Come costruire un vero giardino roccioso

Ho notato e continuo a notare che la maggior parte degli accessi al mio blog deriva da ricerche sul come fare i giardini rocciosi.

Questo messaggio è dedicato a tutti i miei visitatori occasionali che mi raggiungono con questa chiave di ricerca. Spero avrete pazienza di leggere tutto: troverete molte informazioni.

Dato che le indicazioni contenute nell’unico articolo sui giardini rocciosi ( Per visualizzarlo cliccate qui) presente su questo blog sono di carattere sociale e trattano l’argomento come un problema estetico e non tecnico, ho deciso di dare a chi visita questo sito l’opportunità di conoscere ciò che io personalmente intendo come AUTENTICO giardino roccioso, non da un punto di vista del gusto sociale, ma strettamente orticolo.

Dunque.

Dimenticate l’idea di un giardino roccioso cactus e piante grasse ficcate in mezzo alle pietre “spugnose” comprate al garden center. Quello NON è un giardino roccioso, è solo una presa in giro organizzata dalla solita comunella dei malvagi per farvi sborsare soldi.

I cactus non vanno coltivati in quel modo. Meglio la tradizionale coltivazione in vasi distinti per ogni varietà, in contenitori anche molto insoliti. ma questa è un’altra storia.

Il giardino roccioso VERO è una cosa completamente diversa, inventata per tutt’altro scopo, cioè la coltivazione in giardino delle piante cosiddette “alpine” o “da alpinum”.

Cosa sono le piante alpine? Si tratta di quelle piante che vivono negli interstizi tra le rocce delle montagne (non necessariamente le Alpi) al di sopra del limite di resistenza al freddo (rusticità) degli alberi.

Sono piante che hanno altezza in genere non superiore ai 15 cm, ma che si estendono molto in larghezza. Questo portamento strisciante consente loro di rimanere vicine al suolo, dove la temperatura è meno bassa, di sopportare il peso della neve in inverno e di non essere spezzate o rovinate dalle bufere di vento. Hanno apparati radicali molto estesi per ancorarsi molto bene alla roccia e per procurarsi l’acqua: ecco perchè se si cerca di sradicarle per portarsele a casa si spezzano e non attecchiscono. Vivono in terreni estremamente drenati, poichè in pendenza, molto poveri, a volte molto acidi o molto calcarei, con bassissimo contenuto di sostanza organica. Si tratta insomma di piante che vivono in condizioni “estreme”, che non sopportano concimi o troppa acqua, che in inverno DEVONO stare in un luogo asciutto (nel loro habitat riposano sotto la neve, che a temperatura bassa è molto asciutta) e che non desiderano insolazioni troppo forti in estate.

Insomma, sono piante da montagna, se vivete in un clima caldo in estate e piovoso in inverno potete metterci sopra una croce.

Proprio perchè la coltivazione delle piante “da alpinum” richiede un ambiente che difficilmente si può ricreare artificialmente, i giardinieri di tutto il mondo hanno deciso di impiegare allo scopo anche altri tipi di piante, purchè a portamento basso e strisciante, comunque lasso e morbido. Questo comprende numerose altre piante -che non siano i cactus- che possono benissimo vivere in ambienti caldi e siccitosi, come i cisti, l’origano, il timo, le euforbie striscianti, il convolvolo, i garofani, i nasturzi, l’osteospermum, i sedum, la saponaria, la Setcreasea porporina e molte molte altre.

Alcuni giardinieri, come Reginald Farrer, hanno dedicato la propria vita al giardino roccioso, coltivando bellissimi giardini rocciosi o riparando le piante in serra fredda d’inverno perchè non prendessero pioggia.

Solo alcune delle tradizionali “piante da alpinum” vengono coltivate in un comune giardino roccioso, mentre invece vengono coltivate molte piante cosiddette “rupestri”.

Cosa sono le piante rupestri? Sono piante di dimensioni contenute e crescita lenta, tra cui anche arbusti. Non tutte sono originarie delle regioni montagnose, alcune anzi sono originarie delle zone costiere, ma hanno in comune la caratteristica di adattarsi bene a suoli sassosi e poveri e la forma “pulvinata” (a cuscino). Inoltre le piante rupestri possono avere una fioritura tradiva, dando colore ad un giardino roccioso anche dopo la sfioritura delle piante alpine.

Dimensioni e tipologie

Esistono diversi tipi di giardino roccioso, dalla parete scoscesa davanti casa, alle gradinate, alle aiole rialzate lungo un viale, alle pietraie, ai muretti a secco, ai letti di torba acida.

Ognuna di queste tipologie richiede una preparazione adeguata e uno studio accurato della zona dove il roccioso sarà costruito.

Un’aiuola rialzata lungo un camminamento richiederà meno profondità, mentre una tradizionale aiuola rocciosa necessiterà di molto spazio in larghezza per risultare naturale e realistica. Un roccioso classico è quindi da considerarsi solo in un giardino di ampie proporzioni, che abbia sullo sfondo un boschetto aperto di bassi alberi come Cornus o noccioli o di arbusti decorativi come ad esempio i Viburnum. Non gettate il vostro roccioso nell’angolo del perimetro del cortile o peggio non piazzatelo come un monumento funebre al centro del prato.

Tipi di roccia

Scegliete senza dubbio la roccia locale, quale che sia. E’ meno costosa anche se è più pesante delle rocce da acquario comprate al garden center. Risulterà più naturale e le piante autoctone vi si troveranno senza dubbio meglio.

Se avete un’auto in grado di portare pesi andate a cercarla voi stessi: in campagna, montagna o ai bordi dei fiumi. Ovunque vi troviate sappiate che la roccia locale è lì per voi e che se sapete dove andarla a prendere non costa nulla se non un po’ di fatica.

Posizione ed esposizione

L’esposizione migliore è quella in pieno sole, a Sud o Sud-Ovest. Si può ottenere anche un bel giardino roccioso naturalistico e realistico in esposizioni ombreggiate, ma è molto più complesso.

La zona deve essere in pendenza per garantire lo scolo delle acque in eccesso: le piante da roccioso non amano ristagni d’acqua e possono marcire facilmente.

Composizione del terriccio
In natura le piante rocciose crescono su suoli composti da materiale ghiaioso e quel tanto di terreno che serve a trattenere l’umidità. E’ importante cercare di riprodurre al meglio questo tipo di situazione pedologica, che garantisce il miglior drenaggio.
Si può adattare il terriccio del proprio giardino per ogni specifica esigenza colturale aggiungendo torba o ghiaia in diverse misure.
Miscela standard
Adatta a quasi tutte le piante utilizzate nel giardino roccioso è composta da 1 parte di terriccio da giardino, 1 di torba, 1 di sabbia o pietrisco fine. Il terriccio garantisce un po’ di humus e ancoraggio per le radici, mentre la sabbia e il pietrisco il drenaggio.
Miscela per pietraia
le piante da pietraia necessitano di un suolo veramente drenatissimo.
Usare 1 parte di terriccio da giardino, 1 di torba e 3 di sabbia o pietrisco. In zone molto asciutte si può ridurre la parte pietrosa a 2 parti per totale oppure realizzare un’altra miscela costituita da: 2 parti di suolo argilloso, 2 parti di terriccio di foglie, 1 parte di sabbia fine, 4 parti di pietrisco grossolano.
Miscele speciali
Alcune piante alpine, come le Androsace e le Saxifraga, richiedono terricci con caratteristiche particolari, molto drenanti. In questo caso utilizzare una miscela di 2 o 3 parti di ghiaia o piertisco (a seconda dell’umidità) più 1 di terreno argilloso o di terriccio di foglie o di torba.
Piante acidofile
Le piante acidofile sono quelle che non gradiscono terreni calcarei (la maggior parte dei nostri giardini ha terreno calcareo, ed è molto difficile farlo diventare acido). La miscela di base è la seguente: 4 parti di terriccio di foglie acido, 1 di torba, 1 di corteccia compostata o lettiera di felci, e 1 parte di sabbia grossolana. Si possono creare delle “sacche” di suolo acido anche in terreni alcalini, tuttavia questo sistema dà risultati solo a breve termine. La soluzione più idonea è coltivare queste piante in aiuole di terreno torboso separato dal terreno del giardino con teli di plastica o meglio in contenitori isolati.

