I rendering non sono poi una novità

“Before and after” Humphry Repton (1752-1818)
before&after rendering humphry repton

Phylosophy garden, New York University
Illustrative Rendering - Philosophy Garden

Dialogo Shoshoni in sette righe, di Lidia Zitara

Dramatis personae:
Grande Capo Estiquatzi, sciamano e capo della tribù, dotto in ogni cosa che riguarda il Cielo, la Terra e gli Spiriti
Squaw Pelle di Rana, giovane ragazza bruttina e un po’ ottusa

Grande Capo Estiquatzi: osserva giovane squaw, come l’albero è in fiore: ogni fiore è un frutto e ci darà molte provviste per l’inverno.
Squaw Pelle di Rana: sì, Grande Capo, io amo molto la frutta: mi piacciono le banane.
Grande Capo Estiquatzi: Squaw Pelle di Rana, sei forse impazzita? Questo non è un albero di banane, le banane non sono state ancora scoperte, questo è un albero di prugne! Non vorrai mica confrontare prungne con banane, o noci con kiwi? Squaw Pelle di Rana, devi imparare che ogni cosa ha un suo valore e che non puoi usare le noci per andare di corpo o le prugne per gli Omega3!
Squaw Pelle di Rana: non ho capito Grande Capo, vuoi dire che alcuni paragoni non hanno valore ?
Grande Capo Estiquatzi: certo che non lo hanno, mia giovane e improvvida squaw, se non per far ridere la tribù! Sia lode agli Spiriti!
Squaw Pelle di Rana: sia lode agli spiriti, Grande Capo, le banane sono buone!

Glicine, cipresso, palma

Glicine, cipresso, palma, cipresso, glicine


Il glicine. Il glicine ha forse il monopolio di queste settimane. Profumo, colore, vigoria, tutto contribuisce a farne il re della metà di aprile.
Il più delle volte è un rampicante contenuto lungo la ringhiera di una villetta (immaginamoci le potature annuali per limitarne la crescita, i fastidi dei vicini, i borbottii dei passanti). E’ sinonimo di eleganza, raffinatezza, capacità colturali, di lustro sociale. E’ insomma utilizzata dalla società borghese per definire il suo status.
A volte è utilizzato come una graziosa mantovana per ornare balconi e tettoie.

mantovana


Oppure per fare da ghirlanda fiorita al parapetto dei balconi-bene.

Ghirlanda

Mi viene in mente Hermann Hesse e la descrizione dell’Araucaria, che considerava pianta borghese per eccellenza. Il cedro, l’Araucaria, il glicine, la Washingtonia, la Phoenix, la Cycas e il loro seguito di palmizi assortiti, sono tutte piante che nel contesto delle periferie urbane delle province italiane, hanno finito per adornare le case di quel tipo di borghese che descriveva Dostoevskij in L’Idiota, quando parlava del generale Ivolguin, o George Eliot in Middlemarch.

Glicine del benzinaio


Questo è un glicine non potato e lasciato libero di correre sugli alberi, che è quello che il glicine dovrebbe fare. Qui sono cipressi, i cipressi del benzinaio, che con il loro fogliame scuro rendono in qualche modo lugubre il colore del glicine.

Foto di gruppo con palma

La palma c’è, ma in questo caso smorza la tetraggine del fogliame del cipresso. Sembra stare lì per pura combinazione, senza nessun atto di premeditata orticoltura.

Libero finalmente

Il glicine corre finalmente libero di esprimere tutta la sua vocazione. Dato che abbiamo tanti cipressi nei cimiteri, perchè non piantarci al piede qualche glicine? O semplicemente, perchè non lo piantiamo lì dove può essere piantato, senza costringerlo con potature in spazi angusti, come se fosse un rampicante da niente, piccolo come una clematis, docile come un pisello odoroso?
Ci ostiniamo a volerlo avere a tutti i costi, perché è bello, perchè è terribilmente romantico, perchè anche gli altri ce l’hanno, per non essere da meno.
Dovremmo pensarci due volte prima di piantare un glicine in giardino, capire dove andrà a finire e se saremo costretti a tagliarlo alla base il giorno che l’ENEL ci dirà che dà fastidio durante le operazioni di manutenzione ai cavi della corrente. Vogliamo avere una trina color malva sul cancello d’entrata? Bene, dovremo stare attenti che non se lo divori.

E vissero per sempre felici e contenti


Una cortina di alberi o un’alta siepe, non necessariamente privata, ma perchè no, anche comunale, sono un supporto ideale per un glicine, che potrà cessare di essere quel barboncino tosato e con la coda a pouf, e tornare ad essere l’animale selvaggio che è.
Cazzo, lasciate battere il cuore del glicine.

