Il pensierino della domenica

vouage autour de mon jardin_alphonse KarrMai come in questi giorni ho toccato con mano il vecchio detto: “Tra due amici ce n’è uno solo che è amico dell’altro”.
Lo disse, se non erro, Alphonse Karr.

Beati i poveri di spirito, perchè loro è il regno dei Cieli

Già, ma chi sono questi benedetti (in tutti i sensi) “poveri di spirito”?
Stando al wiki-catechismo:

I poveri di spirito, secondo il Vangelo, sono quelli che hanno il cuore distaccato dalle ricchezze; ne fanno buon uso, se le posseggono; non le cercano con sollecitudine, se ne sono privi; ne soffrono con rassegnazione la perdita, se loro vengono tolte.

Cioè, secondo il wiki-catechismo tutta la faccenda dei poveri di spirito sarebbe incentrata sui soldi?
Il povero di spirito è:
a) uno che se i soldi ce li ha li usa bene
b) se i soldi non ce li ha, non se li va a cercare
c) se li perde si rassegna

Io ho fatto -credo- in tutta la mia vita due lezioni di catechismo. Non ricordo di essere arrivata mai ad una terza. Temevo e avevo orrore del catechismo più delle iniezioni. E ai miei tempi mica c’era pic indolor, c’erano quelle siringhe di vetro, che le dovevi bollire per sterilizzarle e che ci avevano un ago grosso come un palo della luce, perciò quando dico che avevo terrore/orrore del catechismo, non dico semplicemente che mi ci dovevano portare a forza, come a scuola, ma che dovevano legarmi mani e piedi alla sedia e ficcarmi un fazzoletto in bocca per non farmi strillare.
Quindi chiedo lumi a chi è più catechizzato di me. E’ vero? E’ tutta ‘na faccenda de soldi, ‘sta cosa dei poveri di spirito?
Allora diciamo i poveri di soldi, e basta, ché facciamo prima.

Detto ciò, penso che la Bibbia non sia totalmente da buttare, neanche il Nuovo Testamento, la parte più taroccata e farlocca della religione cattolica.
E questa cosa dei poveri di spirito mi ha sempre incuriosita. Ovviamente dobbiamo pur pensare che la Bibbia è stata scritta molti secoli fa. Non duemila anni come ci dicono, ma certo mille e passa di sicuro. Perciò è ben possibile che per “povero di spirito” significasse semplicemente “beato quello che si cala qualsiasi dogma dall’alto e non fa domande, va a zappare la terra, viene a pregare e fa tutto quello che diciamo noi” , ove quel “noi” sta per i ministri della Chiesa in tutte le loro sfumature, varianti e assortimenti di monaci, preti, pastori, monache, monsignori e don.

Facendo le proprozioni, eliminando tutta la parte marcia della mela, tenendo per buono il nòcciolo, scartando l’interpretazione del wiki-catechismo incentrata su li sordi, e rapportando ad oggi questa frase, allora chi sarebbero i poveri di spirito?
“Povero di spirito” oggi mica suona tanto bene, e neanche ieri suonava bene. Dà l’idea di un ignorante, di un gretto, di un meschino, di uno che non sa elevare il proprio spirito alle bellezze del mondo, alla grandiosità dello spirito umano, della creatività, della musica, della poesia, di uno altro che non li cerca, li sordi, di uno che te li ruberebbe dalla tasca, se potesse.
Nella migliore delle interpretazioni si dice che uno è “povero di spirito” quando è un buon ignorante, un povero matto, un bonaccione che non capisce quello che fa, un ritardato.
Esiste è vero, il mito del “buon ritardato”, ce lo siamo trovato davanti in ogni minestra, dalla letteratura alla tv, al cinema alle fiction. Ma dobbiamo credere che per accedere al Regno de’ Cieli occorra essere mentalmente menomati? Non è certo questo il significato, nè antico, nè contemporaneo di questa frase. Dostoevskij dovrebbe aver qualcosa da dire in proposito.

Una volta lo chiesi a mio padre e lui mi disse: il povero di spirito è colui o colei che crede nella buona fede delle persone.
E vedete come rimaniamo in ambito religioso anche con la terminologia usata: “buona fede”?
E penso che questa sia la definizione più prossima ad una verità solida, sociale, laica, realmente umana.
Non so francamente se alla povertà di spirito -intesa come enunciato sopra- possa essere disgiunta una certa dose di “pruppaggine” *, cioè di ingenuità. Una ingenuità che a volte ci conduce a ricevere delle delusioni, spesso anche aspre, ma che fa parte integrante del carattere di alcuni tra noi. Un’ingenuità incolpevole, un’ingenuità che non significa stupidità o remissività, ma semplicemente una naturale predisposizione a credere che il tuo prossimo non sia “cattivo”, che le azioni compiute da chi ti è vicino non abbiano lo scopo di danneggiare alcuno, e che se danni vi sono stati, siano da imputarsi alle complesse interazioni sociali della moderna civiltà.
Un povero di spirito non va a “sfruculiare” **, non “sprova” *** le persone.

Mi considero un po’ migliore dopo quella conversazione. Un po’ più povera di spirito e po’ più ricca di spirito. Una ricca e povera, insomma.
Per concludere questo post disarticolato, che mi ballava in pancia da non so quanto, penso che questo genere di povertà sia un po’ carente al giorno d’oggi. Tutti dovremmo esercitare la nobile arte della filantropia e fare più spesso “voto” di quel genere di povertà, nella vita vera soprattutto.

Sappiate che su Facebook non conta.