Procedura per la costruzione di un giardino roccioso tradizionale

Fase 1)

giardino roccioso 1

Disporre sul fondo della sede del giardino roccioso uno strato di drenaggio (pietra grezza, mattoni, pietrame) alto almeno 15-20 cm. Se non sapete dove procurarvi questo materiale, chiedete alle ditte che smaltiscono rifiuti edili.

Fase 2)

giardino roccioso 2

IMPORTANTE! Ricoprire il cumulo di pietrame con zolle capovolte o erba falciata per evitare le la terra venga troppo rapidamente dilavata. Se non avete prato o non volete comprare le zolle (piote), usate della paglia secca, che comunque non avrà la stessa efficacia, o usate una fibra geotessile per trattenere la terra (quella sì, sarà molto efficace: si usa per proteggere le autostrade dalle franosità).

Fase 3)

giardino roccioso 3

Ricoprire la zona con uno strato alto circa 30 cm di terra molto drenata, cioè mista a pietrisco, sabbia e pomice. Picchettate la zona per comodità e per avere un’idea delle dimensioni e proporzioni definitive.

Fase 4)

giardino roccioso 4

Iniziate a posizionare i sassi, prima quelli più grandi. Cercate di creare dei dislivelli aggiungendo del terreno, in modo che il vostro roccioso sia non più alto di un quinto della sua ampiezza totale. Non fate piramidi simmetriche, ma cercate di disporre i sassi secondo delle linee curve e irregolari.

Abbiate cura che ogni sasso sia ben posizionato e sia stabile. Rincalzatelo con terra e altri sassi più piccoli o con mattoni rotti. Nel rincalzare le rocce abbiate però cura di non seppellirle!

Fase 5)

Giardino roccioso 5

Compattate il terreno vicino ai sassi camminandoci sopra e facendo un po’ di pressione con i piedi.

Fase 6)

giardino roccioso 6

Mentre disponete i sassi, cercate di inserirvi già le piante con il loro pane di terra, in modo da non dovere nuovamente rialzare i sassi a lavoro finito. Le chiome non vanno disposte in verticale, ma verso l’esterno, il più possibile in orizzontale. Per non danneggiare le piante, proteggetele con delle assi di legno da appoggiare sul masso inferiore. le assi andranno tolte dopo aver sistemato il sasso superiore. Riempite lo spazio tra sassi con terriccio e sabbia.

Fase 7)

Giardino roccioso 7

Una volta sistemate le piante, posizionate anche dei sassi più piccoli e finite con uno strato bello alto di ghiaia (almeno 30 cm). Annaffiate a pioggia e non irrigate più finchè il terreno non sia completamente asciutto.

Queste sono alcune immagini di giardini rocciosi tradizionali.

Come vedete sono molto bassi, non c’è traccia di cactus e di quelle orribili rocce da acquario che si vedono in giro da noi in Italia.
La parte del leone la fanno le piante da fiore e la diversità di trame del fogliame e dei portamenti delle piante. Non improvvisatevi maestri giardinieri: se siete incerti, fate delle ricerche, comprate dei libri, chiedete un consiglio.

(tutte le foto riportate nell’articolo si trovano in una cartella del mio album Photobucket. Seguendo il link potrete visualizzarle a dimensioni maggiori)

giardino roccioso

giardino roccioso

Schema esempio di un giardino roccioso
Qui viene riportato lo schema per una tradizionale aiuola rocciosa

aiuola rocciosa

roccioso 1 con numeri
Elenco delle piante:
1) Draba rigida
2) Anchusa caespitosa
3) Saponaria x olivana
4) Morisia monanthos
5) Dianthus alpinus
6) Androsace carnea
7) Gentiana verna
8.) Celmisia walkeri
9) Pulsatilla vulgaris
10) Saxifraga ‘Southside Seedling’
11) Berberis x stenophylla ‘Corallina Compacta’
12) Linum perenne
13) Physoplexis comosa
14) Helianthemum ‘Wisley Primrose’
15) Parahebe catarractae
16) Helianthemum ‘Wisley Pink’
17) Armeria juniperifolia
18) Chiastophyllum oppositifolium
19) Aquilegia alpina
20) Anthyllis montana
21) Crocus ‘Cream Beauty’
22) Euryops acraeus
23) Iris ‘Joyce’
24) Viola ‘Haslemere’
25) Picea mariana ‘Nana’
26) Narcissus minor
27) Diascia rigescens
28) Cyclamen coum susp. coum – Cy.c. susp. c. ‘Album’
29) Galanthus nivalis ‘Scharlockii’
30) Narcissus ‘Tete-à-tete’
31) Juniperus communis ‘Compressa’
32) Hebe canterburiensis
33) Campanula cochlearifolia
34) Phlox douglasii ‘Crackerjack’
35) Origanum ‘Kent Beauty’
36) Daphne cneorum
37) Phlox ‘Camla’
38) Androsace lanuginosa
39) Gypsophila cerastioides
40) Crocus dalmaticus
41) Aubrieta ‘Joy’
42) Aethionema grandiflorum
43) Euphorbia myrsinites
44) Iberis sempervirens

In quest’altro esempio sono state usate molte conifere striscianti e l’insieme suona un po’ superato, un po’ stile Anni Ottanta, ma il disegno è buono per far capire i rapporti che ci devono essere tra giardino e giardino roccioso, piante e rocce (il giardino roccioso deve essere oggettivamente largo, ma proporzionato all’area in cui si realizza. Deve essere basso rispetto alle piante e affiancato da una bella quinta verde, morbida e dinamica).
roccioso asciutto

Guida alla scelta delle piante per aiuola rocciosa:
Luoghi esposti
Antennaria dioica
Campanula portenschlagiana
Cirsium
Crepis incana
Dryas octopetala
Erigeron karvinskianus
Eryngium
Euphorbia myrsinites
Hebe
Pterocephalus perennis
Sedum
Sempervivum
Silene vulgaris subsp. maritima
Veronica spicata subsp. incana

Luoghi ombrosi e asciutti
Aegopodium podagraria “Variegatum”
Ajuga
Dianthus deltoides
Diascia cordata
Erodium guttatum
Galium odoratum
Genista sagittalis
Gypsophila dubia
Gypsophila repens
Helleborus
Lamium maculatum
Saponaria ocymoides
Viola ssp.
Waldstenia ternata

Arbusti nani
Berberis x stenophylla “Corallina Compacta”
Betula nana
Chamaecyparis obtusa “Intermedia”
Cryptomeria japonica “Vilmoriniana”
Daphne cneorum
Daphne retusa
Daphne sericea
Dorycnium hirsutum
Erinacea anthyllis
Euryops acraeus
Genista delphinensis
Hebe
Helichrysum coralloides
Ilex crenata “Mariesii”
Juniperus communis “Compressa”
Juniperus “Blue Star”
Picea abies “Clanbrassiliana”, “Gregoriana”
Picea glauca var. albertiana “Conica”
Potentilla “Nana Argentea”
Salix x boydii
Sorbus reducta
Thymus membranaceus
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Giardini rocciosi umidi e bordi per stagni
Molto spesso non si pensa che le rocce possono essere usate anche come bordo per i laghetti o degli stagni artificiali o naturali. Le rocce si prestano magnificamente a quest’uso, ed anzi, molto spesso in natura gli stagni hanno bordi rocciosi.
Esiste una gran quantità di piante che si trova a suo agio nei cosiddetti “bordi umidi”, cioè quelle zone in cui il terreno è costantemente umido anche se permeabile. Le piante possono anche essere sistemate nelle zolle di terreno tra un affioramento roccioso e l’altro. Ecco lo schema di come realizzare un bordo umido con giardino roccioso, e in basso una possibile realizzazione con piante tra le rocce e una cascatella:
schema giardino roccioso umido

