Tutta vita!

Eye death

Il “maestro nazionale” del tè accusato di pedofilia

Ho ricevuto proprio ora una telefonata da parte della redazione del mio giornale (“Il Quotidiano della Calabria”) che mi avvisava che il maestro nazionale del tè presente alla fiera di Cittanova è stato accusato di pedofilia.
Ho avuto l’impressione che fosse un tipo un po’ strano, ma molte persone che vendono piante hanno germi di follia. La foto che avevo scattato, e che per giunta ritraeva la vittima, aveva anche suscitato interesse per la “stranezza” delle facce e della situazione.
Ovviamente l’ho rimossa.
Questo signore, di cui non ricordo il nome, aveva con sè un ragazzino. I due dividevano l’albergo ma per fortuna la vittima è riuscita a fuggire e ad andare dai Carabinieri, a cui ha raccontato tutto.
La psicologia ci insegna che chi è pedofilo è stato a sua volta violentato da piccolo, ma non credo che ogni vittima si trasformi in carnefice. Credo che con la razionalità e con l’apertura del cuore si possano vincere gli spiriti oscuri.
Dubito di ogni cosa, dubito che il maestro avesse tale qualifica e che questa fosse nazionale. Temo di immaginare che cosa si possa o si sia potuto perpetrare all’interno delle mura della sua sala da tè.
Sono allibita e adirata.
Questo signore

L'uomo accusato di pedofilia
è accusato di violenza su minore.
Questo è il suo biglietto da visita.
la 'casa' del the

Non mi sento molto bene oggi



A red light behind sadness Black & White

Inserito originariamente da Daniel Guillan

A red light behind sadness Black & White

Biglietto prego



Biglietto prego

Inserito originariamente da Lidia Zitara

Sogno il Chelsea Flower Show, la principessa Diana e due amici

Mostro onirico dell'io
Stanotte, per la prima volta in vita mia, ho sognato il mio “medium” giardinicolo. Era accompagnato da una sua amica, donna bionda e vagamente lentigginosa, con cappello di paglia e grosso fiore di stoffa color smeraldo.
Pioveva.
Eravamo tutti al Chelsea Flower Show. Lui mi chiede se ho un binocolo, che io avevo in una borsa di carta. Il binocolo sarebbe servito alla Principessa Diana, che avrebbe preso il tè con noi tre e il suo giardiniere.
Regalo al mio “medium” un dipinto, ma il verde aveva qualcosa che non andava, era strano e non brillava. Pazienza, mi dico, lo correggerò con un filtro di Photoshop. Ma non mi riesce.
Mi sveglio.

Memorabile.

Grazie Erena (Dandini)

E’ noto che i blogger non hanno la dote della modestia: appena raggiungono un qualche risultato (la vetta della classifica wikio, la citazione su qualche rivista), si sperticano in autocelebrazioni e sbrodolamenti vari.

Questo blog non fa eccezione.

Vi allego quindi l’assolutamente inattesa menzione sul libro di Serena Dandini Dai diamanti non nasce niente. Non credevo che Serena Dandini potesse essere una visitatrice di questo blog. Sarà lei che continua a leggere l’articolo sulle gerbere?

'Dai diamanti non nasce niente' cita questo blog

Comunque sia non posso che esserle molto grata e magari chiederle di farmi andare a lavorare in Rai, così esco da questo paese e finirà l’incubo dell’iniezione quindicinale a mia zia.

Vorrei però rimarcare che mi chiamo Lidia e non Livia. Absit iniuria, sono nomi entrambi orrendi e isterici.
Da piccola avrei voluto chiamarmi Anita, come la fidanzata dei cartoni di Mandrake e poi -crescendo- un nome a piacere tra Rosaria, Venusia, Lara, Sashiko. Poi crescendo ancora, o meglio, andando ad invecchiare, mi sarebbero piaciuti nomi più esotici, come Kel’Eyr, B’Elanna, Las, T’Plana-Hat, Dax.

Ora mi piacerebbe molto chiamarmi Corrado.
Lo trovo un nome regale. E poi mi ricorda un personaggio dei racconti di Twain.

Grazie Serena, ma come tu dovresti rammentarti di ringraziare il signore per la lettera “esse”, io lo ringrazio per la lettera “di”.

Buco nero

Una caduta senza fine

Non mi chiedete niente, non mi telefonate, tanto non rispondo. Se avete cose urgenti da dirmi mandatemi un mail.

Antonia lotta contro l’anello



antonia lotta contro l’anello

Inserito originariamente da Lidia Zitara

Mia madre è caduta senza grossi danni, e per ripararsi il corpo ha messo la mano sinistra sotto il corpo. Ad un certo punto il dito anulare ha iniziato a gonfiarsi: niente è valso a toglierle l’anello, vaselina, crema, olio, saponi. Alla fine ci siamo decisia segarlo, perchè con la tenaglia si piegava sul nervo infiammato. Ci sono voluti tre quarti d’ora di sofferenza, ma Antonia ce l’ha fatta.

Autoironia (chi vuole capire capisca)

Prova immagine

Da giorni ho wordpress fuori orbita: provo a caricare una foto

Kitsch contemporaneo: godetevelo