Piante sempreverdi (su Houzz)

Le sempreverdi sono l’ossatura del giardino (su Houzz)

Viaggio in Inghilterra

strada di campagna inghilterraInghilterra, rorida e fresca. Profumata e tenera. Bocciolo di rosa, carnicina, verde e azzurro opaco.

Grigio in duecentocinquantasei sfumature. Dal bianco lattiginoso del cielo mattutino al cenerino smeraldato dei prati in inverno, coperti di brina ghiaccia che stride sotto i passi. Ocra grigiastro quello della pietra del Cotswold, più bluastro quella di York. Continua a leggere

Il sambuco, dal “Flauto Magico” a Harry Potter

La tradizione germanica ci ha consegnato un’idea molto suggestiva e inquietante della pianta del sambuco.
In germania si chiama Holunder (simile nella fonia all’inglese “elder”) poichè sacro ad una fata del folklore tedesco, Holda o Hulda, raffiguarnte una giovane donna con la chioma dorata che abitava proprio nei sambuchi vicini a rivi, corsi d’acqua, pozze, fonti. Ma anche altri esseri fatati, come coboldi, vivevano nel midollo del sambuco.

Sembra che questo personaggio mitologico sia riconducibile alla Fraü Holle dei fratelli Grimm, e più indietro ancora, ad un non chiaramente identificato personaggio femminile della fertilità, della morte e della rinascita. Difatti Fraü Holle/Hulda/Holda è di volta in volta rappresentata come una donna molto brutta (come la Befana, simbolo dell’anno vecchio, morente), o come una giovane donna di aspetto quasi mariano, simbolo di fertilità e di godimento dei frutti del lavoro nei campi.
Quando accade questa dicotomia nelle raffigurazioni di un personaggio, si può a ben diritto pensare che l’origine sia molto antica, di sicuro pre-ellenica e di provenienza non “italica”, quasi certamente medio-orientale. Ogni folklore ha poi rivestito questo personaggio con le sembianze che gli erano più congeniali. Il fatto poi che il culto si sia sviluppato in Germania ha fatto sì che alla figura venisse associato l’enorme compagine di fate e folletti della tradizione medievale mitteleuropea.

Frau Holle in un'illustrazione di Rien Poortvliet

Frau Holle in un’illustrazione di Rien Poortvliet

Riguardo ad una ricostruzione sulla mitologia di Hulda, ho trovato un bel sito, AFW blog, su cui ci sono informazioni molto interessanti che vi consiglio di leggere.

Il sambuco era sacro e non si osava sradicarlo, se si voleva raccogliere del legno si doveva chiedere in prestito e poi riportarlo, o eseguire un piccolo rito di preghiere. Questo è un punto che ritorna per numerose piante magiche.
Mi sembra importante segnalare che le virtù del sambuco venivano contate fino a sette: germogli per le nevralgie, foglie per la cute, fiori per una tisana, bacche per i polmoni, corteccia per l’intestino e gli occhi, radice per la diuresi, midollo antinfiammatorio.
Sette è un numero magico, lunare, poichè in quattro cicli di sette giorni si divide il mese lunare. Pianta lunare, pianta femminile, dunque. Forse per questo Brian Froud interpreta lo spirito del sambuco come una vecchia strega dallo sguardo malevolo.

medorra artwork

medorra artwork

Giuseppe Pitrè diceva che bacchette di sambuco hanno il potere di uccidere i serpenti. Il sambuco era molto usato nelle cerimonie e i riti di festeggiamento di Santa Rosalia.

HP y las reliqiuas de la muerte+magic eleder wandLa bacchetta di sambuco più nota è senza dubbio quella di Harry Potter e i doni della Morte, ricevuta dal primo fratello.

Da un sito specializzato su Harry Potter cito:

Sambuco:
Legno molto raro che dà bacchette potentissime, difficili da dominare e che difficilmente si legano ad un padrone se questi non è superiore a loro in quanto a magia.
Molti fabbricanti non lavorano questo legno perché è difficile venderlo poiché richiede un possessore davvero unico e speciale; quando la rara accoppiata riesce bene si è in presenza di un proprietario dal destino speciale.
Spesso chi possiede questa bacchetta è molto affine a chi ne possiede una di Sorbo
.