Le procedure da seguire sono le medesime che per la realizzazione di un giardino roccioso ad aiuola, assicuratevi che i sassi siano ben saldi e che le chiome delle piante siano libere, e che i sassi non schiaccino il colletto delle piante.
Ecco un’altra possibile soluzione per realizzare un giardino roccioso attorno ad uno stagno. Le proporzioni devono essere le medesime che per un giardino roccioso ad aiuola.
giardino roccioso attorno ad uno stagno

Guida alla scelta delle piante per giardino roccioso umido
Piante per rive poco profonde (15 cm di profondità)
Acorus gramineus – Ac. g. ‘variegatus’
Alisma parviflora
Calla palustris
Caltha leptosepala
Caltha palustris – Ca. p. ‘Alba’ – Ca.p. ‘Flore Plena’
Carex elata ‘Aurea’
Carex pendula
Carex riparia
Colocasia esculenta (non rustica)
Cotula coronipifolia
Cyperus ‘Haspan’
Cyperus involucratus (non rustico)
Cyperus longus
Damasonium alisma
Decodon verticillatus
Eriophorum angustifolium
Eriophorum latifolium
Houttuynia cordata – Ho. c. ‘Chamaeleon’ – Ho.c. ‘Plena’
Hydrocleys nynphoides (non rustico)
Iris laevigata
Iris versicolor
Juncus effusus – Ju. e. f. spiralis – Ju. e. ‘Vittatus’
Juncus ensifolius
Lobelia paludosa
Lysichiton americanus
Lysichiton camtschatcensis
Mentha aquatica
Mimulus cardinalis
Mimulus cupreus
Mimulus guttatus
Mimulus ringens
Myosotis scorpioides – My. s. ‘Mermaid’
Peltandra alba
Polygonum amphibium
Sagittaria latifolia
Sagittaria sagittifolia – Sa. s. ‘Flore Pleno’
Sparganium minimum
Typha minima
Zizania aquatica (non rustica)

Piante per ambienti umidi e paludosi
Alnus glutinosa
Alnus incana
Anemone rivularis
Aruncus dioicus ‘Kneiffii’
Arundo donax ‘Variegata’
Astilbe x arendsii
Astilbe chinensis
Astilbe simplicifolia
Astilboides tabularis
Cardamine pratensis
Cimicifuga americana
Cimicifuga racemosa
Cornus alba
Eupatorium purpureum
Euphorbia palustris
Filipendula rubra
Filipendula ulmaria
Gunnera chilensis
Gunnera manicata
Hemerocallis
Hosta
iris ensata
Iris sibirica
Leucojum aestivum
ligularia clivorum
Ligularia przewalskii
Lobelia cardinalis
Lobelia fulgens (non rustica)
Lythrum slicaria
Osmunda regalis
Parnassia palustris
Peltiphyllum peltatum
Phalaris arundinacea
Phragmites communis
Polygonum amplexicaule
Polygonum bistorta
Polygonum campanulatum
Primula alpicola
Primula denticulata
Primula florindae
Primula helodoxa
Primula japonica
Primula pulverulenta
Primula rosea
primula secundiflora
primula sikkimensis
Rheum alexandrae
Rheum palmatum – Rh. p. ‘Atrosanguineum’
Rodgersia aesculifolia
Rodgersia pinnata
Rodgersia podophylla
Salix alba
salix babylonica
Salix daphnoides
Salix matsudana ‘Tortuosa’
Scrophularia auriculata ‘variegata’
Senecio smithii
Taxodium distichum
Trollius x cultorum
Trollius europaeus
Trollius ledebourii

Luoghi umidi e ombrosi
Adonis amurensis
Aquilegia, alcune
Bergenia cordifolia
Cassiope
Cyclamen hederifolium
Daphne
Galax aphylla
Hepatica nobilis
Iris cristata
Meconopsis cambrica
Myosotis
Myosotidum hortensia
Primula
Sanguinaria canadensis
Trillium
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Pietraie e aiuole rialzate
Un’altra delle realizzazioni più interessanti che i giardini rocciosi possono sviluppare è la pietraia. In natura gli eventi climatici e geologici formano addensamenti di ghiaia incoerente, in cui crescono piante che amano l’umidità depositata sul fondo (ricordiamoci che il loro apparato radicale è molto esteso), ma che vivono su uno strato di almeno 15-20 cm di ghiaia asciutta.
Queste condizioni possono essere ricreate in giardino lungo un viale, sopraelevando le aiuole, o creando dei rialzi in calcestruzzo o mattoni, legno, o anche in pietra (dipende dallo stile del vostro giardino).
Questo è uno dei possibili effetti finali, un viale lastricato in pietra ad opus incertum con una aiuola rialzata al margine. E’ una delle sistemazioni più tradizionali in Inghilterra per le piante amanti della ghiaia.
viale giardino roccioso

Il sito deve essere possibilmente in leggera pendenza, o altrimenti avere uno scolo per l’acqua in eccesso. Sul fondo va depositato del materiale incoerente (rivolgetevi alle ditte che smaltiscono materiali edili) e poi va sistemato uno strato di terriccio ben drenato, misto a pomice, argilla espansa o sabbia grossolana. la cosa importante è che non deve prendere acqua in inverno, perciò vanno costruite delle coperture di riparo, anche temporanee con teli di plastica trasparente o lastre di vetro, da rimuovere poi in estate.

Elenco di alcune piante adatte per una aiuola rialzata a pietraia
Anacyclus depressus
Anchusa caespitosa
Andosace carnea – An. c. susp. laggeri
Androsace lanuginosa
Androsace pyrenaica
Androsace villosa
Arenaria balearica
Bolax gummifera
Calceolaria ‘Walter Shrimpton’
Corydalis solida ‘Georege Baker’
Cynanthus microphyllus
Cytisus ardoinii
Daphne arbuscula
Daphne cneorum
Daphne petraea ‘Grandiflora’
Dianthus alpinus
Dianthus ‘La Bourboule’
Dianthus pavonius
Draba rigida
Edraianthus pumilio
Edraianthus serpyllifolius
Euryops acraeus
Erinacea pungens
Gentiana saxosa
Gentiana verna
Globularia meridionalis
Helichrysum selago
Lewisia Cotyledon
Lewisia ‘George Henley’
Morisia monanthos
Origanum ‘Kent Beauty’
Parnassia palustris
Penstemon newberry f. humilior
Penstemon pinifolius
Phlox bifida
Phlox ‘Camla’
Phlox stolonifera ‘Ariane’
ramonda myconi
Ranunculus rupestris
Raoulia australis
Sagina boydii
Saponaria x olivana
Saxifraga burseriana
Saxifraga grisebachii ‘Wisley Variety’
Saxifraga ‘Jenkinsiae’
Saxifraga oppositifolia
Saxifraga scardica
Saxifraga ‘Southside Seedling’
Soldanella alpina
Vitaliana primuliflora

Letti di torba
Le piante alpine che vivono in un suolo acido o in habitat boschivo non sempre si trovano bene in un giardino roccioso comune. Quelle tipiche di habitat forestali preferiscono luoghi ombreggiati con suoli molto ricchi di humus di foglie. I letti di torba rappresentano una buona soluzione per coltivare piante acidofile perchè se posti in luoghi ombreggiati, mantengono un grado costante di umidità. L’esposizione migliore è quindi a Nord Nord-Est. E’ però importante che il letto di torba sia a cielo aperto, perchè l’acqua trattenuta dal fogliame delle alberature potrebbe far marcire le piante.
Un tempo si usava la torba di palude, naturalmente acida e areata, ma ora si fa per fortuna molta più attenzione alla protezione degli ecosistemi e si preferisce usare terriccio di foglie e fibra di cocco.

