“Chilometro zero un cavolo”, di Felice Modica, edizioni “Il Giornale” (videorecensione)

Il chilometro zero è veramente ecologico o è un’abile strategia per vendere un surplus di merce? Felice Modica ci dà una risposta netta ma incompleta. Nel video vi racconto perché il suo libro non mi ha convinta.

Sculture da fuoco (15 settembre ad Ameno- Novara)

Sculture da fuoco il documentario realizzato da Emilio Tremolada con Andrea Salvetti, che documenta la performance all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, sarà proiettato fuori concorso al Festival Corto e Fieno, il 15 settembre ad Ameno (Novara)

Corto e Fieno, Andrea Salvetti, Sculture da Fuoco
Andrea Salvetti. Sculture da fuoco. Film di Emilio Tremolada

Mi porti su, signor Scott.

Naturalmente si tratta di un prototipo del vecchio modello hyperdyna 120-A2, un po’ capriccioso. La scomposizione molecolare avviene tramite un discriminatore di fase quantica e un campo di contenimento strutturale. La ricomposizione avviene attraverso una manopola che il signor Scott sa solo lui come funziona.

UNA CASA è UNA CASA

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“Tenendo innanzi frutta” su Rosanova

Questo trimestre Rosanova ha pubblicato una recensione al libro di Isabella della ragione Tenendo innanzi frutta.
La foto è grande, forse ci vorrà un po’ per caricarla.

Tenendo innanzi frutta, da Rosanova

“Tenendo innanzi frutta” di Isabella Dalla Ragione

Tenendo innanzi frutta

“Non crescono sull’albero” era un detto che stava già scomparendo quando io ero piccola. “I soldi non crescono sull’albero” aveva un sapore postmodernista che sottolineava il pensiero corrente di allora che le vicende della vita umana e della natura fossero ormai definitivamente separate.
Avere un albero da frutta in giardino era per lo più un caso, raccoglierne i frutti era retaggio di un’indole contadina mai domita in molte zone periferiche dell’Italia, e veniva considerato quasi stigma di povertà. “Perché, non ha i soldi per comprarsi le mele al supermarket?” .
Le famiglie-bene di provincia lasciavano al più un albero di limoni o di qualche altro agrume, tradizionalmente considerati frutti “nobili”, ma gli altri frutti erano scacciati perché “proletari”.

Parallelamente la grossa industria di produzione agricola selezionava la frutta non per la sua qualità ma per altre proprietà, strettamente connesse alla produzione e alla vendita: la resistenza ai parassiti, l’abbondanza della produzione, la conservazione in magazzini di stoccaggio.
Nel corso di cento anni sono uscite di produzione centinaia di varietà frutticole, alcune delle quali sono però rimaste in antichi orti o frutteti, e molte altre sono state perdute per sempre.

Per preservare questo ricco patrimonio di biodiversità, negli anni ’60, Livio dalla Ragione ha fondato il frutteto botanico “Archeologia Arborea” in Umbria, ora portato avanti da sua figlia Isabella. Ed è proprio Isabella, che beneficiando dell’esperienza del padre e dei suoi studi di agronomia, ha pubblicato il volume “Tenendo innanzi frutta”. Si parte da una considerazione apparentemente semplice: durante il Rinascimento era la Natura (natura naturans) ad essere la fonte principale di ispirazione per il pittore, e dalla prescrizione di Giorgio Vasari: “tenendo innanzi frutte naturali per ritrarle dal vivo”, Isabella dalla Ragione ricava il principio per cui gli affreschi dell’epoca ritraessero varietà di frutti realmente in coltivazione. Affidandosi alle pitture murarie delle ville delle famiglie Vitelli e Bufalini, nella zona dell’Alto Tevere, e al cospicuo archivio della famiglia Bufalini, Dalla Ragione è arrivata a identificare e catalogare decine e decine di varietà orticole e a ricostruire gli usi a cui erano destinate.

Susina 'regina Claudia' con fiori di Althaea; susine

Queste varietà di frutta sono state estromesse dal mercato internazionale perché erano poco produttive su scala globale. Ma in tempi in cui gli orti, sia dei Papi che dei ricchi signori erano orti produttivi e non decorativi, la grande varietà di cultivar offriva -oltre ad una continua diversità di sapori- una produzione durante buona parte dell’anno e la conservazione durante l’inverno, garantendo così la sopravvivenza di molte famiglie contadine.

Uva

Come ben scritto nella postfazione di Antonio Cianciullo, non si tratta di una mera celebrazione del mondo contadino, ma dello studio filologico di un mondo in cui si sfruttava la natura ma senza impoverirla, una capacità che da tempo abbiamo perso e che sembra poter permanere solo al margine della cultura di largo consenso.