Geranio, surfinia, bambù

Privo di titolo

Feniks 5 euro

Feniks 5 euro

Il mistero delle unghie francesi

C’è una cosa che mi tormenta da un bel po’ di tempo: qual è l’ultimissima tendenza della moda delle unghie?
Come mi piacerebbe saperlo!
So che vanno molto le unghie in stile “french”, che hanno la testa piatta come un badile. So che vanno le unghie iper-decorate, come queste:
E so che da un po’ girano anche le unghie affilate alla Dracula, una roba sicuramente resuscitata dal carretto della saga di Twilight.

Che fine hanno fatto le unghie lunghe smaltate di rosso degli anni ’80, alla Valentina?

Ma insomma, qual è davvero l’ultima, la moda più raffinata e colta delle unghie?
Unghie-torta-nuziale? Unghie-orto? Unghie-bandiere? Unghie-Simpson? Unghie-orchidea?

Caspita, mi sa che sono le unghie-unghie, non laccate e tagliate normalmente corte con le comuni forbicine. E magari -aggiungiamo- con un tocco di onicofagia.

Ammazza quant’è difficile questa!

...pensa un po' se avesse sbagliato

Vi mancava, eh?

Gli Impressionisti infatti dipingevano i gigli nei campi di grano...e ride pure...

Tristissimi giardini

Non c’è niente da fare, con certi libri non si può lottare. Ho fatto quest’ora per finire Tristissimi giardini, e non ho sonno per niente.
Il libro mi ha annullata, cancellata come una sabbiatrice scrosta la vecchia vernice, m’ha lasciata impotente, la testa che gira a vuoto.
Una recensione? per dirla con parole non disprezzate dall’autore, non è cazzo mio.

Buttiamo giù appena qualche impressione a caldo.
Sin dalla prima frase si avverte una spigolosità della scrittura, che rallenta la lettura e costringe a tornare più volte sullo stesso periodo. Ma una volta trovato il ritmo si procede, anche sulle frasi a volte lunghissime, più vicine al linguaggio del pensiero che a quello della saggistica.
Non sapevo bene a che pensavo quando l’ho comprato: ho capito subito che non era una trattazione legata esclusivamente al tema dei giardini, ma che era una descrizione del Nord-Est. Boh, dicevo, ne parlano tutti così male, soprattutto quando si tratta di giardini, che forse questo ne parlerà bene. Sarà un po’ come il Kansas di Prateria.
In effetti il libro mi ha molto ricordato Prateria, perchè è o aspira ad esserlo, una mappa in profondità.

A pagina 8 ho dovuto mandare un messaggio ad Alessandro, a pagina 11 telefonargli.

Ad ogni frase saltavo su dalla poltrona e più volte ho dovuto rileggere per confermare quanto i miei sensi stavano acquisendo: ma ho letto giusto? ha scritto proprio questo?
In un mondo in cui la comunicazione è diventata forma, nel senso peggiore del termine, in cui questa forma è patinata e levigata come le modelle di Dior ritoccate con strumento toppa a Photoshop, una prosa caustica e provocatoria è un bene rarissimo, un regalo dell’Alto dei Cieli. E’ come una zappa che lavora la terra, è lavoro della mente, è raggionare.
Sorge spontaneo un impeto di ringraziamento all’autore, che vende, ma almeno vende idee genuine, rrrobba bbuona, rrrobba frisca.
Che potenza di ironia, il Witz tedesco, l’arguzia, la capacità di afferrare il lettore e sostenerlo a braccia per portarlo con sè, anche quando è riluttante.
Una scrittura leggera quando deve essere leggera, dolorosa quando deve essere dolorosa. Un libro attraverso cui si intravede un carattere irascibile e lunatico, ma chi l’ha detto che chi scrive saggistica debba essere per forza saggio e soprattutto, sereno, anche ad una certa età?

Non spiegarmi le cose, fammele vedere, ti crederò più facilmente: è questo che fa Trevisan, inquadrando il Veneto partendo dalla lingua e dal territorio. Una descrizione impietosa, agghiacciante, raggelante, che fa passare la voglia di emigrare anche ad una meridionale disoccupata.
Tra vistosi calci nel sedere ai cliché della cultura veneta (Rigoni-Stern, Palladio, Scapin, Menghello) e della sua società (gli extracomunitari, la periferia, i rapporti di vicinato), una polemica teatrale con Paolini, la sfacciata dimostrazione del pensiero acritico e strumentale della politica che fa (o meglio non fa) cultura, l’autore trova lo spazio per raccontare il suo rapporto personale con la città, il giardino della madre, la sua moto, la lingua italiana e dialettale, la filosofia, i fantasmi del suo passato.

Un libro decisivo.