Alcune piante adatte per aiuole di torba, in terreno acido e umido
Andromeda polifolia ‘Compacta’
Anemone nemorosa ‘Robinsoniana’
Anemone x lipsiensis
Anemonella thalictroides
Arctostaphylos uva-ursi ‘Point Reyes’
Betula nana
Calceolaria ‘Walter Shrimpton’
Cassiope ‘Edimburgh’
Cassiope lycopodioides
Celmisia coriacea
Corydalis solida ‘George Baker’
Cyathoides colensoi
Cyclamen purpurascens
Daphne arbuscula
Dicentra cucullaria
Dodecatheon ‘Red Wings’
Dryas Octopetala
Erytrhronium hendersonii
Erythronium oregonum
Erytrhronium ‘Pagoda’
Erytronium ‘White Beauty’
Galanthus nivalis ‘Lutescens’
Gaultheria cuneata
Gentiana acaulis
Gentiana septemfida
Gentiana sino-ornata
Hacquetia epipactis
Hepatica nobilis var. japonica
Jeffersonia dubia
Lilium mackliniae
Linnaea borealis
Lithodora diffusa ‘Heavenly Blue’
Narcissus bulbocodium subsp. bulbocodium
Narcissus cyclamineus
Nomocharis pardanthina
Phlox ‘Catahoochee’
Phlox divaricata susp. laphamii
Phlox stolonifera ‘Ariane’
Phyllodoce caerulea
Phyllodoce empetriformis
Polygala chamaebuxus – po. c. var. grandiflora
Polygonatum hookeri
Rhododendron ‘Curlew’
Rhodohypoxis ‘Douglas’
Rhodohypoxis ‘Margaret Rose’
Rhodothamnus chamaecistus
Salix reticulata
Salix x boydii
Saxifraga oppositifolia
Scilla siberica ‘Atrocaerulea’
Trillium grandiflorum
Trillium erectum
Trillium rivale
Vacciunum vitis-idaea ‘Minus’

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Muretti a secco
I muri di contenimento dei giardini, specie se sono in pietra naturale, sono un ottimo sito di impianto per le piante rupestri o alpine. In fase di costruzione conviene sempre lasciare qui e lì uno spazietto vuoto o delle fessure. le specie adatte ai muri a secco sono quelle che hanno portamento pulvinato, cioè a cuscino. Il muro non deve essere perpendicolare al terreno, ma un po’ inclinato verso l’interno dell’aiuola, per una maggiore stabilità e capacità di contenimento. Si possono utilizzare così i muri che contengono delle gradinate o degli scivoli o qualsiasi tipo di dislivello in giardino.
Il muro deve essere solido, perchè deve trattenere il peso della terra bagnata. L’acqua dietro il muro deve defluire verso un sistema di scolo, perciò dietro il muro sarà opportuno lasciare uno strato di pietrisco o clinker. Potrebbe essere necessario creare un canale di scolo artificiale, quindi non gettatevi a capofitto in un’opera che poi potrebbe provocare dei danni.

Qui giù riporto uno schema per un muretto a secco:
muro a secco

muro a secco schema con numeri

Schema delle piante per muretti a secco
1) Genista sagittalis
2) Anacyclus depressus
3) Helichrysum selago
4) Linum flavum
5) Chrysanthemum osmariense
6) Onosma albo-roseum
7) Campanula ‘Birch Hybrid’
8.) Achillea x kelleri
9) Saxifraga ‘Tumbling Waters’
10) Penstemon newberry f. humilior
11) Erinus alpinus
12) Gypsophila repens ‘Dorothy Teacher’
13) Armeria juniperifolia
14) Sedum kamtschaticum ‘Variegatum’
15) Tanacetum argenteum
16) Acantholimon glumaceum
17) Sedum spathulifolium ‘Cape Blanco’
18) Erodium corsicum
19) Polygonum vacciniflorum
20) Arenaria purpurascens
21) Tropaeolum polyphyllum
22) Arenaria montana
23) Saponaria ocymoides
24) Jovibarba hirta
25) Sedum acre
26) Sedum obtusatum

Piante adatte al tufo
Androsace
Campanula piperi
Campanula zoysii
Draba mollissima
Draba polytricha
Edraianthus pumilio
Paraquilegia anemonoides
Physoplexis comosa
Potentilla nitida
Saxifraga
Viola cazorlensis
Viola delphinantha
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Giardini rocciosi mediterranei
Come anticipato in testa all’articolo, i rocciosi sono nati per ospitare le piante di montagna, ma i giardinieri delle zone calde e siccitose -impossibilitati a coltivare piante alpine- hanno escogitato altri sistemi.
Come già detto in molti coltivano i cactus tra le rocce. Questo non va bene. Solo alcuni cactus e alcune “piante grasse” si prestano alla coltivazione in giardini rocciosi.
Un giardino roccioso mediterraneo dovrà essere dotato di una certa ampiezza, di molti dislivelli naturali e artificiali, di buona roccia locale e di un certo aspetto un po’ aspro, dove si percepisca la presenza degli elementi climatici come vento o mare.
L’esposizione dovrà essere molto assolata e le temperature minime invernali piuttosto tiepide.
Da tenere in considerazione sono tutte le piante dall’aspetto molto strutturato, cosiddetto “architettonico”, purchè ci sia una certa varietà: non piantate solo agavi o yucche.
Un esempio:
giardino roccioso mediterraneo
Sono scelte poche piante ma con attenzione e la roccia e di qualità.
Un altro esempio dove l’effetto naturalistico è ancora maggiore:
giardino roccioso con olivo
Qui si è semplicemente lasciato che la rocca faccia da buona compagna ad una macchia di ulivi.

Alcune piante adatte alla coltivazione in un roccioso mediterraneo assolato ed asciutto
Aeonium ‘Zwarktop’
Alchemilla mollis
Alyssum
Allium schoenoprasum
Allium tuberosum
Allium triquetum
Aloe sp.
Agave sp.
Agrostemma githago ‘Milas’
Antirrhinum
Arctotis
Artemisia ludoviciana
Artemisia stelleriana
Ballota acetabulosa
Ballota rupestris
Bergenia
Bidens ferulifolia
Callisia repens
Catharanthus roseus
Ceanothus repens
Ceratostigma wilmottianum
Cistus sp.
Convolvolus cneorum
Convolvolus sabatius
Convolvolus tricolor
Coprosma x kirkii ‘Variegata’
Coreopsis verticillata
Crambe maritima
Crassula ovata
Crithmum maritimum
Dianthus
Dimorphoteca
Dorycnium hirsutum
Echium candicans
Echium vulgare (attenzione, può crescere molto, anche se di solito rimane nano)
Erigeron karvinskianus
Euphorbia characias
Euphorbia myrsinites
Euphorbia polychroma
Felicia amelloides
Foeniculum vulgare ‘Bronzeum’
Freesia
Gazania hybrida
Glaucium flavum
Gomphrena globosa
Halimium ocymoides
Halimium umbellatum
Hebe cupressoides
Hemerocallis
Helicrhrysum italicum
Helicrhrysum lanatum
Helichrysum petiolare – He. p. ‘Limelight’
Juniperus procumbens
Inula candida
Lampranthus
Lathyrus ‘Snoopea’
Lantana sellowiana
Lavandula sp.
Leonotis leonurus
Lobularuia maritima
Lycnis coronaria
Lychnis flos-jovis
Lysimachia nummularia ‘Aurea’
Limonium sinuatum
Linaria cymbalaria
Linaria vulgaris
Lonicea pileata
Marrubium supinum
Matthiola virginiana
Nerium oleander
Oenothera biennis
Olea europaea
Origanum vulgare ‘Aureum’
Ospeospermum
Potentilla ‘Vilmoriniana’
Phlomis fruticosa
Phormium tenax
Phormium x cookianum
Pittosporum teniufolium ‘Tom Thumb’
Platystemon californicus
Portulaca grandiflora
Russelia equisetiformis
Ruta graveolens ‘Jackman’s Blue’
Sabal minor
Santolina
Saponaria ocymoides
Scabiosa
Sedum caeruleum
Sedum rosea var. heterodontum
Sedum spectabile ‘Brilliant’
Senecio maritima ‘Silver Dust’
Senecio repens
Setcraesea pallida x purpurea
Silene coeli-rosa
Stachys lanata
Tanacetum argenteum
Tanacetum densum
Tanacetum parthenium ‘Golden Moss’
Tropaeulum
Tulbaghia violacea
Ursinia anthemoides
Verbena bonarienis
Verbena hastata
Verbena rigida
Xeranthemum anuum
x halimiocistus sahucii
Yucca flaccida ‘Ivory’