La storia dei tre fratelli:

Uno screen grab del video, in cui la Morte dona la bacchetta di sambuco al primo fratello:
magic elder wand_harry potter e i doni della morte

Nel calendario arboreo celtico il sambuco rappresenta il tredicesimo mese lunare, che si conclude nei giorni del solstizio d’inverno (il nostro Natale), probabilmente perchè il sambuco conserva i frutti fino all’inverno. Il numero 13 è sempre stato ambiguo, poichè simboleggia la morte ma anche la resurrezione, un rito di passaggio, di rigenerazione. Nella tradizione cristiana infatti il sambuco presiedeva ai riti di morte. Sul capo del morto veniva posta una corona di fiori, foglie, frutti, anche solo di rami di sambuco, a seconda della stagione.
In Inghilterra ha valenza negativa: bruciare sambuco significa portarsi il diavolo in casa (ecco l’avversione anglosassone per il numero 13…). Si sconsigliava di fare culle di legno di sambuco poichè gli gnomi che vi albergavano avrebbero dato fastidio al neonato.
In alcuni racconti il sambuco non è un albero in cui vive una fata, ma una fata stessa trasformata in albero.

Tornando alla germania, il flauto magico era un bastoncino di sambuco privato del midollo, che doveva essere tagliato in un luogo dove non si udisse mai il canto del gallo, poichè il suono sarebbe diventato roco.
Nell’opera di Mozart, il flauto dato a Tamino per sconfiggere la malasorte, è d’oro, non di sambuco. Ma la celeberrima aria che tutti ricordiamo si intitola Der Holle Rache, cioè “la vendetta di Holle”. Che Holle sia proprio la Regina della Notte?

flauto magico luzzati
In conclusione un video di Patricia Petibon, secondo me la migliore interprete della Regina della Notte.

“La compagnia si scioglie”: gran finale di febbraio confrontando cartine topografiche

Se le serate in discoteca non vi rallegrano più, se Facebook non vi dà più stimoli, se le corse in macchina non bastano più a tirarvi su l’umore, se i parchi gioco vi annoiano, allora questo post fa per voi, perchè è veramente esplosivo.
Perchè, singnore e signori, stiamo per confrontare le cartine topografiche dell’ultimo capitolo del primo volume del Signore degli Anelli, un’attività ludica in grado di produrre su di voi un’emozione potenzialmente letale, perciò leggetelo piano per non causarvi troppa tachicardia. Consigliata l’assunzione di un miorilassante per evitare spasmi e convulsioni.

Ma, siore e siori, non finisce qui, perchè qui su Giardinaggio Irregolare non badiamo a spese quando si tratta di divertimento, e assieme al pezzo da novanta delle cartine topografiche, avremo anche dei brani -siore e siori- dei brani tratti dall’insigne opera.

In breve: un topic quasi tutto scritto e con dei disegni incomprensibili.

Dunque dunque dunque: qui arriviamo ad uno dei passi più belli del Signore degli Anelli, cioè alla morte di Boromir, il rapimento di Merry e Pipino, l’abbandono della Compagnia da parte di Frodo e Sam, l’inseguimento di Grampasso, Legolas e Gimli sugli orchetti di Isengard. Così finisce il primo volume e inizia il secondo, che a me ha sempre annoiato più o meno mortalmente, con interminabili descrizioni di battaglie e assedi. Infatti mi sa che del secondo e del terzo volume, ben poco posterò sul blog.

I nostri amici sono partiti da Lorien il 16 febbraio, e hanno percorso il Fiume Anduin per circa dieci giorni fino a raggiungere le Rapide di Sarn Gebir. Qui ci fu un errore di Aragorn, il quale -avendo avvistato Gollum che li seguiva a nuoto- decide di accelerare i tempi e affretta l’arrivo alle rapide tanto che non si accorgono di averle vicino fino a quasi esserci dentro.
Aragorn non fa molti errori e questo è rimarchevole.
La Compagnia fa retromarcia, accosta sulla sponda occidentale del fiume, si carica le leggerissime imbarcazioni elfiche in spalla e procede lungo un sentiero commerciale. E’ un passo molto bello del racconto, ovviamente di secondaria importanza, quindi non illustrato e non descritto dal film.

tavola 24: il Grande Fiume , le rapide di Sarn Gebir, gli Argonath

tavola 24: il Grande Fiume , le rapide di Sarn Gebir, gli Argonath

sarn gebir_strachey 2

Barbara Strachey sostiene che l’attraversamento delle rapide di Sarn Gebir è accaduto attorno al 24 febbraio.
Il giorno successivo, il 25, dovrebbe esserci l’avvistamento degli Argonath e l’entrata nel bacino di Nen Hithoel. E’ durante queste notti che Tolkien lascerebbe capire che Legolas non è effettivamente biondo ma bruno, cosa sulla quale nell’ambiente tolkieniano si dibatte in maniera accesa.
La scena del film è visivamente emozionante quasi quanto la narrazione di Tolkien, e quando si vede al cinema o su un megaschermo, la sensazione di essere immersi nell’acqua e di sentirsi rimpicciolire, è molto forte.

