Le parole che abolirei

Negli ultimi mesi ho maturato un’avversione verso alcune parole, frasi, espressioni o modi di dire che ritrovo periodicamente negli articoli di giornale, soprattutto in quelli che riguardano moda, arredamento, design e quindi anche giardini.
Non che non abbia mai nutrito una sorta di insana passione per la purezza linguistica, e anche se non ho le competenze necessarie per essere una feticista della parola, diciamo che lo sono in maniera intuitiva ( anche se l’intuito in queste cose non è sufficiente).

Oltre a non piacermi i titoletti coi giochini di parole (tipo “rotta di collusione”, “Milano conciata per le feste”, “orto? col cavolo!”) che ormai hanno veramente stancato e hanno l’originalità dei messaggini standard dei gestori telefonici, ci sono alcune parole inflazionatissime (anche “inflazionato” è un termine inflazionato, ma meno di prima: il nostro Silvio ha per fortuna cancellato l’inflazione facendo un paio di giochetti con l’aritmetica) e alcuni modi di dire che ormai non si possono più sentire.

Usatissimi dai giornalisti di media qualità (qualche volta li ho dovuti usare anche io, perchè peggio dei giornalisti ci sono solo gli avvocati dei mafiosi), sono non meno spesso usati anche dagli accademici, che forse li hanno acquisiti dai produttori delle nuove parole (i giornalisti, appunto) e si sono infiltrati ovunque ci sia un livello medio di scrittura, il che comprende la stragrande maggioranza della produzione culturale contemporanea, cartacea o virtuale.

Il primo modo di dire che mi fa venire il raccapriccio, e che gli architetti usano come una pioggia continua è: dialogano. Le colline e la sobria architettura dell’edificio dialogano in un paesaggio che sembra scolpito nella Natura. Tanto per dire. Oppure sembrano dialogare. La sobria architettura e lo scultoreo paesaggio collinare sembrano dialogare in una dialettica armoniosa.
Ma che te devi da dialoga’?

Secondi, a pari merito: sfondo, fondale, teatro, cornice, spazio scenico.
Queste sono delle vere bestie assassine. Ammazzano qualsiasi descrizione, ma delle volte se ne deve fare ricorso perchè non c’è alternativa. Cornice, in particolare, è ormai evitata come la peste, è un termine che usano solo quelli che non leggono articoli. Nella splendida cornice è poi il trionfo del Kitsch linguistico e ormai si trova solo in qualche comunicato stampa redatto da commercialisti che fanno un secondo lavoro per arrotondare.
Il suggestivo scenario è un po’ meno da torcibudella, ma certo che è pesante. Questo purtroppo credo di averlo usato anche io.
Come alternative hai poco, ambientazione (una parola lunga, pesante, che suona male), spazio (generico, fastidioso) e i famigerati spazio scenico, teatro vegetale e altre amenità a buon mercato.

Terzo: delizioso. Delizioso è diventato un aggettivo troppo usato, mette in ghingheri l’articolo, lo fa sembrare un cicisbeo puzzolente di orina e profumo da donna. E sì che Voltaire ne diede, nell’Enciclopedia, una descrizione appropriatissima.
Delizioso scenario diventa poi una canzonetta alla Arbore, una presa in giro, una “ma ce sei o ce fai?”

Quarto: protagonista. Questo è un aggettivo che io ho usato un paio di volte nel mio libro quando però ancora non era così diffuso. Quando ricapito su quelle frasi vorrei accartocciare la pagina. Se mi faranno la seconda ristampa chiederò un emendamento al protagonismo delle piante. Protagonista mi infastidisce anche perchè è sintomatico di questa società che mette l’individualismo cieco al di sopra di ogni solidarietà umana, che ci vuole tutti belli e palestrati, grandifratellizzati, griffati, capaci di tenere gli altri “al loro posto”, prima con rossetto e minigonne, poi strepiti, urla e schiaffi in tv, poi coltellate e menzogne in tribunale.

Quinto: texture. Non dovrei avere in antipatia questo termine che è caro a tanta parte del design industriale italiano degli anni migliori. Eppure mi dà fastidio. Meglio tessitura, trama, portamento, aspetto del fogliame. E’ un termine che però i giornali di moda tendono a utilizzare in maniera insopportabilmente abbondante e a volte impropriamente. Non è da abolire ma da rivederne l’uso.

Sesto: sinfonia. Anche questo l’ho usato ed è un termine praticamente insostituibile. Però sta diventando troppo diffuso. Il cielo era una sinfonia di azzurri che dialogavano col suggestivo scenario della splendida cornice del teatro naturale del delizioso paesaggio.

E buonanotte popolo.