E’ importante che anche il lastricato abbia qualche fessura e connessura da cui lasciar spuntare qualche pianta

Piante per fessure nel selciato
Alchemilla mollis
Anthemis nobilis
Aubretia deltoidea
Aurinia saxatilis
Campanula cochlearifolia
Campanula portenschlagiana
Erinus alpinus
Erodium chamaedryoides
Geranium
Globularia cordifolia
Mentha
Onosma albo-roseum
Phlox annuali
Pratia pedunculata
Scabiosa graminifolia
Thymus

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Mio articolo sul giardino roccioso su Compagnia del Giardinaggio

Giardini per sedie a rotelle

C’è la sedia a rotelle.
Generalmente noi siamo fuori dalla sedia a rotelle. Non c’è racconto o descrizione che valga a chiarire come cambia il punto di vista quando si è dentro una sedia a rotelle, o quando -più o meno da un giorno all’altro- ci si ritrova a doverla spingere.

I giardinieri sono tra le creature meno sensibili di questa terra al problema della sedia a rotelle.
Esistono certamente giardini compatibili con la sedia a rotelle o in cui la sedia a rotelle è un’ospite come tante o non è mal accettata. O giardini che si dotano di attrezzature per sedie a rotelle, magari perchè i loro proprietari sono costretti a farne uso ad una certa età.
Non so come funzionino le cose in America e in Giappone, dove pare che i progettisti siano un po’ più svegli, ma qui in Italia bisogna dire che funzionano proprio male.
Se un giardino si dota di passaggi e scivoli per le sedie a rotelle si tratta sempre di qualcosa in più e non di qualcosa per.
Solitamente poi gli scivoli sono rampe improvvisate, come quelle degli stabilimenti balneari o un percorso alternativo, diverso da quello dei pedoni. Come a dire “non ho niente contro la tua sedia a rotelle, ma se vuoi passare devi farlo per forza dall’entrata secondaria”.
Grazie.
Anche nei giardini più attrezzati, poi, non si può andare dappertutto. La parete rocciosa è abbordabile solo da chi ha gambe buone, vietata se è per questo anche ai malati di cuore. Il prato umido -ci potete scommettere- diventerà come le sabbie mobili, e se uno pesa più di venti chili la sedia a rotelle finisce per “infungarsi”, per sprofondare come in un pantano.
Il vialetto sarà sempre troppo stretto, e il tuo catetere potrebbe staccarsi e saltar via, e sicuramente ci sarà questo o quell’inceppamento nelle connessure del viale, sempre che il designer non abbia deciso di usare la ghiaia, già fastidiosa in un giardino comune, con il suo orribile scricchiolio, del tutto impraticabile per una sedia a rotelle.
Sarà bello fermarsi sul bordo del fiumiciattolo, che si attraversa solo zompettando da una beola all’altra. Sarà entusiasmante dover dire “Oh, beh, torniamo indietro” oppure “Vai tu, non importa”.

Non esistono giardini per le sedie a rotelle.
Come se questo fosse un’a privativa. Un giardino per le sedie a rotelle non può essere bello…perchè? ma è ovvio, perchè le sedie a rotelle sono brutte, ed evocano concetti di malattia, disagio, disabilità, incapacità.
Invece di essere sano stimolo alla creatività e all’estro.

Un tappeto in casa è un ostacolo insormontabile per una sedia a rotelle, figuriamoci un sasso in un prato…si perderebbe tutto l’elemento di naturalità e di mistero, tutta la multiplicatio et variatio universorum, tutti gli elementi di ricchezza di curiosità, di mistero, di divertimento. Via, insomma, chi ha la sedia a rotelle se ne stia a casa sua a guardare la tivvù, dopotutto…che vuole da me, io devo progettare un giardino perchè sia bello…altrimenti gli altri non ci vengono neppure.

Non tutti siamo Balduccio Sinagra, non tutti abbiamo i soldi di Pierre Passebon e di Jacques Grange, che hanno potuto permettersi di farsi fare il giardino da Louis Benech. Non tutti hanno Paloma Picasso e Yves Saint Laurent come amici.
Eppure il giardino presentato su questo numero di “Gardenia” , in pectore, qualche idea buona per una sedia a rotelle ce l’aveva. Peccato che a Louis Benech non fregasse un bel niente.

Dovremo attendere che qualche riccone diventi paralitico per avere un giardino per le sedie a rotelle?
Non c’è bisogno di lambiccarsi il cervello: la risposta è subito data, ed è un facile e chiaro “sì”.

Il Kitsch: dal principio all’effetto

Il Kitsch è l’arte che segue delle regole stabilite, proprio in un’epoca in cui tutte le regole artistiche sono messe in dubbio da ogni artista
Harold Rosenberg
La tradizione del nuovo

Parlando di Kitsch è sempre necessaria una certa dose di circospezione.
E’ un fenomeno che riguarda le arti e le arti applicate che si è imposto con vivacità sempre crescente dagli anni ’50 in poi, fino ad avere proprie connotazioni formali di stile o genere, esattamente come le hanno guadagnate due stili affini e per certi versi sovrapponibili come il Trash e il Camp (cfr. a tal proposito l’articolo di Marco Salvati sul sito “L’attimo fuggente” Perchè non possiamo dirci Trash?.

Continua a leggere “Il Kitsch: dal principio all’effetto”

Ailanthus altissima

Mi chiedo perchè certi nomi così eleganti vengano dati a piante che nel tempo si procurano così cattiva fama. L’Albero del Paradiso non è neanche brutto, ma certo che è diventato un pericolo mortale per ecosistemi delicati. A quel che ne so è il flagello più terribile dell’Isola di Montecristo, che cela al suo interno tesori ben più grandi di quelli letterari, e che solo recentemente e parzialmente è stata aperta alle visite.
L’Ailanthus viene piantato spesso come albero da viale, per la sua resistenza all’inquinamento, alla mancanza d’acqua, agli sbalzi termici, agli insetti, e a ogni altro flagello concepibile dalla natura e dalla mente dell’uomo, in questo caso le potature selvagge che le amministrazioni comunali amano tanto.
Un Ailanthus scalvato e poi “ricresciuto” è non solo brutto, ma ridicolo. Un vero e proprio scopazzo con quelle foglie lunghe e pennate che ha. Un vero e proprio piumino per la polvere… sembra proprio uno Swiffer un po’ usato, stropicciato, lasso, con le samare che fanno la parte dei biocchi di polvere.
Non so se mi sentirei di piantare un Ailanthus, in tutta coscienza non so se me la sentirei, come non me la sentirei di piantare una Pueraria lobata.
Però lasciato un po’ a se stesso, con chioma libera di allargarsi (e il nostro amico ne ha, ne ha, oh, se ne ha)non è male. E’ molto mediterraneo, specie se piantato vicino a un pino marittimo. Una pianta di vocazione ben caratterizzata, ma potenzialmente mortale.

Banzai! Lunga vita agli alberi nani!

