Ieri notte, come al solito, faticavo a prender sonno. Ad un certo punto, nell’afa estiva appena mossa dal ventilatore, sento un distinto odore di lavanda.
Il cane si strofinava sul cespuglio.
Questo è per me un giardino che funziona.
Mi è arrivato ieri un simpatico messaggio in risposta al post Lettera aperta al Commissario Prefettizio di Siderno in cui mi viene fatto notare che la Melia Azedarach è una pianta velenosissima (è vero, le bacche sono velenose) e che sarebbe (cito) una grave minaccia.
Molto meglio piantare, secondo chi mi ha scritto, un altro albero, la Azadirachta indica, meglio conosciuta come albero del neem, una sostanza che ha molte proprietà farmacologiche ed è anche usato come insetticida.
Lo scrivente prospetta l’infelice ipotesi che qualcuno possa ingerire bacche di Melia credendola neem, ma intanto poi assicura che solo in pochi sanno distinguerle.
Infine conclude dicendo che il suo vivaio ha piena disponibilita di Azadirachta indica in di ogni dimensione, oltre ad avere altre piante tropicali.
Posso rispondere che la Melia è qui ben distribuita, al limite dell’isopportabilità visiva. Nessuno si è mai avvelenato mangiandola, tantopiù che i giovani d’oggi non sono adusi a raccogliere in natura frutti commestibili, tantomeno da terra. Tantissime altre piante, piselli odorosi, digitale, aconito, elleboro, sono felicemente ed ampiamente coltivate nei giardini senza che i proprietari si siano mai avvelenati. Nè si riportano casi di avvelenamenti da parte di animali domestici, solo occasionalmente da parte di animali da pascolo dove queste specie sono spontanee.
Non conosco l’Azadirachta indica, mea culpa, mi informerò meglio, ma a me sembra diversa dalla Melia come una sedia da un termosifone e a dire il vero non so come si possano confondere e occorra addirittura masticarne le foglie per distinguerle.
Siamo anche al limite del comico se penso che l’oleandro, pianta eletta dal comune di Siderno per la pista, è velenoso anch’esso.
Insomma, per concludere, grazie del suggerimento, mi informerò se l’albero del neem può sopravvivere in terreni sabbiosi, salini, asciutti e sopporti gli aerosol marini, ma vorrei che fosse chiaro che accà nisciuno è fesso.
Ancora una comunicazione dal CNR che vi passo prontamente.
Malattie delle alberature in ambiente urbanoIl verde urbano rappresenta una risorsa di inestimabile valore per la collettività, risultando spesso il luogo di incontro tra natura ed arte e preziosa testimonianza di epoche e culture diverse, di innovazioni progettuali, di tecniche di coltivazione, di introduzione ed acclimatazione di nuove specie. La vegetazione arborea in ambiente urbano si è modellata in una relazione funzionale con le richieste della popolazione e con le necessità dette amministrazioni locali. Negli ultimi anni il verde urbano è purtroppo esposto ad un’aggressione sempre più intensa da parte di fattori abiotici e biotici, che spesso superano il potenziale ecologico dell’albero. Oltre alle alberature e parchi cittadini, in Italia riveste un’importanza consistente il patrimonio culturale di parchi, viali e giardini storici, spesso ormai inglobati nel verde urbano, che dimostrano al mondo la storia del territorio, la bellezza, la fantasia compositiva e la grande variabilità vegetazionale. La conservazione, manutenzione e gestione di tali realtà sono molto complesse, onerose e dipendenti da numerosi fattori. Per questo l’Istituto per la Protezione delle Piante (IPP) del C.N.R. ha ritenuto opportuno presentare il volume “Malattie delle Alberature in ambiente urbano”, in modo che la conoscenza delle malattie e dei loro agenti permetta di prendere decisioni e rimedi prima o alla comparsa della malattia stessa per la corretta prevenzione e per la più idonea lotta. Questa pubblicazione è stata resa possibile dal lavoro di ricerca effettuato nell’ambito del Progetto Finalizzato CNR Beni Culturali, Unità Operativa del SP5 “Analisi e protezione della componente vegetale del giardino storico “. II manuale si articola in schede riferite a 54 specie arboree che trovano impiego ornamentale nel tessuto urbano e prende in considerazione aspetti di patologia vegetale legati a funghi, batteri, virus e virus-simili. Ciascuna scheda riporta una sintetica notazione sulla adattabilità alle condizioni pedo-climatiche dell’arborea considerata e delle sue varietà ornamentali di più diffuso impiego. Le schede hanno diversa ampiezza, come testo e annessa documentazione fotografica, in relazione alla casistica fitopatologica espressa dalle singole ornamentali elencate. I destinatari del manuale possono essere docenti e studenti, privati, tecnici delle pubbliche Amministrazioni e delle Ditte private, cioè coloro che operano, a diverso titolo, nel comparto del verde ornamentale e si trovano spesso a confrontarsi con le numerose problematiche fitosanitarie che attengono al settore. Nella elencazione delle problematiche fitosanitarie viene, deliberatamente, riservato ampio spazio ed adeguato risalto iconografico agli agenti di carie legnosa. Con rare eccezioni le arboree passate in rassegna subiscono spesso l’aggressività di molteplici agenti di carie. Peraltro le condizioni di stress in cui sono permanentemente costrette a vivere le piante inurbate esaltano la loro suscettibilità verso i funghi cariogeni. Dai loro sviluppi (così come da quelli di altri agenti di disfacimenti radicali) possono derivare reali pericoli per l’incolumità pubblica. L’insistenza, con cui vengono riportati elementi di morfologia dei carpofori delle Poliporacee e Agaricacee che si candidano ad agenti di carie e con la quale viene proposta la loro immagine fotografica, risponde all’esigenza di agevolare gli arboricoltori pubblici. Nelle singole schede sono trattate separatamente le malattie fungine rilevabili sull’apparato fogliare, quelle a carico degli organi legnosi epigei (rami, branche e fusto), quelle confinate all’apparato radicale e al colletto.
170 x 240 mm, 215 pagine a colori
Il libro edito e venduto direttamente dall’Istituto Protezione Piante del CNR viene offerto ai lettori a prezzo scontato del 50%: 20€ anziché 40€.
Per informazioni sull’acquisto, modalità di pagamento e spedizione contattare Giovanni Torraca IPP-CNR
g.torraca@ipp.cnr.it
Ricevo questa notifica dal Centro Nazionale Ricerche (CNR) e la pubblico con entusiasmo.
