Ispirazione dal bosco (su Houzz)

Nelle zone in cui la neve si sofferma fino a marzo e oltre, bisognerà avere pazienza, ma dove febbraio e marzo sono mesi che regalano autentiche giornate di sole, frizzanti ed energetiche, una passeggiata in montagna, armati di macchina fotografica o del semplice cellulare, vi cambierà la mattinata. Sarete sorpresi di vedere quanti fiorellini costellano il sottobosco già all’inizio dell’anno!

Piccoli, timidi e un po’ sparpagliati: ricordano tanto i dipinti vittoriani delle fate dell’illustratrice Cicley Mary Baker o le assurde follie di Alice nel paese delle meraviglie. La montagna è sempre una ricchezza: chi cerca un po’ di magia, chi un po’ di solitudine, chi qualche rarità botanica. A volte, quando il silenzio è profondo, e si sente il respiro del bosco, ci si immagina che questo inizi a ruotare attorno a noi, e che ci parli.

Una raccomandazione: nel bosco sempre meglio guardare, fotografare, ma non raccogliere e portare a casa!

Tra la le foglie cadute e i residui di neve non è difficile imbattersi, anche a febbraio, nei bucaneve. Timidi all’apparenza, dall’aspetto così fragile e tenero, minuscoli e bianchi. Ma di una rusticità a tutta prova: la loro resistenza deriva da una sorta di foglia protettiva, che come una guaina, gli consente di farsi strada attraverso lo strato di neve.
Da sempre il fiore è simbolo di purezza per via del suo colore virginale, ed è dedicato a Maria.
La loro fioritura è importantissima poiché sono ricchi di nettare che attira le api e consente l’impollinazione.

Il mio articolo sui fiori di bosco (su Houzz) – continua a leggere

Le regole del bosco, creazione, cura e aspetti ornamentali del bosco domestico (26-27 ottobre -Verona)

alan-lee--mirkwood2Pizzetti lamentava la nostra incapacità anche solo di pensare al bosco produttivo, che al suo tempo fu la salvezza di molti sotto la guerra. Ora, con la crisi che alita sul collo di tutti, il bosco produttivo è divenuto una necessità. Chi avverte per primo questa necessità sono sempre i giardinieri, gli studiosi del paesaggio, e in genere chi si occupa di ambiente in maniera consapevole.

L’Associazione Maestri di Giardino ha indetto a riguardo un secondo campus di studi.
Si terrà il 26 e il 27 ottobre alla Tenuta La Valverde, a Verona. E’ un campus a pagamento.
Qui sotto vi metto il link del programma
Cliccare qui per il programma “Le regole del Bosco”

Per comodità lo riporto anche nel corpo del post, ma vi raccomando di controllare sempre il sito e telefonare per prenotare o conoscere variazioni di programma.

Programma
SABATO 26 OTTOBRE
Mattino
ore 9: Ritrovo presso Villa La Valverde e registrazione dei partecipanti.
ore 9.30: Apertura dei lavori con saluto di MG. da Sacco e dei rappresentanti dell’Associazione MdG.
Ore 10-12: Primo Modulo, conferenza introduttiva di Paolo Tasini.
• Nuove idee per nuovi boschi. Una ricognizione su un luogo in cui si sovrappongono naturalità e coltivazione, fra tradizione e le nuove tendenze del food forest e del forest gardening.
Ore 12.30: Pranzo presso i locali della Villa.
Pomeriggio
Ore 14-16: Secondo modulo, laboratorio con Valerio Gallerati.
• Leggere il bosco: passeggiata e analisi dello sviluppo vegetazionale a dieci anni dall’impianto del bosco, delle consociazioni e del riequilibrio naturale.
Ore 16: Pausa con degustazione di tisane naturali.
Ore 16.30-18: Terzo modulo, conferenza di Valerio Gallerati.
• Dal seme alla pianta – Come inizia un bosco. I segreti e i tempi della germinazione, la consociazione delle specie negli ambienti naturali come regola guida per la creazione di un bosco.
Sera
Ore 18: Fine della prima giornata del Campus e sistemazione per la notte.
Ore 19.30: Cena con prodotti tipici del veronese.
Ore 21: Walden o il richiamo della foresta. Antonio Perazzi presenta il libro Foraverde Maestri di Giardino Editori (serata aperta al pubblico).