Esistono due o tre luoghi comuni al mondo: uno è che i Vulcaniani siano solo logici e cerebrali, incapaci di poesia e trasporto. Due è che i Klingon siano un popolo esclusivamente feroce e bellicoso e che non sappiano nulla d’arte e romanticismo. Tre è che i bonsai siano una tortura per le piante.
Per i primi due lascio al lettore il piacere della scoperta, ma per il terzo indicherei come più recente apoteosi di tale punto di vista nella nostra italietta giardinicola l’articolo di Pia Pera in chiusura di Gardenia di questo mese ( agosto 2009, n°304, pag. 156).
Pia Pera è anche troppo per Gardenia, ma mi duole vedere come così preziose occasioni di dare un proprio contributo alla cultura del giardinaggio italiano vadano regolarmente sprecate. Una “bustina” alla fine di un mensile è qualcosa di troppo importante per scriverci banalità a fiotti. Passi per le divagazioni sentimental-descrittive con cui ci ingozza da tempo…e la libellula sul fiorellino, e le goccioline d’acqua, e il profumo dei prati fioriti… ma attenzione quando si va a toccare temi di tale portata estetica, artistica, filosofica, antropologica, senza dimostrare neanche una vaga conoscenza dell’argomento nè il benché minimo tentativo di comprendere ciò che si analizza.
Passi anche l’ignoranza a palate, o una presa di posizione partigiana e impermeabile (la critica doc -è noto- passa anche per questo) ma almeno sorprendici, facci divertire, facce ride’…
Niente. In questa “bustina” di chiusura c’era solo una sciatta e trasandata invettiva contro i bonsaisti, paragonati, con scarsa inventiva, ai sostenitori dei “piedini di giglio”.

Pizzetti liquidava il problema senza pensarci due volte: con un’alzata di spalle scriveva che le persone che trovano claustrofobici e orrorifici i bonsai proiettano sulla pianta problemi loro (Pollice verde, BUR, pag. 95).

Il bonsai non è per tutti, come non per tutti sono i palmizi vari, le orchidee colorate, i cactini fallici e pelosi.
Sono dei “sotto-mondi” all’interno di quello più vasto del giardinaggio. Ci sono gli adepti dell’erbacea perenne da fiore, la setta dei tropicalisti, i cactus-maniaci, i patiti delle orchidee, chi colleziona piante velenose, chi raccoglie piante “utili”, ecc.
Molte volte chi si chiude in questi mondi non si occupa per nulla degli altri, ignorandoli scientemente.
E’ quasi naturale, perchè i giardinieri vanno soggetti al collezionismo come i bambini alle malattie esantematiche (cfr. il vecchio postIl collezionista di fiori).

Trascuro di entrare nel merito sociale e antropologico della storia del bonsai, che sarebbe un atto di arroganza per un occidentale, ma mi voglio soffermare su quello estetico-filosofico e naturalistico, per così dire “ecologico”.
Viene rimproverato al bonsai di essere innaturale, un eccesso di artificio, crudele e turpe. Non si metta neanche in discussione il fatto che gli alberi così trattati possano “soffrire”: la sofferenza, la crudeltà e la turpitudine che aleggiano attorno al bonsai non sono rivolte agli alberi, ma all’uomo.
Con chi crede il contrario non ho nulla da dirmi.
Quindi, se l’offesa c’è, è arrecata alla sensibilità dell’essere umano, del proprio prossimo. L’alto valore simbolico delle piante ci permette di identificarci in esse, pertanto si vede nel bonsai un’ amputazione sadica, una castrazione immotivata.
Il che è evidentemente falso, poichè la potatura viene eseguita su qualsiasi pianta anche nel giardino occidentale, senza suscitare crisi di pianto da parte di nessuno, anzi, diventando “mestiere”.
Se poi si ritiene che la potatura in generale sia un’operazione crudele, raccomanderei chiunque ne sia convinto di tenersi lontano da qualsiasi cosa riguardi il giardino.

Per un orientale il bonsai ha a che fare con la religione e la meditazione, con l’educazione e la crescita umana, cose in cui non ho nè competenze nè l’ardire per addentrarmi.
Per un occidentale il bonsai è o potrebbe essere la perfetta risoluzione figurativa e plastica di uno dei problemi che caratterizza ogni estetica dell’arte e che ha assillato filosofi e critici per un paio di migliaia di anni: la mimesi della natura.
Mentre in Europa ci si dibatteva tra il massimo artificio delle stanze barocche e del giardino ancien régime e il minimo artificio (con minima spesa) del giardino Whigh e liberista del Settecento inglese, in Giappone, molto prima di allora, questo conflitto sembra essere stato risolto nel bonsai, in cui l’arte umana e quella della natura si fondono e si completano a vicenda per creare qualcosa che abbia una profonda bellezza e una potenza espressiva tanto forte (e racchiusa in una pianta così piccola) da riuscire addirittura ad annichilire chi la guarda.
E’ -in poche parole- la sintesi perfetta tra natura e artificio, c’è un intero universo racchiuso nel vaso di un bonsai, le nostre stesse vite.

Chiaramente stiamo parlando di bonsai veri, non di quegli scopazzi che vendono nei mercatini, a 10 euro l’uno, 8 se ne prendi tre. La domanda ci è lecita: è forse a questi scopazzi che si riferisce Pia Pera? Ma, buon dio, quelli non sono bonsai, non più di quanto il posacenere a forma di Colosseo non sia il Colosseo stesso!
Queste “cose” sì sono turpi e crudeli, poichè al solo beneficio dell’incasso si violenta e si offende un’arte millenaria, per di più straniera, con il risultato di un vago razzismo serpeggiante in questa sorta di “prodotto”. Ed uso le virgolette solo perchè si tratta di creature viventi, altrimenti non esiterei a definire questi scopazzi dei semplici oggetti d’uso.
Si tratta -lo dico per chi non lo sapesse- di giovani arbusti potati alla base, da cui si lasciano rinascere rametti disordinati: in tutti è infatti ben visibile il taglio del ramo centrale più grande.
Siamo davanti a dei falsi, di qualcosa che non ha più nulla a che fare nè con le piante nè con l’arte nè col Kitsch, ma con la truffa e il raggiro, con azioni non solo non-artistiche, ma immorali, che dovrebbero essere penalmente sanzionate.

Naturalmente ad ognuno è lasciato il proprio giudizio: se non vi piacciono i bonsai, fatti vostri, al massimo potrò compiangervi. Ma denigrare ciò che si dimostra così ampiamente di non conoscere e di non aver compreso, paragonandolo alla messa in piega, per di più non certo in un luogo banale come un forum o un blog, ma nella rivista “di massa” più importante d’Italia, definisce un certo modo se non altro miope, poco accorto e poco acculturato di vedere le cose del giardinaggio.

E per giunta senza neanche un briciolo di humour.

Gatti

Segnalo
Trem e suoi mici

Il carretto passava e quell’uomo gridava “lantanas”!

In estate le gelaterie si risvegliano come i bulbi in primavera. Panchine, tavoli e sedie “sbocciano” come le tenere corolle appena il tempo si fa più dolce. Fioriscono le aiuole rialzate e i vasconi di cemento.
La trafila è sempre quella: non si scappa, potete starne certi. Si parte invariabilmente dal ciclamino, quello grande, gigantizzato, che sembra un lombrico di Chernobyl. Proseguono a ruota petunie, petuniette serie Carillon (quelle pendenti) e Calibrachoa. Poi c’è un breve intermezzo riempito con l’immortale Kalanchoe, e infine arrivano le Lantana.
Eccole qui, nei vasconi di cemento, parcheggiate in attesa di essere disposte sul marciapiedi di fronte all’entrata della gelateria. lantana

