Pista ciclabile di Locri, metà maggio

A causa di un incidente sono rimasta a letto per oltre un mese, con una vertebra fratturata. Ho perso così molte delle fioriture che si sono rapidamente succedute e sovrapposte come mai ricordassi.
Le rose in giardino sono sbocciate già “cotte”, sortendo vari effetti culinari a seconda della consistenza del petalo: cartaceo arrosto, polposo bollito.
La primavera è durata un paio di settimane e nonostante ancora faccia un caldo incerto, soffocato dall’umido, ormai le fioriture sono andate.
Mi spiace aver perso quella del lino selvatico, che da anni fiorisce vicino a questi pelargoni a ridosso di un incolto sulla “pista ciclabile” di Locri (virgolattato obbligatorio).
Con fatica oggi sono andata a controllare, ma era troppo tardi.

Lettera aperta al Commissario Prefettizio di Siderno

Giardinando 4 luglio 2010, dal titolo”Lettera aperta al Commissario Prefettizio”

Gentile Commissario Prefettizio,
non mi farò sfuggire un’opportunità come questa. Da anni scrivo una rubrica sui giardini e le piante per questa testata e nel tempo ho maturato una certa familiarità con le piante. Non avendo avuto opportunità di incontrarla personalmente, mi scuserà se mi rivolgo sfacciatamente a lei in maniera così diretta, ma sembra che i sidernesi di “buona volontà” siano stati colpiti dalla sua tenacia e dalla sua voglia di fare. Mi è stato anche detto che lei è una persona gentile che ascolta i consigli senza farsi trascinare nelle sue scelte da opportunismi e amicizie. Spero dunque che voglia ascoltare quanto ho da dire, che riguarda uno dei tanti problemi di gestione del verde pubblico che affliggono Siderno e comuni viciniori, e che in sé per sé sarebbero banali e di facile risoluzione, con un po’ di buona volontà e una maggiore consapevolezza di ciò che si fa.
Mi è giunta voce che si stia provvedendo a piantare degli oleandri sulla pista ciclabile per renderla un percorso fiorito e gradevole per pedoni e ciclisti. Lo sforzo è ammirevole e benemerito, sebbene io abbia sulla pista ciclabile idee ben diverse che ho avuto modo di esporre altrove.

Ma la pianta è sbagliata.

L’oleandro non è adatto ad un nastro così sottile come quello della pista ciclabile di Siderno, largo appena per due ciclisti. Si tratta infatti non di un albero (quindi con tronco unico e ramificazioni che partono da una certa altezza), ma di un grosso cespuglio a fusto multiplo, che per mantenere forma arborea nelle nostre strade comunali deve essere potato annualmente per eliminarne i numerosi polloni. Senza una adeguata manutenzione una siepe di oleandri invaderebbe la zona di transito. E sappiamo che la manutenzione costa. Inoltre è a pochi noto che l’oleandro è pianta amante non già dei luoghi aridi, ma dei luoghi caldi con suolo umido. Difatti è spontaneo nella conca della fiumara Ammendolea, dove cresce –appunto- come grosso cespuglio. Ho sentito che la scelta sarebbe ricaduta sull’oleandro poiché “resistente a tutto”.
Nulla di più errato. Come la maggior parte degli arbusti a fioritura estiva l’oleandro è vittima di afidi e ragnetto rosso. Questo implica l’inapertura dei fiori, la caduta di melata, il pericolo di invasione di formiche, attratte dagli afidi. Si renderebbero necessari dei trattamenti preventivi, aggravando le spese di manutenzione e inquinando seriamente un ecosistema delicatissimo già messo a grave rischio.

Se posso esprimere il mio giudizio – e penso che sarei giudicata dalla posterità se non lo facessi- l’oleandro non ci va proprio sulla pista ciclabile. A quanto mi è stato dato di dedurre, pare che i motivi di tale scelta siano due: la facile reperibilità e l’abbondante fioritura estiva. Dirò subito una cosa: l’abbondante fioritura estiva possiamo anche scordarcela in una zona battuta dai venti salsi e con un impianto di irrigazione inefficiente (so che lei vuole mettere mano anche a questo, e l’interessamento è molto gradito a tutta la cittadinanza).

Per quanto riguarda la reperibilità, ebbene, esistono molte altre piante adatte egualmente reperibili. Piante arboree che crescendo in verticale e non in orizzontale (come l’oleandro), darebbero ombra ai ciclisti e fornirebbero riparo per l’avifauna, i piccoli mammiferi delle zone psammofile e per la vegetazione litoranea.

Melia azedarach

La pianta più adatta è la Melia azedarach, che in questi anni sta letteralmente spopolando tra vivai e vivaisti perché è ricercatissima per la sua flessuosa bellezza. Pensi che al Nord si menano la testa al muro perché non è resistente al freddo e invece da noi è talmente naturalizzata da essere considerata addirittura una pianta selvatica!

Me lo lasci dire: la bellezza di una pianta non si conta dal numero dei suoi fiori (la Melia pure ne ha, numerosi, profumatissimi e di colore lillacino), ma dal ruolo botanico e biologico che può assumere.

Guardiamo in là con la mente del pianificatore: piantiamo per il futuro, non per una sola estate.