DOMENICA 27 OTTOBRE
Mattino
Ore 08.30-10: Terzo modulo, laboratorio con Gianpiero Gauna.
• L’arte della manutenzione del bosco. Attività pratica di cura delle piante e di raccolta delle potature e di altro
materiale per l’utilità della casa e del giardino.
Ore 10: Caffè all’aperto.
Ore 10.30 – 12.30: Quarto modulo, Laboratorio con Paolo Tasini e Gianpiero Gauna
• Più fiori, più frutti: per bellezza e per alimento. Attività pratica di piantumazione di specie erbacee e arbustive
a integrazione della vegetazione esistente.
Ore 12.30: Pranzo presso i locali della Villa.
Pomeriggio
Ore 15 -17.30: Quarto modulo, Laboratorio con Massimo Villa.
• Steccati, cancelli e altri intrecci: l’arte dell’intreccio praticata con gli scarti della pulizia del bosco per realizzare oggetti o arredi e strutture utili.
Ore 17.30: Merenda e chiusura dei lavori.

Abstract e contatti
Ore di lezione teorico-pratiche: 11,5
Organizzazione: Associazione culturale Maestri di Giardino, Presidente Daniele Mongera
http://www.maestridigiardino.com
Tutor: Daniele Mongera, tel. 3292515637 – mail: campus@maestridigiardino.com
Resident Tutor: Maria Giulia da Sacco, tel. 3386838998, http://www.valverde-verona.it

Costi del Campus
Tariffa ordinaria Campus: 180 € comprensivi di:
– iscrizione annuale all’Associazione Maestri di Giardino, valida fino al 31.12.2014*
– 11,5 ore di lezione teorico-pratiche
– conferenza specialistica sul tema del bosco domestico
– 2 pranzi, 1 cena, 4 coffee break
Tariffa convenzionata Campus (riservata ai soci dell’Ass. Compagnia del giardino e del Circolo Amici in
Giardino): 130 € comprensivi di:
– iscrizione annuale all’Associazione Maestri di Giardino, valida fino al 31.12.2014
– 11,5 ore di lezione teorico-pratiche
– conferenza specialistica sul tema del bosco domestico
– 2 pranzi, 1 cena, 4 coffee break
Tariffa per associati Maestri di Giardino: 50 €
*L’iscrizione all’Associazione Maestri di giardino dà diritto a partecipare ai Campus successivi a prezzo
scontato e a partecipare ai laboratori formativi presso i Maestri.


Informazioni importanti

-Per partecipare al Campus è necessario iscriversi entro e non oltre il 20 ottobre 2013.
Il Campus si effettuerà con un numero minimo di partecipanti.
Per le modalità di iscrizione telefonare al 3292515637 oppure scrivere a campus@maestridigiardino.com.

Il Campus si svolgerà con qualsiasi tempo: tutte le attività e i laboratori all’esterno saranno effettuati anche in condizioni di foschia o di leggera pioggia. È pertanto importante munirsi di abbigliamento ed equipaggiamento adeguato, oltre che di eventuali indumenti di ricambio.
Si ricorda che nella notte tra il 26 e il 27 ottobre si ritorna all’ora legale: il programma del Campus ne ha tenuto
debitamente conto.

tenuta la valverde

Villa La Valverde – Via Antonio da Legnago, 21 – 37141 Verona
La Valverde si trova poco lontano dalle mura di Verona e può essere raggiunta:
– Dall’autostrada A4 Milano–Venezia, uscire a Verona Est. Imboccare la Tangenziale Est e uscire a Montorio-Caserma Duca. Voltare a destra: la villa è poco più avanti, alla vostra sinistra.
– Dall’aeroporto di Verona. Prendere la Tangenziale Sud ed uscire a San Martino Buon Albergo. Da lì imboccare la Tangenziale Est e seguire le indicazioni come sopra.
– Con i mezzi pubblici. La linea urbana n.13 ferma ogni 15 minuti a pochi metri dal cancello.
– In bicicletta. Dalla città seguire la pista ciclabile per Montorio che passa proprio davanti alla villa.