lantana
Lantanas, lantanas, sempre lantanas. Con una certa predilezione per la sellowiana a discapito della camara, che è più alta, rigogliosa, spinosa e più difficile da tenere in forma,e che se potata male è solo un groviglio di rami steccosi senza fiori.
Non so che accidenti ci sia a nord di Roma, ma qui non se ne può più. Non che io abbia a questionare con le lantanas, piante dei vecchi giardini e dall’odore penetrante e poco dolce: giusto un odore, non si potrebbe definire profumo: un sentore che sta bene ad una pianta che non è adatta ad essere recisa, che ha un fogliame ruvido, che è buona giusto per fare le siepi comunali o quelle dei benzinai, fin troppo eguale a se stessa, ma che se lasciata crescere disordinata, nell’angolo di qualche vecchio giardino scomposto e mal organizzato, può riservare inattese sorprese (come un sacco di altre piante, ma questa è un’altra storia).
Perchè si sceglie la Lantana? E’ semplice, perchè “al 21 del mese i nostri soldi erano già finiti”.
La Lantana è una pianta di scarsissime esigenze. Se ben abituata non richiede molta acqua (mentre se annaffiata ogni giorno, basta un breve ritardo per farla afflosciare del tutto). Va potata solo a fine stagione (non la sua, quella delle gelaterie, intendo), ha una fioritura iper-lunga, che nei paesi mediterranei arriva ben oltre il periodo in cui si vendono i gelati, non desidera troppo concime, resiste in quella schifezza che è il terriccio commerciale…insomma, un vero mulo da lavoro.
C’è poi il problema che tutte le altre piante fiorite in questo periodo, o richiedono una gran quantità d’acqua per funzionare bene, o non possono stare in vaso perchè troppo grandi ed esuberanti. Qualcuna ha le spine, come la bouganvillea, e l’ultima cosa che una gelateria vorrebbe è una citazione per danni.
A questo punto meglio niente o dei bei sempreverdi, possibilmente non bossi o pittosfori.
A patto di essere regolari con le annaffiature anche un idiota sarebbe in grado di piantare delle ipomee e farle arrampicare su un traliccio. Il problema è che il traliccio si compra, le ipomee bisogna seminarle ad aprile, quando di gelati non se ne parla ancora, e ad agosto non si trovano al mercato. Eppure non ci sarebbe niente di meglio: accontentano anche i più esigenti in fatto di estetica, sono colorate, si prestano all’uso pacchiano o raffinato (american bar o yogurteria), non hanno le spine, sono veloci, coprenti e sempre in fiore.
E perchè non, poi, una bella Ipomoea cairica, con il suo fogliame lobato? ipomoea cairica
Le pasticcerie e i bar che vogliono darsi un tocco di raffinatezza scelgono fucsie e ortensie, che si afflosciano miseramente pochi giorni dopo l’apertura. Ma perchè non i rampicanti a fioritura estiva (Campsis esclusa, per via delle dimensioni) ?
Pandorea, Podranea, Mandevilla, Allamanda, ma che accidenti gli colgano, pure dei comunissimi mirti!
Sto parlando di cose che si trovano in un vivaio comunissimo e periferico, anche da noi in Calafrica.
Il punto è questo: i vasconi di cemento delle gelaterie sono allestiti puntualmente da “vivaisti specializzati” di zona, che in geneere eseguono progetti per rotonde o per giardini rocciosi dei centri commerciali. Questi “vivaisti specializzati” conoscono appena le lantanas, le Cycas, i cactus e i falsi bonsai.
E solo le lantanas si prestano alle gelaterie.

Architetture e paesaggi in Labyrinth di Jim Henson. Matrici del gusto di un cult movie

Labyrinth (Dove tutto è possibile, recita il sottotitolo italiano) è un cult-movie per gli amanti del fantasy e per gli illustratori. Possiamo dire che tutto il resto delle persone non lo conosce affatto.
Ma come diceva Santayana, non importa a quanta gente piaccia una cosa, ma quanto piace a coloro a cui piace. Il che è una grande stronzata. Scusi senor Santayana.

Labirynth comunque non è un filmucolo passato alla storia con dubbi meriti, per puro ghiribizzo del caso. E’ invece un film ricchissimo di suggestioni, con una forte caratterizzazione estetica, in cui citazioni, fonti e rimandi sono vari e diversificati e nascono evidentemente da un gusto colto e raffinato, arguto, sottile. La matrice del gusto è molto strutturata e complessa.
Per questo è un cult-movie presso noi illustratori, anche per quelli che non hanno inclinazione al fantasy.
Farne una critica compiuta non è affatto semplice, ho raccolto in questo articolo i fotogrammi che ritenevo di maggior interesse, ma il lettore mi scuserà se ho tralasciato qualcosa.

scena iniziale labirynth
La scena iniziale, che a tradimento ha fatto immaginare a tutti di trovarsi in un mondo fatato del tipo Legend o The Princess Bride, è solo un inganno. Sarah “gioca alle fate”. La scelta del paesaggio è sottilissima. Un paesaggio più selvatico non sarebbe poi potuto passare per un parco cittadino, uno più caratterizzato architettonicamente non sarebbe passato per un mondo fantasy.
Occorre molto occhio per fare scherzetti del genere.
La scena è molto simile a quella iniziale di Alice, ma meno decorata, più “classica” (o meglio “neoclassica”…). Un prato verde e leggere pendenze, un ponte di pietra, un lago, un cigno: elementi classici delle fiabe, senza tempo. Eidos. O se vogliamo clichè.

Suonano le 7
campanile labirynth
e veniamo a scoprire che ci troviamo “quando” nel 1986, e da subito, anche “dove”, perchè la torre dell’orologio, costruzione tipica di ogni città americana, ha le fattezze caratteristiche di quelli del New England, come d’altra parte anche il paesino in cui Sarah corre. Le architetture sono neo-vittoriane e neo-georgiane. In veste più antica ed austera le abbiamo viste mille volte nei quadri di Edward Hopper e nei film di Hitchcock, come Gli uccelli o Psyco.
paese labirynth

pesino labirynth

paese labirynth

Gli interni della casa di Sarah sono molto eleganti, ben al di sopra di una normale “famiglia americana”, seppur benestante. C’è gusto, anche se la decorazione non manca, non è mai soverchia o pacchiana. L’elemento più distinguibile è l’arco d’entrata, di tipo ellittico, molto usato durante il periodo Liberty. L’arredo lascia vedere con chiarezza elementi elaborati nei muri (una mensoliera incassata con volta a platte-bande, delle sedie in stile Shakers tinte di scuro.
interno casa di sarah

La carta da parati è di colore non comune (un verde salvia piuttosto spento) con disegni tipici dell’Arts & Crafts di William Morris e John Ruskin.
carta da parati casa di sarah

L’arco ribassato, stile Liberty, di grande profondità dovuta allo spessore dei muri, è tipico delle case del New England che imitavano lo stile europeo fin de siécle. Anche qui notate i parati in stile Liberty.
arco ribassato

La cameretta di Sarah invece indulge al country, la coperta patchwork ne è l’esempio migliore.
sarah's room
Lo scaffale e le pareti affollate sembrano quelle dei racconti illustrati di Boscodirovo, di Jill Barklem, che ama disegnare scaffali stipati di cianfrusaglie e oggetti di ogni genere.
Alla parete si vede già un poster di Escher, dentro cui Sarah finirà alla fine del film. Un prodromo.

Cambiando scena arriviamo all’esterno del Labirinto.
esterno del labirinto
Il paesaggio è quasi cimiteriale, con tozze steli che rimandano agli storicismi ottocenteschi (per capirci, tra gli altri, la mania di avere i “reperti” egizi in giardino)

Hoggle

L’architettura è di un gotico muscolare, pesante, non manierato. Non rozzo, ma semplice, razionale, quasi rivisitato da un le Corbusier nel suo più felice periodo brutalista.
In alcuni punti il brutalismo è più evidente:
mano che indica
In altri punti invece la visione d’insieme potrebbe essere un bozzetto per il disegno del castello della Bella e la Bestia.
esterno del labirinto
I fiori sono radi, tutti bianchi, al massimo con una accennata sfumatura rosata. Questo per contrastare con il colore di fondo del muro e per essere il più visibili possibile. Sono radi, mai in gruppi, per non essere sdolcinati e romantici, e per avere un aspetto “medievale”. Insomma, un paesaggio che sembra uscito dalle tele di un Johmn Everett Millais che volesse dipingere il giardino di Ginevra.