Il cipresso. Dalla leggenda al futuroIl cipresso è l’albero simbolo della civiltà mediterranea, ha accompagnato nei secoli l’evoluzione dei popoli, racchiudendo in sé l’essenza di queste terre, delle religioni, della storia e dell’arte della gente mediterranea. Rappresenta non solo l’albero del passato ma soprattutto l’albero del futuro per i paesi del Mediterraneo, soggetti a significativi cambiamenti climatici, alla progressione della desertificazione e martoriati da frequenti incendi. Occorre inoltre ricordare le numerose funzioni economiche ed ecologiche del cipresso: produzione di legno di ottima qualità e di oli essenziali, protezione di colture di pregio dall’azione del vento, protezione del suolo dall’erosione e dagli incendi. Il cipresso è anche una specie arborea pioniera, che bene si adatta a terreni sassosi, argillosi, calcarei, esposti a temperature elevate e ad aridità estiva prolungata, autoctona nei paesi orientali del Mediterraneo e naturalizzata in tutto il Mediterraneo occidentale. Il libro riporta le conoscenze finora acquisite dall’Istituto Protezione Piante del Consiglio Nazionale delle Ricerche con un’attività trentennale di ricerca programmata a livello europeo, che ha dato risultati significativi nella tassonomia, nella biologia, crescita e sviluppo, nella scelta del materiale di riproduzione per le varie funzioni del cipresso, soprattutto in relazione alla resistenza al cancro, alle malattie ed al loro controllo, alle infestazioni di insetti, alla produzione di legname ed alla qualità del legno. Nel libro vengono trattati anche aspetti che dimostrano l’inserimento del cipresso nella storia, nella religione e nell’arte. Particolare enfasi è data al cipresso come pianta principe nel paesaggio mediterraneo, al suo ruolo nel giardino storico, al suo impiego nei viali “odorati” e monumentali ed alla sua importanza come piante singola monumentale nel bacino mediterraneo. Una descrizione delle proprietà medicinali e fitoterapeutiche illustra l’importanza del cipresso nella medicina tradizionale e nell’industria della cosmesi. Veramente esaustiva è la trattazione dell’allergia data dal polline di cipresso. Per tutte le motivazioni indicate il libro rappresenta un’opera esclusiva e completa sul cipresso, utile per il ricercatore ed il tecnico del settore, ma anche una lettura piacevole e stimolante per l’utente e per l’amatore.
210x 297 mm, 456 pagine a colori
Il libro edito e venduto direttamente dall’Istituto Protezione Piante del CNR viene offerto ai lettori a prezzo scontato del 50%: 40€ anziché 80€.
Per informazioni sull’acquisto, modalità di pagamento e spedizione contattare Giovanni Torraca IPP-CNR tel. 055-5225661, g.torraca@ipp.cnr.it
Ho ricevuto una gentile richiesta di contatto alla quale sono contenta di poter aderire. Il link è questo: Galeazza’s garden che aggiungo nel mio blogroll.
Il nostro blog continua a tenervi aggiornati sui misteriosi eventi occorsi a Siderno nel pomeriggio di ieri, che riassumiamo brevemente: una violenta manifestazione ha interessato la parte bassa della troposfera, con la presenza di forti rumori preceduti da emanazioni luminose di fonte ignota, della durata dei millesimi di secondo. Successivamente è caduta molta acqua dalla parte alta della troposfera, accompagnata da turbolenze ventose.
Dato che un fenomeno del genere non ha riscontro a Siderno, la cittadinanza ha reagito con panico e smarrimento. Prontamente sono intervenute le autorità sedando i comportamenti aberranti e hanno imposto uno stato di coprifuoco con arresto immediato per evitare eventuali azioni di saccheggio e pirateria.
Come abbiamo detto, un summit di scienziati si è riunito in stato di emergenza per trovare una spiegazioni a simili eventi, ipotizzando addirittura la prima delle sette profezie dell’apocalisse, o uno sfogo dall’Alto dei Cieli per la corruttela della cittadinanza e della politica, o altresì un evento di natura non terrestre, dunque aliena.
Tuttavia sembra che nessuna di queste ipotesi sia vera: a quanto pare un vecchio pescatore, ultraottantenne, chiamato ‘u Figghiu d’u Pruppu, si è recato alla locale Stazione dei Carabinieri sostenendo di aver più volte visto, da ragazzino, eventi del genere.
Ricorrendo all’intero corpus di leggende, mitologia, racconti popolari e canzoni dell’epoca megaellenica, si è infatti ricostruito che eventi del genere accadevano molti e molti anni fa, e che hanno anche un nome: “acquazzone estivo”.
La comunità degli scienziati è dubbiosa poichè il teste in questione è aduso all’alcol e alla menzogna. In ogni caso la sua versione è al vaglio degli inquirenti.
Tuttavia, se tale versione si rivelasse vera, si tratterebbe di un fenomeno innocuo che causa al più l’inzuppamento del bucato steso ad asciugare.
Noi, come organo di stampa, speriamo che le relazioni emanate dal summit di scienziati, di qualunque tipo siano, non siano insabbiate come spesso accade, e che ai sidernesi venga detta la verità sul loro destino.
Oramai la stampa locale ha già dato un titolo all’evento occorso nel pomeriggio di oggi: “I sette minuti che hanno terrorizzato Siderno”.
A parte gli allarmismi, di cui non vogliamo renderci complici, non possiamo non evidenziare come il turbolento evento troposferco abbia letteralmente sconvolto la piccola cittadina del basso Ionio. Migliaia le chiamate di soccorso alla Polizia e ai Vigili del Fuoco, la sede locale della Protezione Civile in allerta, anche se per ora non si contano nè danni nè feriti. Si teme che l’evento possa manifestarsi ancora in maniera più violenta, causando onde anomale e inondazioni.
La cittadinanza si sta preparando ad una nottata di paura, raccogliendo gli oggetti più preziosi e rifugiandosi sui piani alti degli edifici. I pochi che hanno a disposizione un bunker antiatomico costruito negli anni della guerra fredda, vi si sono rifugiati.
I supermarket e i negozi sono letteralmente presi d’assalto e le scorte di acqua e scatolame sono in via di esaurimento.
Altri hanno deciso di riunirsi a pregare per la loro anima: la locale chiesa matrice è stata trasformata in dormitorio e il parroco ha celebrato una messa straordinaria in suffragio dei defunti e praticato una sessione di confessioni lunga oltre le tre ore.
Per ora tutto è tranquillo ma si teme il peggio, la gente terrorizzata e sconvolta, reagisce con i suoi pochi mezzi a questa inattesa manifestazione.
