Il Vicario Gibbs

09/03/08
Il Vicario Gibbs
Filed under: Giardinaggio e natura
Posted by: Lidia @ 2:48 pm

Tra l’inizio e la metà del 1800 le associazioni di giardinaggio ed orticoltura ebbero un aumento esponenziale. Ray Desmond scrisse che nel 1804 c’era una sola associazione di giardinaggio (la RHS di oggi), mentre nel 1842 ce n’erano oltre 200.
Questo successe anche alle esposizioni ed ai concorsi, che erano molto sentiti anche nei piccoli centri delle contee più piccole. I concorsi floreali sono un classico dei buoni sentimenti, fanno da contorno a molta letteratura e a molto cinema (ricordate La Signora Miniver ?)
Alla fine del XIX secolo il Vicario Gibbs e il suo giardiniere Beckett facevano piazza pulita di ogni medaglia nei più importanti concorsi inglesi. Tra tutti e due vinsero più di 100 medaglie d’oro alla RHS, che è tutto dire!
Questo Gibbs era un riccone, aveva ereditato dal padre una tenuta e l’aveva ammodernata, diventando un ibridatore ed un collezionista di piante. Tra le altre cose aveva Eucharis, Croton, pesche, nettarine, uva, fichi, meloni, banane, Dracaena, Celosia e l’immancabile ananas. Molte erano creazioni sue o del suo giardiniere, la reputazione della tenuta di Aldenham in quegli anni era alle stelle.
Gibbs morì nel 1932 e il suo giardino morì con lui. La sua collezione di piante (circa 2000 lotti) fu messa all’asta, e già nel 1950 non c’era quasi più traccia della favolosa tenuta di Aldenham.
Sin da giovane giardiniera ho ravvisato un legame strettissimo tra il giardino e la morte, come tra la poesia e la morte. Rudolf Borchardt diceva che l’autentica poesia parla di “amore e morte”. Mi pare che questo valga anche per il giardinaggio.
Forse il giardinaggio, come la poesia, è una “ricompensa”, come diceva Montale, “una forma di vita di chi realmente non vive”.
Ho sempre pensato che se anche non fossi stata un bravo essere umano, avrei sempre potuto essere una brava giardiniera, e che dopo la morte avrei lasciato qualcosa, se non il ricordo, almeno un buon giardino.
Gibbs è morto, il suo giardino pure, ed io non mi sento troppo bene.

2 Responses to “Il Vicario Gibbs”
1.ezio Says:
October 18th, 2008 at 10:13 pm e
Lidia , non vuoi farmi dormire stass’era pensando a questi tuoi ultimi due scritti, ma ti sfido e andrò su goggle per vedere se hai publicato qualche cosa su qualsiasi argomento e lo leggerò.
2.Lidia Says:
October 20th, 2008 at 3:23 pm e
Qui trovi una mia vecchia discussione su G.it, allora il mio nik era Constance Spry http://forum.giardinaggio.it/incontri-ed-eventi-libri-mercatino/8521-avete-paura-morire.html. Qui c’è una discussione su CdG http://www.compagniadelgiardinaggio.it/phpBB2/viewtopic.php?t=8586. Come vedi il pensiero della morte e del giardino mi tormenta da molto tempo.

Giardini rocciosi

09/01/08
Giardini rocciosi
Filed under: Giardinaggio e natura
Posted by: Lidia @ 4:09 pm

Avviso: il tema è trattato solo da un punto di vista sociologico ed estetico: per una trattazione orticolturale leggere l’articolo Come costruire un vero giardino roccioso

I giardino roccioso è forse quell’elemento del giardino da cui con più facilità si possono dedurre il carattere e l’educazione di un giardiniere, la sfera sociale alla quale appartiene, il suo livello culturale (e orticolturale).
I rocciosi sono molto diffusi, hanno visto il loro acme proprio in questi recentissimi anni, anche se hanno perso un po’ di passo in favore dei laghetti.
Se ne vedono spesso nelle villette a schiera, nei cosiddetti quartieri pavillonaire, quelli “ad alto rischio nanetto”. Spesso ne fanno bella mostra le villone di primari ed ingegneri, mentre non mancano mai nei centri commerciali e nei grandi vivai o garden centre.
Ecco quello della “Gru”, il centro commerciale del mio paese, Siderno.
La Gru centro commerciale, Siderno
Lo squallore colpisce dritto al petto: una povera iucca, fallici cactini pelosi, sassi da deserto lunare, ghiaietto cimiteriale. Sullo sfondo un paesaggio cittadino da suicidio.