All’interno textures indefinite e ancora muscolarismo, con il muro che si rastrema, per dare un’idea di maggiore solidità.
labirinto
Nei muri del labirinto i conci sono visibili, un accenno neomaya?
labirynth

labirinto

Cambio di scena: cambia anche il materiale con cui è composto il labirinto, stavolta si tratta di siepi.
labirynth
Rimangono le steli di tipo egizio, ma qui sono più che altro un escamotage ottico per “ancorare” l’occhio alla base.

labirynth
Scena molto complessa da analizzare. Il labirinto è di tipo “tradizionale”, cioè cinquecentesco-seicentesco, di chiara ispirazione francese e “versaillesiana”, ma se fate attenzione le alte sentinelle di pietra sembrano il Soldatino di stagno (1838) o lo Schiaccianoci (1816). Siamo già nel periodo del revival degli stili storici e nell’Eclettismo Ottocentesco. In Inghilterra una scena così composita potrebbe (forse) ricordare The Lilac Fairy Book di Andrew Lang, ma qui in Italia ricorderebbe certamente I quindici e qualche divagazione Luzzatiana su Italo Calvino.
Ma a ben guardare l’altra figura femminile a sinistra dimostra chiaramente delle influenze contemporanee, certamente di Moore e Modigliani. Eppure non stona affatto, anche in virtù del fatto che il materiale e il colore è identico alle statue dei soldati con colbacco.

Qualche maschera
maschere labirynth

maschere labyrinth

maschere labirynth
che più che far pensare ai costumi veneziani rimanda alla barocca fantasia di William Shakespeare e alle caricature di Leonardo. Brian Froud, santone internazionale dell’illustrazione, guru delle fate e degli gnomi, ha qui certamente messo una delle parti più belle della sua magica matita, e le grottesche deformazioni dei nasi e dei visi diventano quasi zoomorfismo, andando a toccare i momenti più delicati e al contempo terrorizzanti di Arthur Rackham e dei Racconti di Mamma Oca. Come vedete anche qui la matrice del gusto è Arts & Crafts, Liberty, a cavallo tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento.
maschera david Bowie

Sarah ha un vestito da principessa delle fiabe come ce lo siamo sempre immaginato tutte da piccole, cioè con le maniche a sbuffo dell’Ottocento e la crinolina. Mentre all’inizio del film aveva un vestito di tipo medievale, più “Marion Zimmer Bradley”. Una diversa visione della fiaba di fate si è alternata nel film.
sarah labirynth
Il decoro nei capelli è vettoriale, alla Victor Horta. Ancora Liberty.
sarah labyrinth ball

La città di Goblin non è come ce l’aspetteremmo, immersa in una foresta, con case sugli alberi come in Tolkien o in Dragonlance (mi scusi Professore per quest’accostamento profano), ma è un borgo medievale, di tipo centro-europeo, di campagna. Insomma, per farla breve, un paese come quello dei Quattro musicanti di Brema. Ci sono finanche galline.
città di Goblin
Le figure scolpite sul pozzo (cuore di ogni paese medievale) sono di carattere gotico, francofono.
città di goblin
Nella sua interezza la Città di Goblin sembra un diorama di un presepe. C’è un sacco di Hans Christian Andersen e di Fratelli Grimm, qui dentro.
città di Goblin, piazza

La parte finale è quella più semplice da spiegare ed è anche quella che più facilmente viene compresa anche da chi ha poche conoscenze d’arte, essendo le stampe surreali di Escher molto diffuse anche negli studi medici e nelle salette d’attesa dei politicanti.
labyrinth escher

La conclusione di questo articolo mostruosamente lungo è che Labyrinth è guidato da un’estetica Liberty e romantica, filtrata attraverso il personalissimo segno del genio pittorico di Brian Froud, che con questo film realizza un vero e proprio piccolo capolavoro, in cui ogni scena si risolve in una raffinata illustrazione tridimensionale.

E come ci piacciono le rose a lei? Normali, al dente o ben cotte?

Vi dico cosa hanno fatto le rose qui da noi questa primavera: dopo le abbondanti piogge hanno gettato molti rami e fatto numerosi boccioli, sono sbocciate e hanno sparso il loro profumo un po’ ovunque tra le “vinelle” del paese. Poi è venuta l’estate più o meno da un giorno all’altro. Quelle più rapide nel fiorire e sfiorire o quelle resistenti al caldo l’hanno sfangata. Quelle più durevoli e a coppa profonda, con molti petali serrati si sono cotte.
Sembrano infornate e uscite con la crosticina dorata, ad un grado di cottura “well done”.
mio cugino vincenzo, pastella

Rosario Assunto , Judith Levine e il giardino per i cani

Se è vero, come sostiene Rosario Assunto, che il giardino è l’ordinamento spaziale in cui l’Uomo deposita il suo rapporto con la natura, creandone infine una struttura, devo desumere che in questi anni il mio rapporto con la Natura è molto cambiato.
Da che consideravo la natura la migliore amica e contemporaneamente la peggior nemica del giardiniere, oggi la considero solo come una sorella con cui viaggiare insieme per un tratto della vita.
Mi disinteresso di lei, lei si disinteressa di me. Mi limito ad osservarla, a volte ad incoraggiarla con un po’ d’acqua, ma in un anno credo di aver comprato sì e no quattro piante. Due margherite, una rosa ed una verbena. E di tutte e quattro mi sono pentita.
Io non compro, direbbe Judith Levine (e ringrazio Francesca Schirò Zambrano per l’avermelo regalato, una delle mie migliori letture). Non mi interessa più l’acquisto. Una forte componente deriva dal fatto che per me un acquisto dedicato al giardino è diventato un lusso, e che tutte le mie risorse sono concentrate sulla stirpe animale che vive con me. Non desidero trovarmi da Priola con diecimila euro da spendere, credo che allora avrei i conati di vomito. Stavo male ieri nel supermarket, davvero male. Davanti alle distese di succhi di frutta e al bancone dei surgelati per poco non svenivo. Mi vedevo come uno zombi che infilava la monetina nel carrello.
Mi sento così davanti ai cataloghi illustrati. Solo quando riesco ad astrarmi perfettamente, posso immaginare le rose in un giardino non mio, e a goderne finalmente.
Non desidero possedere, ma solo osservare.

Se potessi, farei un giardino per i cani. Assunto mi ucciderebbe. Detestava i cani nei giardini, figuriamoci i giardini per i cani. Li avrebbe trovati semplicemente senza senso.
Farei una zona bella ombrosa, con un bell’albero dal fogliame rado e mobile, come un albicocco. Magari un tiglio o una robinia. Oppure un sempreverde, una quercia, un olivo, un carrubo. Non le magnolie, i Ficus, la Melia o i pini. Un angolo con la terra sempre smossa dove fare fosse e sdraiarsi d’estate. Un acciottolato o un piastrellato per prendere il sole in inverno, un bunker di sabbia dove rotolarsi e seppellire ossa, e delle piante che li attraggano, sulle quali sdraiarsi. Nasturzi e Tulbaghia gli piacciono davvero tanto, forse perchè le foglie hanno un sapore pungente e scacciano i parassiti.
Sulle lavande invece si grattano, ed amano anche le spine più grosse dei cacti a candelabro.
Se la fortuna mi assisterà vorrei fargli una piscinetta bassa, coi gradini, facile da pulire e da cambiargli l’acqua. E una fontana dove abbeverarsi con acqua in movimento continuo.
Direi che il mio rapporto con la natura, in questi anni, invece di cristallizzarsi in un ordinamento spaziale formale o formativo (Pareyson), come il giardino, è diventato riflessione sulle altre forme di vita senzienti, assolutizzate (ontologizzate e teleologizzate) nel cane e nel gatto.
Una gran sfiga per un giardiniere.