Se e quando ne avremo la possibilità, vi aggiorneremo sugli eventi che hanno gettato nel panico un’intera cittadina.
Poco fa è accaduto un evento strano: il cielo si è rabbuiato, si sono sentiti dei rumori fragorosi accompagnati da luci intermittenti. Dopo un po’ delle grosse gocce d’acqua hanno iniziato a cadere dal cielo.
Il violento fenomeno, che ha interessato la troposfera per all’incirca sette minuti, è di origine ignota, di certo non si tratta di un evento naturale conosciuto.
Studiosi sidernesi si sono riuniti in un vertice per studiare gli accadimenti e poter concludere se si tratti del primo di una serie di segnali catastrofici che annuncino l’apocalisse, se sia una manifestazione divina di qualche natura, o se l’origine sia aliena.
Nella speranza che non sia il preludio della fine, e se saremo ancora vivi, scriveremo sull’evolversi della situazione.
Questo articolo vuole essere una piccola tabella di aiuto per la scelta delle erbacee utili a comporre un meadow, cioè un campo fiorito. Per informazioni più dettagliate sulle singole specie trattate si rimanda alla letteratura specializzata.
– Introduzione: la prateria dietro casa
Quant’è povera la lingua italiana per quello che riguarda il giardino! Gli inglesi, o meglio, gli americani, per dire che in un prato ci sono erbe spontanee, fiori, graminacee e altre piante, lo chiamano meadow, non prairie, nè lawn, che sono due cose diverse.
Quando gli inglesi arrivarono in America e videro le praterie, non riuscirono a trovare una parola che le descrivesse, e dovettero prendere a prestito la parola francese prairie.
Noi abbiamo la parola “prateria”, che sarebbe la prairie anglo-francese, abbiamo il “prato”, che sarebbe il lawn, ma non abbiamo una traduzione efficiente per meadow che per tradurre dobbiamo ricorrere alla locuzione “prato fiorito”, che però non è la stessa cosa.
La parola che si avvicina di più a meadow è “campo”, che però è incompleta, perchè non si sa se coltivato o spontaneo, e un “campo”, strettamente parlando, può essere un campo di fagioli almeno quanto di barbabietole o di grano.
Pare che per i prairie gardens ci sia una vera e propria moda, di certo consacrata da Oudolf ma partita molti anni fa con Karl Foerster. Non so quanto il libro di Least Heat-Moon, Prateria, che io amo alla follia, abbia a che fare con questa nuova tendenza…in fondo il volume è stato scritto in dieci anni, ma è di recente pubblicazione.
Io perlomeno sono arrivata ad interessarmi alla prateria per motivi ecologici, letterari e personalissimi.
Dietro casa mia, infatti, c’è un ampio spazio incolto. E’ un po’ “il luogo” dove nei libri di Steven King i bambini coltivano le amicizie che dureranno una vita.
Prima c’era un agrumeto, poi la proprietà è stata progressivamente abbandonata e nel tempo l’aggressione cementizia si è moltiplicata.
E’ comunque un grande appezzamento, era il posto dove mi rifugiavo da bambina per evitare gli strepiti di casa, o quando litigavo con i miei, o quando volevo scappare da un’iniezione o dalle lezioni private di matematica. Nella prateria dietro casa non mi sono solo rifugiata, ma ci ho giocato a Sandokan, agli esploratori, alle Giovani Marmotte. E quando sono cresciuta ci andavo a cercare i fiori spontanei e le erbe aromatiche con il libriccino tascabile, e quando sono crescita più ancora, ci andavo a raccogliere le more per fare le conserve. E’ nella prateria dietro casa che ho capito, durante la mia vita adulta, che esistono le Fate e gli Gnomi, anche se non li ho mai visti direttamente. Chissà quante volte ho sfiorato la possibilità di incontrare quadrifogli, erbe fatate, piote vaganti, Leprechaun, e sicuramente per puro caso non avrò calpestato un Goblin.
Dopo la morte del proprietraio la proprietà è passata ai numerosi figli che l’hanno portata ad un regime di minima manutenzione, diserbandola periodicamente per evitare intrusioni di mafaldine, fidi e topolini. Nel tempo, attraverso incendi e appianamenti, le cupole di rovi dove le Fate facevano i nidi sono sparite, gli alberi bruciati, le erbe spontanee diminuite. Ha iniziato a crescerci l’avena selvatica e io ho iniziato a portarci i cani perché potessero correre liberi.
Così è come si presenta oggi: Prateria sidernese 1
Prateria sidernese 2
Purtroppo non mancherà molto che anche la prateria dietro casa sparirà e al suo posto sorgeranno condomini e villette, e io ho vissuto buona parte della mia vita con questa paura.
Nel frattempo infatti che scrivevo l’articolo la prateria è stata nuovamente rasata. Dopo il taglio
Almeno ci porto i cani
Tene 'i ricchi a grattarola, una pi' intra, l'atra pi' foraGuarda mamma, vado senza mani!
La prateria è quindi qualcosa che mi sta a molto a cuore. E visto che in questo periodo stiamo vivendo un felice interesse per questo tipo di giardini, mi permetto di dare qualche suggerimento a chi volesse creare un giardino a bassa manutenzione. Tralasciando impressioni di tipo sentimentale e suggestioni letterarie e parlando solo tecnicamente, i benefici di un giardino di questo tipo sono numerosi: prima di tutto un impatto ambientale più basso per via della minore necessità di concimazione, irrigazione e trattamenti antiparassitari. In secondo luogo un meadow è molto più attrattivo per i piccoli animali che non un prato tradizionale. Insetti e piccoli mammiferi possono facilmente trovarvi rifugio, inoltre uno strato d’erba più alto del comune prato rasato determina un percettibile abbassamento della temperatura del suolo.
Senza contare che un giardino tenuto a meadow offre un aspetto calmo e riposante, specie in inverno, quando le erbe si avvantaggiano delle piogge. Il meadow è inoltre un ottimo modo per inserire l’edificio nell’ambiente circostante e per impegnare vasti spazi anche là dove non si arriva con gli attrezzi.
– Il sito
Bisogna ovviamente scegliere con molta cura le erbacee adatte e conoscere il microclima del proprio giardino, le zone più o meno drenate, quelle più sassose o più umose, drenate o meno. Ma non spaventatevi, le grasses (Poaceae, Restionaceae, Amaryllidaceae, Liliaceae) sopportano molto bene una gran quantità di suoli, basta saper scegliere quella giusta. Considerate che dove sono costruiti nuovi edifici il suolo tende ad essere più calcareo e le piante necessitare di fertilizzazioni.
