Viaggio in Inghilterra

strada di campagna inghilterraInghilterra, rorida e fresca. Profumata e tenera. Bocciolo di rosa, carnicina, verde e azzurro opaco.

Grigio in duecentocinquantasei sfumature. Dal bianco lattiginoso del cielo mattutino al cenerino smeraldato dei prati in inverno, coperti di brina ghiaccia che stride sotto i passi. Ocra grigiastro quello della pietra del Cotswold, più bluastro quella di York.

Terra di druidi, maghi, incantatori, sortilegi, grandi re e regine spietate, terra arcana, barbara, di graffiti iniziatici, di tumuli e pietre megalitiche.

Alan lee oisin

Inghilterra, madre dei folletti.
Inghilterra, perfida Albione.
Inghilterra, la Tigre è ancora viva.
Inghilterra senza sole.
“Com’è stata l’estate quest’anno?” chiede un turista.
“Non saprei, quel giovedì non ero in città” risponde il londinese.

Se si è fortunati, in quei giovedì, si possono percorrere le stradette di campagna inondate dal profumo del caprifoglio, vedere lunghe siepi di rose dai colori magari un po’ fracassoni, cottage ordinati, belli in fila, ognuno con la propria cassetta della posta e la staccionata ornata da clematis.

Stai a sinistra, tieni la sinistra.
cottage

Papere bianche starnazzano nello stagno di Beatrix Potter. Si scambieranno certamente informazioni sul tempo e sulla cova delle uova, forse su un nuovo punto a maglia, forse hanno visto in faccia l’assassino uscire da un cottage di St. Mary Mead.
Siepi di prugnoli e biancospini che dividono l’ampia coperta patchwork dei campi coltivati. Pecore sparse come nel presepe. Pecore lanose, pecore intelligenti, pecore investigatrici. Glenkill, dramatis oves.

dramatis oves

Cammina che ti cammina.

Storie di Goblin, di Pixie, di Picchiettanti, di Mab, Regina delle Fate. Affonda il tuo anello se sei un Pixie. Cerca la tua sorgente se sei un Nixie.

Edward Robert Hughes

Dove mai può essere ambiento un racconto di magia se non in Inghilterra? Libri di fiabe, arti magiche, penne d’oca, calamai con inchiostro nero d’avorio, merletti bianchi di perla inamidati per le cuffie da notte delle bambine in epoca Vittoriana. Scatole di colori, bambole di bisquit, caleidoscopi. L’albero di Natale, con le palline e i fiocchi, gli angeli in attesa, sempre in paziente attesa, profumo di biscotti odore di felicità.

Il tè, un buon tè caldo, un vero Ceylon, uno Yunnan con veri scone preparati secondo la tradizione, non arrangiati all’italiana, resi pietosi dolcetti con fragole e panna. Chi –sano di mente e di lingua- vorrebbe uno Yunnan con panna e fragole? Crema acida e cetrioli tagliati a velo su pane tostato: questo è un vero scone.

Alice-in-Wonderland-Mad-Hatter-Tea-Party

Un tè vero, buono e giusto, servito da un Leprotto Bisestile che pone enigmi matematici e paradossi logici, su cui uno come Bertrand Russell andò a riflettere un secolo più tardi.
“Vorrai dire come fai a volerne meno, non si può averne niente meno di zero”.
Tre commensali che ruotano attorno a un tavolo in cerca di tazzine e tè e biscottini come i quaternioni di William Rowam Hamilton, ma l’ultimo ospite, il tempo, è assente, e il moto si perpetua. Il cappellaio Matto e il Leprotto Bisestile continuano a cavitare nell’atemporalità, a impannarsi nelle pieghe dell’incommutabilità, della reductio ad absurdum, del nonsense e dell’humour britannico.

Ma il sole è sempre dietro la collina, Shadowlands, questa è la terra delle ombre.

lingering fog

Cromwell che fa saltare sul ceppo tante teste quante Robespierre cento anni dopo con la ghigliottina, Roberto Calvi impiccato sotto il pub dei Black Friars, la guerra dell’oppio, la conquista delle Indie, un impero di “salute comune” che ha colonizzato e asservito mezzo mondo. Dietro a tutto ci sei tu, con la tua massoneria, i tuoi giochetti imperialisti, il tuo liberismo capitalista che ha rovinato questa terra.

black friars

Tinker, Taylor, Soldier, Spy. Sciarpe di lana, odore di polvere, occhiali di tartaruga, carpette di cartone chiuse con l’elastico, impermeabili sgualciti, telescriventi, mirini telescopici, silenziatori.

Wibbly wobbly timey wimey.

Kubla Khan fece in Xanadù.

Disse così Lucifero cadendo nella sua tana: meglio regnare all’Inferno che servire in Paradiso.

 

TARDIS

14 pensieri su “Viaggio in Inghilterra

  1. Bella questa evocazione della inglesita’.
    La cabina della polizia ricorda il Doctor Who, prodotto ultradecennale della BBC.
    Però non hai citato Harry Potter….

    • Sono stata una sola volta in Galles, ma è una storia lunga. Mi ricordo solo una strada interminabile, il viadotto , campi verdi con pecore bianche, e degli agapanthus.

      La cabina blu è davvero il TARDIS, la nave spaziale del Doctor Who. Eggià, perchè se i collettori di Bussard, il relè ventrale e il la sala del deflettore sono il mio ufficio (ma quali giardini?),e non potrei mai confondere la scatola degli interruttori del deflettore di navigazione con quella dell’armamento siluri di prua, sulla matrice di delocalizzazione temporale sono un po’ debole. Insomma, aspiro ad essere una whoviana, ma purtroppo da noi è arrivato solo il quarto dottore (Tom Baker), prima dell’exploit con Eccleston, Tennant e Smith. Dr. Who è al momento un business molto redditizio, ma in Italia manca metà della storia. Il Maestro, nelle sue infinite rigenerazioni, ad esempio, è un personaggio quasi sconosciuto.
      ma io sono tra quelli che si ricordano i Virniani, mica scaloppine!

      • A me è piaciuta la rigenerazione che ha visto l’ingresso nel cast di Tennant: il poverino si trovava in stato comatoso, e cosa l’ha salvato? Qualche goccia di buon te’, grazie ai suoi polifenoli, of course! Solo in Inghilterra potevano pensare a una cosa del genere.
        Poi dopo anni costretti a vedere Ufo che si schiantano su Washington o al massimo NY, vedere che si schiantano su Londra, preferibilmente a Natale, fa uno strano effetto. Che strana mira che hanno gli alieni certe volte…

        • Vero è? Anche la rigenerazione di Smith non era male, s’è abboffato di un sacco di roba nella cucina della piccola Amy Pond.
          Come filmaccio di fantascienza quest’anno avremo “Jupiter”. Tenetevi forte.

          L’hai visto District 9?

          • No, ho letto la scheda su internet. Inquietante, ma forse anche un modo per far capire l’apartheid a chi ha la testa dura e non pensa che potrebbe mai trovarsi un giorno dalla parte sbagliata.

  2. Inglesità? L’ispettore Barnaby, sfogliando annoiato un quotidiano: “il telefono é silenzioso”. L’agente Jones: “sono le cinque, signore, i cattivi staranno prendendo il the”. Barnaby: “giusto”.
    E la dama upperclass sessualmente molto vivace, allo stesso ispettore lievemente scandalizzato, dice: “adoro il pittoresco moralismo della classe media”

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