* pruppaggine: termine dialettale calabrese per indicare una persona semplice, ingenua, facile da raggirare. Deriva da “pruppo”, cioè “polpo”, il quale si avvinghia alle braccia del pescatore e viene semplicemente tirato su e messo nel secchio. “Pigghjiari nu pruppu” ha un significato ironico, simile al detto “scoprire l’acqua calda”.
** sfruculiare: punzecchiare, sollecitare, tormentare volontariamente e con cattiveria, anche fisicamente. Ricercare nel torbido, in eventi trascorsi, nei segreti di una persona, raggirarala facendole confessare le proprie pene e i propri sentimenti per poi correre a divulgare la notizia.
*** sprovare: mettere alla prova la sincerità o la falsità di una persona, tramite tranelli verbali, con o senza la complicità di altre persone. Il termine deriva dal registro culinario, in cui “sprovare” si usa per definire l’atto di controllare lo stato di cottura delle carni con un lungo spiedo di acciaio.

Il mio blog è cancerogeno

Attenzione visitatori di Giardinaggio Irregolare! Sappiate che questo blog è cancerogeno! Se leggete questo blog danneggiate in modo permanente la natura, l’ecosistema, la falda acquifera e probabilmente contribuite all’estinzione di una quantità imprecisata di specie animali e vegetali ogni tot secondi.
Potete anzi correre il rischio di ammalarvi voi stessi di cancro a causa delle emissioni di questo blog, perciò vi raccomandiamo caldamente di piantare almeno tre o quattro alberi intorno a voi solo per proteggervi dall’immensa quantità di radiazioni e inquinamento prodotte da Giardinaggio Irregolare.
In particolar modo piantate degli alberi di cornetti rossi, di gesti dell’ombrello, di toccatine agli zebedei, palpatine di gobba, corna assortite e ogni albero apotropaico che conosciate.

Dovete infatti sapere che questo blog inquina nel seguente, statisticamente calcolato, scientificamente esatto, assolutamente incontrovertibile, immondo modo:

Quanta CO2 produce il mio blog?
Secondo il Dr. Alexander Wissner-Gross, attivista ambientale e fisico di Harvard, un sito web produce una media di circa 0,02 g di CO2 per ogni visita. Assumendo 15.000 pagine visite al mese, questo si traduce in 3,6 kg di CO2 l’anno. Questa produzione è legata soprattutto al funzionamento dei server.
Quanta CO2 viene assorbita da un albero?
Dipende da diversi fattori, ma la Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) calcola che un albero assorba ogni anno in media circa 10kg di CO2. Noi consideriamo prudentemente 5kg l’anno per ogni albero.

E’ da parecchio tempo che circola, soprattutto tra i blog “verdi” (una delle parole da mettere al bando per i prossimi decenni) questa assurda moda di piazzarsi l’iconcina “il mio blog è a impatto zero”. Per un albero piantato, il tuo blog è a impatto zero. Impatto emotivo, ideale, forse, non certo ambientale.

Blogger “verdi” di tutto il mondo, ribellatevi! Ma non capite che vi stanno infinocchiando per bene? Che questa deriva dell’impatto zero è solo una trovata a scopi pubblicitari per finanziare produzione commerciale, e quindi l’immissione sul mercato di oggetti (spesso inutili) che generano materialmente dei rifiuti solidi, direttamente e indirettamente con il trasporto e gli imballaggi?

Altro che impatto zero! Il sito da cui proviene questa iniziativa, che non cito per un senso di disgustata pietà, è uno dei tanti contenitori che raccolgono pubblicità e offerte di discount e catene commerciali.Un sito che ha come sottotitolo “volantini”. Azz, la carta è ciò che dovremmo risparmiare di più, il materiale in assoluto più ingombrante nelle discariche.
L’avranno piantato il loro albero per abbattere le loro emissioni di carbonio?

E le attività commerciali presentate e promosse, per “ripagare” l’ambiente di quanto gli hanno tolto, dovrebbero piantare querce da adesso fino al prossimo millennio su una superficie equivalente a tre volte la Luna.
Quindi per favore che stessero zitti e non inviassero mail tediose a chi cerca di lavorare gratis per una seria crescita della cultura dell’ambiente e del giardino italiano.

Quello che dispiace non è tanto questa forma di phishing, ormai diffusissima, ma l’ipocrisia soggiacente a questa iniziativa il cui effettivo valore ambientale è tutto da stabilire. E non solo, è triste vedere come molti blogger “verdi” ci cadano, per mancanza di conoscenze (allora sì che siamo in buone mani!), o solo per essere meglio indicizzati dai motori di ricerca (in questo caso gli auguro di vivere a lungo con la loro falsità, il loro rampantismo e il loro prono conformismo).

In ogni caso immagino che i “blogger verdi” -se parlano di ambiente, avranno un giardino dal quale attingere le proprie esperienze (a parte quei blog che catturano le immagini da internet e ci montano su inutili stupidaggini ben confezionate), perciò è lecito aspettarsi da tali persone che possiedano già degli alberi, e che i loro blog possano considerarsi “assolti” dal marchio d’infamia d’emissione di CO2 già in partenza.

Da ultimo vorrei aggiungere che se i server stanno accesi, non è certo per far un favore a me e a tutti i coglioni che abbiamo un blog, ma per far funzionare il mercato della pubblicità e delle vendite on-line, cioè esattamente ciò che “vende” il sito promotore dell’iniziativa.

E’ ora che qualcuno la vada a fare in culo. Io esco a fare un po’ di foto.