Ciò che è veramente importante, se si vuole fare un lavoro fatto bene, è rivoltare il terreno, fare crescere le infestanti e poi eliminarle prima che vadano a seme, sarchiare bene per eliminare le radichette e i rizomi ed estirpare man mano quelle infestanti che inevitabilmente si ripresenteranno. Una volta che il meadow avrà preso compattezza questo lavoro sarà più semplice.
Potete anche includere le eventuali infestanti nel vostro meadow, purchè non abbiano il sopravvento.
Esistono molte piante utilizzabili per creare un meadow, non solo le tradizionali graminacee o poacee, ma anche le giuncacee (Restionaceae), le liliacee, le iridacee e le amaryllidacee.
Si può creare un meadow in qualsiasi punto del giardino, non occorrono necessariamente ettari di spazio, c’è ad esempio chi li fa sui tetti. Anche il vialetto d’ingresso può diventare una piccola prateria.
Se avete colline o diseguaglianze nel terreno, tenete conto che le piante in cima dovranno essere più resistenti alla siccità e quelle al fondo più amanti dell’umido.
Non combattete il sito, ma cercate di valorizzarne al meglio le qualità. Il meadow si presta sia in composizioni molto formali che in insiemi molto eterogenei ed informali, può essere tutto verde o avere colori squillanti, ci possono essere fiori o solo piante da foglia, piante rare o molto comuni, arbusti, alberi o piante basse. I fiori non devono essere molto numerosi, ne bastano pochi e piccoli.
Se piantate grasses con bei colori autunnali, fate in modo che vengano controluce al tramonto.
– Warm-season e cool-season
Le piante che ci interessano, che gli inglesi chiamo genericamente grasses, “erbe”, si possono dividere con una certa sommarietà in due grosse categorie, quelle che vegetano anche in inverno e quelle che vegetano solo in estate.
Le warm-season grasses tendono ad essere in riposo in inverno e a vegetare solo nella stagione calda, le cool-season grasses invece riescono a vegetare anche nella brutta stagione.
Alcune hanno un periodo di dormienza in caso di siccità estiva.
Le warm-season grasses tendono ad avere colori autunnali molto forti, soprattutto dove le temperature si abbassano al punto da provocare degli stress citologici, mentre le cool-season sono sempreverdi da un anno all’altro (e sono queste quelle che ci interessano di più). Generalmente iniziano a crescere con l’arrivo della stagione delle piogge di cui beneficiano grandemente e che gli consentono di mantenere il colore verde intenso. Il gelo può danneggiarle riducendole al livello del terreno, ma poi riprenderanno.
A seconda dei climi generalmente fioriscono dalla primavera o dall’estate fino all’autunno, molte hanno colori interessanti appena germogliano, e come alcuni frutti , per prosperare hanno bisogno di “sentire il gelo”, cioè di inverni freddi.
Sebbene un meadow possa essere fatto di warm-season grasses, sono proprio le cool-season grasses che gli danno quell’aspetto tipico.
– Perenni ed annuali
Le grasses possono essere perenni o annuali. Alcune possono vivere pochi anni e poi morire, altre hanno cicli molto più lunghi. Alcune piante perenni, a seconda dei climi, vanno in dormienza se la siccità è eccessiva.
Il meadow deve essere di prevalenza fatto con piante perenni, che devono dare una base su cui lavorare con accenti e altri elementi.
– La base: groundcover e struttura del meadow
Il primo punto da cui partire è la scelta di una o più grasses che funga da scheletro al vostro meadow. queste devono comporre dal 45 al 65 per cento del vostro prato. Ogniqualvolta possibile, usate piante native del vostro sito specifico, questo garantirà una crescita più veloce e una maggiore resistenza ad altre erbe infestanti. Solitamente si preferisce scegliere una pianta a vegetazione anche invernale (cool-season). In luoghi molto freddi possono arrestare la crescita, ma non vengono distrutte fino a terra come le warm-season.
Una delle migliori groundcover è il Carex, ma anche la Festuca è molto apprezzata.
Grouncover grasses Bouteloua gracilis
Brachypodium sylvaticum
Bromus benekenii
Carex (il divulsa è uno dei miei preferiti) Deschampsia cespitosa
Festuca mairei
Leymus triticoides
Muhlenbergia
Pennisetum spathiolatum
Poa arachnifera
Schizachyrium scoparium
Sesleria
– Piante background, da sfondo, confine o transizione
Le grasses sono utilissime piante per ottenere effetti di transizione tra un luogo e l’altro del giardino, per “ancorare” visivamente un edificio al terreno, o per mascherare i confini del giardino o mascherare qualche infrastruttura brutta a vedersi. A questo scopo si possono usare anche molti bambù, ma in questa sede stiamo considerando solo le piante da prateria.
Le piante da background necessitano di molto spazio.
– Piante a portamento verticale per effetto pennellata
Se volete potete lasciare il vostro meadow piatto oppure con poche variazioni di altezza. Le grasses stesse si distribuiranno in maniera ondulata con il tempo e comporranno un insieme fluttuante e morbido. Questa scelta può andare bene soprattutto se avete un grosso spazio a disposizione, in modo che il meadow sia una sorta di naturale copertura del terreno. Tuttavia si renderà sempre necessario porre qualche accento qua e là, soprattutto in un giardino di dimensioni contenute, oppure dove si voglia dare un po’ di movimento all’insieme.
Grasses a portamento verticale per effetto pennellata Andropogon
Bouteloua curtipendula
calamagrostis x acutiflora
Elytrigia elongata
Juncus
Molinia
Muhlenbergia
Pennisetum spathiolatum
Phormium
Saccharum ravennae
Schizachyurium scoparium
Schoenoplectus
Typha
Vetiveria zizanioides
– Filler, vialetti e sentieri, erbacee profumate
Le piante filler, letteralmente “riempitivo”, sono usate tra le piante di base. Hanno portamento ricadente e arcuato e le foglie arrivano a toccare il prato preesistente, sono perciò ideali per collegare il meadow ad una bordura di arbusti o più semplicemente ad essere piantate vicine ai viali e ai sentieri. La circolazione è importante in giardino e i meadows non fanno eccezione, perciò erbacee troppo invadenti possono invadere lo spazio destinato al transito. Una delle piante migliori e più usate è la Sesleria, molto affascinante e morbida. Si possono usare anche piante dalla vita più breve come Anthoxanthum. Condiderate che più è piccola una pianta, più ce ne vorranno per ottenere un discreto effetto e ciò ovviamente comporterà una spesa maggiore. Alcune erbacee possono essere ottenute da seme, producendo risparmio, ma aumentando il tempo di crescita.
