del giardinaggio all’inglese, fide compagne delle rose ad inghirlandare romantici cancelletti dei cottage di campagna. Oggi invece vengono usate in modo molto più moderno, e non solo come rampicanti, ma anche come “rafforzativo” delle siepi, e con un adeguato tutoraggio possono formare densi cuscini o piramidi, o addirittura ricadere dai vasi come tappezzanti.
Ve ne sono moltissime cultivar, possono avere fioriture più o meno ripetute, fiori dalle forme più varie e dai colori che passano dal bianco al viola vinaccia. Un mondo a sé è quello delle Clematis erbacee, che non sono rampicanti.

Una volta assestata, la clematis (clem, per i più appassionati) ha bisogno di irrigazioni e concimazioni tutto sommato modeste. Ciò di cui dovete aver davvero paura è il clematis wilt, una malattia fungina a cui non c’è rimedio, ma solo la prevenzione; anche se può capitare egualmente, anzi, si dice che se una clematis non ha preso almeno una volta il wilt, non diverrà mai bella e rigogliosa.

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Piante rampicanti (su Houzz)

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Hardenbergia violacea

Più un arbusto che una rampicante, è poco conosciuta ma meriterebbe maggiore diffusione.
L’Hardenbergia, dai tipici fiori a grappolo delle leguminose, teme il caldo troppo cocente e l’insolazione diretta, dove il clima è afoso. Meglio una posizione in illuminazione parziale (ma non di mezz’ombra). Non ha bisogno di molte accortezze, se non di un buon terreno di impianto e occasionali nebulizzazioni se l’aria è secca.
È purtroppo soggetta alla cocciniglia.

Simile è la Duranta repens, (famiglia delle Verbenaceae) che ha fiori più azzurrati, e che diventa un arbusto piuttosto alto, con fusti semilegnosi e lassi. Entrambi possono essere addossati ad un muro o a una staccionata.

Rosso delle bacche e bianco della neve (su Houzz)

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Crataegus viridis ‘Winter King’
‘Winter King’ è la cultivar più conosciuta e coltivata di una specie di Crataegus (biancospino) che invece è poco nota. Originaria delle zone sudorientali degli Stati Uniti, a differenza della specie monogyna, cioè quella più diffusa in Italia, presenta numerosi vantaggi, soprattutto la resistenza al calcare e ad una certa arsura.
Come tutti i biancospini, regala un’abbondantissima fioritura bianca in primavera e bel fogliame lucido e verde intenso.

Dall’autunno all’inverno offre bacche rosse che possono essere usate per le decorazioni invernali e le ghirlande. Nel tempo la corteccia assume colorazioni interessanti (lo strato superiore, grigiastro, si esfolia per mostrare lo strato inferiore, color arancio), inoltre è un albero adattissimo a piccoli giardini.

Nota: alcuni trovano l’odore dei fiori sgradevole, quindi acquistatelo quando è in fiore, in modo da capire subito se vi piace o meno.

Pietre e sassi in giardino (su Houzz)

Il mio articolo sull’uso delle pietre e dei sassi in giardino (su Houzz) – continua a leggere

Rainbow di tavelle multicolori
Un’esecuzione particolare della architetto californiana Andrea Hurd può, con un po’ di pazienza e manualità, essere riproposta in ogni giardino.
Partite da un elemento centrale, ad esempio un grosso sasso arrotondato, circondatelo di pietre che si incastrino bene tra loro formando un arco, e poi appoggiate le tavelle. Partite dai lati con tavelle grandi e spesse e congiungetele al centro, avendo cura di scegliere per la sommità delle lastre più sottili e a forma di cuneo.

Non si tratta di un lavoro di poche ore, ma di molti giorni, compreso il tempo necessario per la scelta delle pietre. Trovare i colori giusti, che si alternino e si combinino, non sarà facile, ma il risultato sarà sicuramente sorprendente.

Per facilitarvi e impratichirvi, create il “rainbow” appena sdraiato sul terreno in pendenza. Questo lo sosterrà, anche se le pietre non dovessero essere perfettamente incastrate.

USDA, AHS e zona climatica (su Houzz)

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La scala USDA
È un sistema messo a punto dal dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, infatti USDA significa “United States Department of Agricolture”.
Dato che l’agricoltura a livello industriale è particolarmente importante per l’economica statunitense, e che il territorio USA è molto vario dal punto di vista climatico, il Dipartimento per l’Agricoltura ha diviso il territorio in zone di rusticità che dovevano servire da linee guida per la scelta delle coltivazioni (ad esempio, non si sarebbero mai coltivate le arance in zona 4).

Il sistema USDA è molto utile agli amanti delle piante tropicali, o ai frutticoltori di piante tropicali, poiché basato sui picchi di minima invernale. Tuttavia non tiene conto di altri fattori, come le medie stagionali, l’umidità dell’aria, le precipitazioni, i venti, ecc.

La pelle degli alberi (su Houzz) e buon compleanno, Professore!

Fotogallery: le più belle cortecce (su Houzz) – continua a leggere

Un bosco di betulle dalle cortecce bianche immerse nei toni rossi dell’autunno fa pensare a Lothlórien.

Farewell to Lórien, by Ted Nasmith
Farewell to Lórien, by Ted Nasmith

Alberi per piccoli giardini (su Houzz)

 

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Ceanothus

Pianta molto interessante di origine nordamericana. Amatissima in Inghilterra, dove sono state prodotte splendide varietà, e dove peraltro sembra vivere meglio che da noi, forse a causa delle piogge abbondanti.
Eppure il Ceanothus teoricamente non avrebbe bisogno di tanta acqua, poiché è tra le piante che formano un variegato gruppo di elementi della flora americana chiamato chaparral che si insedia in zone povere, aride e sassose. Soffre, infatti, particolarmente il freddo e il vento, e non avendo un apparato radicale molto fitto viene facilmente sradicato.

Per farlo crescere come nella foto, ad alberello, occorre pazienza. Acquistate un cespuglio giovane e vigoroso, e allevatelo ad astone, sostenendolo con tutori e tagliando via tutti i getti laterali. Ci vorrà qualche anno e comunque le dimensioni non saranno mai mastodontiche.

Notazioni botaniche: vuoi saperne di più sul chaparral? Su Wikipedia in lingua inglese puoi trovare informazioni sulla pianta (Larrea) e sulla comunità botanica spontanea. Su Wikipedia in lingua spagnola, invece, trovi la sua curiosa etimologia: “chaparro” sarebbe una giovane quercia.