Il mestiere di aspettare

Fare la fila e aspettare il proprio turno sono due veri e propri mestieri.
Bisogna essere pratici, non fare come fanno tutti, lì in piedi a guardare se la porta si apre o se chi è di turno ha finito.
Se si va a fare la fila con un libro, tutto magicamente si aggiusta, e il tempo perso non sembra più tanto perso: ed in effetti non lo è.

Aspettare è un mestiere

Aspettare è un mestiere

Per ora sto leggendo questo:

Il significato dell'estetica

Il significato dell'estetica

Una delle cose che può accadere quando si legge mentre si fa la fila, è che la mente sia più distratta e corra più facilmente verso altri pensieri. Improvvisamente, mentre leggevo, sollecitata da una parola, sono stata trafitta da un’idea: che fa la borghesia?

Che fa la borghesia?

Che fa la borghesia?

La borghesia, che sempre è stata fonte di rinnovamento politico, sociale, economico, morale, artistico, sembra essersi assopita, adagiata sul luogo comune, vendibile, o sul linguaggio accademico. Sembra aver perso il suo ruolo di innovatrice.
Se questo è vero per la politica e l’economia, è anche più vero per quanto riguarda il giardinaggio. L’élite intellettuale è quasi interamente di tipo accademico, a servizio presso il “principe” di turno (in questo caso il giardino “ricco”, da rivista, in tutte le sue declinazioni più o meno apprezzabili ).
Gli intellettuali innovatori sono soffocati da questo vecchio regime o annaspano alla ricerca di un posto a sedere in mezzo a coloro che sono al servizio del “principe”.
E tutti gli altri guardano…e intanto che guardano comprano.

Politicamente corretto

08/30/08
Politicamente corretto
Filed under: Giardinaggio e natura, Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 5:26 pm

Questa locuzione, politicamente corretto nasce nei paesi anglofoni. Se fosse nata in Italia avrebbe più verosimilmente suonato come “eticamente corretto”, e probabilmente avrebbe avuto un significato più profondo che non il salvataggio delle apparenze.
Spesso chi è politicamente corretto (il che non vuol dire “eticamente corretto”) riesce ad essere una gran carogna e a rimanere impunito, solo per il fatto di avere salvato le apparenze, di essersi cioè comportato pubblicamente secondo modelli accettabili, o addirittura virtuosi.
Io diffido dei politicamente corretti, mi fanno orrore.

Politicamente corretto non equivale a “correttezza, giustizia, assennatezza”. Nel migliore dei casi è un modo supino, prono, ottuso, di vedere le cose, tipico delle persone che non sanno ragionare con la propria testa, e che hanno bisogno di regole e regolette alle quali attenersi. Se poi siano giuste o sbagliate poco importa, l’essenziale è che ci siano e che siano socialmente accettate. Il buon senso non conta, conta solo il “non passare dalla parte del torto”.

Nel caso peggiore “politicamente corretto” è il riuscire a metterla nel didietro agli altri, facendogli credere di avergli fatto un favore, ed aspettandosi altezzosamente riconoscenza per la propria generosità.
Vi viene in mente qualcuno?

Ma facciamo un esempio:
De gustibus non dispuntandum est è politicamente corretto e molto ottuso. Se da un lato l’arroganza intellettuale è fastidiosa, dall’altro il qualunquismo esagerato di altri lascia ancora più stupefatti.
Non sia mai criticare il cattivo gusto degli altri: si viene subito tacciati per snob, per quel tipo di giardiniere che vuole solo le rose inglesi, che odia il rosso e l’arancione, e che storce il naso appena sente parlare di gerani.
In Italia questo sciocco buonismo è la linfa stessa della cultura del giardinaggio, che per questo motivo difatti non esiste.

Alle riviste conviene: con una faccia fanno l’inchino al Principe Carlo e alla sua tenuta ecocompatibile di Poundbury, e con l’altra faccia ci insegnano come diradare le petunie. Così non si alienano la consistente fetta dei giardinieri dai gusti vaghi ed approssimativi.
Di scrittori e giornalisti non ne parliamo: sono come polvere negli occhi! Non esprimono giudizi per non ferire l’altrui mediocrità, e poi ci si aspetta che la cultura del giardinaggio cresca. E come? Per miracolo divino?
De gustibus un corno. A furia di non disputare si diventa supinamente acquiscenti a qualsiasi zozzeria o assurdità ci venga proposta: dai pratini con le ciotole di pansè, ai vari muri verdi, e a tutte le stronzate e stronzatine dei grandi progettisti internazionali.
In Italia si disputa di ogni stupidità: dalle gomme della Ferrari al lifting di Simona Ventura. Possibile che il giardinaggio non rientri tra le cose disputabili, solo per “paura di offendere”?


2 Responses to “Politicamente corretto”
1. Noor Says:
September 12th, 2008 at 9:34 am e
Lidiuzza… l’ho già detto che ti adoro, vero? :oD

2. Lidia Says:
September 12th, 2008 at 12:26 pm e
Tu? Mai abbastanza, vecchio mio…