Un vialetto ben disegnato può rendere molto emozionante il passeggio in un meadow perchè non ci si muove dentro di esso, ma lo si attraversa letteralmente. Non di rado la sensazione è quella di tornare bambini, a quando cioè eravamo bassi di statura e anche un piccolo campo erboso ci sembrava alto. Alcuni poi sostengono l’esistenza del cosiddetto “gene della prateria”, che sarebbe quello che ha fatto diventare eretto l’uomo primitivo, che doveva poter scorgere prede e predatori attraverso il folto dell’erba della grandi savane africane.
In un meadow i sentieri possono facilmente svolgersi in un percorso sinuoso che si snoda attraverso diversi punti focali importanti, conducendo a degli elementi che si vuole mettere in risalto.
In giardini molto grandi considerate che più persone vorranno stare appaiate o che dovranno circolare dei veicoli a motore.
A seconda dell’uso e della larghezza, i sentieri possono essere realizzati con molti tipi di superfici: la soluzione più semplice è semplicemente un passaggio col falciaerbe. Tra l’altro questo consente di modificarne il tracciato qualora lo si desideri o sia subentrata una necessità specifica. Oltre alla pietra si può usare il trito semilegnoso ottenuto da un biotrituratore (in questo caso lo strato deve essere alto e rinnovato spesso). La ghiaia chiara si adatta in maniera particolare a questo tipo di giardini, benchè produca un rumore sgradevole al calpestio e sia poco adatta alle ruote (comprese quelle delle sedie a rotelle), ha però il pregio di mantenere le suole molto pulite e asciutte. Pietre piatte o ceppi possono fungere da piccoli ponti o zone di sosta nelle macchie più umide. In Giappone si usano molto i passaggi sospesi, ottenuti con delle passerelle di legno. Sono molto gradevoli a patto che la superficie da attraversare sia variegata e diseguale, possibilmente che ci siano delle zone palustri, e che il giardino abbia una certa dimensione.
Un altra raccomandazione è di piantare lungo il viale, dove possano essere calpestate, delle erbe profumate come timo, rosmarino strisciante, menta e camomilla, che rilasciano profumi balsamici se calpestate.
Alcune grasses sono esse stesse profumate, come il famoso Cymbopogon citratus (citronella) e resistono discretamente al calpestio. Se pensate di usarle come fondo per un viale, rasatelo di rado o meglio per nulla.
Erbe aromatiche e da fiore da piantare nelle fessure o ai bordi dei vialetti Aegopodium podagraria ‘Variegatum’
Ajuga reptans
Alchemilla mollis
Aptenia cordifolia
Bergenia cordifolia
Carpobrotus acinaciformis, C. edule
Convolvolos cneorum
Convolvolus sabatius
Erigeron karvinskianus
Eschoscholzia californica
Evolvolus convolvuloides
Helichrysum italicum
Hottuynia cordata
Hydrocotyle
Lysimachia nummularia ‘Aurea’
Melissa suaveolens
Mentha
Mentha suaveolens
Mesembryanthemum
Nepeta x faassenii
Origanum vulgare
Oxsalis
Papaver roheas
Primula
Rosmarinus prostratus
Ruta graveolens
Santolina chamaecyparrisus
Saponaria
Stachys lanata
Tanacetum parhenium
Tanacetum parthenium ‘Golden Moss’ Thymus citrodorus ‘Aurea’
Tradescantia
Viola
– Accenti
Una volta che lo scheletro del meadow è stato deciso, bisogna provvedere a degli accenti per dare movimento. Questi possono essere dati da piante a portamento verticale per effetto pennellata o da piante per ottenere un effetto nuvola, che ingentiliranno il giardino.
Non solo le grasses, ma anche arbusti e rose possono essere usati come accenti, o altre piante perenni o annuali. Vanno molto bene anche le piante che hanno un portamento simile a quello delle grasses, come alcune liliacee o amaryllidacee. Se si utilizzano le piante giuste un meadow può essere interessante quasi per tutto l’anno, oppure si possono concentrare le fioriture in una o due stagioni, magari alternando i colori. Si può ad esempio creare un meadow con un certo colore predominante in primavera e un altro in autunno.
In climi caldi molti colori possono essere dati dal fogliame vistoso di alcune piante dall’aspetto tropicale come Musa e Canna.
Se volete un meadow molto naturale usate apiacee e umbrellifere.
Persino le statue e le opere d’arte funzionano molto bene come accenti, poichè le erbacce non entrano in competizione con le strutture artificiali.
Grasses a portamento vaporoso e fiori a nuvola Aristida purpurea
Blepharoneuron tricholepsis
Briza media
Calamagrostis brachytricha
Deschampsia
Eragrostis
Melica
Melinis
Miscanthus
Muhlenbergia
Nassella
Panicum virgatum
Sporolobus
Altre piante che possono essere usate come accenti Acanthus mollis
Achillea
Aconitum
Actaea
Agastache cana Allium (tutti gli Allium vanno bene come accenti, dal giganteum allo sphaerocephalon) Alcea
Althaea
Anemone x hybrida
Angelica achangelica
Agapanthus
Amaryllis
Anchusa azurea
Anthiscus sylvestis
Aquilegia
Argemone
Argyranthemum
Artemisia
Aster
Babiana stricta
Belamcanda
Bidens
Campanula persicifolia C. pyramidalis
Castilleja
Chelone obliqua
Chysanthemum
Cimicifuga racemosa
Clematis tangutica, C. terniflora, C. texensis, C. virginiana
Consolida ajacis
Cotula
Crinum
Cynoglossum amabile
Daucus carota
Delphinium elatum
Dhalia
Dierama pulcherrimum
Dietes vegeta
Dimorphoteca
Diplacus aurantiaucus
Echinacea purpurea
Echinops
Encelia
Eschoscholzia californica
Eomecon
Eryngium
Eupatorium
Euryops
Felicia amelloides
Ferula communis
Foeniculum vulgare
Fritillaria imperialis
Gaillardia
Gaura lindheimeri
Gazania
Grindelia
Helenium
Helianthus annuus, H, tuberosus
Helleborus
Hemerocallis
Hesperaloe parviflora
Hippeastrum
Iris (anche gli iris utilizzabili sono numerosissimi come I. confusa, cristata, dandfordiae, ensata, foetididissima, japonica, laevigata, sibirica ecc. ) Ixia
Lamium
Lavatera
Linaria maroccana Liatris spicata, Liatris ligulistylis
Macleaya cordata
Meconopsis cambrica
Malva
Mimulus
Monarda
Myrrhis odorata
Neomarica
Ospeospermum
Papaver roheas, Papaver nudicaule, P. orientale, P. somniferum
Penstemon (i Penstemon sono numerosi e sono piante utilissime come accenti) Phytostegia virginiana
Pimpinella
Prunella
Pulsatilla
Ratbida columnifera
Romneya coulteri
Rudbeckia
Sanguinaria
Scilla peruviana
Solidago
Tagetes
Veronica spicata
Veronicastrum virginicum
Salvia (le salvie sono numerosissime, le più belle e conosciute sono la Salvia azurea, S.cacalifolia, S. guaranitica, S. coccinea, S. leucantha, S. nemorosa,S. sclarea, S. spathacea,S. uliginosa ecc.) Sisyrinchium
Smyrnium olusatrum
Sparaxis
Tanacetum
Thalictrum aquilegifolium
Tithonia
Trigridia
Verbena bonariensis
Veronica spicata
Zinnia
Watsonia humilis
– Bulbi Bulbi per climi temperati e meadows a crescita lenta
Anemone blanda
Chionodoxa luciliae
Colchicum
Crocus
Cyclamen
Freesia
Galanthus nivalis
Hyacinthoides hispanica
Ipheion uniflorum
Muscari armeniacum
Narcissus varr.