L’informazione che non c’è

Non lo sapevo -mea culpa- che il Tgcom avesse un blog di giardinaggio.
Il Tgcom è senza dubbio l’espressione più sublime della mercificazione della notizia. Già basta che ogni volta che sento il Tgcom mi pare di essere in una puntata di Twilight Zone in cui si stanno avverando le sette profezie dell’Apocalisse, adesso ci tocca anche il “blog verde” che ci inculca serenità, allegria, voglia di vivere, contentezza per il nostro regime politico, per l’inesistente ripresa economica di cui parla il Tgcom per voce di Berlusconi, soddisfazione per le nostre qualità territoriali, paesaggistiche, agroalimentari.
Posso sputare?
L’avete visto venerdì scorso lo speciale “Propaganda” sul regime fascista? Insomma, non dichiaratamente ma questo blog del Tgcom è propaganda tanto quanto le veline al tempo di Mussolini che moltiplicavano velivoli e quadrupedi in tempo di guerra.

I fiori e le piante sono solo un pretesto per indirizzare i lettori verso questo o quell’acquisto, verso questa o quella tendenza estetica che poi si trasformerà in business economico, ma più propriamente questo genere di produzione, diciamo così, “culturale” è finalizzata alla trasformazione degli individui pensanti in masse di acquirenti illogiche ed amorfe, non senzienti, prone a qualunque sollecitazione e a qualsiasi stimolo provenga dall’esterno purchè porto da quella particolare fonte e con quelle particolari forme di comunicazione (rapida successione delle immagini, musica invadente, voce alta e femminile, tono scandalistico, frasi che sembrano slogan pubblicitari più che notizie di un tg).
Insomma, avete presente la fine di 1984 di Orwell? Il Grande Fratello mi ama, ecco la verità. Il Tgcom ti ama, Berlusconi ti ama, la politica ti ama, ti tiene come un fiore in una vaso, amati anche tu stesso, fatti un regalo, compra questa cosa, sarai più felice, fatti una coccola, dedicati del tempo, crogiolati nel culto di te stesso, sii feticista, non hai da fare nient’altro che obbedire ai miei comandi ed io sarò il tuo schiavo.

Tuttavia ho messo il “blog verde” del Tgcom tra i miei preferiti. Perchè?
Perchè anche la non-informazione è un’informazione, se la si sa leggere.
Cosa possiamo dedurre dagli articoli recenti del blog? Che il target a cui si rivolge è giovane, con un buon potere d’acquisto, di cultura media o medio-alta, soprattutto per quello che riguarda la tecnologia, che non si pone troppi problemi di tipo ecologico, o se lo fa è sempre in maniera supina, banalmente eco-modaiola. Un pubblico più interessato alla pianta come elemento d’arredo che non come esemplare in sè per sè. Un pubblico, insomma, che crede di essere sofisticato ma è invece solo civettuolo, che vuole essere sempre “sul pezzo” , à la page, che magari spende anche tanto ma che alla fine ottiene solo risultati mediocri, che fa le “tamarrate”.

Questo pubblico compone la maggior parte delle persone che acquistano le piante, e conoscendone il polso, si può anche individuare dove e come e perchè si dirigerà la longa manus del business nazionale. E’ grazie a questo tipo di blog che tocchiamo con mano la realtà delle ragazze che vogliono la rosa azzurra, delle signore che regalano le Echeveria tinte di rosso, o degli impiegati che comprano la Tillandsia per metterla sopra al pc in ufficio aspettando che fiorisca.
Non manca il glamour. Il Chelsea Flower Show con il suo progetto minimalista che più che giardinaggio sembra arredamento, i gioielli a forma di fiore sull’onda della ben più nota e costosa Gabriella Rivalta, i flower stylist che competeranno in tutta Italia (Calabria compresa!) regalandoci un reality show floreale in cui vedremo composizioni floreali che più fasulle non si potrebbe.

Absit iniuria verbis. Non è obbligatorio considerare il giardinaggio un’arte (lo sarebbe, poniamo un caso del tutto ipotetico, se uno fosse il moderatore di un forum di giardinaggio), come non è obbligatorio riconoscere lo status di arte alla cucina, e neanche alle madonne lignee del ‘700.
Non è necessario leggere Rosario Assunto se si vuol solo una petunia sul balcone, ed è legittimo avere una petunia sul balcone. Purché si sia autocoscienti di ciò che si fa.
“Voglio solo una petunia sul balcone, per la miseriaccia!” ha lo stesso valore di “Diavolo, ma perchè la funzione pratica è opposta alla funzione estetica?”.
Ma è vero anche l’inverso.
E se l’informazione “leggera” ha la sua legittimità, così non è per quella non-informazione che invece ha come unico scopo l’indirizzamento verso l’acquisto e l’imitazione, crassa, supina e pluristratificata.

Deliziatevi con Fiori&Foglie.com

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Satira politica, vignette.
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Che stress il pecorino!

Cosa sarà pieno di grassi animali e di sale?