Dal libro:

“Frodo intravide, scrutando il Fiume, due grandi scogli distanti che si avvicinavano: parevano immensi pinnacoli o pilastri. Alti, perpendicolari, minacciosi, montavano la guardia ai due lati del letto. Tra di essi vi era una stretta breccia, ove la corrente sospinse le barche.
“Mirate gli Argonath, le Colonne dei Re!”, gridò Aragorn. “Fra poco vi passeremo in mezzo. Tenete in fila le imbarcazioni, e lontane le une dalle altre!Non abbandonate mai il centro del fiume!”
Le grandi colonne parvero ergersi come torri incontro a Frodo trascinato verso di esse dalla corrente. Egli ebbe l’impressione di vedere dei giganti, grandi, grigi e massicci, muti e minacciosi. Ma poi si accorse che le rocce erano effettivamente scolpite e modellate: l’arte e la forza antica le avevano lavorate, ed esse conservavano ancora, attraverso le intemperie di lunghi anni obliati, le possenti sembianze che erano loro state date. Su grandi piedistalli immersi nelle acque due grandi re si ergevano: immobili, con gli occhi sgretolati e le sopracciglia piene di crepe, fissavano corrucciati il Nord. La loro mano sinistra era alzata, con il palmo rivolto verso l’esterno, in segno di ammonimento; nella mano destra reggevano un’ascia; in testa portavano un elmo e una corona corrosi dal tempo. Erano rivestiti ancora di una grande potenza e maestà, silenziosi guardiani di un regno scomparso da epoche immemorabili. Ammirazione e timore s’impadronirono di Frodo, ed egli si prostrò, chiudendo gli occhi, e non osando levar lo sguardo quando le barche furono vicine.”

Quest’ultima descrizione, di Frodo che si prostra, mi emoziona sempre. Peter Jackson ha elaborato qui uno dei momenti più belli del primo film e dell’intera trilogia, a mio avviso.

Tavola 25, il Nen Hithoel e il Parth Galen

Tavola 26, il Nen Hithoel e il Parth Galen

Una volta superati i cancelli di Argonath, le barche entrano nel bacino ovoidale del Nen Hitoel, dove si erge Tol Brandir. Ai due lati si levano altre due cime, Amon Hen (Colle della Vista, a occidente) e Amon Lhaw (Colle dell’Udito, a oriente), dove gli antichi re si recavano per avere visioni e comunicare tra loro anche tramite i Palantìr.
Dal libro:

“Mirate Tol Brandir!”, tuonò Aragorn, mostrando a sud l’alta vetta. “Alla sua sinistra è Amon Lhaw, e alla sua destra è Amon Hen, i Colli dell’Udito e della Vista. Ai tempi dei grandi re, su di essi erano stati posti degli alti seggi, custoditi notte e giorno da sentinelle. Ma si dice che mai piede umano o animale si sia posato su Tol Brandir.

Le barche vengono tirate in secco sempre sulla sponda occidentale, essendo quella orientale popolata da orchetti, su una zona pianeggiante chiamata Parth Galen.

Ecco un’illustrazione più dettagliata che raffigura le linee di percorso di tutti i personaggi:

Dettaglio dei movimenti dei personaggi della Compagnia

Dettaglio dei movimenti dei personaggi della Compagnia


Come si vede, dopo essere approdati a Parth Galen per il riposo e decidere il da farsi, Frodo si avvia verso Amon Hen, seguito da Boromir, il quale, una volta Frodo infilato l’anello ed essere sparito, tornerà sui suoi passi al Parth Galen, in tempo per vedere l’attacco degli orchetti, Merry e Pipino rapiti, combattere e morire. Sulla mappa è segnato l’antico sentiero che sia Frodo che Boromir hanno seguito.
Si vede anche il percorso irregolare compiuto da Legolas e Gimli in cerca di Frodo, e quello di Aragorn che raggiunge Amon Hen, mentre Sam, che lo seguiva, torna indietro alle barche, avendo capito le intenzioni di Frodo.
Frodo e Sam prendono una barca e si avviano verso Mordor, attraversano il Nen Hitoel, mentre il corpo di Boromir ha una sepoltura arturiana, poichè viene posto in una barca con una panoplia di armi, e lasciato cadere nelle cascate di Rauros.
Successivamente il suo corno fu trovato e portato a suo padre Denethor, che impazzì dal dolore.