Oxalis
Scilla
Bulbi per climi caldi e asciutti e meadows a crescita lenta Allium
Babiana
Calochortus
Habranthus robustus
Lachenalia
Ledebouria
Moraea
Rhodophiala
Sparaxis
Tritonia
Zephyranthes candida, Z. rosea
Bulbi per meadows di media altezza Allium
Anemone coronaria
Camassia
Fritillaria
Narcissus
Ornithogalum
Tulipa
Zantedeschia
Legenda: G= groundcover, per la base o lo scheletro B=background, per gli sfondi F=fillers, collegamenti tra il meadow e gli accenti A=accenti di forme o colori PN=prato naturale, vialetti e sentieri, che richiede scarsa o nulla rasatura e che resiste al calpestio, possono essere graminacee o falaschi, anche mischiati.
Achnatherum calamagrostis (G, F, A)
Achnatherum coronarium (A)
Achnatherum hymenoides (G, A, F)
Achnatherum speciosum (F, A)
Acorus calamus (F, B)
Acorus calamus ‘Variegatus’ (B, A)
Acorus gramineus ‘Licorice’, A.g. ‘Ogon’ (G, F, A)
Acorus gramineus ‘Pusillus’, A.g. ‘Pusillus Aureus’, A.g. ‘Variegatus’ (G,F,A)
Agrostis hallii, A.pallens (G,F,PN)
Ammophila arenaria, A. breviligulata (G,F,A)
Ampelodesmos mauritanica (B, A)
Anthoxanthum odoratum (G,F,A,PN)
Aristida purpurea (G, F, A)
Arrhenatherum elatium, var. bulbosum ‘Variegatum’ F,A)
Arundo donax (B)
Arundo donax ‘Gold Chain’, A.d. ‘Slender Gold’, A. d. var. versicolor (B,A)
Arundo formosana, A. f. ‘Oriental Gold’ (B,A)
Austrostipa ramosissima (B,A)
Baurnea rubiginosa ‘Variegata’ (F,A)
Blepharoneuron tricholepsis (G, F, A)
Bothriochloa barbinodis (F,A)
Bouteloua curtipendula (G,F,A)
Bouteloua gracilis, B. gracilis ‘Hachita’ (G,F,A,PN)
Brachypodium sylvaticum (G,F,A)
Briza media (F,A)
Bromus benekenii (G,F,A)
Buchloe dactyloides, B.d. ‘Surfer Boy’ (G,F,PN)
Calamagrostis x acutiflora, C x a. ‘Avalanche’, C. x a. ‘Overdam’ (G,F,A)
Calamagrostis brachytricha (F,B,A)
Calamagrostis epigeios (G, F,A)
Calamagrostis foliosa (G,F,A)
Calamagrostis nutkaensis (G,F, A)
– Carici o falaschi (fam. cyperaceae)
Carex albolutescens (G, F, PN)
Carex appalachica (G, F, PN)
Carex ‘Beatlemania’ (G,PN, F)
Carex buchananii, C. b. ‘Viridis’ (F, A)
Carex comans, C.c. ‘Bronze’, C.c. ‘Frosted Curls’ (F,A)
Carex dipsacea (F,A)
Carex divulsa (G,F)
Carex dolichostachya (G,F,A)
Carex eburnia (G,F, PN)
Carex filifolia (G,F,PN)
Carex flacca (G, F, PN)
Carex flagellifera, C.f. ‘Bronze Delight’, C.f. ‘Coca-Cola’, C.f. ‘Tofee Twist’ (F,A)
Carex grayi (G,F,A)
Carex laxiculmis (G,F,A)
Carex morrowi, C.m. ‘Gold Band’, C.m. ‘Ice Dance’, C.m ‘Variegata’, C.m. var. temnolepsis (G, F, A)
Carex muskigumensis, C. m. ‘Ice Fountains’ , C.m. ‘Little Midge’, C. m. Oehme’ (G,F, A)
Carex oshimensis, Carex oshimensis ‘Evergold’ (G,F,A)
Carex pansa (G, F, PN)
Carex pendula (G,F,B,A)
Carex pensylvanica, C.p. var.pacificum (G,F, PN)
Carex perdentata (G,F,PN)
Carex phyllocephala (G,F)
Carex phyllocephala ‘Sparkler’ (G,F,A)
Carex plantaginea (G,F)
Carex platyphylla (G,F,A)
Carex praegracilis (G,F, PN)
Carex remota (G,F)
Carex retroflexa (G,F,PN)
Carex siderosticha, C.s. ‘Banana Boat’, C.s. ‘Lemon Zest’, C.s. ‘Variegata’ (G,F,A)
Carex testacea (A,F)
Carex texensis (G,PN, F)
Piantagione
La cosa più importante nella costruzione del meadow è la corretta scelta delle piante e una adeguata preparazione del terreno. Si tratta di elementi assolutamente imprescindibili: qualsiasi tentativo di ottenere un meadow senza una corretta preparazione pedologica sarà inevitabilmente frustrato o riuscirà male.