Il giardino roccioso comunque rimane una dimostrazione di status sociale ed economico. La gente vi elencherà tutte le sue piante, raccontandovi dettagliatamente come ne è entrata in possesso, e da quanti anni ce le ha, perché l’età -per un cactus- significa “soldi-soldi-soldi-soldi”.
Difatti quelli che vedete in foto sono piuttosto giovani. Mi chiedo quanto ci abbia mangiato sopra il vivaio che l’ha allestito.
Più piante ci sono, più vecchie sono, più il possessore del giardino roccioso si sentirà autorizzato a guardarvi dall’alto verso il basso, sentendosi molto “in”.
Non importa che il suo giardino roccioso sia una sorta di scempio estetico, l’importante è che ci sia, comunque sia, poiché “vale”.
Anche le villette più piccole cercano di non farne a meno, magari accatastando i sassi contro il muro perimetrale, dando al tutto un’aria da piramidina egizia in miniatura.
I sassi poi sono da mettersi le mani nei capelli. Non conosco le rocce, non so quindi dire che sorta di pietra si tratti, solo che è molto leggera e che i suoi pregi si fermano qui. Le usano gli acquaristi per dare agio ai pesci di nascondersi nei fori e negli incavi. E’ brutta anche negli acquari, dove ha comunque un senso ed una utilità, ma quando si vede nelle vetrine dei parrucchieri, con veli di tulle, bombolette di lacca spray, retine per pescatori, borsette e foulard, raggiunge la vetta della bruttezza. Quando è composta in questo modo diventa talmente brutta da commuovermi.

Il giardino roccioso con i cactus è un’invenzione recente, perché i veri rocciosi, quelli “originali”, si usavano per coltivare le piante di montagna, come potete vedere in questa foto scattata dai miei amici Lukus e Mex.
Giardino roccioso alpino, Lukus e Mex

Però si usa la roccia locale, mica i sassi da acquario!
Dove c’è poca acqua, nelle regioni mediterranee, i giardinieri si sono invece lanciati su piante a bassa richiesta d’acqua: guardate questo scorcio del giardino La Mortella ad Ischia

Piazzale del museo alla Mortella

E…ooops! Non c’è neanche un cactus!

Se volete coltivare i cactus, fatelo alla “vecchia maniera”: in vasi separati. Oppure, se avete un giardino in Marocco o in Egitto, su un declivio di sabbia rossastra, e lasciate i sassi da acquario ai parrucchieri, che è meglio.

Per un nuovo vocabolario del giardinaggio

08/30/08
Per un nuovo vocabolario del giardinaggio
Filed under: Giardinaggio e natura
Posted by: Lidia @ 5:44 pm

Sebbene io non ami molto il modo tradizionale inglese di usare i fiori, non si può negare che l’Inglese abbia un nutrito vocabolario di termini specifici.
Ovviamente noi li superiamo nei termini riguardanti la cucina…anche se non so perché questa vittoria non mi dà molto gusto.
Ad esempio la parola giardiniere. Se consultate il dizionario vedrete che si può usare anche al femminile. Ma giardiniera significa anche un miscuglio di verdure sott’aceto. Almeno fosse stata caponata, la condivisione sarebbe stata più felice.
Non c’è un termine che indichi colui che coltiva da sé il proprio giardino, né colui o colei che conosce bene le piante e le sa usare.
Non c’è neanche un verbo che definisca l’atto di praticare il giardinaggio.

Che miseria culturale!