Colori d’autunno nel “Giardino tra i campi”

Colori d’autunno nel giardino tra i campi from Emilio Tremolada on Vimeo.

link utili:
Un giardino tra i campi
Un giardino tra i campi su Facebook

I video di Emilio Tremolada su Vimeo

Un’informazione per chi si trova dalle parti di Orticolario a Cernobbio. Il 4-5-6 ottobre ci sarà un corso di fotografia tenuto da Emilio Tremolada, per gli appassionati di fotografia e giardini. Il corso si terrà nello stand di CasaFacile (organizzato con FujiFilm) e ai partecipanti verrà data in uso l’attrezzatura fotografica con cui realizzare foto all’interno della mostra.
L’autunno è una stagione dai suggestivi colori e ricca di soddisfazione, questo è l’affascinante giardino di Stefano Peroni a Castelbolognese.

Territori rurali a rischio: una riflessione

Il testo che segue mi è stato gentilmente inviato dopo una mia richiesta riguardo al convegno sui Territori Rurali a Rischio. E’ ovviamente a disposizione di tutti, ma non essendo un testo mio, prego l’utenza di non prelevarne porzioni senza citare la fonte.
Grazie.
La presentazione del convegno è consultabile a questa pagina

AntoniminaPaesaggio della campagna di Antonimina (RC)

Territori rurali a rischio: proposte per un governo integrato degli ambiti fragili

di Alessandra Furlani

Il contesto

Secondo l’annuale indagine della Protezione Civile con Legambiente (dati dicembre 2011), in Italia l’82% dei comuni ha zone a rischio idrogeologico (soggette, quindi, a frane, smottamenti, alluvioni e allagamenenti).

In ambito nazionale, in ben 14 regioni oltre il 90% delle realtà comunali si trova in tale condizioni; in Emilia-Romagna la percentuale raggiunge il 95%.

Inoltre, quasi il 10% del territorio nazionale si trova in aree classificate ad alto rischio e 5 milioni di cittadini convivono quotidianamente con questa spada di Damocle appesa sulle loro esistenze.

Le amministrazioni locali, in tempi di crisi economica e di patto di stabilità possono intervenire molto poco: si tenta di tamponare le emergenze e soltanto il 6% dei comuni a rischio intraprende programmi continuativi di prevenzione, dedicati alla stabilità dei versanti, alla cura del reticolo idraulico minore, alla manutenzione puntuale dei territori e dei paesaggi fragili.

E del resto la difesa del suolo è oggetto di legislazione concorrente tra lo Stato e le Regioni ed è a tale livello che occorre ideare e finanziare la necessaria programmazione.

Antonimina 2

Funzioni territoriali del mondo agricolo

Questo forma di manutenzione e cura territoriale è stata svolta per molti secoli dal mondo agricolo: in collina e montagna, ai terreni coltivati faceva da contorno il suolo più fragile o improduttivo (bosco, incolto, pascolo e calanco) che le aziende agricole curavano, come in una sorta di affido territoriale, senza trarne prodotti vendibili, ma solo modeste economie di autoconsumo.

Rendevano così anche alle comunità locali un grande servizio ambientale, in termini di contenimento del rischio idrogeologico naturale e di fruibilità concreta di questi ambiti. E ora? Basta ricordare qualche dato e confrontare i numeri dei censimenti agricoli nazionali:

Evoluzione della superficie nazionale gestita dalle aziende agricole (Sat)

  • Anno 1980     23.631.495 ettari, di cui coltivata 15.842.541 ettari (Sau) pari al 67%
  • Anno 2000     18.766.895 ettari, di cui coltivata 13.181.859 ettari (Sau) pari al 67,3%
  • Anno 2010     17.081.099 ettari, di cui coltivata 12.856.048 ettari (Sau) pari al 75%

= -28% di Sat in nell’ultimo trentennio

= -9% di Sat solo nell’ultimo decennio

In meno di trent’anni, il 28% del territorio rurale (oltre 6,5 milioni di ettari) è uscito della gestione diretta delle aziende agricole; in collina e montagna si arriva anche al 50%.

Che fine hanno fatto questi suoli? Chi sono gli attuali proprietari, non più agricoltori?

Il rischio idrogeologico in queste aree – ormai in abbandono – è maggiore o minore rispetto ad aree gestite da un’impresa agricole confinante?

 

Il bosco, ad esempio, è sempre stato considerato un fattore di stabilità idrologica naturale: e allora perché i fenomeni di dissesto e le alluvioni aumentano, nonostante oggi la copertura boschiva nazionale sia ai maggiori livelli dalla metà dell’800?

Gli inventari generali del Corpo Forestale dicono, infatti, quanto segue:

Superficie forestale italiana 1985                8 675 000 ha

Superficie forestale italiana 2005                10.467.533 ha.