Glossario giardibolario

Da oltre un anno rifletto sulla povertà della terminologia italiana associata al giardino.
E’ un dato su cui riflettere.
Facciamo l’esempio dei colori: più sfumature di una stessa tinta si riesce a nominare, più complesso sarà il nostro uso dei colori (è una teoria di due antropologi, Brent Berlin e Paul Kay).
Se questo è vero ciò significa che la nostra conoscenza e consapevolezza del giardino è molto scarsa. Stat rosa pristine nomine, nomina nuda tenemus, ma qui abbiamo la rosa e non sappiamo come chiamarla, e quindi la chiamiamo con un altro nome.

Mi viene in mente che gli inglesi non fanno troppa distinzione grammaticale tra la crema e la panna.
Tanto è ricca la lingua italiana per quel che riguarda la cucina, tanto è povera per quel che riguarda il giardino.

Da più parti, dopo il mio articolo sui meadow mi giunge voce che avrei dovuto utilizzare termini italiani.
A parte che Google non è ancora pronto ad indicizzare neologismi giardinicoli, continuo a dire che in quel caso sia stato più proprio utilizzare termini provenienti dalla cultura di cui i meadow fanno parte.

Tuttavia ci sono molte parole che richiederebbero definizioni migliori, l’arricchimento di sinonimi e omologhi, la precisazione del significato, o del tutto una traduzione da lingue estere (principalmente l’inglese).
Visto che mi è stato proposto con tanta enfasi, lancio un post per così dire “aperto” in cui tentare di risciacquare i panni in Arno (o nel Tevere, o nel Po, o nel Crati, a seconda delle regioni).

Vi avverto che non è una cosa facile. le difficoltà sono soprattutto due: la precisione della definizione e il dover ricorrere ad altre lingue (greco soprattutto, ma anche latino, parole straniere, composte, ecc. ). Inoltre è importante la bellezza del termine.
D’Annunzio era un mago in queste cose.

Dunque io partirei da tre blocchi (il primo è il più complicato, ma anche il terzo non scherza). Primo blocco:

mondo vegetale
area verde
spazio verde
il verde
verde pubblico
verde ornamentale
mondo verde

Questo tirare in ballo il verde mi dà l’orticaria. Soprattutto perchè in certe “aree verdi” l’unico verde è quello della vernice dei tubi delle altalene per bambini.
Inoltre le parole “spazio” e “area” sono fredde, glaciali, burocratitismi buoni per studentelli di architettura. Il giardino non deve essere uno spazio, un’area, che significa una mera estensione superficiale, ma un LUOGO.
Allora luogoverde (tutt’attaccato) come sinonimo di giardino forse ha un senso.
Sempre ricorrendo al greco, e considerando le radici che ha la parola “giardino”, come spazio chiuso, ho coniato il termine ermegeo, cioè “porzione di terra delimitata”. Come vedete qui il verde non c’entra affatto, dato che non è obbligatorio che ci sia del verde in giardino, e neanche che ci siano fiori o piante (giardino giapponese docet).
Rimangono da definire parole diverse per gli altri concetti scritti sopra.

Secondo blocco:

Plantswoman
Plantsman

giardiniera
giardiniere

Partiamo da “giardiniera”. La voce esiste sul dizionario, direi che è il caso di usarla più spesso, come d’altronde si sta già facendo, nonostante la sua odiosa sinonimia con le verdure sottaceto.
per “plantsman” e “plantswoman” il discorso è più complesso, ed è più focalizzato sulle piante che non sul giardino stesso. Ho pensato piant’uomo e piant’uoma (scelta questa dettata da motivi di pronunciabilità).
Ma confesso che su questi ho una forte perplessità.
Ci sarebbero i termini possibili giardinaio e giardinaia, ma sono più diretti al giardino, non alle piante.

Terzo blocco:

pianta

La parola “pianta” non ha alcun sinonimo preciso. tanto che si deve parlare di “essenze da giardino”. Fiori? Ma se la pianta in questione non fa fiori (o li fa ma sono insignificanti)?

Mancano anche:
-il verbo per definire l’atto di praticare il giardinaggio (noi stiamo usando da anni giardinare e credo nessuno ci perseguiterà).
-l’aggettivo che indica qualcosa che riguarda i giardini. Non ve ne siete accorti, ma stiamo usando spesso delle parole che sono di mio vecchissimo conio, giardinicolo e giardinesco, che iniziai ad usare su G.it e da lì si diffusero. Scusate se mi prendo questo merito. Si tratta però di parole un po’ buffe, suscettibili di miglioramenti.

Inoltre ho coniato il termine kepopoiesi, che distingue la pratica hobbistica del giardinaggio (rispettabilissima) dall’arte di creare un giardino.

per quanto riguarda i sinonimi di “meadow”, sono la parte più facile e più divertente, alcuni esempi:

fiorerboso
erbondoso
erbandante
fiorerbo
camperbo