Ah, ma allora ti piace la botanica!

08/29/08
Ah, ma allora ti piace la botanica!
Filed under: Giardinaggio e natura
Posted by: Lidia @ 5:30 pm

Quante volte ve lo siete sentito dire? “Ah, ma allora ti piace la botanica!” è la frase tipica che ci rivolge qualcuno quando vuole farci un complimento, dopo averci sentito dire che siamo appassionati di giardinaggio.
Sì, grazie, la botanica mi interessa, ma giardinaggio e botanica sono due cose molto diverse.
Il giardinaggio non si esaurisce nella composizione degli organi del fiore, nelle diversità tra i frutti, tra le infiorescenze e tra i semi.
Si può fare ottimo giardinaggio senza conoscere che poche cose di botanica, e per contro il botanico non necessariamente saprà fare del buon giardinaggio.
Sono due materie convergenti e complementari, ma non sono affatto la stessa cosa.

Ma perché la gente ci chiede se siamo appassionati di botanica? Semplicemente per essere gentile nel tentativo di “nobilitare” il giardinaggio. Chi parla di botanica è perchè non conosce le immense difficoltà tecniche che risiedono nel giardinaggio, il vasto numero delle materie di cui un buon giardiniere deve essere a conoscenza. La botanica si studia all’università, il giardinaggio negli istituti per agronomia o nelle scuole specializzate (ed anche lì molto male). Non ha una dignità, insomma, agli occhi della gente. Per non essere scortesi meglio tirare fuori la botanica.

Sempre i miei paragoni con l’Arte: lo stesso accade al disegno nei confronti della pittura. Ti vedono con i pastelli colorati in mano e ti dicono che stai “dipingendo”, questo per onorare le tue fatiche, che non dovrebbero sprecarsi in tecniche inferiori, ma anche per una sorta di altezzosa condiscendenza, per non far capire che si ha un po’ di pietà per noi, che ci dilettiamo con cose da poveri.

Il conformismo globalizzato

08/23/08
Il conformismo globalizzato
Filed under: Giardinaggio e natura
Posted by: Lidia @ 4:32 pm

Pechino ha scelto le rose rosse per i mazzi di fiori da consegnare agli atleti durante le premiazioni. Insieme sono riuscita a cogliere della Physostegia virginiana, per lo meno mi è parsa tale, avendola vista per un attimo.
E’ una bella pianta, ecco una foto tratta dal sito www.upload.wikimedia.org
Phytostegia virginiana

E’ un bel fiore, vero? Molto adatto ad essere usato nelle composizioni di fiori recisi, specie con le rose a fioritura tardo estiva.
Fiorisce proprio in estate ed arriva ad essere fiorita anche tardi in regioni miti.
A proposito della Physostegia vi allego un link dell’ottimo blog di Paolo Tasini, su cui potrete avere qualche informazione su come coltivarla (è molto facile, basta darle un po’ d’acqua)

Attraversogiardini.it

Peccato che la Cina abbia scelto di accompagnarlo proprio a delle comuni rose rosse vellutate, piuttosto grandi ed aperte, come da noi andavano di moda qualche anno fa. Anche se dicono che a loro il rosso gli porti fortuna credo che si sarebbe potuto scegliere un altro fiore rosso, non necessariamente una dozzinale rosa da taglio.
Tra l’altro la disposizione dei fiori nel mazzo, a fontana, era un po’ ridicola.
E’ una piccola cosa da cui si capisce come ancora i modelli estetici (giardinicoli e non solo) della Cina siano veramente distanti dai nostri, che da maturi sono diventati decadenti. Da loro fiori che non appartengono alla loro cultura, come la rosa rossa a stelo lungo (di cui per altro sono i maggiori produttori in Asia), sono ancora una novità.
La Cina sembra volere a tutti costi uniformarsi al nostro conformismo, eppure ci riesce solo a metà, cogliendo un vecchio conformismo (rosa rossa a stelo lungo), e non percependo i nuovi conformismi (girasoli, fogliame ampio e variegato).