In 20 anni, la quota di bosco nazionale è cresciuta del 20,66% e oggi rappresenta 1/3 della superficie territoriale nazionale.

Bisogna, tuttavia, sapere che metà di queste superfici è in abbandono totale e priva di qualsiasi forma di governo del soprassuolo.

Si tratta, quindi, di un tema complesso, affrontabile solo grazie ad un piano strategico di governo del territorio che metta in sinergia competenze tecniche, capacità operative e attori agricoli locali, per il presidio e la gestione del territorio rurale che non afferisce più direttamente alle loro aziende, ma le circonda.

Partendo dall’analisi del contesto attuale e prendendo spunto dal programma nazionale di prevenzione del rischio idrogeologico dell’ANBI (Associazione Nazionale delle Bonifiche), si propone con questa iniziativa l’avvio di un confronto tra i principali attori del governo territoriale.

L’obiettivo è costruire una proposta quadro specifica per le aree collinari e montane del Paese, nell’ambito del nuovo Piano nazionale di Sviluppo Rurale 2014-2020.

Nel luglio scorso, Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, ha avanzato la sua proposta per rilanciare la crescita economica nazionale: “un piano di manutenzione straordinaria, di cura del territorio, una terapia contro il dissesto idrogeologico. I soldi – ha sottolineato – si trovano. Si diano gli incentivi giusti, soprattutto a chi ha cura della messa in sicurezza dell’ambiente”.

Ma sono almeno tre sono i fattori strutturali con cui sarà necessario confrontarsi:

1) L’abbandono agricolo dei territori collinari e montani e il conseguente venir meno di una manutenzione puntuale dei soprassuoli fragili e del reticolo idraulico minore;

2) La cementificazione esasperata, anche in zone a rischio esondazione;

3) Il cambiamento del clima e dei regimi di pioggia.

Istituzionalmente, i consorzi di bonifica sono tra le realtà cui la legge affida compiti di difesa del suolo; essi tutelano la sicurezza idraulica dei proprietari di terreni ed immobili, agricoltori e non e sono tra i pochi che hanno mantenuto una struttura tecnica specifica sull’argomento, in grado di progettare e realizzare direttamente opere medio – grandi di presidio idrogeologico. Oggi, in molte regioni, i Consorzi intervengono nelle aree collinari e montane su mandato degli enti locali che, in prima linea, vivono il problema delle popolazioni residenti.

Obiettivo ottimale è riuscire ad abbinare a queste loro attività, un piano di manutenzione territoriale d’area vasta che agisca in forma costante e diffusa nelle aree più fragili.

Qual è il possibile ruolo delle aziende agricole?

Le aziende agricole che resistono in queste zone marginali, possono tornare a svolgere un ruolo determinante inserendo i servizi di manutenzione territoriale tra le attività multifunzionali dell’agricoltura, così come chiaramente prevede la legge di orientamento del settore.

Con quali vantaggi collettivi?

La cura puntuale dei rii minori, della viabilità locale, dei terrazzamenti e delle vie di fuga dell’acqua è opera complementare ed integrabile con gli interventi idraulici di maggior portata, garantendone la continuità e l’efficacia.

Le aziende agricole – preferibilmente locali – potrebbero operare in forma convenzionale con consorzi di bonifica ed enti locali (come accade già per il servizio neve in molte città), garantendo la minor spesa pubblica, grazie al risparmio dell’IVA e dei costi assicurativi, già in capo al soggetto agricolo. Ciò assicurerebbe anche qualche chance in più al mantenimento di un tessuto insediativo diffuso in aree fragili.

Un aspetto va, tuttavia, chiarito sin dall’inizio: le attività per la messa in sicurezza di ambiti rurali non più agricoli costituiscono un’esigenza collettiva di governo territoriale e materia di competenza pubblica trasversale.

Non si può pensare che le risorse per finanziare il governo ed il presidio dei suoli non afferenti alle aziende agricole siano a carico dei fondi che l’UE destina alla politica di settore che deve restare destinata alla vitalità economica delle poche aziende residue e alla remunerazione dei servizi ambientali collettivi che esse già attuano nella gestione dei propri terreni. Volendo si tratterebbe della più grande opera pubblica, dal dopoguerra ad oggi, altro che Ponte sullo Stretto…

Antonimina borgo