E’ importante pulire l’area dalla vegetazione lasciando solo quelle piante che si vuole mantenere (erbacee, arbusti). Potete usare anche un decespugliatore, purchè utilizziate sempre le adeguate protezioni per il corpo(non vorrete mica frullarvi i piedi, vero?). Non occorre vangare, anzi, questa pratica impoverisce il terreno perchè porta in zone troppo profonde le sostanze umifere del terreno. Sarà sufficiente una comune zappatura fino a 10-20 cm di profondità. Questo è in generale il tipo di manutenzione consigliato anche per gli anni a venire.
Il terreno va preparato così tra l’autunno e l’inverno, in zone rigide prima dei geli. Dopodichè va lasciato nudo per un paio di settimane, in attesa che si formino i germogli delle piante infestanti. Questi vanno tolti con una seconda zappatura o meglio con una sarchiatura (questo sistema si chiama falsa semina). Le infestanti più pericolose sono quelle con radici fibrose e stolonifere, come il rovo spinoso, che si propagano con molta facilità per pollone o propaggine, e che sono veramente la dannazione di ogni giardiniere. Con una metodica zappatura localizzata si possono tenere sotto controllo queste infestanti, in zone più decentrate si possono lasciare crescere come siepe (che offrirà riparo e cibo ad avifauna e piccoli mammiferi) ma se avete rovi proprio al centro del vostro giardino sarà necessario lavorare il terreno accuratamente e ripuirlo da ogni radice rimasta con un sarchiatore . Il diserbo manuale periodico sarà ovviamente imprescindibile, lavorate molto di sarchiello a mano. Per le annuali infestanti dovete senza dubbio cimarle o tagliarle prima che portino a compimento la maturazione dei semi. Per piante più resistenti si potrà usare un pirodiserbante e ripetere il trattamento ogni volta che si renderà necessario.
Tuttavia le infestanti sono portate dal vento, vengono dai giardini e dai campi vicini, possono intrufolarsi nei vasi delle ornamentali comprate in vivaio o possono nascere contemporaneamente alle vostre piante nelle seminiere. Se volete un meadow all’americana dovrete senza meno far uso dei diserbanti chimici, ma sono convinta che l’utilità e la bellezza del meadow, nei nostri climi, siano da ricercarsi proprio nella capacità di convivere con piante considerate invadenti. Altrimenti un meadow è solo una moda o un capriccio, la frontiera più recente del giardinaggio italiano, un carretto a cui attaccarsi per sentirsi all’ultima moda. Il valore del meadow è nella sua immensa capacità di accogliere specie differenti: ciò non significa che potrete lasciare tutto in totale anarchia e in negligenza, anzi. Anche se gli interventi saranno sporadici dovranno essere il più possibile tempestivi ed efficaci.
Piantare un intero meadow da soli è un’opera improba, se il giardino è molto grande, sarà perciò opportuno farsi aiutare da amici (diffidate dalle “ditte specializzate”, a meno che non siano veramente tali). Nell’acquistare le piante tenete conto del loro sviluppo, quindi considerate che se una pianta arriva ad un diametro di 50 cm, due piante andranno sistemate a 50 cm di distanza (25+25), a meno che non vogliate un effetto più affollato o più rado. Non discostatevi troppo però da queste indicazioni, perchè un meadow con piante troppo rade non rende bene, le piante appaiono disgiunte, mentre invece se sovraffollate tutto, avrete certamente un effetto “finito” in minor tempo, ma vi troverete a dover dividere le piante entro pochi anni, con conseguenti aggravi nella manutenzione e danni estetici.
La spaziatura non è una scienza esatta, inoltre le piante crescono in maniera differente a seconda del suolo e del luogo, più rigogliose in zone moderatamente irrigate, più piccole in zone pesanti e secche. Se sono battute da venti tenderanno a rimanere più basse. In realtà il fattore determinante è spesso il budget a disposizione per acquistarle. Se volete ottenere un effetto omogeneo, piantate gli esemplari a quinconce. Ricordate che se piantate altri tipi di erbacee perenni, anche queste avranno diritto al loro spazio vitale per non entrare in competizione radicale e estetica con le grasses.
Le piante possono essere acquistate già in vasi o in contenitori alveolari o per seme, alcune sono difficili da reperire, mentre le annuali si trovano quasi sempre solo da seme. Alcune piante sono sterili o sopportano male la divisione dei cespi, quindi è necessario comprarle in vaso. Se preferite seminare avrete certamente un risparmio, ma vi conviene farlo l’anno prima di piantare il vostro meadow, e comunque avrete bisogno di un sacco di spazio per tenere e dividere le plantule (seminare direttamente a dimora è costosissimo e poco efficace, perchè le semenze verrebbero inghiottite dalle infestanti). E’ meno economico comprarle in vasi, ma dà un effetto discreto già al secondo anno dall’impianto. Con le plantule in contenitori alveolari ci si impiega di più e qualcuna potrebbe morire per strada, però è molto più economico che comprarle in vaso.
Il miglior periodo per piantare le grasses è dall’inizio dell’autunno all’inizio della primavera, evitate di farlo in estate o in inverno. L’ideale sarebbe preparare il terreno in autunno , effettuando diserbi, falsa semina, zappatura e pulizia periodica, e piantare le vostre erbacee la primavera successiva. L’estate successiva dovrete irrigare regolarmente. Se si vuole evitare l’irrigazione, allora si invertano i tempi di preparazione del terreno e piantumazione, ma tenete conto che se piantate le erbacee in primavera, beneficeranno di una crescita più veloce e accestiranno meglio.
Le groundcover saranno ovviamente necessarie in maggiore quantità, per cui inviate l’ordine il prima possibile, e dato che in Italia le grasses sono una “novità”, la disponibilità di molti esemplari di una stessa specie potrebbe essere un problema, specialmente se in vasi piccoli ed economici. Inoltre non tutti i vivai forniscono un servizio di consegne durante l’intero arco dell’anno. Siate previdenti e telefonate sempre per accertarvi che le quantità richieste siano disponibili.
Per quanto riguarda la disposizione sul terreno, diremo subito che non è elementare. Alcuni giardinieri preferiscono disporre le piante nell’area che devono coprire, altri realizzano schemi su carta che però è poi complesso trasferire sul terreno. Aiutatevi con qualsiasi tipo di segnalatore: bandierine e sabbia colorata sono gli strumenti tipici. C’è anche chi preferisce piantare le grasses a cicli, ad esempio prima le grouncover, poi gli accenti, poi le altre erbacee perenni, poi i bulbi, ecc. Questo ovviamente richiede più tempo, ma il risultato finale è in genere molto più modulato e gradevole.