Nella mappa, in nero, è segnato anche un altro percorso commerciale che consentiva di portare le barche in spalla per evitare le cascate di Rauros.
Nella piantina più estesa (la tavola 26) è possibile vedere il percorso a ritroso che seguirono Legolas, Gimli e Aragorn nell’inseguimento di Merry e Pipino, e dove fu trovata la spilla di Pipino.

Tutto questo accadde ieri, il 26 febbraio.

Di seguito i commenti dell’autrice:
nen hithoel_estemnet_strachey 2

tol brandir_parth galen_strachey 2

E per finire in bellezza, un’illustrazione di Alan Lee vecchia maniera, che raffigura la vetta di Tol Brandir vista da Amon Hen. Dovete scaricarla e guardarla bene ingrandita. Osservate l’angolo in basso a sinistra, e in cima alle scale, e ditemi cosa (o chi) ci vedete.

Alan Lee, Tol Brandir

Alan Lee, Tol Brandir

Addio a Lorien

Dopo aver soggiornato circa un mese a Lórien per guarire dalle ferite e dalla stanchezza, la Compagnia dell’Anello lascia il Bosco d’Oro il 16 di febbraio.
Le illustrazioni che riguardano questo addio e in generale Lórien non sono tra le mie preferite. A mio avviso nessuno degli illustratori contemporanei è riuscito ad avvicinarsi alla descrizione di Tolkien, sebbene questa sia meticolosa e suggestiva.
Alan Lee, uno dei migliori illustratori di Tolkien, ha anche realizzato i bozzetti per le scenografie del film (portandosi a casa un Oscar), ma devo confessare che la sua visione di Lothlorien e di Rivendell mi fa l’effetto di un’ughiata su una lavagna.

Lòrien per i bozzetti della scenografia del film

bozzetti della scenografia del film

Non di meglio è riuscito a fare Ted Nasmith illustrando la scena dell’addio a Lórien.

Ted Nasmith, Addio a Lòrien

Ted Nasmith, Addio a Lòrien

Quando ero studentessa e portai il calendario contenenete questa illustrazione a scuola, noi tutti rimanemmo ammirati dall’iperrealismo della scena, finchè un mio collega disse: “Ahò, bello sì, però ogne tanto ‘sto qui appiccica, eh!”

“Appiccica” è un termine gergale degli illustratori vecchia maniera che significa che non s’è data aria sufficiente tra un piano e l’altro. Un iperrealismo troppo spinto “appiccica”, mentre bisogna saper rinunciare a dettagli, sfumare certi contorni. Ted Nasmith “appiccica” un bel po’, ma vorrei saper “appiccicare” io come “appiccica” lui!

Le due illustrazioni più riuscite, secondo me, sono una di Tolkien:

Illustrazione di Tolkien di Lothlorien in primavera

Illustrazione di Tolkien di Lothlorien in primavera

E una del Lee vecchio stile.
Alan Lee_ CerinAmroth

Ma torniamo alla fida Barbara Strachey e alle sue asciutte illustrazioni topografiche:

I viaggi di Frodo, Lòrien

I viaggi di Frodo, Lothlorien

Commento dell’Autrice:
Lòrien_Strachey_i viaggi di Frodo

Peccato che nessuno dei grandi illustratori si sia concentrato sul brano più appassionante dell’addio della Dama del Bosco d’Oro, cioè quella dei doni.
A Sam Galadriel regalò una semplice scatola di legno contenente terra benedetta (“beati i miti perchè erediteranno la terra…”), che poi Sam, una volta tornato nella Contea, devastata da Saruman, sparse al vento, facendola ritornare alla sua originaria bellezza.

Questo è il brano:

“Per te, piccolo giardiniere ed amante degli alberi”, disse rivolgendosi a Sam, “non ho che un piccolo dono”. Gli mise in mano una scatoletta di semplice legno grigio, del tutto disadorna, con un’unica runa d’argento sul coperchio. “Codesta è la G di Galadriel”, disse la Dama; “ma può anche essere l’iniziale di
giardino nella tua lingua. La scatola contiene terra del mio frutteto, ed ogni benedizione che Galadriel ha ancora il potere d’impartire. Non ti aiuterà a percorrere con costanza la giusta via, né ti difenderà contro le insidie; ma se tu la conservi, ed un giorno ritorni infine alla tua casa, allora forse sarai ricompensato. Anche se trovassi tutto spoglio e abbandonato, quando avrai sparso in terra il contenuto della scatola, pochi giardini fioriranno come il tuo nella Terra di Mezzo”.