Perpiantare le grasses si usa lo stesso sistema usato per le altre erbacee. Con il terreno smosso e lavorato, adeguatamente areato e ammendato, basterà una semplice zappetta per praticare una buca dove inserire le radici. Abbiate cura che il colletto sia all’altezza del terreno (dopo la prima irrigazione) e che le radici siano state un po’ allargate ed entrino nella buca senza essere costrette. Se invece avete dei vasi, dovrete praticare delle buche un po’ più grandi e smuovere un po’ il pane di terra, ma sarà più semplice non interrare troppo il colletto delle piante. Irrigate a fondo dopo la prima piantagione non con un irrigatore a spruzzo, ma lasciando la canna dell’acqua, in modo che le sacche d’aria siano espulse. Ripassate il giorno dopo e controllate il livello del colletto, e se necessario aggiungete terriccio.
Non piantate mai con suolo troppo secco o troppo bagnato.
Mantenimento
Un meadow appena piantato è soggetto a numerosi pericoli, il primo dei quali è l’aridità. Le piante nuove non devono mai rimanere all’asciutto, e non temete di abbondare perchè se il terreno è adeguatamente drenato sarà difficile che ricevano tanta acqua da farle marcire. In particolare se avete piantato il meadow in primavera, l’estate successiva dovrete essere regolari come un carabiniere con le annaffiature. Anche le piante che tollerano la siccità necessitano di regolari annaffiature il primo anno d’impianto.
Man mano che le piante crescono eliminate le foglie danneggiate, in modo da favorire la crescita di fogliame giovane e sano. Non vi preoccupate se per un po’ non le vedete andare nè avanti nè indietro, piuttosto tiratele delicatamente verso l’alto: se resistono vuol dire che le radici stanno crescendo e ancorandosi al terreno, mentre se vengono su, vuol dire che non hanno ancora attecchito bene.
Iniziate a concimare dopo un paio di mesi a metà dose di quanto prescritto sulla confezione, poi progressivamente incrementate le concimazioni fino ad alla quota normale. Ancora una volta non preoccupatevi se dopo le concimazioni non le vedete crescere, ci vuole pazienza. Usate un concime 16-6-8. Le cool season grasses crescono maggiormente durante l’autunno e l’inverno, quini non preoccupatevi se la prima estate stanno ferme.
Una volta stabilito il meadow fertilizzare solo le piante che lo necessitano; le grasses amano suolo poveri, se le si concima troppo diventano preda di parassiti e malattie. Falciare aiuta una buona crescita del meadow, ma cercate di non farlo con troppo zelo: lasciate almeno una metà dell’altezza delle giovani piante e fatelo ogni quattro od otto settimane. Il primo anno non falciate MAI finchè il nuovo fogliame non è cresciuto fino a metà altezza di quello vecchio.
Dal secondo anno in poi
Una volta che il vostro meadow ha preso il via, mantenerlo diventerà sempre più facile e meno impegnativo.
Le operazioni più importanti sono il taglio e l’irrigazione. I prati spontanei in natura sono brucati dal bestiame o bruciati dagli incendi periodici. Alcuni allevatori del Kansas infatti davano fuoco alle praterie per stimolare la crescita di nuovi getti. Se non è periodicamente falciato o bruciato, l’ecosistema si evolve naturalmente verso altri tipi di forme, quindi è necessario tagliate il meadow almeno una volta l’anno. Questa operazione viene confidenzialmente chiamata big chop, “grande taglio”, e si effettua sempre non appena il fogliame giovane inizia a crescere dopo i rigori invernali. Quindi il periodo è variabile da clima a clima: in zone calde è in genere tra dicembre e gennaio, in zone più fredde può arrivare a marzo, ecc.
Se tagliate appena spuntano i giovani getti, non li danneggerete, ma anche se doveste trovarvi in ritardo sui tempi, non vi preoccupate, dove avrete tagliato si svilupperà nuova vegetazione.
Le piante warm-season dovranno essere tagliate rasoterra, mentre le perenni cool-season si tagliano generalmente a un terzo o un quarto della loro altezza.
Tagliando le cool season dalle tre alle quattro volte l’anno si ottiene una vegetazione più rigogliosa in inverno, inoltre l’aspetto del meadow sarà più compatto. Non tagliate invece troppo basse le piante con vegetazione compatta.
C’è chi preferisce lasciare sul terreno i residui del taglio, c’è chi invece preferisce ricorrere ad altri tipi di pacciamatura. Considerate che se falciate in inverno ci saranno spighe con i semi, e che se le lasciate sul terreno, i semi potrebbero germogliare. Ciò può essere un vantaggio o uno svantaggio a seconda dei casi. Potete anche rastrellare la falciatura e triturarla mettendola nel compost, dove le alte temperature garantiscono una quasi totale distruzione del potere germinativo delle infestanti.
Per falciare a dovere un meadow occorrono tre strumenti: le forbici piatte per zone pavimentate e piccole aree o punti delicati, un tagliasiepi per zone vaste e piatte, e un decespugliatore per le piante più alte e tenaci (per bambù adulto occorrerà il seghetto per ferro). molte graminacee contengono silice e corrodono l’affilatura delle forbici. E’ necessario quindi riaffilarle periodicamente.
Se poi avete ettari ed ettari di terreno, occorreranno dei mezzi su ruote. Dopo il taglio il vostro meadow avrà un aspetto alquanto desolante: è il momento buono per riorganizzarlo e decidere se è opportuno aggiungere degli accenti o spostare qualche pianta. Se organizzate bene la rotazione delle fioriture, i primi bulbi potrebbero comparire già in inverno, dando colore e vita al giardino.
Il meadow è un insieme complesso di molti elementi. Voi piantate qualcosa in un punto, e quella si propagherà da un’altra parte. Il meadow è ideale per chi non si cristallizza su schemi precisi, ma preferisce accettare l’incognita della natura. E’ una scelta estetica, una scelta ecologica, una scelta di vita.
Nel vostro meadow non dimenticate di pensare ai piccoli animali del giatrdino
"Quando guardiamo il cielo di notte ci soffermiamo ad ammirare le stelle a caso senza seguire uno schema.. lasciamo che la nostra fantasia si perda in questo immenso soffitto brulicante di luci... una stella grande.. qualcuna piccola.. un'altra azzurra ed una rossa! Luci lontane che forse ora non esistono neanche più.. eppure sono lì le guardiamo ogni sera quando le nuvole ce lo permettono.. luci che continuano a brillare .. a vivere.. che continuano a farci sognare! Questo BLOG vuole essere uno spazio semplice, senza pretese, uno spazio dove antichi sorrisi e sguardi continuano a brillare come stelle... semplicemente continuano a vivere nell'immenso cielo della rete." (Domenico Nardozza)